Aprile 10


Resipiscenza

Non potevi non sapere cosa ero stato prima. Ci eravamo conosciuti proprio per questo motivo. Le lunghe settimane di assenza, i segni che trovavi sul mio corpo quando tornavo e le tante sigarette che fumavo senza parlare. E poi, quando chiedevi a mia madre della mia adolescenza, a raccontare erano i suoi silenzi imbarazzati, la foto sotto braccio a mio cugino, con la sigaretta all’angolo della bocca e la pistola infilata nella cintura, con quegli occhi di ragazzo e la camicia aperta sul petto. Eppure non ti ho voluto mai raccontare di cosa avevano fatto le mie mani, di quante spighe avevo falciato, delle cose che avevo gridato, dell’odio che avevo liberato, delle città che avevo bruciato, delle notti che avevo illuminato e dei raccolti che avevo calpestato. Non l’ho fatto perché mi sentivo un altro uomo e tu eri un grande airone bianco, dalle lunghe zampe e dalle immensi ali spiegate.
E così te ne sei andata senza portare con te questa parte di me. Ora, inutilmente me ne pento. Ti ho privato di un pezzo di mondo che ti avrei potuto far conoscere e che, invece, ti ho taciuto. Non sarò mai più giudice di quello che chi amo deve sapere di me. Per questo ho detto a tua figlia quello che sono stato, quello che ho fatto e quello che ho visto. Ora non è in grado di capire, ma sa. Più avanti, vedremo se avrà ancora voglia di stringere queste mani e baciare quest’uomo che troppo tardi ha iniziato a misurare il mondo e ora si trova, da solo, a non sapere con chi condividere quello che ha imparato.

Aprile

Stamattina ho falciato il prato intorno alla tua aiuola. Le nostre vicine, silenziosamente, hanno preso a curarla così che non ci sono più erbacce. Nonostante tutto, sono spuntati i tulipani e tanti piccoli fiori gialli di una pianta che avevamo preso insieme e di cui non ricordo il nome. In cantina ci sono ancora i bulbi che avevi comprato poche settimane prima di morire. Sono ancora nello stesso sacchetto con i quali li hai portati a casa. Prima o poi, ne nasceranno fiori. Non so se qui o altrove, ma comunque farò in modo che si compia quella bellezza che avevi immaginato e che non hai potuto vedere.
La giornata è stata coperta e ora si annuncia una notte di pioggia. Una di quelle notti nei quali i tuoni sembrano lontani colpi di artiglieria e tu, inconsciamente, mi prendevi per mano. E allora farò come faccio spesso ultimamente. Aprirò le braccia come un Cristo per abbracciare entrambe le parti del letto e cercare di colmare il vuoto che hai lasciato, se non con il tuo corpo che ormai è cenere, con il ricordo che porto scolpito nel petto come una ferita sanguinosa che non riesco a sanare.


10 commenti su “Aprile

  • Carmela

    Leggo e rileggo il suo scritto e torno a rileggerlo come se cercassi una soluzione per aiutarla ma penso che l’aiuto deve sgorgare solo da lei come una sorgente di acqua limpida che serva per dissetarla e lavare via i brutti ricordi lasciando intatti solo quelli belli e piacevoli per farla andare avanti e sorridere a una nuova vita! Auguri!

  • Antonello Puggioni

    Se riuscissimo a osservare nelle profondità più recondite del cuore degli uomini, potremmo vedere in ognuno di essi una sottile linea che li attraversa.
    Un presagio di ciò che sarà. Di come la rovina e il destino li ritaglieranno.

    Ci vediamo dall’altra parte, Comandante.

      • Antonello Puggioni

        Non so cosa sia l’altra parte, ma so che ci incontreremo nuovamente.
        Non è speranza, nobile sentimento necessario da questa parte.
        È semplicemente una questione di spiriti liberi.

  • gina

    Buon giorno, mi piacerebbe chiamarti per nome… ho gli occhi pieni di lacrime, complice anche la bellissima canzone, non ci sono parole per consolarti, è un dolore così grande e giovane ancora…sono però felice che vi state prendendo cura del giardino, come avrebbe fatto Lei, è un modo bellissimo di ricordarla e onorarla, in quella bellezza elegante e profumata che è stata per voi. Coraggio, ” tutto passa, solo l’Amore resta”. Ciao🌹

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