Apologia di Rete4 30


Rete4 non ha le pretese di una testata ammiraglia come Canale5 o RAI1 con i loro film in prima visione, i programmi di approfondimento e i grandi show del sabato sera. Né pretende di essere intellettuale come La7 e RAI3 o giovane, sincopata e a la page come Italia1. Rete4 è fiera del suo nullismo, del suo essere sospesa in un non spazio sonnacchioso e atemporale come quello di una foto dove tutti, vivi e morti, sorridono in eterno.

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Rete4 non trasmette programmi nei quali è inserita pubblicità, ma pubblicità intervallata dai programmi. Personaggi dal viso familiare e rassicurante propongono confortanti presentazioni di materassi comodi, batterie di cucina indistruttibili, diete e attrezzi dimagranti. Tutti oggetti indispensabili per la vita di chiunque. Ogni cosa è della migliore qualità, i pagamenti rateizzati, la soddisfazione assicurata. Guardare queste televendite e convincersi che è possibile essere felici, infine e nonostante tutto, è cosa unica ed irreversibile.

Rete4 non trasmette informazione, ma propone direttamente un’opinione acciocché non si sia costretti ad intraprendere il processo inferenziale che conduce dall’apprendimento alla sintesi. Rete4 non trasmette telegiornali, ma funzioni religiose alle quali basta assistere passivamente limitandosi ad annuire quando il parroco lancia i suoi strali nell’omelia.
Rete4 non dice che tempo farà domani, dice apertamente cosa fare con il tempo che farà domani.

Rete4 trasmette psolo roba già vista e rivista altrove, dalla formula secolarmente collaudata, senza inquietanti elementi di novità, senza sorprese. Il tutto ha il sapore antico della cucina della mamma con quel leggero retrogusto di stantio che aromatizza i piatti conservati nel forno coperti con il Cuki o la pellicina trasparente.

Le immagini di Rete4 sono morbide, attenuate, arrotondate come il suo logo senza spigoli. Sembra che le telecamere abbiano sempre la calzetta davanti all’obiettivo, che anche i telefilm ed i programmi stranieri siano trasmessi leggermente sfocati per impedire la concentrazione sul particolare ed indurre una visione torpida e distratta.
E’ per questo che la visione digitale del satellite è inadeguata per Rete4. Teoremi di Shannon, frequenze di campionamento, bit, proiezione nel discreto e flussi d’informazione non sono adatti alla sua modalità di comunicazione che, per forza di cose, deve rimanere nel territorio incomprensibile e filosoficamente indeterminato del continuo.

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Rete4, con il suo tenue e amorevole sussurro, è l’ancella che ci troveremo accanto quando, fiaccati da una vita di lavoro e di routine, abbattuti nel fisico e mentalmente inerti, rimarremo con la bocca leggermente aperta a guardare il fluire delle immagini senza nemmeno più voglia di usare il telecomando per cambiare canale in attesa di dare, per mezzo delle esequie, il nostro ultimo contributo all’aumento prodotto interno lordo della nazione.


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