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Apologia della Solitudine e dell’Inganno

7 febbraio, 2008 - 9:31 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Il Bello della Politica




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Oggi le prime pagine dei giornali on line sono dominate dalla notizia che Don Walter ha deciso di percorrere da solo il cammino verso la salvazione. Padre Silvio, stanco delle polemiche dei suoi parrocchiani, sembrerebbe che abbia deciso di accettare la sfida e di presentarsi, nudo di ogni sostegno, al Giudizio Finale. Dopo anni di concertazione, consociativismo, lottizzazione e di compromesso sistemico, in queste ore finalmente sembrerebbe prevalere il nobile proposito di rompere con il passato e di volgersi ad un futuro di piena responsabilizzazione nel quale non sarà più possibile addossare il fallimento di una strategia politica alla reazione sconsiderata di un Mastella qualsiasi.

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In realtà, l’esperienza mi insegna che ogni fenomeno ha la sua esegesi che va aldilà dell’immediata lettura dei dati sperimentali.
Don Walter sa di avere una squadra in piena zona retrocessione e che i suoi tifosi si aspettano un cambio di tattica rispetto al precedente allenatore. La riproposizione del vecchio schieramento non avrebbe indotto alcuna novità e più di uno si sarebbe rifiutato di apporre la sua crocetta da analfabeta sul simboletto di un centrosinistra che nel corso della precedente legislatura non si è limitato a perdere solo la maggioranza, ma ha perso anche la faccia.
Una svolta era necessaria, anche per sfruttare l’onda del successo di Obama, al quale Don Walter dice di ispirarsi anche se nessuno mi toglie dalla mente che Obama non sia nemmeno a conoscenza di Don Walter e della sua piccola accolita di ex comunisti ed ex democristiani.
La mossa sembra aver funzionato.
Don Walter si è guadagnato le prime pagine. Il suo elettorato è stato preso da una scossa di orgoglio e Don Silvio, messo in subordine, è stato costretto a rilanciare.

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Eppure, il vecchio cazzone criticatutti che vive in me non riesce a credere fino in fondo ad una evoluzione in questa direzione.
A differenza di altri che si sono formati leggendo Gramsci, Croce o Pannunzio, la mia visione politica si è sviluppata guardando i film di Alberto Sordi. Film che già mezzo secolo fa erano gravidi dell’attuale presente.
In queste ore mi sovviene sempre più spesso una scena del film Il presidente del Borgorosso F.C. dove Albertone, neo presidente di una squadra di calcio, presenta il nuovo allenatore.
L’allenatore illustra la sua tattica disponendo piccoli calciatori su una lavagna magnetica e dimostrando come, usando la sua tecnica, sia inevitabile far goal. Applausi degli astanti.
Quando un giornalista chiede: “E gli avversari, gli avversari che fanno?“, Albertone piccato da tanta impudenza risponde: “E che fanno. Subiscono!“.

Probabilmente, quando Don Walter ha illustrato la sua strategia nella sede de PD, muovendo omarelli sulla lavagna magnetica, si sarà svolto un dialogo simile.
Secondo me, Don Walter avrebbe dovuto imparare a conoscere Padre Silvio quando, poche settimane fa, prometteva dialogo e sostegno sulle riforme istituzionali, salvo rimangiarsi la parola per l’ennesima volta appena Fra Clemente ha fatto succedere la disturbata alla Camera.

alberto_sordi.jpg

Allora qualcuno sospettò, lecitamente, che Padre Silvio avesse dato spago a Don Walter in attesa che una delle numerose mine disposte lungo la rotta del governo esplodesse sotto la linea di galleggiamento e mandasse definitivamente a picco la rissosa nave da crociera capitanata dal Priore Romano.
Io credo che anche ora sia così. Padre Silvio, per il momento, conduce bonariamente Don Walter lungo il sentiero penitenziale della beatitudine. Poi, quando sarà tempo, le mani giunte si scioglieranno e Padre Silvio rientrerà benedicente tra i suoi parrocchiani ansiosi di avere di nuovo il privilegio di baciare il lembo polveroso della sua tonaca.
Don Walter rimarrà a mezza strada, solo lungo un impervio sentiero a rimirare mestamente il cerino spento rimasto tra le sue dita.
Allora, forse, non se la sentirà di completare il cammino e tornerà frettolosamente sui suoi passi a cercare confratelli in grado di dargli sostegno. E allora tutto tornerà come sempre. Perché gli uomini passano, ma il cerimoniale che li unisce rimane invitto nei secoli.

Vi saluto con la civile speranza di aver scritto una marea di cazzate.

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Comments

20 Risposte a “Apologia della Solitudine e dell’Inganno”
  1. Adetrax scrive:

    Veltroni ha anche scritto un libro su Kennedy "Il sogno spezzato" (io avrei usato la parola "infranto") e non vorrei che alla fine proponesse la sua identificazione con il mito americano con la stessa conclusione del titolo del libro.

    Alla prima votazione meriterebbero l'astensione totale (se non altro per il doppio finanziamento ai partiti della presente e futura legislazione), in ogni caso non so con quale faccia Ilvio & C. si presentino ancora.

    A questo punto un paio di frasi dette dal papa direttamente in tedesco non starebbero neanche tanto male: achtung, italianen !

  2. stefano lamorgese scrive:

    Il titolo roboante del post mi ha fuoriviato. Pensavo a qualcosa di mitologico, e invece ho trovato la solita, consolidata sfiducia del cittadino che non crede più a niente, certo non "alla politica né ai politici", né tantomeno a Veltroni.

    Io non credo che occorra "credere (nel PD) e obbedire (a Walter)" per combattere. Credo invece che occorra combattere per ciò in cui si crede, senza smettere mai, senza lasciar correre mai, senza perdonare troppo facilmente gli errori madornali e i disastri politico-strategici, ma…

    Ma, se accettiamo l'idea che non vogliamo trasformarci in un paese più o meno autoritario, governato da un'élite più o meno autoritaria con metodi e obiettivi più o meno autoritari, allora dobbiamo partecipare per far sì che la rotta sia condivisa, il fine della politica nobilitato, il destino del popolo migliorato.

    Io non mi sono "formato" su Alberto Sordi, ma ho riso tanto e pianto un poco. Gramsci va letto per capire il passato, ma non so dire quanto i suoi quaderni siano oggi utili per interpretare il presente. Certamente la sua figura, la dignità, la capacità e l'intelligenza di guardare lontano, quelle sì, rimangono un modello attualissimo. Accettare persino di morirre, per le proprie idee, è forse un limite che supera le forze di ognuno di noi. Gramsci l'ha fatto, i personaggi di Sordi – certamente – no.

    Ognuno scelga quindi, liberamente!, i propri modelli. Ma non se ne lamenti e, soprattutto, eviti di utilizzarli come maschera.

    SL

  3. barabis scrive:

    Parlando tra amici, parenti e colleghi non trovo nessuno disposto a dare un voto nè a destra, nè a sinistra nè tanto meno al centro. Però tutti sono decisi ad annullare la scheda elettorale.

    Anche io andrò a votare e farò molta attenzione a non essere "frainteso" sul mio profondo dissenso a questo modo di fare politica!!!

  4. stefano lamorgese scrive:

    @barabis, amici e colleghi

    non nascondiamoci, per favore, che l'obiettivo primario di "questo modo di fare politica" è precisamente quello di ridurre l'elettorato attivo alla percentuale più bassa possibile, così da lasciare che le decisioni strutturali vengano prese da una ristretta (e pertanto assai coesa) minoranza. Così come è accaduto nel 2000 e nel 2004 negli Usa, dove il presidente fu scelto (?) – rispettivamente – dal 25,3% e dal 27% degli aventi diritto al voto. Si astennero, gli scontenti, e ottennero un bel 2xGWBush.

    Io l'ho detto e lo ripeto ai parenti e agli amici. Ora lo scrivo qui…

    SL

  5. stefano lamorgese scrive:

    Astenersi o votare?

    Suggerisco a tutti la lettura di José Saramago "Saggio sulla lucidità", un romanzo faticoso ma breve che affronta paradossalmente il tema del voto popolare… mancante. (SL)

  6. barabis scrive:

    Io esercito il mio voto e annullo la scheda…

  7. Paolo Paperino scrive:

    Partendo dalla premessa che non ci sia niente di "votabile", astenersi o votare scheda bianca sono due comportamenti che hanno motivazioni e ripercussioni diverse.

    Astenendosi si mette l'accento sul non voler legittimare l'intera classe politica.

    Votando scheda bianca e/o nulla si punta a dimostrare che le scelte possibili, ahinoi, erano inconsistenti e nel dubbio, pur turandosi il naso non si è trovato niente di meglio che riporre la matita copiativa intonsa. In quest'ultimo caso è come chiedere "soltanto" aggiustamenti di rotta.

    In questo momento non si tratta ti questo, qui si tratta del bisogno di una bella doccia che tolga sia lo sporco che i cattivi odori. Ritengo che, almeno questa volta, l'astensione di massa sia il segno più inequivocabile dell'opinione diffusa.

    E un parlamento italiano legittimato dalla metà (o meno) degli aventi diritto credo che potrebbe essere lo schiaffo di cui questa classe politica ha bisogno per far iniziare una nuova "stagione".

    E se invece se ne fregassero?

    Beh … che cambierebbe?

  8. ilBuonPeppe scrive:

    non vogliamo trasformarci in un paese più o meno autoritario, governato da un’élite più o meno autoritaria con metodi e obiettivi più o meno autoritari

    Caro Stefano, non nascondiamoci: la situazione italiana è GIA' più o meno questa.

    A parte questo sono d'accordo con te: PARTECIPARE!!!

    La scheda nulla non serve a niente.

    La scheda bianca non serve a niente ed è pericolosa.

    Non votare non serve a niente e fa il "loro" gioco.

  9. silvio scrive:

    Spettabile Comandante Nebbia,

    il secondo capoverso sotto al binocolo inizia con "Don Water", è saltata la L.

    Refuso? Lapsus? Raptus?

  10. Silvio

    sei uno dei pochi veri punti di riferimento di questi giorni tormentati.

  11. SacerNaos scrive:

    Autoritarismo travestito da democrazia!

    Pensiero forte travestito da pensiero debole!

    Poteri forti travestiti da poteri deboli!

    Non votare o annullare la scheda non servirà a nulla sicuramente!

    Ma votare (a queste condizioni) servirà a qualcosa?

    NIENTE! NIENTE! NIENTE!

    Soluzioni:

    o

    guerriglia e "tagliare la testa ai re" e poi dittatura robesperriana

    o

    imperturbabilità e atarassia del saggio stoico-epicureo

    A voi la scelta…

  12. stefano lamorgese scrive:

    @SacerNaos

    Dimmi: hai incontrato Mastella per la strada?

    SL

  13. Peppe Dantini scrive:

    @SacerNaos

    Purtroppo hai ragione: anche votare, in questa situazione, serve più o meno a niente.

    Scelgo la 1

  14. GdA scrive:

    Io sono, mea culpa mea culpa mea grandissima culpa, una apolitica..

    Il mio approccio alla politica è simile a quello di un bambino alla vita:

    Il mio cervello pur avendo raggiunto la sua piena dimensione è, tuttavia, portatore (sano?non posso garantire..:)) di un intelletto non ancora maturo, ancorato alla sfera cognitiva della vita (tipica dei 4enni), vaga affamato di conoscenza, ascolta e prende nota delle varie "intezioni" politiche, fagocita il presente, immaginando il futuro..

    Leggo anche Mc per tentare di chiarire le idee e trasformare le informazioni ad oggi assunte a partire dalla loro rappresentazione oggettiva, in concetto (passaggio che richiede sforzo e afflizione),al fine di rielaborarlo e trasformarlo in pensiero da buttare nella mischia universale e passare finalmente alla fase successiva: l'altro lato delle cose quelle che "Al solo guardarle sono splendide, terribile è essere! "(Schopenhauer)

    Il tempo della compiutezza per intenderci, dell'azione, della produttività.

    Tra breve saremo chiamati tutti a scegliere.

    Scegliere di non scegliere è la cosa migliore da fare?

    I nostri politici puntano su di noi, sulla categoria degli indecisi (Paolo Romani parla di categoria di incazzati)..

    Io sono un'indecisa ma non voglio restare tale.

    Veltroni (per il mio cervello politico 4enne) rappresenterebbe "la sembianza incantata del nuovo", nonostante i suoi 20 anni in politica..

    E se fosse lui il male minore tra tutti i mali?

    Luna

  15. silvio scrive:

    Grazie dell'onore, Comandante, ma io mi sento soltanto un umile (e saltuario, in questo periodo) lettore.

  16. Adetrax scrive:

    Veltroni e' da oltre 30 anni in politica.

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