Apologia della Faziosità
22 aprile, 2009 - 9:35 di Comandante Nebbia
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Prima di tutto una cosa che non c’entra nulla. Obiettivo io lo scrivo con una “b”. Non amo le doppie, come non amo le maiuscole che uso per pura disciplina ortografica, ma obbiettivo con due “b”, per quanto corretto ortograficamente è francamente insopportabile. La doppia “b” ha la capacità di ispessire le parole, di renderle più grezze. Andrebbe fatto un referendum per la sua abrogazione al quale, se non altro per diminuire le evidenti difficoltà espressive, aderirebbero sia la Lega che Di Pietro.
Informazione Obiettiva è un ossimoro di cui si fa largo abuso. Tutti i giornalisti, prima o poi, vengono accusati di non fare informazione obiettiva. Anzi, si può dire di non essere veramente arrivato al successo se non si ricevono reiterate accuse di faziosità.

In realtà io amo la faziosità, anzi la ritengo indispensabile ed inevitabile. Diffido di chi fa professione di obiettività perché avere opinioni e comportarsi di conseguenza è insito nella natura umana come lo è la sessualità e l’istinto di conservazione.
Credereste a qualcuno che vi viene a raccontare di non aver mai provato alcuna attrazione sessuale? A meno che il soggetto non abbia meno di 10 anni, io non ci crederei.
Si può vivere per parecchi giorni senza mangiare o bere, ma non si può evitare di avere opinioni sulle cose che vediamo. Diffidate delle verginelle dell’informazione obiettiva, vi vogliono fottere.
Io amo la faziosità esplicita, quella dichiarata. Essa è segno di coraggio, personalità e onestà. Io mi ritengo un fazioso. Mi resta solo da capire quale sia la mia fazione.
D’altra parte i fanatici dell’informazione obiettiva dovrebbero fare uno sforzo e cercare di far capire cosa si aspettano quando leggono un giornale o guardano un programma televisivo.
Pretendere informazione obiettiva vuol dire che ci si attende che il fatto ci venga raccontato senza introdurre aspetti valutativi che ne altererebbero la natura.
La cosa è più difficile di quanto sembri per i seguenti motivi:
-1-
Raccontare un fatto senza aggiungere elementi che ne alterino la natura prevede che una natura del fatto esista e sia assoluta ed indubitabile. Questo implica che l’insieme dei fatti costituisca una Verità indiscutibile super partes che si autosostanzia e autoreferenzia senza paradossi. In pratica Dio. Quindi chiedendo a Fede e a Santoro di essere obiettivi, in pratica si introduce implicitamente Dio nell’universo. Niente di male per carità, però si tratta di una spesa imprevista di cui tenere conto.
-2-
Pur ammettendo che una Verità Assoluta ed indubitabile esista è essa descrivibile da esseri che si trovano, ovviamente, in un piano di esistenza di livello più basso? Cioè una parte può efficacemente ed esaustivamente descrivere il tutto?
La logica ci dice di no. Spesso le parti concorrono a costruire fenomeni emergenti(2) la cui natura è estranea alle parti stesse ed appare evidente solo quando tutte le parti sono presenti e operative in numero sufficiente. Ad esempio, le singole lampadine che compongono un disegno luminoso non conoscono il disegno (la Verità) e quindi non possono descriverlo operativamente. Chi si trova ad un piano di esistenza diverso, l’osservatore in questo caso, comprende il disegno anche se non tutte le lampadine funzionano.

-3-
Pur ammettendo che una Verità Assoluta ed indubitabile esista e sia rappresentabile per mezzo di un linguaggio concepito ed utilizzato ad un piano di esistenza inferiore, siamo proprio certi che la rappresentazione della realtà risulterà “obiettiva”? Facciamo un esempio. Un uomo investe una persona. Questo è un fatto. Un giornalista obiettivo scrive:
Un uomo ha investito una persona
Ma volendo, il giornalista avrebbe potuto aggiungere qualche fatto (reale, non inventato).
Un uomo di nazionalità straniera ha investito una persona
Ah. la cosa si complica. Senza mentire, semplicemente raccontando ciò che è accaduto, la notizia sta diventando molto meno “neutra”. Si può proseguire con:
Un romeno ha investito una persona
o peggio
Un romeno ubriaco ha investito un bambino
Ecco che la notizia, semplicemente raccontando più particolari, è pronta per essere sparata nei titoli di testa del TG4 e sulla prima pagina de “Il Giornale”.

-§-
Il problema è che nessuna cosa è in quanto se stessa, ma è in quanto relazione con altre cose (approccio olistico)(3). Il pregiudizio (l’opinione) è dentro di noi e quando si racconta un fatto il giornalista fa solo una parte del processo. Il resto, l’inferenza cioè, la facciamo noi. Molti, conoscendo il processo, lo utilizzano per generare indignazione a telecomando.
Forse il giornalista avrebbe dovuto dare la notizia così:
Un romeno ubriaco ha investito un bambino, ma anche molti italiani lo fanno.
In questo caso ci sarebbe stata fornita un’informazione più completa, ma può considerarsi “obiettiva”? Ovviamente no, perché forse sarebbe stato necessario dire:
Un romeno ubriaco ha investito un bambino, ma anche molti italiani lo fanno. Comunque, statisticamente, i romeni guidano più spesso ubriachi.
Già, ma secondo quale statistica? In che periodo? Quale campione?
E’ evidente che si tratta di un gioco inutile. E’ già in dubbio che esista una Verità. Molti, tra cui il sottoscritto, trascorrono inutilmente il tempo nel chiederselo, ma se anche esistesse non saremmo in grado di descriverla e quindi di comprenderla.
E’ per questo che vi invito ad amare i faziosi, a stimare chi vi mente apertamente, ad apprezzare chi prende parte.
I sacerdoti della Verità vendono una merce che non posseggono e non indossano l’abito talare impedendoci di riconoscerli in anticipo.
Questo, a mio avviso, li rende dei truffatori e come tale andrebbero trattati.
Apologia della Faziosità è di Comandante Nebbia
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Note
- ultimamente sono molto vago [↩]
- leggi questo per definizione di fenomeni emergenti [↩]
- è proprio il caso che leggiate qui se non lo avete ancora fatto [↩]

faziosità
[fa-zio-si-tà] s.f. inv.
• Adesione aggressiva agli interessi di una parte
Sono d’accordo con te quando dici che è praticamente impossibile parlare di un fatto senza metterci il proprio “zampino”, va però detto che ci sono dei criteri oggettivi che sono indipendenti dal fatto di essere faziosi o no. Se infatti si rimane in un certo limite, penso anch’io che lo schierarsi non sia un atto sbagliato, bensì un atto naturale, ma superati certi limiti si sfonda nel diffondere una notizia che vuole far prendere al lettore una strada ben precisa. E’ lì che la faziosità porta ad un’influenza eccessiva e alla non obiettività di quello che si dice.
In sintesi penso che uno schierarsi sia obbligatorio, ma sempre con dei paletti che limitino la distorsione della natura effettiva dell’evento in questione. E questi paletti non sono così necessariamente vicini ad un concetto di Dio
A me sembra che l’esempio del guidatore-che-investe-pedone sia sufficiente a dimostrare che il metodo del “paletto” non possa funzionare in alcun caso.
Dove bisogna fermarsi? Perché?
bello l’header
Su flickr ci sono decine e decine di fenomeni.
Qui altri scatti
dell’autoredell’autrice della foto.yep I know, la aggiungo ai contatti ^__^
sono il guardone di flickr
Il “paletto” secondo me è il seguente: dire che il guidatore era rumeno aggiunge un qualcosa di “costruttivo” alla notizia? Dire che era ubriaco fornisce un’informazione utile al lettore?
Se si aggiungono particolari ridondanti si sfocia nell’area esterna alla zona delimitata dai nostri “paletti”, perchè si vuole influenzare il lettore a vedere un qualcosa che va oltre il fatto che si sta riportando. Sta comunque anche al lettore/ascoltatore fare un analisi del genere e non solo a chi ci da la notizia.
I criteri oggettivi sono un po’ come la Verità Assoluta.
appena si utilizza l’aggettivo “oggettivo” si passa dalla scienza alla Fede che, purtroppo, non è materia mia.
Onestamente non capisco bene il collegamento. Io penso che i criteri oggettivi siano molto più vicini alla sfera scientifica che alla sfera della fede. Un fatto oggettivo non è un fatto concreto, che si basa su dati sperimentabili? Dal vocabolario:
Descrizione oggettiva: che si attiene ai fatti senza intervento del soggetto.
Penso che non ci sia spiegazione più chiara per quello che intendo come criterio oggettivo nel dare una notizia. Probabilmente come già detto, non ho inteso appieno il tuo collegamento
era una reductio ad absurdum, non bisognerebbe mai abusarne.
i criteri a cui fai riferimento tu presumo l’utilizzo di strumenti di misura che, nei limiti dell’approssimazione concessa, forniscono informazioni che tendiamo a considerare oggettive.
Per quel che mi risulta non esistono strumenti analoghi per la valutazione dei comportamenti se non i giudizi morali e religiosi. Questi, sempre secondo me, per essere considerati oggettivi richiedono un atto di fede.
Ecco, adesso in effetti mi risulta un pò più chiaro il tuo ragionamento. Comunque io penso che gli strumenti che tu dici mancanti, non debbano proprio esserci, in quanto l’informazione non dovrebbe fornire una valutazione di un comportamento, ma dovrebbe solamente enunciarne il mero accadimento. Riconducendomi al tuo post, considererei accettabile un livello di faziosità che non sposti l’attenzione dall’effettivo evento ad un qualsivoglia altro messaggio “subliminale ” che vogliamo far percepire.
D’accordo col Sig Schiariti, il fatto dev’essere riportato senza fronzoli che ne alterino il significato.
Ma altresí bisogna che tutte le notizie vengano riportate allo stesso livello. Mi sta bene che il titolo reciti Rumeno ubriaco ha travolto pedone Italiano. Fin li si sta sui fatti oggettivi. Ma vorrei che ci fosse l’analogo Italiano drogato travolge pedone Rumeno…di queste notizie pur essendoci casistica non esiste menzione, o se esiste si trova a pag.31 e non strillate in prima pagina.
La faziositá dunque molto spesso si trova ad un livello diverso. La faziositá si ha nel riportare le veritá che fanno comodo e tralasciare quelle che non servono a propugnare ció in cui si crede.
A questo punto peró si potrebbe dire che esiste faziosita solo se questa scelta di tralasciare le notizie “contrarie” alla nostra veritá é consapevole. Per arrivare ad un fine piú o meno esplicito. Tipo far pensare che i Rumeni sono degli ubriaconi, non sanno guidare, sono pericolosi quindi li si deve rimandare da dove vengono. Senno si potrebbe tacciare anche questo blog, come molti altri, di faziositá. In questo caso penso (spero) che la scelta di non avere troppi pezzi contrari ad una certa “ideologia” (tra virgolette perché non e un’”ideologia”, ma piú un sapore, una visione che va in una certa direzione) sia dovuto al fatto che la redazione non riceve pezzi dal sapore contrario e non perché non li vuole pubblicare.
Ne riceviamo pochissimi e, in genere, li pubblichiamo anche se sono scritti male.
Per certi versi un pezzo di opinione non condivisa riceve un trattamento di favore rispetto a quelli più vicini alle nostre posizioni che, viceversa, subiscono una selezione molto severa.
Ahi ahi ahi siete faziosi allora…non si fanno trattamenti di favore!
applausi
insomma, siamo solo delle lampadine…a risparmio energetico per giunta
saranno ecologiche, ma le odio.
hanno una luce cimiteriale.
Pivello, evidentemente compri quelle a “luce fredda” che oggettivamente fanno pena.
purtroppo sono molto miope e la mia sensibilità verso la qualità della luce è diversa da quella di un normovedente.
ecco, fatti consigliare dal pennellone qui sopra
lui sì che è un hippie!
tornando ot, gran bel pezzo davvero.
CN sono un tuo fan.
Geniale il modo di guardare la realtà secondo punti non convenzionali che stimolano il relativismo culturale e, di conseguenza, il dialogo.
Però ricordiamoci che accettare la proprio faziosità è un atto di comprensione e “giustizia” verso se stessi; cercare di limitarla invece, per quanto possibile, dovrebbe essere il compito primario di ogni buon giornalista.
troppo buono. grazie.
il virtuoso percorso di redenzione a cui fai cenno è la strada lungo la quale vorrei incamminarmi.
peccato che sia lunga, faticosa e poco illuminata.
chettefrega, se sei un buon miope ti sei abituato a non fidarti degli “occhi”
Perchè? Posto che siamo faziosi, non è detto che si debba anche avere una fazione; l’appartenenza non è un “must”.
quindi ciascuno è fazione di per sé.
faziosità democritea.
Grandioso questo articolo,fa il paio con quello pluri-citato sull’Emergenza.
troppo buono. grazie
Mmm… Mi sembra di essere tornato all’università, con tutte queste note. E sono stato mezz’ora a cercare in calce (!…) il rimando della nota uno, prima di capire…:-)
Sono d’accordo che l’oggettività non esiste, e che i così detti fatti, presi per sé, non significano nulla. E’ la nostra struttura interna, kantiana o empirico-derivativa che sia, a dar loro senso: il “suo” senso, che ovviamente tende a coincidere con il senso appreso dall’educazione latu sensu.
Tuttavia, l’inesistenza dell’obbiettività (io invece uso le due b per “oggettività”, una b per “obiettivo” nel senso di bersaglio, meta; lo so, non gliene frega niente a nessuno e io stesso non ne faccio un dogma; a volte semplicemente me ne scordo – n. b. era solo per vedere se vi ricordate dove ho interrotto la frase…:-) non è un buon motivo per ridursi alla (e accontentarsi della) faziosità.
Perché la faziosità, proprio come l’obbiettività, non esiste, o esiste solo in quanto noi la attribuiamo.
Io credo che il paletto stia nella ricerca dell’obbiettività, col massimo sforzo possibile. Cioé nel tentativo di descrivere la realtà come se la si osservasse contemporaneamente da più (il più possibile) punti.
Una visione il più possibile spinoziana, una specie di eternità applicata (e quindi non eterna e invece parziale, ma non per questo faziosa).
Il risultato non è la verità assoluta (come dice Spinoza e conferma il Comandante Nebbia, quella è roba per Dio). Ma è una verità passabile, accettabile, utilizzabile e (come si dice oggi) scalabile, verso nuovi livelli di verità, sempre più (ma mai in modo ASSOLUTO) onnicomprensiva.
Nell’esempio citato, un punto intermedio tra faziosità e oggettività sarebbe ascoltare la notizia da un giornalista italiano (e magari leghista) e uno rumeno (magari nazionalista). Meglio ancora se si aggiungesse un giornalista francese, un americano, un cinese, e più ce ne si aggiungono, meglio è.
In fondo è per questo che amiamo Internet. Perché è multicentrica, e quindi contiene più verità. Ci si sente un po’ più dio (con la minuscola). Per così dire, un po’ meno lontani da casa.
Comunicazione di servizio.
Se metti il puntatore del mouse sul numeretto della nota ti appare il testo, se fai clic sul numeretto della nota vieni portato alla nota stessa. Più facile di così
Sì, ci sono arrivato, come ho detto. La cosa continua a sembrarmi poco intuitiva: su internet siamo abituati ai link, non ai numeri.
Comunque non volevo e non voglio suscitare alcun flame.
Grazie per l’aiuto…:-)
flame? che roba è? Se magna?
No. Ma serve a cucinare…:-)
Argh
Kant, Spinoza …
ho una formazione scientifica e, al liceo, ho studiato filosofia sul bignami.
Sono in leggera difficoltà
Scusami, non volevo fare alcuno sfoggio di cultura, e d’altra parte sia il tema scelto che il linguaggio usato mi inducevano (e mi inducono) a credere ad una certa dimestichezza con questi argomenti.
Spero però che il succo del mio discorso si capisca comunque anche se togliamo le citazioni.
sì, si capisce.
io sono molto bravo ad usare toni che non mi appartengono.
Mi viene in mente l’informazione per immagini, apparentemente la più oggettiva, in realtà intrinsecamente, irrimediabilmente, distorsiva.
In ogni fotografia sono determinanti la scelta della focale, l’incidenza della luce, l’inquadratura.
Ogni oggetto può essere ritratto in infiniti modi, quasi che esistano altrettante realtà parallele in attesa di essere scoperte e portate alla luce.
L’informazione assolve al proprio compito non se e in quanto riproduce la verità in toto, ma se riesce a riprodurne anche un solo un aspetto.
Cosa che molto spesso non avviene.
Sta all’osservatore coniugare le diverse “proiezioni” fino a giungere a un’idea tridimensionale dell’argomento.
Mi sembra troppo pretendere d’informarsi senza fare fatica.
In realtà informarsi è solo una parte del processo cognitivo che prevederebbe, successivamente, l’elaborazione critica di quanto appreso.
Purtroppo la fruizione dell’informazione è una fase “passiva” specialmente grazie ai media in modalità “broadcast” (tv e radio), mentre l’elaborazione è una fase attiva.
E’ in questa asimmetria che emerge tutto lo svantaggio dell’inferenza rispetto alla ricezione passiva.
p.s.: Le immagini sono il sistema più subdolo per alterare la realtà, secondo me.