Another Charge on the Whale
1 settembre, 2007 - 9:00 di Saint
Archiviato in Il Pianeta che Ride
TraduzioneCondividi Another Charge on the Whale. Saint ti ringrazia.
Estate: tempo di sole, di riposo, di autostrade ingolfate, di parossismo delle stragi del sabato sera, di uccelli canterini ad ogni goccia di verde, d’incendi malandrini, e la goccia si perde.
Mai come in questo periodo ci sentiamo in comunione con la natura, vogliosi di godercela, di sentirla sulla pelle, che sia sotto forma di una scottatura presa dopo aver imitato le iguane delle Galapagos, del delicato solletico di un prato verde su cui rotolarsi, dell’abbandono al fresco abbraccio del mare. A volte mi ricordo di quando da piccolo, al mare, mi capitava di vedermi passare qualche pesciolino vicino alle gambe, e ne avevo paura. Ora, a dire la verità, non mi capita più da un bel po’, ma sento che dovrei aver paura anche di questo. E la mia paura aumenta se, come l’altro giorno, guardando in TV un programma sulla pesca, vedo che in una rete di 4 Km rimangono impigliati neanche venti pesci. Non ne posso più di questi giganti!
Il patrimonio ittico mondiale è a rischio. Secondo l’organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) più del 70% di quest’ultimo sarebbe sovrasfruttato, o esaurito. I pesci scompaiono dai nostri mari giorno per giorno in numero sempre maggiore, ma i motivi di questa ecatombe sono rimasti a lungo insondabili.

Ciò infatti, non può certo essere dovuto al trascurabile fatto che gli uomini pescano ogni giorno centinaia di migliaia di tonnellate di pesce (più di cento milioni di tonnellate l’anno), ed è da escludere anche che la diminuzione della vita e della biodiversità negli oceani sia da addebitare al crescente inquinamento degli stessi o all’aumento delle temperature delle acque a livello globale. Finalmente però sembra sia stata individuata la causa di tali fenomeni, e molte menti illuminate sono concordi nel ritenere che sia uno solo il fattore principale che porterà presto alla completa rovina dell’ecosistema oceanico: l’esistenza delle balene. Tutti noi sappiamo quanto questi terrificanti e sanguinari giganti dei mari siano esecrabilmente famelici, e parimenti è nota la loro cattiveria, non fosse altro che per aver appreso in gioventù dei dolori che una di esse ebbe a provocare allo sfortunato Pinocchio.

Dopo secoli in cui i nostri avi avevano giustamente portato avanti una santa opera planetaria di estirpazione di questi demoni acquatici dal ventre degli oceani, ventuno anni fa si decise magnanimamente di tollerarne l’esistenza e mettere fine alla mattanza, ad esclusione di alcuni esemplari uccisi al fine di studiare scientificamente il modo migliore di cucinarle. L’International Whaling Commission, l’organizzazione semi-terroristica sconsideratamente incaricatasi di difendere questi mostri, si riunisce ogni anno, con il solo risultato di autorizzare timidamente ad intervalli regolari una continua opera di lento sterminio che, sebbene sia già qualcosa, richiederà ancora molti anni prima che si giunga all’estinzione completa dei cetacei in questione, col rischio che nel frattempo non ci sia più niente da fare per salvare l’oceano e il pianeta intero. La riunione di quest’anno, a quanto ne so (va bene documentarsi, ma sono un po’ pigro) ha vissuto sulla routine, ma le oscure trame dell’IWC o, nell’ipotesi meno pessimistica, la sua ingiustificata mancanza di polso, sono apparse palesi in quella dell’anno scorso. In quella occasione alcuni stati, capitanati dal Giappone, avevano giustamente fatto notare come fosse impossibile continuare a non sanzionare la barbarie che cotali prodigi d’insaziabilità continuano a perpetrare quotidianamente ai danni del resto degli abitanti degli oceani, e, da buoni paladini della natura, avevano approvato una dichiarazione in cui i cetacei venivano definiti la causa dell’impoverimento del patrimonio ittico, e la quale aveva l’intento di spianare la strada all’eliminazione della moratoria contro la loro caccia del 1986.
Alcuni stati, tra cui l’Italia, si opposero allora e continuano a farlo, palesemente riottosi ad addossarsi fino in fondo le proprie responsabilità. La tesi secondo cui le balene, pur non essendo cacciate massicciamente da vent’anni sarebbero ancora così poche da non poter arrecare nessun danno alle specie di cui si nutrono né a quelle che con loro concorrono allo sfruttamento delle stesse risorse alimentari, e la quale sostiene inoltre che la natura abbia il compito di selezionare da sola quali siano le specie che abbiano il diritto di sopravvivere e quelle che invece debbano estinguersi, non convince i promotori dell’iniziativa, i quali sostengono che gli uomini, in quanto legittimi possessori del pianeta terra, abbiano il dovere di decidere cosa sia meglio per esso. Costoro, inoltre, fanno notare che, ormai da molto tempo, la natura ha ceduto alla specie umana il compito di provvedere alle estinzioni.

La disputa è destinata ad infuocarsi sempre più in futuro, ma intanto il partito guidato dai giapponesi porta diversi argomenti convincenti a sostegno della propria causa, facendo notare i danni che le balene provocano, direttamente e indirettamente, anche all’uomo. Non di rado, e quasi incomprensibilmente, hanno preso a farsi investire e sfracellare da navi di ogni tipo, arrecando seri danni alla verniciatura di quest’ultime, e, dopo aver perso l’orientamento a causa di un eccessivo uso del sonar volto a confondere le manovre di imbarcazioni che usano lo stesso strumento, a spiaggiarsi numerose, costringendoci a laute spese per sgomberare i litorali. Ma, sembra impossibile, c’è di più. Negli ultimi anni, secondo molti in coincidenza con la data dell’entrata in vigore dell’ormai famigerata moratoria, si è assistito ad un aumento sempre più esponenziale dell’effetto serra. Avete idea, dicono alcuni climatologi giapponesi, di quanta anidride carbonica producano ad ogni respiro gli enormi polmoni di una balena? Ed inoltre: in un suo esperimento Joule dimostrò che mescolando dell’acqua in un recipiente, la sua temperatura aumenta. Ci lamentiamo ogni giorno per l’aumento delle temperature degli oceani, ma ci siamo mai soffermati a pensare all’immensa quantità d’acqua che smuove una balena nel suo continuo moto d’immersione e riemersione?
A partire da tali premesse sembra inevitabile che alla fine, checché ne dicano quei pavidi paesi che per il momento non si addossano le responsabilità di difesa ambientale di cui la natura li ha investiti, la caccia alle balene riprenderà. Non è dato sapere quando né come si concluderà questo epico scontro per la difesa del pianeta, anche se è molto probabile che, come sempre avviene, alla fine i difensori del bene avranno la meglio. Del resto, le balene saranno anche gli animali più grandi mai comparsi sulla terra, dinosauri compresi, ma più importante delle dimensioni è l’intelligenza; e in quanto ad intelligenza, i giapponesi lo dimostrano, l’uomo è imbattibile.
Another Charge on the Whale è di Saint

















Mi è piaciuto tantissimo.
E mi ha messo anche un po' di tristezza.
Ma per fortuna so a chi dare la colpa: alle Balene!
Un sorriso senza parole
Mister X di Comicomix
E' vero Comicomix. E' uno splendido pezzo.
Di questo argomento si parla troppo poco.
Bel articolo! 5 stelle!
"Caccia spietata alle balene
Nonostante una moratoria internazionale che impedisce il commercio delle balene dal 1986, molti stati continuano a cacciarle. Tra questi figurano la Norvegia, il Giappone e l'Islanda. La prima si è formalmente opposta alla moratoria mentre le altre descrivono le loro attività come 'scientifiche' aggirando, così, l'ostacolo.
Martedì prossimo, dal porto di Shimonoseki, partirà come ogni anno, una flotta di navi giapponesi per quella che viene definita JARPA-2, una ricerca che si pone come obiettivo quello di monitorare l'ecosistema antartico e che porterà alla cattura di circa 945 esemplari. Una pratica che avrà degli effetti devastanti su un ecosistema fragile come quello dell'Antartide."
Sull'inquinamento ittico tempo fa avevo letto o visto qualcosa del dott. Montanari sul fatto che in molluschi presi a campione nelle nostre "bellissime" coste italiane erano state trovate alte concentrazioni di metalli pesanti.
Se ritrovo qualcosa linko.
Grazie a tutti. Serpico, citazione utile. I metalli pesanti e altre sostanze nel pesce che mangiamo sono un altro argomento di cui si parla poco. Ma di argomenti simili ce ne sarebbero a volontà purtroppo.
Incredibile!! Per una volta sono stato utile e non ho fatto degenerare i commenti.. ^^
Grazie. Non ricordo ne link a articoli ne il video ma ne trovati parecchi del Dott. Montanari qui e credo che quello in cui ne parla sia
Nanopatologie: morire a norma di legge
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&am…
Se invece state cercando "culo ombelico melita" il link è questo
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=…
(su OdioStudio a quanto pare ha funzionato..^^)
Poco fa ho visto un documentario in cui ricercatori delle hawaii studiano come le carcasse delle balene precipitate sui fondali siano L'UNICA fonte alimentare e energetica degli abissi. Una ex-balena alimenta organismi marini anche dopo 60-70 anni dalla sua "precipitazione". Quindi l'equazione è semplice: no carcasse di balene -> no party! E infatti si sono estinte il 70% delle specie abissali nel periodo in cui la caccia alle cattivone Moby Dick era consentita.
Accidenti.
Un aspetto nascosto ma fondamentale.
Brava pinguino!
Infatti MC, neanche io avevo mai sentito parlare di questa cosa. Grazie dell'informazione Sara.