Angelica Varga, Colpevole Perché Rom 13


Maggio 2008, Ponticelli, quartiere di Napoli. Angelica Varga, una ragazzina rumena di neanche 16 anni, di etnia rom, arrivata da poco in Italia, viene accusata di tentato rapimento di una bambina italiana. Presa e condannata successivamente a tre anni e otto mesi di carcere. Non ci sono prove né testimoni, solo la testimonianza della mamma della bambina, ritenuta dagli inquirenti pienamente credibile, nonostante le contraddizioni e la non verosimiglianza del suo racconto documentate dalla difesa. La stessa Polizia, nel suo rapporto conclusivo consegnato all’autorità giudiziaria, esprimerà “fortissimi dubbi” sulla “verosimiglianza” di quanto accaduto. Chi la giudica – dopo otto mesi di carcere preventivo – però non ha dubbi. Scrive addirittura che Angelica è “incline a compiere delitti analoghi” in quanto “zingara”. E questo la dice lunga su come certi pregiudizi siano presenti anche dove uno meno se lo aspetterebbe.
Lei si dichiara disperatamente innocente. Nulla conta il fatto che sia incensurata, nulla conta la sua giovanissima età. Niente attenuanti, niente benefici di legge previsti per i minorenni, niente misure alternative al carcere, come ad esempio l’inserimento in strutture di recupero. Il suo dichiararsi innocente aggrava addirittura la sua posizione. Infatti gli “sconti” di pena vengono concessi solo se l’imputato ammette di essere colpevole. Questa è la ragione per cui molti immigrati di fronte ad una condanna ritenuta inevitabile si dichiarano colpevoli. Questi casi andranno ad alimentare le statistiche, permettendo alle Lega e simili di “dimostrare” che gli immigrati e gli zingari commettono più reati degli italiani.

Angelica non ha confessato, si è “rifiutata di collaborare”. Starà in galera quasi quattro anni e mezzo. Così impara che essere zingara è un’aggravante.

Sei colpevole? Allora siete tutti colpevoli
Dopo l’arresto di Angelica, si scatena – come da copione in casi simili – la “sacrosanta rabbia popolare”. Ottocento rom devono scappare abbandonando nel giro di poche ore le loro misere abitazioni per evitare il linciaggio di massa da parte di gruppi di “pacifici cittadini” di Ponticelli aizzati da elementi della malavita locale e da improvvisati giustizieri che si fanno sempre vivi in circostanze come queste. Trionfa ancora una volta il “nobile e civilissimo” principio di ogni razzismo, per cui se uno zingaro è colpevole, allora tutti gli zingari sono colpevoli. Non è una novità nella storia delle persecuzioni di massa. Si saprà poi che due anni dopo, nel 2010, una serie di incendi in alcuni campi rom di Ponticelli erano stati commissionati da “onesti cittadini” di Ponticelli a personaggi della camorra per spingere alla fuga le famiglie rom ed evitare che i propri figli andassero a scuola con i bambini rom. In nome dell’integrazione, naturalmente. Gli arresti dei presunti responsabili sono stati effettuati proprio qualche settimana fa.

Il giorno dopo
Davide Varì è un giornalista (“pentito”, dice di se stesso) che nei giorni immediatamente successivi alla cacciata dei rom da Ponticelli è andato a intervistare alcuni dei testimoni dei fatti. La sua testimonianza, riportata nel suo blog, inizia così: Sono stato a Ponticelli, i rom non ci sono più e quanto segue è quello che ho visto … “Certo, io tengo paura degli zingari. Però, mo’ che li hanno cacciati, il mio amichetto di classe non ci sta più e a me mi dispiace assai”. Sta nelle parole di Marco – otto anni, della scuola elementare Enrico Toti – il senso di quel che è accaduto a Ponticelli nei giorni della caccia al rom. Nei giorni dei roghi, della furia popolare e delle strane infiltrazioni della camorra. D’o sistema. C’è ancora l’accanimento contro gli zingari “scocciatori, ladri e puzzolenti”; ma c’è anche la pietà, “perché in fondo – dice una giovane donna in attesa che il figlio esca da scuola – non facevano proprio nulla di male. Qui a Ponticelli, il vero problema sono gli spacciatori che arrivano fin sotto la scuola a vendere chilla merda”. E poi quella storia del rapimento della bambina a cui non crede nessuno. “Quella ragazza rom la conoscevano tutti. Mi sembra strano. E’ tutto molto strano”.

La fine dell’incubo
Oggi, scontata la pena, Angelica è libera e sta per compiere vent’anni. Dice che vuole dimostrare la sua innocenza (ci sarà il processo di appello), che vuole un lavoro (sa fare la parrucchiera), che vuole una famiglia, l’integrazione. Tanti auguri, Angelica.

Gli zingari che rubano i bambini, ovvero – come ebbe a dire Albert Einstein – “È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio”
Nello stesso periodo in cui avvenivano questi fatti, veniva pubblicata parte di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Verona, dal titolo “La zingara rapitrice”, a cura di Sabrina Tosi Cambrini (2008). Eccone una sintesi tratta dalla presentazione della ricerca: “Nella pubblicazione si esaminano minuziosamente le carte processuali di tutti gli episodi in cui una notizia di reato per sequestro di minore da parte di una rom è arrivata presso gli sportelli delle procure italiane, negli anni dal 1986 al 2007. In questi anni i ricercatori segnalano 40 accuse di rapimento da parte di rom. Di queste solo sette hanno portato all’attivazione di un procedimento penale. Tutte e quaranta si sono dimostrate infondate e non c’è mai stata alcuna condanna. Ennesima dimostrazione che tra le carte giudiziarie da una parte e quello che i giornalisti scrivono e quello che il senso comune reputa dall’altra, c’è spesso una distanza che si può colmare solo con pregiudizi razzisti e leggende metropolitane. La sceneggiatura tipica dei racconti delle madri che hanno denunciato una rom per aver tentato di portar via il loro bambino è estremamente convenzionale, e ribadisce il carattere stereotipo e favolistico di questi episodi: l’accusatrice è l’unica testimone ed è la madre del bambino che si vorrebbe rapito; è una giovane donna, di solito madre del primo figlio di pochi mesi; è una madre coraggio che riesce a sventare il sequestro del proprio figlio”.
La condanna di Angelica rompe questo schema. Per la prima volta, il 12 gennaio del 2009, data del processo contro Angelica, un giudice ha emesso una condanna di colpevolezza ai danni di una donna rom per l’accusa di sequestro di persona, creando così un precedente giudiziario. C’è solo da sperare nel processo di appello.


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13 commenti su “Angelica Varga, Colpevole Perché Rom

  • TheLegs

    Ragazzi, per amore degli italiani all’estero, potreste disabilitare quest’orrenda traduzione automatica che mi sta impedendo di leggere i vostri articoli in pace? Se uno vuole la traduzione la richiede, non forzateci. Grazie. 🙂

  • Alfonso

    Ho imparato che il pregiudizio, come molti altri atteggiamenti “di serie B” tipo l’ipocrisia e la gelosia, non è una anomalia della personalità, ne’ una inclinazione naturale da reprimere.
    È una qualità, tra le tante, della nostra specie. E non certo una poco importante! Senza il pregiudizio (più esattamente senza quel particolare processo mentale che lo porta all’attenzione) non sapremmo neanche attraversare una strada trafficata.

    Noi cittadini qualsiasi non siamo responsabili dei nostri pregiudizi se questi non raggiungono l’assurdo. Nella quasi totalità delle occasioni, il pregiudizio che ho sui rom è consolidato dai pregiudizi dei rom stessi.

    Non sto scusando nessun atteggiamento criminale, intendiamoci. Vivo in una città che conta tra i propri cittadini parecchi rom in parecchi campi. In ciascun quartiere, c’è una serie di relazioni inaccettabili ma consolidate (da entrambe le parti) tra un campo e il municipio che lo ospita.

    Questo, torno a dire, è l’ambito del pregiudizio. Per quanto desolante, e credo di parlare per tutte le grandi città del belpaese, il pregiudizio è una delle espressioni della tolleranza tra gente che non vuole certo cacciare via nessuno, ma che evidentemente non intende realizzare il sogno di una città coesa.
    In altre parole, non intende mischiarsi. Parlo principalmente degli italiani, che pretendono sempre e a gran voce l’abbandono dei valori di chi viene a stare qui e, nell’insieme l’accettazione incondizionata del nostro modo di vivere (o meglio, dell’idea che ne abbiamo noi).

    Questo sembra una semplificazione estrema. Ma vi prego di fidarvi, su questo argomento sono ormai una specie di esperto.

    Il più grande dei problemi, fino a qui, è che le persone tendono a rilassarsi. A svilupparne parecchi, di pregiudizi.
    Sono scorciatoie del pensiero, dopotutto. Una vita facile, non vissuta, fatta di scorciatoie… questo è tutto ciò che promettono.

    Il pericolo vero è quando al pregiudizio gli dai potere, oltre che dannosa serie di abitudini. Al minimo grado di potere, tipo quello di un commerciante sul suo dipendente, il pregiudizio si traduce subito in abuso.

    Ecco quindi i miei tre pensieri.

    Giustizia: in generale non posso che condannare uno stato che si crede risarcito rinchiudendo una persona in galera per anni. Vale sempre, per tutti i criminali e tutti i crimini.

    Criminale o presunto tale: visto che anch’io ho i miei pregiudizi, credo che al suo posto avrei giocato comunque “la carta del povero rom”. Che io sia colpevole o meno.

    Accusa: comprendo e perdono il pregiudizio della mamma, perché le ha dato i tempi giusti per gridare al lupo. Dopo, però, l’effetto buono del pregiudizio non c’entra più niente.

    Dalla denuncia in poi è solo umana miseria.

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