Anatomia del Disastro. Default, The Day After 56


Nonostante la censura, le notizie che arrivano dalla Grecia sono così allarmanti che è ormai impossibile nasconderle. I fatti parlavano già da settimane. Un paese che per ottenere prestiti è costretto a promettere interessi annuali superiori al 100% (in questo momento 130%) è già fallito.  Il silenzio stampa che ha coperto la vicenda ha evidenti fini anti panico.  Mentecritica ritiene che la piena consapevolezza delle persone sia più utile alla comprensionde dei fatti ed alla loro valutazione. Quindi, dopo aver descritto genericamente cosa vuol dire fare default per una Nazione, provo ad ipotizzare un calendario degli eventi nei 100 giorni successivi alla dichiarazione di default italiano che, secondo stime statistiche, può giungere nel giro di poche settimane. Il giorno di dichiarazione del default verrà genericamente indicato come D-Day.

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Circa 4 settimane prima del D-Day

La fuga di capitali dall’Italia, già iniziata nei mesi precedenti, diventa un vero e proprio fiume in piena. Chi ha titoli di stato (di seguito denominati Pizza Bond) li liquida a qualsiasi prezzo e trasferisce il contante su banche estere, possibilmente fuori dalla zona euro. L’area privilegiata ed immediatamente raggiungibile rimane la Svizzera (anche grazie alla mancata adesioni Italiana al piano Rubik) in previsione di una robusta tenuta del Franco rispetto ad una forte svalutazione dell’Euro a seguito del default italiano.

Circa 3 settimane prima del D-Day

I Pizza Bond sono già praticamente cartastraccia. Le emissioni vengono completamente ignorate. Il rating del debito precipita senza controllo. La crisi di liquidità derivante dalla massiccia esportazione di ricchezza verso titoli e lidi più sicuri procura un blocco quasi totale del credito bancario che soffoca l’economia nazionale impedendo l’erogazione di mutui e prestiti. Il mercato immobiliare si ferma, le piccole imprese non sono in grado di pagare gli stipendi e le fatture dei fornitori. Inizia l’ondata dei licenziamenti e dei suicidi.

Due settimane al D-Day

Il governo vara misure rigidissime per continuare a ricevere credito internazionale. Tagli alle pensioni, tassa patrimoniale, prelievo coatto della tredicesima mensilità, aumento dell’IVA, sospensione sine die di ogni agevolazione fiscale, sospensione dell’assistenza medica diretta, sospensione delle esenzioni ticket, ritiro dei contingenti militari impiegati all’estero, sospensione dei finanziamenti alle regioni, aumento delle accise sulla benzina.  Le misure adottate hanno efficacia solo nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati perché la gran parte dei grandi imprenditori e delle società di capitale ha già spostato gli asset fuori dalle aree di influenza del governo italiano.

D-Day meno tre giorni

Il G20 si riunisce per decidere i provvedimenti necessari per affrontare la dichiarazione di insolvenza di uno dei paesi più industrializzati dell’area euro. Si prevedono ricadute imponenti in tutto il mondo e si tracciano le prime ipotesi di ristrutturazione per recuperare parte del credito. Proprietà immobiliari, asset industriali  e di servizi proprietà dello stato italiano sono oggetto di una vera e propria asta fallimentare in ragione delle quote di debito detenute. L’UE si attrezza per affrontare l’emergenza umanitaria e le possibili migrazioni verso le zone confinanti.

D-Day

L’incapacità di onorare il debito italiana viene ufficializzata. Si formano lunghe code per prelevare il denaro depositato presso banche ed uffici postali. La liquidità si esaurisce rapidamente. Il governo emette un decreto di congelamento dei depositi  bancari per evitare il fallimento a catena degli istituti bancari. Ci sono le prime proteste violente di fronte alle agenzie di credito che abbassano le serrande per tenere fuori le persone infuriate. Gli esercizi commerciali sospendono tutti i pagamenti tramite bancomat e carta di credito. Chi dispone di contante si approvvigiona di beni di prima necessità non deperibili. Gli scaffali si svuotano rapidamente. Le code ai distributori esauriscono il carburante disponibile nel giro di poche ore.

D-Day + 7

L’impossibilità di pagare i rifornimenti di petrolio costringe l’Italia ad attingere alle proprie riserve solo per continuare a garantire l’erogazione di energia elettrica. Le aziende più piccole sono completamente soffocate. Quelle più grandi predispongono violente ristrutturazioni per contenere i costi del personale. I sindacati si impadroniscono della piazza e la gente inizia a protestare contro il governo e le istituzioni.  Incominciano a scarseggiare i rifornimenti e i prezzi si impennano perché la struttura distributiva, fortemente dipendente dall’efficacia dei trasporti, è in completa crisi.

D-Day + 15

L’Unione Europea esclude l’Italia dalla zona euro e sospende la convertibilità fissa lira-euro.  La Banca d’Italia è costretta a coniare moneta e tutti i depositi bancari e postali sono automaticamente converiti in ragione di 1 Euro=1,937 Nuove Lire. Appena ammessa al mercato dei cambi, la Nuova Lira subisce una svalutazione di oltre il  100% rispetto all’euro. La svalutazione cresce di ora in ora. I Pizza Bond emessi in euro e venduti all’estero vanno comunque onorati in euro.  Quelli tra le mani di cittadini italiani vengono convertiti automaticamente in Nuove Lire con una perdita secca di oltre il 50% rispetto al loro valore in euro, vista l’immediata svalutazione della Nuova Lira. Questo mette il paese immediatamente in ginocchio caricando ogni cittadino di una perdita di ricchezza quantificabile in circa venticinquemila euro a testa. Vecchi e neonati compresi.

D-Day + 30

La Nuova Lira è utilizzata solo per le retribuzioni ai lavoratori dipendenti e per le pensioni. Tutti i pagamenti, nonostante una legge lo proibisca esplicitamente, si effettuano in euro o in dollari comprati sul mercato nero della valuta dove la Nuova Lira si deprezza di ora in ora.  Centinaia di migliaia di famiglie, quelle che sono arrivate alla crisi con riserve più risicate, sono ridotte alla fame. Le scuole sono costrette a chiudere per mancanza di fondi. Per lo stesso motivo, gli ospedali prestano cure solo per gravi problemi di salute purché i pazienti siano in grado di fornire medicinali e supporti medicali a loro spese. La gran parte della classe dirigente pre default ha già abbandonato il paese lasciando un vuoto di comando che non è possibile colmare rapidamente.

D-Day + 60

La sopravvivenza diventa un problema quotidiano per milioni di italiani. La disoccupazione sale al 30%. La piccola imprenditoria, asse produttivo del paese, scompare completamente travolta dalle insolvenze dei creditori e dalle pressioni dei debitori. Le proprietà immobiliari, tradizionale bene rifugio,  si svalutano mediamente del 50, 60% per l’azzeramento degli acquisti e per l’insolvenza diffusa degli affittuari.  A causa del debito contratto all’estero, le forniture di materie prime verso l’Italia si arrestano. L’elettricità viene razionata. L’acqua potabile erogata solo di notte. Il traffico automobilistico azzerato. I trasporti pubblici praticamente fermi. Chi ha ancora un lavoro deve raggiungerlo a piedi e se risiede lontano è costretto a dormire in ufficio. Rimangono aperti solo gli aeroporti di Roma e Milano. I riscaldamenti sono spenti in tutto il paese.

D-Day + 90

Le organizzazioni umanitarie internazionali organizzano interventi di soccorso per assistere le persone con gravi disagi con particolare attenzione a bambini e portatori di handicap che risultano completamente esclusi dai meccanismi di protezione tipici di una società civile.  Ai confini italiani l’UE predispone un cordone sanitario per evitare la diffusione delle malattie contagiose che si stanno sviluppando in tutta Italia a causa delle carenze vitaminiche, dell’assenza di vaccinazioni, presidi sanitari e delle critiche condizioni igieniche. Nelle grandi città, complice anche l’assenza di controllo del territorio, scontri, saccheggi e rivolte sono all’ordine del giorno. Lungo le grandi strade di comunicazione, i pochi veicoli circolanti sono frequentemente oggetto di rapine.

D-Day +360

L’Italia come nazione è un concetto ormai inesistente. Incapace di provvedere ai bisogni dei suoi cittadini, all’ordine, alla raccolta delle imposte e senza nessuna credibilità monetaria, lo stato centrale cessa di fatto di esistere. I territori periferici si convincono che l’unica strada per uscire dalla crisi è abbandonare il resto del paese a sé stesso. Senza un esercito o forze dell’ordine in grado di garantire l’unità territoriale, la repubblica italiana crolla sotto l’azione delle varie autonomie. Si suppone che ciascuno andrà per la sua strada, ma la storia non va esattamente così. Si può continuare a leggerla qui.

 

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Gran parte di questa nota è frutto di fantasia. Come il link al quale rimando in coda al pezzo.  Probabilmente i tempi nei quali ho contingentato gli eventi sono troppo ristretti, ma vorrei, con questa operazione di evidente mistificazione, far intendere a chi legge che la strada che ci si prospetta davanti  è molto più difficile di quanto ci appaia oggi. La storia della crisi Argentina in questo senso è  severissima maestra e la Grecia, per quel che credo, non tarderà a salire in cattedra.

Per redigere questo pezzo mi sono documentato

  • a questo link per quanto riguarda la convertibilità dei titoli di stato in caso di uscita dall’Euro
  • a questo link sugli impatti sociali e l’incremento dei suicidi in occasione di gravi crisi economiche internazionali
  • a questo link per la relazione tra crisi economica e spese militari
  • a questo link sui meccanismi che hanno condotto alla crisi economica argentina e sugli effetti che essa ha generato sul paese
  • a questo link per i problemi che una crisi economica induce sulla popolazione di una nazione

Ho poi guardato questo documentario coprodotto dalla televisione svizzera che mi ha fatto vedere più oltre di quanto vedessi prima. Fate quello che volete, ma al vostro posto investirei un paio d’ore e lo guarderei.

 

 

 


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.