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Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco




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Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a un’escalation di anatemi antigay da parte di alti prelati della Chiesa cattolica. La miccia è stata accesa da mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Di fronte alla proposta di una regolamentazione delle coppie di fatto avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, ha preso carta e penna per scrivere una lettera dai toni apocalittici e perentori (“Dio vi giudicherà, anche se non credete”) tra cui spicca la frase: “E’ ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.

Lo stesso Caffarra, rigido censore dei “sodomiti”, che però, a quanto risulta, non ha mosso un dito (anzi…), per difendere una bambina dagli assalti d’un confratello pedofilo. Stesso comportamento tenuto dal vescovo ausiliario mons. Vecchi, anch’egli distintosi varie volte, in passato, per i suoi strali contro i gay, accusati nientemeno che di alimentare la violenza . Pochi giorni dopo il card. Lozano Barragan, già famigerato per aver dato dell’assassino a Beppino Englaro e per la sua somma indifferenza verso i veri crocifissi della Terra (immigrati, disoccupati ecc.), ha creduto di doverci ricordare, scomodando nientemeno che san Paolo, che “omosessuali e trans non entreranno nel regno di Dio“.

Anno nuovo, mondo vecchio: all’indomani della vittoria di Nichi Vendola alle (inutilmente) sofferte primarie del Pd, mons. Babini, vescovo di Pistoia, ha rincarato la dose, invocando addirittura la scomunica latae sententiae. Dopo aver premesso di “provare ribrezzo a parlare di queste cose” e di considerare “aberrante” la pratica omosessuale, ha dichiarato che “dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. All’omosessuale dichiarato e conclamato non va data mai la comunione”.

Non è forse ozioso sapere cosa pensa Sua Eminenza dell’Islam (“una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso.. L’Islam è unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni islamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall’Islam, prima di essere colonizzati”: nemmeno Fallaci e Calderoli avrebbero saputo dir meglio), e soprattutto della recente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma: “Il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza è arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori [la definizione, come ognuno ricorderà, è di Giovanni Paolo II]. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa è nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Qualche giorno fa, stessa musica ancora dalla Toscana, per bocca dell’arcivescovo emerito di Grosseto, mons. Scatizzi: niente comunione ai gay “conclamati” (come una malattia contagiosa?), perché “l’omosessualità è un disordine”. E, contemporaneamente, il Vaticano ha ammonito il governo: guai a finanziare campagne contro l’omofobia (altrimenti potrebbe sgretolarsi l’alleanza d’acciaio che pure i due soggetti hanno siglato).

E’ finita? No; sebbene non intendiamo addentrarci nelle sordide secche del caso Boffo, il bruciante intervento di don Farinella basta e avanza – notiamo come, per diffamare qualcuno, sia Feltri, sia il Vaticano non trovino di peggio che dargli dell’omosessuale. Non dell’assassino, del mafioso, del corrotto; tutto può essere perdonato, tranne l’omosessualità, naturalmente se “conclamata” (giacché, se nascosta, non infastidisce nessuno, non dà scandalo, soprattutto non se ne parla; quindi, il problema non esiste).

La Chiesa cattolica italiana, attualmente, si trova a esser governata da simili pastori. Non si vuol generalizzare, sia chiaro; resta il fatto che si tratta di personaggi potenti, influenti e molto attivi sui mass-media. Anziani “lefebvrizzati”, che nemmeno si accorgono di rasentare il ridicolo quando distinguono gli ebrei dall’ebreo Gesù; vecchi e arcigni custodi d’un inesistente Ordine Costituito, che invocano l’apartheid dei “diversi”; sepolcri imbiancati, teologicamente balbuzienti, i quali, sulla scorta dei fondamentalisti islamici che millantano di disprezzare, decontestualizzano Paolo dimostrando una paurosa ignoranza e superficialità sui testi sacri. Gli esegeti più autorevoli (anche in campo cattolico) da tempo ormai hanno ammesso, senza tema di smentite, che san Paolo non poteva certo riferirsi agli omosessuali come li conosciamo oggi, visto che ai suoi tempi la parola non esisteva nemmeno, per non parlare dei trans, che non mi risulta frequentassero i sacri palazzi nel primo secolo dopo Cristo. A parte che Paolo non può esser sbrigato in due maldestre righe, un dimenticato Yves Congar definì chiaramente grave errore “modernizzare un testo che aveva per contesto il paganesimo antico”. Paolo alludeva non agli omosessuali strutturali, ma a eterosessuali che, per vizio e/o curiosità, si abbandonavano a pratiche diverse da quelle con una donna/uomo senza esservi costretti (ed era il caso di taluni circoli intellettuali pagani, ma non solo, visto che Dante punisce tra i “sodomiti” esclusivamente “cherci e litterati di gran fama”, lasciando intendere che si trattava di una perversione riguardante le annoiate classi ricche).

Che poi Paolo disapprovasse anche l’omosessualità come tale, quando l’avesse conosciuta, è con ogni probabilità vero; come è vero che non tutte le rivendicazioni degli omosessuali sono moralmente accettabili; ma il discorso meriterebbe ben altro approfondimento e siamo noi a provare ribrezzo, e dolore, a dover ribadire queste ovvietà ai principi della Chiesa.

Lozano (e i suoi illustri confratelli) fingono pure di dimenticare sia il documento del ’75 Persona humana, che già adombrava l’idea di un’omosessualità per dir così innata (oggi si sta tornando a considerarla vizio o malattia da guarire; le pubblicazioni cattoliche dànno molto spazio alle cosiddette “teorie riparative”, miranti a “convertire” gli omosessuali in eterosessuali), sia il Catechismo del ’92. Lo smemorato del Vaticano smarrisce poi in un cassetto della memoria un libro dell’illustre moralista Xavier Thévenot pubblicato in Italia nel ’92 con l’imprimatur, Omosessualità maschile e morale cristiana (Elle Di Ci), dove i passaggi su san Paolo sono molto ben analizzati (pur nel rispetto della tradizione più ortodossa). Si tratta di uno dei testi in materia più autorevoli e rigorosi, ancor oggi.

Né gl’importa di quel documento dei vescovi americani Pur sempre nostri figli. Forse perché destinato, appunto, a lontane contrade. La Chiesa universale sembra molto più interessata all’orticello italiano.

I nostri vescovi, dimentichi del Vangelo e dell’umana compassione, dimostrano però un intuito politico assai acuto. Essi sanno perfettamente che gli unici dai quali possano ricavare qualche mondanissimo profitto sono gli atei devoti, cui della religione poco cale, ma sono molto sensibili alle richieste temporali della Chiesa, e a cui non costa nulla sacrificare gli scandalosi “diversi” (se conclamati: gli stessi concetti, del resto, enucleati da Joseph Ratzinger in un documento del ’92). Tornino nel silenzio, smettano di essere conclamati e di suscitare scandalo; in cambio, il governo continuerà a elargire generose somme di denaro alle scuole cattoliche e a impinguare le tasche degli insegnanti di religione, mentre l’istituzione pubblica, sovversiva e “laicista”, può andare allo sfascio. Da parte sua, l’altra metà del Tevere non smetterà di accordare alle “autorità” la sua paterna benedizione. E le leggi inumane contro gli immigrati, la corruzione diffusa, la disoccupazione, le patenti ingiustizie, i decreti ad personam? E la perdita del senso di fiducia da parte di tanti giovani, privati del sogno di costruirsi una vita prima ancora d’averlo accarezzato?

Dottrinariamente, l’anatema contro gli omosessuali costituisce invece un altro passo (pretestuoso) per il definitivo affossamento del Vaticano II. Se questo è il passato che ci attende, c’è poco da stare allegri.

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Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco è di Daniela Tuscano

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Comments

12 Risposte a “Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco”
  1. Cami scrive:

    Io rimango allibita, ma seriamente. Benchè non sia credente e non sopporti la chiesa, alcune cose le so.
    Ma non era Dio ad aver creato gli uomini a sua immagine e somiglianza? Non era Dio ad aver detto che tutti sono uguali e tutti sono fratelli?
    Il cattolicesimo è tutto un controsenso. Il cattolicesimo non rispetta i suoi principi (tolleranza, uguaglianza).
    Se davvero un Dio esiste, di certo non sarebbe contento di questa situazione, dato che è stato lui stesso a creare le persone, quindi immagino si aspetti che chiunque a questo mondo venga rispettato per ciò che è.
    Se questi sono i principi della chiesa, che senso ha fingere che non esistano? Che senso ha ignorarli?
    Ripeto, io non credo a nessun Dio, ma mi rivolgo a coloro che ci credono e vivono con un paraocchi sul volto, intriso di ipocrisia e pregiudizi.
    La chiesa non mi piace e mai mi piacerà proprio per questo.
    Purtroppo quel che penso è che, se in alcuni paesi d’Europa l’omosessualità è stata accettata, qui in Italia sarà quasi impossibile.
    Abbiamo il Vaticano in Italia, che non permetterà mai la libertà agli omosessuali… e questo mi deprime.
    Via il Vaticano dall’Italia! O almeno, che la chiesa si tolga quel maledetto paraocchi e la smetta di giudicare.
    Scusate se il mio commento può sembrare offensivo verso la Chiesa, non è mia intenzione offendere nessuno, è solo il mio pensiero.
    Che l’amministrazione si senta pure libera di cancellare il mio commento se lo ritiene inappropriato.
    Un saluto,

    Cami

  2. daniela scrive:

    Per quanto mi concerne non mi hai disturbata, è la reazione logica di qualsiasi persona NORMALE di fronte a simili enormità. Figurati per una come me! Nel senso: io sono cattolica e PROPRIO PER QUESTO non trovo alcuna difficoltà a denunciare, nel mio piccolo, quelli che considero errori, storture e deviazioni del messaggio evangelico. Sai una cosa? Quando mi capita di ascoltare questi signori, dentro di me s’infonde una tale pace, perché il loro messaggio è così smaccatamente, apertamente anticristiano, che mi dà forza di proseguire, anche nelle difficoltà. So bene che mi espongo a equivoci, che esiste gente che, ormai, confonde (anche in malafede) Chiesa, cattolicesimo, cristianesimo e religione in generale in un’unica, intollerabile mescolanza, ma corro il rischio, perché solo discutendo ci si può confrontare e uscire dalle pastoie d’un “pensiero unico” livellante e omologato. Io voglio bene alla Chiesa, non mi sogno di uscirne e non appartengo alla schiera di chi professa “sì a Cristo, no alla Chiesa”. La Chiesa è la comunità, per due secoli faceva tutt’uno con la sinagoga, la sua è una storia travagliata e composta anche da uomini (e donne) santi e caritatevoli (anche sul tema dell’omosessualità, come ho illustrato tante volte anche da qui). Solo che i mass-media non sono interessati a loro. E le logiche di potere, da qui a qualche anno, come già in passato, hanno prevalso. Come puoi notare qui non c’entra un tubo né la religione, né la fede, né quel povero cristo di Cristo, ma solo calcoli bassamente umani, machiavellici o pure stendhaliani, secondo la cui cinica massima “onestà e rispetto sono valori buoni solo per la povera gente”. Ecco, non è un caso che Cristo si fosse scagliato con tanta virulenza contro i “ricchi”, e del sesto comandamento abbia parlato così poco. Anche se certi prelati vogliono far credere il contrario.

  3. Giacomo scrive:

    …i ricchi paese islamici non hanno mandato un soldo(*) ad Haiti…perché il vaticano sì?
    …la chiesa attualmente si trova ad esser governata da simili pastori…sono gli stessi di sempre, uguali a quelli dell’inquisizione.

    Suggerisco a tutti di leggere Odifreddi “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”. Illuminante è dir poco.

    (*) la notizia è tra l’altro falsa

  4. Michele scrive:

    La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli.
    Fonte:
    http://it.wikiquote.org/wiki/Citazioni_errate

    Aggiungerei: la televisione è il sonnifero.
    :-P

    Se qualcuno ha visto “religiolus” film documentario sulle religioni si ricorderà che quando la trouppe è andata a fare le riprese in vaticano è stata cacciata, ed anche in malo modo.

  5. daniela scrive:

    Le religione (da taluni, qui dentro, confusa con la fede), per quanto mi concerne, non mi ha minimamente “oppiata”, visto che l’articolo l’ho scritto io. Basterebbe e avanzerebbe per replicare a questi ultimi interventi.

    Odifreddi è semplicemente un professorino salottiero, non ha nulla a che vedere con gli “atei pensosi” che veramente (e sanamente) mettono in crisi, come Pasolini. Fra l’altro non potrebbe mai eguagliare “Perché non sono cristiano” (1927) di Bertrand Russell, al quale palesemente (e platealmente) vorrebbe ispirarsi, e che pure potrebbe essere confutato da chiunque abbia una cultura religiosa media.

    Ci ha provato anche Michel Onfray, qualche anno fa, col suo “Trattato di ateologia”. Forse qualcuno pensava (e/o sperava) non lo conoscessi, o me ne ritraessi inorridita. Errore.

    Gradirei, comunque, si rimanesse sulla questione. Chi ha letto davvero il mio articolo si è reso/a conto che la religione non c’entra nulla, il cristianesimo poi, men che meno.

    Ho denunciato una semplice, squallida storia di miscredenti al potere. Se vogliamo affrontare un altro tema, sono disposta, ma in una sede diversa.

    • Giacomo scrive:

      Premettendo che nel mio caso più che di ateismo, che è già “qualcosa”, parlerei di agnosticismo reputo la tua “reazione” piuttosto radicale e velatamente veemente e la cosa, ovviamente, mi consola certo d’aver colto nel segno.

      Tu stessa parli di errori, storture e deviazioni del messaggio evangelico facendo finta di dimenticare che la regolamentazione dottrinale e teologica dello stesso è in mano a quelle stesse persone che per secoli (millenni oramai) hanno coperto, ignorato, protetto e sono state colluse con gli autori delle storture stesse. Non mi soffermo sul fatto che poi occorrerebbe sapere quale sia poi, davvero, il messaggio evangelico, visto che di “vangeli” ce ne sono una dozzina almeno quattro dei quali adottatti ufficialmente quasi per dogma.
      La definizione di “professorino salottiero” data ad Odifreddi la dice poi lunga sulla tua prevenzione e non serve sciorinare sapienza con dotti riferimenti ad altri autori.

      Non si tratta d’andare fuori tema o, come sospetti in malafede, dei soliti luoghi comuni.

      Le posizioni di alcuni (alcuni?) esponenti della comunità che presuntuosamente si ritiene universale (cattolica) che riporti e condanni non differiscono molto dalle stesse che portarono Bruno al rogo o dalle continue, indebite e colpevoli invasioni di campo da parte del Vaticano che è l’istituzione più anacronistica che si possa immaginare visto che ancora oggi, pur di non ammettere, riconoscere e scusarsi dei propri e(o)rrori è stata spesso così spudorata da cercare di ritorcere a suo vantaggio i suoi stessi torti falsando la storia.

      Se non è nelle “scritture” è falso, è eretico, è demoniaco e via discorrendo.

      Questo è il principio che ancora oggi regola le posizioni dei quegli esponenti. Così come parlare di eliocentrismo ai tempi di Galileo, Keplero o prima ancora dello stesso Bruno minava le fondamenta stesse delle scritture così ancora oggi parlare di omosessualità ha lo stesso impatto concettuale. Dopo tutto la secolare sessuofobia della religione cattolica viene ancora più fortemente esacerbata dalla omosessualità. Cosa che ovviamente non impedisce di riconoscere come endemica la pedofilia radicata da sempre ed ovunque in chiese e parrocchie di tutto il mondo negando persino le evidenze di decine di diocesi ridottte sul lastrico dalle condanne con richiesta di risarcimento danni emesse da tribunali civili!

      Ecco perchè non ritengo d’esser andato fuori tema.

      • daniela scrive:

        Ho avuto una reazione veemente? Sì, può darsi. Non lo nascondo.

        Ma per le ragioni esattamente contrarie a quelle che accampi tu: illuminante il caso di Odifreddi. Mi definisci “prevenuta” nei suoi confronti, cosa che non sono affatto, lo considero “professorino salottiero” proprio per averlo letto; e, aggiungo, lo leggo ancora, e lo apprezzo come matematico, l’ho apprezzato anche nell’ultima intervista a “Repubblica”, proprio sul caso Galileo.

        Non ritengo di sciorinare sapienza e dotte citazioni. In parte, si tratta d’una semplice “deformazione professionale”. A un livello piùprofondo, mi sembravano utili all’uopo e le ho usate. Punto. Dovesse ripresentarsi il caso, lo rifarò.

        Non “fingo di dimenticare” proprio niente. So bene che i Vangeli “originari”, posto che siano mai esistiti in forma “pura” (storicamente, non sembra), ci sono giunti in modo molto frammentario. Però anche tu “fingi di dimenticare” che la Chiesa non è quella massa uniforme che pretendi di mostrare. In tal senso la Chiesa della Controriforma (Galileo, cattolicissimo fra l’altro, poveraccio, con un’altrettanto intelligente figlia suora – i due si scambiarono uno stimolante carteggio -, ho appena terminato di spiegarlo a scuola), la Chiesa della Controriforma, dicevo, non è la Chiesa di don Milani e di papa Giovanni, non la Chiesa di Francesco e di Turoldo, di Edith Stein e di Teresa di Gesù. Pertanto affermare che quella Chiesa è la stessa che condannò Bruno e Galileo ha lo stesso valore di chi accomuna l’Islam sotto la categoria dell’integralismo, ecc.

        Aggiungo che lo stesso Galileo, lettera a padre Castelli (la citazione è d’obbligo: ma conosci questi celebri passi, no?), asserì che il moto eliocentrico NON si trovava nelle Scritture; come infatti non si trova; e che quindi non si capiva perché ci si dovesse opporre a esso ecc.

        Poi venne condannato egualmente, ed è abbastanza logico dal punto di vista di Bellarmino giacché l’eliocentrismo, che di religioso in senso stretto non aveva ovviamente nulla, portava però a una visione dell’essere umano (e dell’ordine del mondo) diametralmente opposta a quella della sensibilità del tempo. E della gerarchia ecclesiastica, certo. Questo era il reale motivo della condanna. Questioni di potere – e, in parte, psicologiche. Non ho alcun problema a riconoscerlo e, anzi, lo dico sempre: si tratta d’una pagina nerissima della storia della Chiesa, come del resto questa, che, lo ripeto, sono stata io a render nota; e non per la prima volta; se digiti il mio nome su “Cerca” trovi molti altri miei interventi su Chiesa e omosessualità; altri commenti, perdonami, meno semplicistici dei tuoi, cui però son grata perché hanno messo alla prova le mie convinzioni profonde, stimolandomi al confronto; e altri molto, molto simili a quelli che scrivi tu. Di qui una mia certa animosità. Non perché mi sia sentita messa in crisi da te, ma perché sono un po’ stanca di dover ripetere sempre le stesse cose, e affrontare i consueti luoghi comuni. D’altro canto, anche tu hai ragione, perché pubblico degli scritti, e mi espongo a episodi di questo tipo.

        Non è quindi l’autorità delle Scritture che verrebbe minata, ma quella vaticana, semmai. La sua antropologia, almeno per certi versi (per altri, la considero valida). Il tuo errore è che continui a identificare le Scritture col Papa e l’obbedienza a un cieco e bovino asservimento a dettami assurdi calati dall’alto. Quell’obbedienza che per sant’Ignazio era “perinde ac cadaver” e per don Milani “non più una virtù”. Entrambi nella stessa Chiesa, uno santo, l’altro non ancora (tempi non ancora maturi), ma lo diventerà, ne sono certa. Tra i teologi contemporanei, Vito Mancuso ha tracciato, ne “La vita autentica”, un appassionante concetto di “verità”: problematica, non irrefragabile; e chi vuol “possedere” Dio pecca di superbia, foss’anche il Pontefice in persona (San Paolo scriveva: persino un angelo).

        Ribadisco quindi che non era questo il motivo del contendere, e che tu non hai badato nemmeno all’essenza della mia risposta, fermandoti agli aspetti formali(citazioni…), scambiate erroneamente come inutile e compiaciuto sfoggio di cultura, quando invece si trattava, e chiunque meno prevenuto di te l’avrebbe compreso, di un “supporto” che mi sono permessa sia per esprimermi meglio, sia per confutare con maggior cognizione di causa le tue tesi della Chiesa come “blocco monolitico”.

        • Giacomo scrive:

          Se prima era “velatamente veemente” (mi cito) ora lo è palesemente. Non intendo polemizzare oltre, il fatto stesso che definisci “santi” taluni o talaltri mi basta. Insegni leggo. Spero non sia religione perché mi diventeresti automaticamente invisa, nulla di personale ovviamente :-D (visto che, a differenza di tutti gli altri docenti della scuola pubblica nostrana, gli insegnanti di religione hanno canali preferenziali e guadagnano anche più dei loro “colleghi”…)

          • daniela scrive:

            Insegno lettere, non religione. Non solo non ho alcuna “corsia preferenziale”, non solo guadagno esattamente come tutti gli altri poveri cristi della scuola pubblica italiana (cioè, poco), ma mi sono fatta anche un precariato di 19 anni. E mi sono battuta e mi batto contro i privilegi assurdi e clericali dei colleghi di religione. E nonostante ciò, tu non sai far altro che rabberciare una frecciata sciapa, fuori luogo e offensiva, naturalmente non degnando minimamente, né capendo (o, peggio, fingendo di non capire) il senso del mio discorso, ma soffermandoti su un termine, “santi”, che ho usato e NON ME NE VERGOGNO, anzi, ne vado fiera. Non è mica una parolaccia.

            Di tipi come te ne ho incontrati a bizzeffe. A te non importa un fico di quanto affermo, in realtà. A te preme solo dimostrare che i credenti, tutti, senza alcuna distinzione, sono stupidi, intolleranti, ignoranti e prevenuti. Ed è perfettamente logico che io ti sia antipatica: non sono omologata, non rispondo al tuo stereotipo. Sono assolutamente felice di questo nostro “scambio di idee”, anche se ci ho perso un po’ di tempo. Sono felice perché ognuno può rendersi conto dello spessore delle tue argomentazioni, che – ripeto – esulano del tutto dal tema principale, sul quale si doveva e si poteva trovare un accordo. Invece, no: dapprima ti sei avventurato su un’improbabile esegesi biblica, poi, deluso di non trovarti di fronte a un’ascoltatrice di Radio Maria, non hai trovato di meglio che soffermarti su quel vocabolo, santi, che per te è un orrore, un’obsolescenza controriformista, e invece, lo ribadisco, a me piace moltissimo; appartiene alla lingua italiana; e vi ricorro. Del resto, anche un bambino, nemmeno troppo perspicace, comprenderebbe che mai e poi mai discriminerei le persone nel modo che millanti tu.

            Io discrimino solo tra chi vuol ragionare, e chi si rifiuta di farlo; ma non mi soffermo ancora su queste banalità.

            “Last but not least”, la tua miseranda e qualunquistica ironia (infarcita da un significativo “invisa”, sia pur attenuato da un poco credibile emoticon) sul mio lavoro e la mia professionalità.

            E di cosa si doveva discutere in questo post? Del rapporto tra fede, omosessualità, clero. S’è visto dove siamo finiti, grazie a te.

            Ho da fare, amico. Mi aspettano pile di aggiornamenti per potermi mettere alla pari in graduatoria nella speranza sempre più vana di un impiego più stabile. Ho il mutuo da pagare. Ti lascio a leggiucchiarti Odifreddi nel tuo tiepido salottino “razionalista”.

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