Anarchia d’opinione. 55


Negli ultimi anni l’avvento di internet ha messo la conoscenza a portata di tutti rendendo possibile informarsi ed ampliando  i propri orizzonti con una facilità impensabile fino a pochi anni prima. Non solo, ha reso più semplice la divulgazione, facilitando il lavoro di chi decide di spendere parte del proprio tempo per condividere con i profani le conoscenze del proprio ambito di competenza. Il desiderio di divulgare per un tecnico è spesso connesso a quella sorta di isolamento culturale in cui è portato a trovarsi vivendo in una società in cui ciò di cui si parla è sconosciuto ai più e i termini che usa risultano, pertanto, incomprensibili.  La divulgazione nasce dunque dalla desiderio di condividere il proprio sapere e di mettere a disposizione i mezzi basilari per la comprensione di argomenti a cui la maggioranza della popolazione risulterebbe, altrimenti, totalmente estranea.
Da un così potente mezzo e da un proposito altrettanto, se non più, nobile sarebbe stato legittimo aspettarsi un miglioramento della condizione culturale, un po’ come quando, a suo tempo, la televisione alfabetizzò un  gran numero di anziani e lavoratori che nella loro vita non avevano avuto la fortuna di studiare.
Analizzando la situazione, invece, possiamo notare come l’ignoranza generale si sia mantenuta, se non addirittura peggiorata, mentre, al posto di una maggiore capacità di comprensione in altri ambiti, si è sviluppata una diffusa supponenza che io amo definire tuttologia dilagante. Mi spiego. L’avere a disposizione i mezzi per informarsi un po’ su tutto ha avuto come innaturale conseguenza l’incapacità di interessarsi veramente ed approfondire a questo o quell’argomento specifico. Quando parlo di approfondire, non intendo leggere un numero di blog o di articoli dedicati ad un tema superiore in percentuale a quelli dedicati ad altri, ma studiare, lavorare, costruire un percorso necessario al raggiungimento di un grado di competenza  che sia reale ed accettabile.
Probabilmente, c’è un problema di fondo nel percepire la differenza tra informazione e competenza. Essere a conoscenza di ciò che accade nel mondo, di quanto ci circonda o di punti di vista più o meno interessanti sui fenomeni che si susseguono nella società, non porta necessariamente alla profonda comprensione degli stessi. Infatti, se per essere informati è sufficiente avere sensi funzionali ed una memoria sufficiente ad immagazzinare notizie di vario stampo, per essere competenti è necessario essere in possesso di tutta una serie di strumenti necessari per comprendere ed interpretare, fermo restando che in entrambi i casi rimane fondamentale lo spirito critico.
Tecnicamente, possiamo definire competente solo un individuo che ha formazione specialistica in un dato campo e che, pertanto, ha progettato il proprio percorso in modo da studiare prima ed applicare poi  i vari aspetti di una disciplina. Ciò dovrebbe conferirgli la capacità non solo di esprimere opinioni sensate sulle teorie altrui, ma anche di formularne di proprie dotate di una certa dignità.
Questi concetti sono alla base della differenza sostanziale tra un letterato appassionato di astronomia ed un cosmologo o un astrofisico. Questi ultimi, infatti, hanno fatto coincidere una propria passione con studio e lavoro guadagnando delle conoscenze, teoriche e pratiche, che non si acquisiscono in altri ambiti. Nulla impedisce, col tempo, di colmare parte delle lacune nella conoscenza scientifica di un astrofilo, ma è assai improbabile che questi raggiunga autonomamente il livello di un astrofisico o di un cosmologo. Il lavorare nell’ambito delle scienze dell’universo, infatti, presuppone il dedicare all’argomento un tempo di gran lunga maggiore  rispetto a quello che il professore di lettere sarà in grado di dedicarvi tra lezioni e compiti da correggere, pur dedicando il proprio tempo libero interamente alla lettura di testi di divulgazione.
E’ importante ricordare, inoltre, che per quanto un testo divulgativo possa essere partorito da un brillante intellettuale, questo implica sempre un certo grado di semplificazione dell’argomento che porta ad omissioni più o meno rilevanti in modo da rendere il tutto più digeribile a chi non è nel campo. A ciò si aggiunge la non diretta correlazione tra la qualità del testo e la capacità di comprensione di chi lo legge: il fatto che io legga che il sole è caldo non implica necessariamente che io abbia gli strumenti per capire il significato reale del concetto.
Specializzarsi in vari ambiti era ancora possibile molti anni fa, quando le conoscenze in ambito scientifico, ad esempio, erano ancora limitate e ci si destreggiava con una certa facilità. Il progresso tecnologico e nella ricerca, tuttavia, ha aumentato talmente la mole di dati e nozioni a nostra disposizione che è impossibile per un solo individuo gestirle ed immagazzinarle tutte. Per eccellere in qualcosa, bisogna rinunciare a farlo in un’altra. Per questo è diventata necessaria una suddivisione dei ruoli nella società, qualcosa che, però,  presuppone due importanti qualità: l’onestà intellettuale da una parte, l’umiltà dall’altra. La prima in grado di impedire che chi più sa approfitti della propria posizione a danno di chi ignora un argomento. La seconda perché chi non è esperto sia in grado di comprendere il proprio limite ed affidarsi ad un luminare nel campo in cui non è competente. Affinché il sistema specializzato (lasciatemelo chiamare così) funzioni correttamente, il rapporto da queste due “qualità” deve essere reciproco e costante, qualsiasi siano le persone coinvolte.
Purtroppo, anni di truffatori, approfittatori e ciarlatani, oltre ad una buona dose di malafede intrinseca, hanno logorato l’equilibrio di questa relazione portando al caos che non sempre è cosa buona e giusta. L’ ignorante, legittimato dalla disonestà di alcuni intellettuali, è sempre pronto a credere che il competente abbia come unico obiettivo il prendersi gioco di lui e si convince, informandosi al meglio delle proprie possibilità, ma comunque attraverso web e divulgazione, di poter confutarne le ipotesi anche quando queste hanno un fondamento solido. Viceversa il competente, costretto sempre più spesso a rapportarsi con l’ostilità dell’ignorante, è dissuaso dal confrontarsi e tende sempre più ad allontanarsi ed intrattenersi  con chi ritiene al proprio livello o, comunque, più ragionevole. Ne consegue la totale assenza di collaborazione tra le due categorie.
Questo è il processo che con il suo perpetuarsi ha condotto alla attuale, ed assai diffusa, anarchia d’opinione, intesa come l’abitudine di esprimere il proprio pensiero senza alcuna regola o oggettività asserendo l’uguale valore dell’opinione a prescindere da chi la abbia espressa. Ci troviamo di fronte allo sconfinamento della libertà d’opinione nel campo della pretesa di aver ragione.
Nella realtà, non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Tutti hanno ugual diritto di esprimere la propria opinione, ma il livello di competenza di chi le sta dietro ha una rilevanza fondamentale. Per dirla in altri termini, due corpi di uguale massa hanno peso differente a seconda del sistema in cui ci si trova.  Così, se la massa è l’opinione in campo medico, essa avrà peso differente se ad esprimerla sarà un chirurgo o un calzolaio.
E’ in base a questa consapevolezza ed alla coscienza di come sia necessario specializzarsi, senza tuttavia dimenticare gli altri ambiti della conoscenza umana,  che i ruoli di responsabilità ed i compiti nella società andrebbero gestiti e distribuiti. L’averlo dimenticato ed il confondere costantemente informazione e competenza ha portato alla situazione attuale di promiscuità dei ruoli:  non laureati senza trascorso scientifico gestiscono il Ministero della Salute, Psicologi farfugliano di Biologia Cellulare, impiegati in ragioneria si improvvisano docenti di economia. Personalmente, annovero questa situazione tra le tante cause dello sfacelo e dell’inettitudine della classe dirigente che manca degli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro i quali sono stati sostituiti dall’informazione e dall’interesse personale, quando ci sono.
Alla fine di questo ragionamento fin troppo prolisso, approdo ad una domanda a dir poco basilare: vogliamo renderci complici di questo disordine o vogliamo imporci di ostacolare, per quel poco che è possibile, la deriva entropica del pensiero nella società? Il ritorno al corretto rapporto tra le qualità di cui parlato in precedenza è un passo fondamentale per ricucire lo strappo creatosi tra dottori ed appassionati la cui collaborazione è fondamentale per un corretto funzionamento della macchina sociale in quanto ruoli dinamici che variano e si scambiano a seconda dell’ambito in cui ci si trova. Affinché una squadra funzioni, ognuno deve giocare il suo ruolo,  ed il portiere deve fidarsi dei suoi difensori. Forse è la voglia di giocare tutti in attacco che ci sta portando a lasciare la porta sguarnita perdendo, irrimediabilmente, ogni partita.

Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

55 commenti su “Anarchia d’opinione.

  • bezzicante

    E’ superfluo dire che concordo con la battaglia contro la deriva entropica del pensiero nella società. Non credo che vinceremo a livello popolare, e credo che l’isola della ragione sarà sempre più ristretta. Gli stupidi amano seguire i guru improvvisati e troveranno sempre un sito web che dà loro ragione… Oltre a problemi di precipitazione della cultura media italiana, come ha denunciato giorni fa @eli4never sempre qui su MC, c’è il problema di Internet che diffonde assolutamente di tutto. Per esempio io sto disperatamente cercando di capire qualcosa sui rettiliani: ci sono siti che dicono che esistono e siti che dicono che non esistono… Aiutatemi, vi prego, devo sapere se esistono oppure no!

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Certo che esistono i Rettiliani 😀 chi pensi che paghi tutti gli scenziati per dire fandonie a “laggente”?

  • Django

    Cara Mumon, sono completamente d’accordo: solo chi conosce profondamente una disciplina per averci dedicato con fatica una parte della sua vita, in vista delle applicazioni pratiche che possono essere governate solo con la conoscenza dei meccanismi, può esprimere giudizi e critiche di metodo.
    Cara Mumon , non sono completamente d’accordo perché chi studia profondamente una disciplina ha bisogno di identificarsi con essa, talvolta sopprimendo la sua “mente critica” e trovo avvilente l’idea che “ognuno deve stare al suo posto”. Chi decide il posto di chi? E la macchina sociale, in quanto macchina non sottintende un meccanismo acefalo e potenzialmente cieco seppur dotato di procedimento logico?
    To be or not to be,that’s the question…

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      Grazie per il commento 🙂 ovviamente ci sono delle approssimazioni nel mio post, queste si sono rese necessarie sia per rendere più semplice la stesura dello stesso (all’inizio era un groviglio terribile di idee), sia per non renderlo pesante e illegibile. E’ il limite di divulgare e non scrivere trattazioni. Tuttavia sollevi un problema di rilievo che, magari, potrebbe essere trattato in un altro post.

      • Django

        Io ti ringrazio per la tua grazia e per il tuo essere una giovane preparata e che si pone delle questioni di corretto comportamento sociale invece di disinteressarsene. Io sono solo un vecchio cercacavilli e ti ricambio il sorriso a lettere perché non so nemmeno usare gli smile!

  • Django

    P.S. Siccome sei una scienziata di livello, avendo letto tutti i tuoi post precedenti, devo preoccuparmi per quella cosa dei Rettiliani? Non è che dici ridendo una cosa, così che noi pensiamo che scherzi, in modo che non ci venga il sospetto che sia vera?

    • Mumon89 L'autore dell'articolo

      ahahhahaha Definirmi scienziata di livello è un attimo fare il passo più lungo della gamba, diciamo che ci sto lavorando. Infatti, ancora non percepisco alcuno stipendio dai rettiliani 😀

      • salvo ruotolo

        @Mumon89
        Spero non sembri una sviolinata, anche perché, personalmente, non conosco l’Autrice, ma questo post è davvero ben fatto. Aiuta a mettere per iscritto, riflessioni che, almeno nella mia testa, talvolta si rincorrono confusamente. Thank you, @Mumon89! E complimenti! Tra qualche settimana, andrebbe rilanciato. Io ci sono! 🙂

  • fma

    Nella realtà, non tutte le opinioni hanno lo stesso peso.

    E’ verissimo, ma non è un problema nuovo: ne sutor ultra crepidam!
    Quel che c’è di nuovo, secondo me, è la convinzione diffusa che le opinioni debbano avere tutte lo stesso peso perché siamo in democrazia. 😉
    Complimenti per l’articolo Mumon, è pressoché perfetto. Detto da uno che non lo dice spesso.

  • Mario

    Il diritto di ciscuno ad esprimere la propria opinione è fuori discussione. Lo è anche il diritto di pensarla come quella “più” giusta.
    Ognuno, un’opinione. Fin qui, tutto bene.
    I problemi nascono perché non siamo tutti uguali nella promozione delle proprie idee (in termini di autorevolezza o di potere) ma sopratutto perché non abbiamo pari basi per giudicare quelle altrui.
    Ed ecco che il ciabattino può parlare solo di scarpe.
    Un mondo di professori in cattedra; a turno nei banchi.

  • Vittorio Mori

    Ordine ? Ruoli ? Cos’è questa deriva fascista ? Tutti oramai hanno il diritto di dire qualunque fanfalonata, basta avere un sufficente numero di “like” 😉 Su un famoso blog della Casaleggio editori leggevo i commenti sulla storiella della bottiglia infilata nel tetto per fare luce (con annessa richiesta di obolo a fine video) e ho pensato: basta veramente poco per essere eroi nell’era di Internet. Un sacco di ggente su facebook ha commentato “la luce aggratise, ‘n culo all’enel, alla spectra, agli illuminati e al signoraggio!”, dimostrando l’intelligenza media del pitecantropus africanus che campeggia felice nella rete. Purtroppo gran parte dell’elettorato del movimento (oops, stavo per scrivere partito!) che ho votato di recente pesca proprio in questa brodazza qui. Brodazza non proprio profumata. Le basi, mancano le basi. E chi non ha l’esperienza ha metà della scienza.

  • twitter_passionescatto

    A)”l’ignoranza generale si sia mantenuta, se non addirittura peggiorata.”
    Dubito possa accadere per gli stessi soggetti che frequentano il Web. L’intervenire “commenti” anche in maniera indotta “tifoseria ,partigianeria ,plagio” e stupida provoca la necessità di leggere ed acquisire nozioni.La stupidità merita un capitolo a parte.
    B)”possiamo definire competente solo un individuo che ha formazione specialistica”
    Vero sino ad un certo punto.Talvolta categorie al di fuori della conoscenza specifica hanno prodotto risultati superiori ai ricercatori ufficiali.Dedicandosi anima e corpo allo studio con la determinazione dettata persino dalla sopravvivenza. Il Film “L’olio di Lorenzo” tratto da una storia vera è l’esempio limite.
    Inoltre lo specialista,talvolta, si immedesima troppo nei numeri e nelle formule come nei principi fondanti la disciplina che perde il contatto con la realtà che lo circonda.
    Tutto l’articolo è un’analisi frutto di osservazione precisa e pienamente condivisibile.Complimenti…
    Alcuni di questi brani li userò per rispondere a commentatori fuori dalle righe.

  • Alberto

    I contenuti espressi nel tuo articolo sono condivisibili.Ma il titolo che hai scelto decisamente NO!.E’ fuorviante ,e oserei aggiungere etimologicamente scorretto,definire la questione con la parola ANARCHIA.La quale viene puntualmente bistrattata,svuotata,rivoltata del suo corretto senso terminologico.ANARCHIA NON SIGNIFICA CAOS!…..TUTT’ALTRO.
    Sottoscrivo pienamente il tuo punto di vista,riguardo alla DIFFERENZA tra INFORMAZIONE e COMPETENZA , ed ai consequenziali stati confusionali generati da una epocale “rivoluzione della comunicazione”.
    PACE ALLE CAPANNE,GUERRA AI PALAZZI!

I commenti sono chiusi.