Amore Incidentale
3 aprile, 2009 - 8:00 di Jules Winnfield
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Supervisore con funzioni di controllo sugli scontri automobilistici in Italia con delega esclusiva limitata ai soli casi mortali. Si potrebbe considerare una promozione ma non lo è. Un turno massacrante: 14 casi al giorno, uno ogni ora e mezza, tutti i giorni. Ma non è quello. Trattasi di questione non incidentale ma di punizione prevista e già scritta, una punizione per la mia debolezza. Inevitabile oramai, ma avrei potuto evitarla.
Vedrò morire migliaia di persone ma non sarò io ad ucciderle né potrò salvarle. Ecco che arrivano gli angeli di lamiera, il frutto di un amore perverso, affamati ed insaziabili. Si comincia.

Si comincia, si parte dalla Sicilia. Molti di quelli che sognano il teletrasporto non si rendono conto di quanto sia terribile. Non è doloroso, affatto. Ciò che sconvolge è il senso di dissoluzione e smembramento che avviene ad un livello così elementare che quasi sfiora l’anima. E’ difficile spiegare, io stesso non capisco anche se so che non è una tragica fatalità, né un incidente. Ciccio ha la mia stessa età, è nato lo stesso giorno, dello stesso mese, dello stesso anno. Ciccio morirà oggi, davanti ai miei occhi. La crudeltà del Signore delle Tenebre va ben oltre ogni umana comprensione, non si può spiegare, non ci provo nemmeno. E’ un avvertimento chiaro, questa volta non si scherza. Coraggio, niente esitazioni, niente sentimentalismi. Solo facendo il mio dovere posso sperare di ottenere una nuova promozione. Posso fare ben poco, posso non guardarlo in faccia, posso condividere il tormento del suo assassino, posso mitigare la furia degli angeli. Posso illudermi che esista una terza via davanti al bivio che separa la vita dalla morte.

La Megane argentata sfreccia sul viadotto, io siedo sul sedile passeggero. Altra non-coincidenza per questo non-incidente. Ricordo che le prime volte attendevo sul ciglio della strada nel punto esatto in cui l’impatto sarebbe avvenuto, ma a debita distanza. Mi premevo le mani sulle orecchie e strizzavo gli occhi ma qualche istante prima sbirciavo come un fanciullo. Tutto regolare, eseguivo gli ordini con un pizzico di codardia ma forse proprio per questo in maniera rigorosa. Poi, in una calda notte di luglio, sulla lista comparve il suo nome, Megan, e io non volevo crederci. Quando l’angelo tutore lo pronunciò fu come se il rumore di unghie spezzate sulla lavagna si moltiplicasse. Il sangue gocciolò dall’indice impolverato della nostra maestra o forse scivolò giù dal crocifisso un po’ arrugginito lasciando una scia lucida sull’ardesia. Il gesso troppo piccolo o l’unghia troppo lunga, una disattenzione o una premonizione causò quello scivolamento ed il conseguente schianto e l’urlo che fece letteralmente tuffare la mia piccola amica, Megan, tra le mie braccia. Perché questo ricordo proprio ora?
Com’erano profumati i suoi capelli! A questo pensavo mentre guardavo il muro contro il quale sarebbe di li a poco andata a schiantarsi. Mi sforzo di ricordare quel profumo o il profumo balsamico del rosmarino delle grandi siepi dietro casa in cui giocavamo nei caldi pomeriggi estivi ma oramai tutto è sparito, cancellato dal tanfo di gomma bruciata di ruote che graffiano l’asfalto.
Che stupido, ero deciso a fermare la sua folle corsa, a frappormi tra lei e il suo triste destino. Nell’istante in cui tuffò ancora una volta tra le mie braccia capii che questa volta non potevo trattenerla.
Lo stridore dei freni alle mie spalle come mille unghie su una lavagna e poi lo schianto misto alle risate degli angeli di lamiera esultanti per questo ennesimo banchetto a base di olio lubrificante e sangue. Ne ho steso uno, e poi l’altro. L’ho strappata alla morte senza poterla riconsegnare alla vita. Per questo mi hanno tolto dalla strada, per costringermi accanto al suo letto per tutto questo tempo che ho trascorso non-vivendo con lei.

La Megane argentata sfreccia sul viadotto, io siedo sul sedile passeggero. Sussurro nelle orecchie dell’autista , caccio via gli angeli perché a predare questa volta saranno gli uomini.
Ascolterò la parole di conforto pronunciate dal prete sfumare nella pioggia battente quindi tornerò nel luogo dove risiede solo il pianto e lo stridore dei denti stringendo tra le braccia un fragile senza più chiedermi il perché.
(, , 177): Quale delle foglie, | tale è la stirpe degli umani. Il vento | brumal le sparge a terra, e le ricrea | la germogliante selva a primavera.
N.d.A.
Questo testo è opera di fantasia ispirato dai molti fatti di e dati .
Gli Angeli di Lamiera sono un’idea di .
Art by
Amore Incidentale è di Jules Winnfield

ma le macchine e le moto veloci continuano a comprarle tutti. Ho un sacco di clienti, che erano ormai amici morti così. La maggioranza a meno di trent’anni.
Sarà per il mito di james dean e steve mc queen o per coglionaggine?
Coglionaggine, qualche volta per sfiga, e posso dire in tutta onestà che non gli ho dato da bere io, e spero di continuare a dirlo ma la cosa non mi consola. Quello che mi sconvolge che l’ultimo faceva anche volontariato, avrà visto tanti incidenti. eppure in una maledetta serata ha premuto l’acceleratore anche lui. Chissà cosa passa per la testa in quel momento. Certezza d’essere invulnerabili o voglia di suicidio?