Amici 50


Passeranno i giorni e questa cosa a poco a poco sparirà. Resterà nel tuo cuore, poi passerà anche il tuo cuore e questa cosa sparirà.
Resterà, forse, nelle parole che avrai detto a qualcuno. Allora questa cosa diventerà una storia. E se diventerà una storia, diventerà come un fiocco di neve e nascerà e morirà all’infinito, sempre diversa e sempre uguale.

Cosa sono 10 anni? Una manciata di esperienze, qualche ingenua certezza ed un cuore ancora tenero.
Con queste piccole armi, Gegio si trovò ad affrontare l’inverno più freddo delle sua vita.
Il grande Vecchio se ne era andato, anche quell’anno, ridendo col suo vocione e la notte dopo l’ultima notte dell’anno, il piccolo, giovane cane di Gegio era scappato nel vento gelido ed era morto.

Gegio era stato grande: aveva pianto sì, un pianto caldo e vero come sanno solo i bambini, ma aveva saputo arginare nel suo piccolo cuore quel dolore, facendolo diventare, il suo cuore, così grande da contenerlo tutto.
I fuochi dell’Epifania erano stati accesi e, per un momento, quei grandi fuochi avevano generato una enorme sfera di calore che sembrava capace di schiacciare il freddo acuto dell’inverno, indietro, nei campi di stoppie di grano e di stecchi di mais, freddi, duri , del colore delle pianure della luna.
Ma il giorno dopo, soffiava già il vento gelido dell’est e toglieva la voglia di uscire.
A Gegio era rimasto in mano un perché: perché proprio a lui? Perché proprio il suo cane? Per un momento le sue labbra stavano per dire: “Perché non ad un altro? Perché non il cane di qualcun altro?”.
Ma si fermò. Non riuscì a dire quelle parole perché il suo cuore aveva un’altra proprietà: era generoso. Non poteva fare finta di non vedere negli occhi degli altri cani, gli stessi occhi del suo cane. E non poteva fare a meno di volere bene a tutti i cani.

Gegio allora andò da suo padre e gli chiese:
“Papà, come nasce una storia?”
“ Una storia” disse il padre “ nasce di solito da una cosa accaduta”
“ Una cosa accaduta? Ma io dico… come nasce una storia di quelle che non finiscono mai di essere raccontate, anche dopo…nel futuro?”
Il padre di Gegio restò pensoso per un poco, guardando suo figlio, poi disse che avrebbe fatto con lui e per lui, una storia. E cominciò.
“ C’era una volta un bambino che aveva ricevuto in dono un cucciolo di cane…”
Gegio, per un attimo, guardò il padre negli occhi, ma non disse niente.
“ Questo cane era venuto al mondo in una legnaia, mentre tutto attorno il mondo era ricoperto di neve gioiosa. Aveva quattro fratelli ed una mamma, gioiosa e frizzante come la neve. Per un po’ era vissuto lì, ma i cuccioli di cane diventano grandi in fretta e venne presto il tempo di liberarli nel mondo, ognuno con il suo padroncino.
Passava, un giorno di quelli, un padre che abitava in una città lontana che cercava proprio un cucciolo di cane per i suoi figli.
Dopo pochi e rapidi accordi col padrone della cagna, il piccolo cane iniziò un viaggio che lo avrebbe portato in città, lontano dai monti dove era nato.
L’incontro fu felice: il cane era piccolo ed i bimbi anche, come potevano non amarsi!
E furono anni di corse, di ossi in regalo, di gite e gare di velocità: vinceva sempre lui.
Ogni tanto li accompagnava a scuola e aggrovigliava pazzamente il guinzaglio con quello degli altri cani.
Ma lui crebbe, più veloce dei bambini, come è nella natura dei cani ed un giorno si svegliò con una nuova irrequietezza: non sapeva perché, ma il vento che soffiava dalle colline che circondavano la città, gli portava il segnale di qualcosa che non riusciva ad ignorare.
I giorni passavano,il suo padrone si era accorto che era nervoso.
Poi, una notte, era fuggito. Aveva percorso la discesa che portava alla pianura prima delle colline e, con il coraggio di un cane, si era addentrato nei primi boschi con una unica determinazione: andare su, sempre più su, verso il freddo e la neve, quella neve dove aveva affondato le sue zampe di cucciolo.
Sarebbe tornato dall’uomo e dai suoi bambini? Nessuno lo sa, ma altri cani prima ed altri dopo di lui avrebbero giocato con gli uomini”.
“ Ecco” disse il padre “ questa è una storia che potrebbe durare per sempre. Anzi, è già stata scritta e raccontata in mille modi .E’ una storia che tutti noi uomini conosciamo nel profondo del nostro cuore. Ha a che fare con la vita, con la natura e con il mutamento delle cose, che non sono mai per sempre”.

Gegio aveva ascoltato in silenzio e qualche volta aveva pianto un poco, perché voleva ancora bene al suo cane. Il suo babbo era bravo a raccontare le cose con le parole, ma questa volta Gegio sapeva continuare la storia da solo e finirla lui.
Pensò che boschi ce ne erano pochi vicino alla città e la neve era lontana, molto lontana per un piccolo cane.
Nella vita degli uomini e dei cani erano entrati gli oggetti elettronici ed il suo cane ne aveva uno…un chip con il nome , l’indirizzo ed il telefono dei suoi padroni.
E questo era successo: nel freddo e nel vento di quella notte, un lettore di chip aveva svelato che un piccolo cane, morto per strada ucciso da una automobile, era il suo piccolo cane.E si chiese se i chip e tutto il resto, sarebbero stati la fine di tutte le storie destinate a durare nel tempo.
Ma anche questa, in fondo, era una storia.

Pochi giorni dopo, seduti in una vecchia osteria di campagna, Gegio e suo papà vennero avvicinati da una dolcissima cagna bianca a pelo liscio che gli mise il muso sulle ginocchia.
Gegio finalmente pianse a fondo e disse. “Volevo un amico, che mi riportasse indietro il frisbee”.

Di Django
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