“Amici per la pelle” Una Campagna per Combattere il Razzismo
2 febbraio, 2008 - 18:00 di Vincenzo A. Romano
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RECENSIONI. Mi sono imbattuto e mi faccio premura di segnalarlo, in un eccellente lavoro fatto dalla Polizia di Stato, e anche in questo caso, dalla Questura di Nuoro già da tempo impegnata a lavorare per una società migliore, (ricordiamo una recente capillare campagna contro il fenomeno del “bullismo”) . L’argomento odierno -di cui mi occupo e che mi spinge a pubblicare almeno parte del lavoro-, è attualissimo : La mediazione culturale per combattere (mi sembra il verbo appropriato) ; il razzismo.

Anche questa nuova iniziativa è curata dal dottor Fabrizio Mustaro ed è stata presentata alla stampa l’11 gennaio 2008, alla presenza del Questore di Nuoro Dott. Antonello Pagliei. L’approccio usato da qualche anno dal – con l’impegno dei Questori che lo hanno incoraggiato e promosso in questi anni- ha spaziato dal bullismo, all’alcolismo attraversando quei fenomeni sociali che rimangono i più sensibili nella provincia Sarda. Notevoli i diari scolastici a tema che, insieme con il resto del lavoro e con una apprezzabile continuità grafica appaiono come una sorta di “educazione civica” ed alla legalità che la Questura del capoluogo babarbaricino va portando avanti da qualche anno.
Di particolare efficacia il volumetto “Amici per la pelle”, ultimo nato, che si occupa del rapporto interculturale fra i vari popoli (). Corredato da una grafica semplice e piacevole che facilita l’itinerario del lettore si avvale di un dizionario dei termini più usuali, ma sconosciuti alla maggior parte dei ragazzi e traccia una sorta di piccola enciclopedia e storia dei “migranti” e delle loro ragioni con un linguaggio accessibile (i testi sono del Mustaro) che percorre storia e miti delle grandi religioni monoteiste corredato da un curioso “avviso ai naviganti” . Usiamo questa terminologia perché è una vera guida per il piccolo lettore, ma anche per molti di noi alla simbologia dei segni che assumono un significato importantissimo agli occhi delle varie popolazioni. Così impariamo che mentre sorridere durante il colloquio fra due occidentali è segno di attenzione e magari acquiescenza, farlo di fronte ad un giapponese può provocare guai significando un disaccordo totale. E che dire del vezzo tutto italiano di parlare tenendo le mani in tasca? Per un cinese sarebbe offesa grave. Per non parlare dei nostri (e nostre) ospiti televisivi che nei in un talk-show fanno delll’accavallamento delle gambe un’arte. Per un arabo sarebbe un affronto insopportabile. Un libretto d’utilità estrema che, personalmente, mi sono riletto più volte. Ma leggiamo qualche brano.
«In Giappone sorridere mentre si ascolta significa disaccordo mentre tenere gli occhi abbassati è un segno di rispetto così come in Africa e in Asia. Muovere la testa per dire “no” in India significa “si” e ancora leccarsi le dita durante un pasto, in Marocco, significa “sono sazio”. Sono alcuni esempi curiosi di comportamenti, magari diversi dai nostri, ma tipici di altre culture e altri popoli contenuti in un opuscolo che sarà distribuito nelle scuole medie e superiori della provincia di Nuoro.

“Amici per la pelle”, questo il titolo dell’opuscolo stampato il 34 mila copie, nato per sensibilizzare i giovani invitandoli a riflettere, imparare, viaggiare e dimostrarsi curiosi verso altre culture. Tutti modi per vincere l’intolleranza, il razzismo e la diffidenza verso gli stranieri. La campagna di educazione interculturale promossa dalla questura di Nuoro serve anche a ricordare gli articoli della Costituzione e della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Primo fra tutti l’articolo 3 che sottolinea che “tutti hanno uguale dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.
Conoscersi per arricchirsi .Lo scopo dell’iniziativa è quella di promuovere la capacità di convivenza in una società oggi sempre più multi-culturale. L’Italia infatti, Paese da cui molti connazionali sono emigrati negli anni scorsi, è oggi terra di approdo di persone provenienti da tutto il mondo, in particolare dal Sud e dai Paesi dell’Est. Educare i ragazzi ai valori di una società interculturale significa anche mediare e arricchirsi reciprocamente. Nell’opuscolo sono riportati infatti alcuni esempi delle scoperte e dei progressi che ogni civiltà ha prodotto per arrivare ad essere quelli che siamo oggi. I cinesi per esempio inventarono la stampa su carta nell’800 d.C. ben 600 anni prima degli europei e il primo ospedale organizzato fu costruito a Damasco in Siria. Non solo, a Babilonesi, Ittiti, Egiziani, Fenici dobbiamo le principali conoscenze sui numeri, sull’alfabeto, sull’algebra e la matematica.
“Amici per la pelle” Una Campagna per Combattere il Razzismo è di

Tutto bene, pero` io procederei con una seconda edizione dell'opuscolo; elenco solo alcuni punti che ne potrebbero beneficiare.
1) Prima si dice che le distinzioni in razze umane non esistono e poi si cita l'art. 3 della costituzione in cui si cita.
"Tutti hanno pari dignita` sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, …"
Un bambino o un ragazzo a questo punto potrebbe chiedersi.
A) Le razze umane esistono o non esistono ?
Risposta: una volta, quando non c'erano tutti questi preconcetti e tanto meno il "melting pot" incombente, si usava tranquillamente il termine "razza" per identificare un determinato gruppo o sottogruppo umano con determinate caratteristiche fisiche; ora, dopo studi scientifici piu` approfonditi, si e` giunti alla conclusione che e` piu` corretto usare il termine "sottospecie" o ancora meglio "ecotipo" per suddividere i principali gruppi della razza umana (negroide, australoide, mongoloide e caucasoide), tenendo presente che anche all'interno di ciascuno di questi gruppi ce ne sono moltissimi altri con piccole differenze estetiche.
B) Perche` si dice che uno e` razzista ?
Risposta: perche` in base alla vecchia classificazione delle differenze umane in razze si definisce tale una persona che discrimina in maniera piu` o meno violenta le persone in base alle presunte razze di appartenenza; e ancora: il razzista e` colui che usa la razza (con il vecchio significato) come criterio di selezione delle persone (invece che basarsi sulla valutazione delle loro capacita` e qualita` effettive e/o potenziali).
NOTA: in seguito alla cancellazione del concetto di razze umane, bisognerebbe rimuovere anche la parola razzista, parola che qui in Italia e` usata a sproposito nel 99% dei casi.
2) Per quanto riguarda le usanze, oltre a dire che sputare per terra (mezzi pubblici inclusi) e` normale in Asia, Africa e Medio Oriente, sarebbe bene ricordare che e` un atto da evitare assolutamente in Europa e America (anche e soprattutto per questioni "igieniche").
Stesso concetto per il leccamento di dita, il ruttare, il non uso della mano sinistra (dato che spesso e` usata per questioni di servizio …) e altre manifestazioni di identita`, igiene personale inclusa.
In breve si spiega ai nativi che devono essere tolleranti ma non si spiega agli ospiti perche` devono o non devono fare certe cose (menzionare qualche riferimento sarebbe utile sia in campo comportamentale che sanitario).
3) Noto che si introduce tranquillamente il termine "infibulazione" che per bambini di 10-11 anni potrebbe essere un concetto un po' ardito, pero` forse basterebbe
4) "Gravi atti di terrorismo non devono farci dimenticare che siamo tutti uguali"
Frase non proprio felice, diciamo che sarebbe stato meglio prima spendere due righe per dire che cosa e` il terrorismo e poi dire che siamo tutte persone che quando scoppia una bomba si fanno tutte egualmente male.
5) Per quanto riguarda gli immigrati come risorsa, il concetto potrebbe essere giusto, ma io non lo idealizzerei con false aspettative.
Sorvolo sulle immagini finali degli immigrati come badanti e netturbini.
Perche` poi gli italiani non vogliono piu` fare certi lavori, inclusi gli agricoltori ? Certo, l'inventiva italiana nel fregare il prossimo non ha eguali e quindi sarebbe un peccato lasciare il campo a gente esterna.
3) Noto che si introduce tranquillamente il termine “infibulazione” che per bambini di 10-11 anni potrebbe essere un concetto un po’ ardito, pero` forse basterebbe riformulare la frase per far capire prima il concetto e poi il termine che lo identifica.
6) Sulla definizione di pregiudizio, la spiegazione e` alquanto infelice.
Bella campagna,ma poi esiste la Lega Nord,i Fasciti,l'omofobia della Chiesa,
la politica che crea il nemico per limitare le libertà personali !
Sembra la tela di Penelope
adetrax, perdona il parallelo forse esagerato, ma non si può eliminare il concetto di nazista solo perché non esiste più il terzo reich.
Parimenti i razzisti esistono eccome, allo stesso modo dei nazisti dell'esempio, ed infestano tutta europa, non solo l'italia.
Sull'uso a proposito o meno del termine, lo stesso discorso vale per mille altri epiteti.
l'accettazioe o meno dello straniero è un percorso individuale. Ogni strumento atto a facilitarne lo sviluppo è ben accetto, anche se ha poche possibilità di riuscita
@ Silent Enigma
Si, hai ragione, sicuramente mi sono espresso male / in maniera incompiuta; dato che il vecchio significato di razze umane persiste ancora e che il termine razzista e` ancora usato in maniera estesa per coloro che si comportano secondo i vecchi pre-concetti e dato che non si e` diffuso un termine piu` adatto / piu` generale, forse conviene tenere la vecchia locuzione.
La questione razziale oggi
Sono oggi frequenti e numerosi gli episodi di razzismo e di discriminazione contro i neri, le cui condizioni per quanto riguarda l’accettazione sociale sono notevolmente migliorate rispetto a tempi più remoti, ma che economicamente continuano a soggiacere a maggiore povertà.
La sproporzione tra il numero di neri detenuti nelle prigioni statunitensi e il loro numero complessivo tra la popolazione, nonché la loro più frequente condanna a morte, è da molti ritenuta un indizio del persistente razzismo nei loro confronti. Il massiccio afflusso quotidiano di immigrati illegali dal confine con il Messico ha invece ingigantito le forme di ostilità razzista contro gli ispanici latino-americani.
A dimostrare quanto l’ideologia razzista abbia fatto presa anche a livello di cultura popolare statunitense, dove spesso ha sostituito il concetto di “classe sociale” nei conflitti sociali, resta ancora oggi una disponibilità per noi inusitata da parte dei cittadini statunitensi a definirsi a vicenda o addirittura autodefinirsi in termini di “razza” o “etnicità”. Un atteggiamento peraltro sanzionato dai censimenti, che chiedono espressamente ad ogni cittadino di definire la “razza o etnicità” a cui appartiene.
La persistenza di un “problema razziale” negli Usa è rivelata anche dai bassissimi tassi di matrimoni misti fra bianchi e neri, che dopo un lieve aumento negli anni sessanta sono nuovamente calati. Fa eccezione la comunità latino-americana che, con i suoi tassi di meticciato relativamente elevati, dimostra di fare riferimento a un concetto di “razza” diverso da quelli prevalenti nella maggioranza “bianca” della popolazione statunitense.
Un aspetto sconcertante del problema e delle implicazioni, a volte imprevedibili, è stata la segregazione delle sacche di sangue destinate alle trasfusioni, in base alla razza del donatore. Operata anche dalla Croce Rossa statunitense, fino alla seconda parte del secolo XX [13] [14].
La questione razziale oggi
Sono oggi frequenti e numerosi gli episodi di razzismo e di discriminazione contro i neri, le cui condizioni per quanto riguarda l’accettazione sociale sono notevolmente migliorate rispetto a tempi più remoti, ma che economicamente continuano a soggiacere a maggiore povertà.
La sproporzione tra il numero di neri detenuti nelle prigioni statunitensi e il loro numero complessivo tra la popolazione, nonché la loro più frequente condanna a morte, è da molti ritenuta un indizio del persistente razzismo nei loro confronti. Il massiccio afflusso quotidiano di immigrati illegali dal confine con il Messico ha invece ingigantito le forme di ostilità razzista contro gli ispanici latino-americani.
A dimostrare quanto l’ideologia razzista abbia fatto presa anche a livello di cultura popolare statunitense, dove spesso ha sostituito il concetto di “classe sociale” nei conflitti sociali, resta ancora oggi una disponibilità per noi inusitata da parte dei cittadini statunitensi a definirsi a vicenda o addirittura autodefinirsi in termini di “razza” o “etnicità”. Un atteggiamento peraltro sanzionato dai censimenti, che chiedono espressamente ad ogni cittadino di definire la “razza o etnicità” a cui appartiene.
La persistenza di un “problema razziale” negli Usa è rivelata anche dai bassissimi tassi di matrimoni misti fra bianchi e neri, che dopo un lieve aumento negli anni sessanta sono nuovamente calati. Fa eccezione la comunità latino-americana che, con i suoi tassi di meticciato relativamente elevati, dimostra di fare riferimento a un concetto di “razza” diverso da quelli prevalenti nella maggioranza “bianca” della popolazione statunitense.