Alfano: l’Uomo che Ride

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Alfano: l’Uomo che Ride" è stato scritto da Bruno Carchedi

Avete presente Angelino Alfano davanti alle telecamere? Ride sempre. Lo spread sale e lui ride. Aumenta la disoccupazione e lui ride. Precari e studenti vengono presi a manganellate dalla polizia e lui ride. Mancano i soldi per pagare le rate del mutuo e lui ride. Angelino gioisce, è contento. E’ al di sopra delle vicende terrene.
Da bravo maggiordomo, ha copiato dal suo padrone. Anche Berlusconi ride sempre davanti alle telecamere, ma nel suo ridacchiare intravedi la furbizia levantina dell’affarista, del bugiardo patologico, dell’evasore fiscale e del corruttore in servizio permanente effettivo. B. ride, ma i suoi occhi no. Guardi nei suoi occhi e non vedi allegria. E’ lo sguardo dello squalo. Il muso ride a 32 denti ma gli occhi ti dicono “Sto per farti a pezzi”. E’ lo stesso sorriso di Giuliano Ferrara e di Sallusti.

Nel sorriso un po’ ebete di Alfano non intravedi alcunché. Si potrebbe dire: sotto il sorriso niente. Il nulla assoluto. Angelino ride, e anche i suoi occhi pieni del nulla ridono, spensierati. I suoi occhi non trasmettono messaggi, se non quelli dell’allegria vuota e irresponsabile. E’ come guardare negli occhi di un pesce palla allegro. E’ lo stesso sorriso della Vispa Teresa.
E’ andato anche lui a scuola di comunicazione per aspiranti capi. Pardon, volevamo dire “School of communication for leaders“, dove ti insegnano che apparire in doppio petto blu e cravatta è più importante che essere. Dove ti allenano a passare rapidamente da un luogo comune ad un altro come sostituto del dire qualcosa di sensato e pertinente. Angelino crede – glielo hanno detto gli esperti in politologia – che sorridere sempre dia fiducia ai suoi elettori. Ma alle persone normali non dà fiducia. Crea un senso di fastidio. “Ma che ha da ridere sempre, quello lì?”.

Nella seconda metà dell’800, il celebre scrittore Victor Hugo scrisse un romanzo intitolato “L’uomo che ride”. Il personaggio principale era un infelice nato con una terribile deformazione congenita che dava al suo volto l’aspetto di una perenne tragica risata. Era il simbolo dell’uomo che è costretto dalla sua deformità a mostrarsi felice pur soffrendo interiormente. Anche Angelino è costretto non dalla sua deformità ma dal suo ruolo a mostrarsi felice, pur non soffrendo affatto. O forse soffrendo almeno un po’, chi lo sa? Non è stato facile fare il finto segretario del PdL. E non è facile continuare a sorridere adesso, dopo essere stato silurato dal B. che a sorpresa (in nome del ricambio generazionale?) torna in campo. Che Victor Hugo avesse previsto con un secolo e mezzo di anticipo l’arrivo di un Angelino Alfano?

P. S. Avete presente Beppe Grillo in pubblico? Che razza di domanda, certamente lo avete presente. Urla sempre, anche se ha di fronte 20 persone. Qui però mi fermo per mancanza di ispirazione. Victor Hugo non ha mai scritto un romanzo dal titolo “L’uomo che urla”. Un vero peccato.

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Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti.

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