Al Tappone e Il Travaglio dell’Onanismo
25 febbraio, 2010 di doxaliber
Archiviato in Caffè nel Deserto, Cazzotti, Il Bello della Politica, Informazione, La diversa Opinione, Rassegna Stampa, Sul Web, latest
C’è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all’epoca era sulla bocca di tutti: “La Casta”, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Sarebbe per me gioco facile sottolineare quanto avevo ragione nel criticare quel tipo di libri e gli italiani che li leggono, ecco perché lo farò: quel libro è uscito, tutti ne hanno parlato (politici inclusi), tutti si sono indignati ma da allora è cambiato ben poco, per non dire quasi niente, ci siamo, appunto, fatti un po’ di pugnette all’italiana maniera. L’Italia purtroppo va così, qualcuno suo tempo pensò anche di rispondermi specificando il motivo per cui gli italiani reagiscono in questo modo, ed aveva ragione, c’è disincanto in Italia ed è ovvio che sia così.
Ma torniamo a Travaglio. Non sono qui per criticare i suoi libri che in qualche modo rientrano nel filone d’inchiesta pugnettistica (leggasi a tal proposito l’ultimo: “Papi, uno scandalo politico”, che non parla di Ratzinger ma di Berlusconi), tantomeno intendo entrare nella polemica tra Travaglio ed i due scrittori che mettono parole in fila per Il Giornale e Libero a cui tra l’altro va tutto il mio più sincero biasimo. Francamente di queste polemiche me ne infischio anche perché andare in televisione non è un obbligo ed io ritengo che la vera informazione ormai sia ben lontana da qualsiasi salotto televisivo e forse, purtroppo, anche da quasi tutti i giornali.

Il motivo è semplice, quando tutti i giornali e trasmissioni televisive, indipendentemente dalla provenienza politica, dibattono delle stesse notizie e degli stessi temi allora vuol dire che c’è qualcuno che decide per noi quali sono le notizie da dare e quali invece sono le notizie da nascondere. Vedete, a mio parere libertà di informazione non è poter leggere tante opinioni contrarie in merito alla notizia A, ma avere tante notizie e poter scegliere autonomamente quale notizia per me valga A e quale invece sia da classificare come B. Tra l’altro il giornalista la notizia dovrebbe scovarla, non farsela fornire da un addetto stampa. Questa è la mancanza di libera informazione che mi preoccupa davvero, non la possibilità di sentir dire da Travaglio che B è corrotto e sentirmi rispondere da Belpietro che invece non è vero.
Sono tante le cose che non vanno nel giornalismo italiano e sarebbe ora di analizzarle con maggiore accuratezza, ma rischio di divagare perché questo pezzo è nato per criticare lo stile Travaglio, quindi torno sul tema. Leggere un pezzo di Travaglio può essere divertente e strappare anche qualche risata. Questo grazie al fatto che Travaglio riduce tutte le persone di cui scrive e le loro azioni a semplici macchiette comiche, anche attraverso l’(ab)uso di nomignoli più o meno divertenti, così Berlusconi diventa: “Al Tappone”, “Testa D’Asfalto”, “Psiconano”, “Bellachioma”, “Sua Emittenza”; Angelino Alfano diventa: “Angelino Jolie” o “Little Angel”; Minzolini diventa Min-zo-lin; Capezzone si trasforma in “Big Nipple”; Mara Carfagna diventa la “flautista”, Vespa è “l’insetto” e Floris diventa: il “vespino”; divertente ed efficace anche il nome affibbiato al Corriere della Sera che diventa “Il Pompiere della Sera”. Tutto molto simpatico ma stiamo parlando di satira o di giornalismo?
Potremmo analizzare la scrittura di Travaglio da diverse angolature e porci di conseguenza alcune domande. La prima: è deontologicamente corretto ridurre a macchietta l’avversario politico svilendone in questo modo le opinioni? Anch’io fatico a catalogare sotto la voce “opinioni” molte delle cose dette da suddetti personaggi, ma la domanda rimane. La seconda: non è che ridicolizzando (non criticando) l’avversario si porta acqua al mulino di coloro che parlano di odio ed intolleranza nei confronti delle altrui opinioni? La terza: ridurre certi personaggi a macchietta non significa in fondo sminuirne la possibile pericolosità? Se Berlusconi non è più un miliardario nonché Presidente del Consiglio, ma un “Al Tappone” quasi cartoonesco allora non è più un vero pericolo ma una sorta di caricatura di cui gli italiani possono legittimamente farsi gioco, senza dare alle sue azioni ed al suo operato il minimo peso.
Mi chiedo: a Berlusconi non andrebbero contrapposti programmi, idee alternative, visioni diverse di società invece che critiche sui suoi capelli e la sua altezza? Se le critiche al suo governo sono mischiate a critiche del tutto avulse dal contesto le critiche acquistano forza oppure la perdono? La quarta ed ultima: l’imitazione. Sul web molti ormai imitano lo stile Travaglio per cui la rete italiana è un pullulare di articoli carichi di odio in cui gli avversari sono ridotti a personaggi da cabaret su cui riversare acrimonia e biasimo. Chi vota a sinistra è “comunista”, “sinistro”, “seguace del mortadella”, chi vota a destra è un “destro”, “seguace del nano”, “amante delle libertà provvisorie”.
Questo sono gli italiani? Ultrà privi di spirito critico che adorano, a seconda dei casi, il loro eroe di turno? Spero di no, non solo questo almeno perché così, con questa contrapposizione sterile, non andremo da nessuna parte. Il cittadino non cresce, la critica politica è svilita, il qualunquismo impera.
Tornando all’articolo sulla casta, che ho citato all’inizio del pezzo, anch’io ho affibbiato un nomignolo a Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, li ho definiti “Riz&Gian”. Pessimo errore che da allora ho cercato di non ripetere più. Ciò che desidero fare è discutere nel merito, criticare ma anche proporre la mia visione alternativa di società. Non pretendo che la mia opinione abbia valore nell’agone politico ma se questo sito è nato per contribuire a ricreare uno spazio libero ad uso e consumo di “menti critiche” allora ritengo sia mio dovere lasciare da parte la politica del “singolar tenzone” e cominciare a chiamare le persone con i loro nomi, limitandomi a criticarne l’azione politica e morale.
Invito tutti gli altri redattori/scrittori/commentatori di Mentecritica a fare lo stesso. A ridicolizzare la politica sia la satira, non il giornalismo.
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Considerando Travaglio il legittimo erede di una figura intoccabile come Montanelli, non posso che mettermi dalla sua parte. Mai visto Passaparola? Inquadratura ferma, interlocutore pressocché immobile, voce monotona… se ci togli anche nomignoli ed esempi con un pizzico di satira quei quaranta minuti sono veramente i più lunghi della settimana!
Non credo che l’utilizzo di nomignoli svilisca le azioni dei personaggi residenti negli articoli del giornalista. Non credo però nemmeno che Travaglio sia un eroe (posto il fatto che secondo me resta uno dei migliori giornalisti/opinionisti dell’era della comunicazione italiana, ed i diversi premi ricevuti mi pare possano parlare per questa mia affermazione). Ne’ un grande scrittore. Ho letto solo un libro (quello seguente l’ “editto bulgaro”) ma ho visto i suoi video un bel po’ di anni fa (prima della nascita di Youtube), quando questi erano chiamati “viral video” (con i soliti argomenti, all’epoca era sulla Ariosto… comunque sempre su Berlusconi).
Purtroppo a giudicare dalla minutissima porzione di mondo con cui entro in contatto, mi ritrovo nella tua definizione di italiani. Si, gli italiani adorano l’eroe di turno. Mi pare che anche l’episodio del televoto di Sanremo possa dimostrare quanto questo sia vero in tutti i campi. Il problema, però, almeno in questo caso, è che in Italia c’è un giornalismo che davvero si ridicolizza da solo. In particolare il giornalismo che si vede in TV.
Con la massificazione della rete, poi, nicknames e storpiature sono all’ordine del giorno. Se tu fossi in qualche modo un convinto sostenitore della tesi secondo la quale tangentopoli fu in realtà un colpo di stato, la storpiatura doxaliberitutti non ti sarebbe risparmiata.
L’informazione, almeno per come la vedo io, non è più diffusa dai giornalisti da molto tempo. Per me, quantomeno. Ritengo un errore continuare a fruire di giornali, così come lo è il continuare ad utilizzare la TV (in questo paese).
Mi puoi senz’altro dire: ma guardare Passaparola non è come stare davanti alla TV? Non sei comunque passivo davanti a uno che ha raggranellato la tua fiducia e che può dire quello che vuole per i propri interessi personali? Certo. Però da YouTube puoi mettere in pausa, aprire un altro tab del browser e cominciare a cercare. E puoi benissimo vedere cosa è “propaganda” e cosa no.
Questo, mi dirai, non cozza con la definizione degli italiani? Si, purtroppo cozza. Ma ti dico: io faccio così e, quando mi trovo con i miei interlocutori continuo a farlo. Metto in pausa, apro un altro tab e cerco. Loro, questa è la speranza, faranno un giorno altrettanto.
Detto questo, passiamo a Google Reader, raccogliamo un centinaio di fonti e potremo vedere cosa è davvero l’informazione oggi.
Qualche osservazione sul tuo commento. Mi fa piacere che tu non voglia beatificare Travaglio, allo stesso modo io non voglio metterlo alla gogna, è un giornalista grazie al quale qualche volta sono venuto a conoscenza di fatti che non conoscevo. Tuttavia il suo modo di fare giornalismo produce in me molte perplessità. Aggiungo che Travaglio tutto sommato è un giornalista che lavora su un ambito molto ristretto: la cronaca giudiziaria, raramente esce dal seminario e quindi ci penserei un bel po’ prima di paragonarlo a Montanelli o altri giornalisti di ben altra caratura.
C’è un errore di fondo in questa tua osservazione. Stiamo parlando di intrattenimento o di informazione? Perché informarsi il più delle volte è noioso, faticoso, sfiancante. A volte richiede la lettura di molti documenti, magari nemmeno scritti nella tua lingua, richiede approfondimenti, tempo. Tutto ciò non è divertente. Passaparola quindi, a mio parere, rientra più nell’ambito dell’intrattenimento. Senti quello che dice, un po’ ti incazzi, un po’ ti informi, un po’ ridi. Poi magari puoi andare a cercare qualche riscontro ma è solo in quel momento che davvero cominci ad informarti ed è sicuramente vero che avresti potuto farlo a prescindere da Travaglio. Senza nulla togliere al suo lavoro ovviamente.
Da persona che conosce benissimo la materia sto ben attento ad esaltare il web. I blog sono per la maggior parte casse di risonanza delle notizie decise da chi controlla l’informazione, lo stesso gli aggregatori di notizie (c’è pure il misto di cazzate su animalucci carini e donne nude come certi tg!). Inoltre, cosa che pochi considerano, anche sul web purtroppo hanno sempre più un peso enorme gli “indici d’ascolto” per cui le notizie vengono sempre più svilite in favore del sensazionalismo e delle puttanate. Non a caso, anche sul web, esistono coloro che manipolano notizie, classifiche, aggregatori, per risultare sempre al centro dell’attenzione. Il web italiano è tristezza e miseria (quasi) assoluta. Qualcosa si salva, ma considerate le potenzialità del mezzo viene quasi da piangere. Il web italiano è lo specchio del berlusconismo dilagante e forse la spiegazione più evidente del perché gli italiani votano in un certo modo.
Non posso non risponderti senza uno dei miei ormai famigerati voli pindarici
L’informazione attraverso un qualsiasi media E’ SOLO INTRATTENIMENTO. Come spiegare altrimenti le spese che alcuni sostengono per accaparrarsi resoconti di parte su fatti anche alquanto lontani di cui non si ha assolutamente sensazione, tanto da richiedere (pensa ai casi dei lavoratori sui tetti) prima le telecamere e poi eventualmente semmai i politici o i sindacalisti? Su L’Aquila si abbatte il silenzio MEDIATICO, tanto per fare un altro esempio. Gli uomini non hanno, biologicamente, il bisogno di informazione.
Il giornale è per definizione uno strumento fisico percettivo. Il motivo per cui è diventato (non so se già lo fosse in passato) difficile e noioso informarsi (a questo punto metterei quasi le virgolette) è alla base della carta straccia in circolo oggi, in particolare mi riferisco ai giornali gratuiti distribuiti tutte le mattine (epolis, leggo, metro, city e mi scuso con le testate che ho dimenticato). Ma non sono esenti anche quotidiani importanti, inclusi anche alcuni mensili cosiddetti di “divulgazione scientifica”.
In questo ambientino si muove anche Travaglio, che vuoi anche per dover di personaggio si affaccia ad internet non come farebbe un giornalista (vecchio o nuovo stampo), piuttosto come farebbe un blogger.
Nel contesto, che dietro vi siano i fratellini Casaleggio e soci, poco conta. Travaglio fa un bell’apparire, tanto che (a parte i premi) i suoi followers sono ben disposti a perdonargli qualche sfondone qua e là (un po’ come i “macchisti”, tanto per fare un parallelo).
Quanto al web, in parte senza dubbio concordo. I blogger che si scambiano meme sono ancora tantissimi. Ce ne sono, tuttavia, alcuni che raccontano le proprie esperienze. Questo è tanto più vero quando si parla di social network ed eventi. Ma non c’è giornalista che possa competere con un blogger nel posto dove succede un evento, sia esso in Tanzania come in Italia. Molti scrivono in inglese, e l’informazione reale è quindi reperibile.
Si possono fare molti esempi di web VERO e di web tamtam nell’anno appena passato, e mentecritica fa il suo (nel suo piccolo).
E proprio di quelli che vediamo in cima alle liste, impegnati a catalizzare visite, pieni di adsenses pure negli RSS, che stiamo imparando a diffidare. I blogger italiani cercano sempre più all’estero l’informazione che gli interessa (anche sull’italia) e aggregatori come Google Reader e News ci consentono di vedere quanto è falsa l’informazione riportata nei giornali e specialmente in TV.
Un altro esempio è il festival di Sanremo, che ho citato prima per un altro motivo. Sul palco ci sono state persone SERIE, che fuori dalla TV fanno una vita ricca ed entusiasmante, creativa, si può anche dire genuina. Ma, su quel palco li potevi ammirare, condannati all’ennesima “Grazie dei fiori”…
C’è bisogno di una svolta violenta. E’ provato scientificamente che cambiando abitudini anche molti dei nostri processi mentali automatici si ricombinano. Con l’informazione via internet, ad esempio, cambia il modo di leggere. Piu’ aree vengono attivate, più interazione tra noi e la notizia, anche se in piccolo. Siamo sempre più in grado di isolare i vari Travaglio, di prenderci il meglio. Dobbiamo solo fare questa scelta violenta. Anche se alcuni la reputano una scelta impossibile. Concludo con una salita un po’ estrema, forse anche inappropriata: siamo ancora, purtroppo, fortemente convinti di non essere degli animali. Se così stiamo bene allora non c’è bisogno di evoluzione, ma tutto è solo un tentativo continuo di restare ancorati ai bisogni del presente.
Alfonso.
un po’ d’ordine nei pensieri, qualche riferimento e scrivi il tuo pezzo per MC.
Se e quando hai tempo, ovviamente
Mi piacerebbe, davvero. Il tempo di troverebbe pure (la notte…). E’ che non sono ordinato e, anche quando scrivo, vado di getto. Non so se toccò a te leggere l’unico interminabile pezzo sulle mie vicissitudini burocratiche inviato a MC… Ecco, io quando devo scrivere una cosa divago che è una bellezza
vediamo, dai, se si tratta di sottoporre qualcosa a MC, marzo è il mese in cui questo è possibile.
Sì, toccò a me. E sono ancora convinto che se tu ci avessi lavorato un po’ per renderlo leggibile (nell’accezione della lunghezza massima ammissibile per un contenuto su web) con l’indicizzazione di cui gode MC, sarebbe stato un vero e proprio riferimento per chi vive gli stessi problemi e cerca qualche consiglio in rete. Peccato.
Comunque, non è ancora troppo tardi e ora potresti aggiungere qualcosa al lieto fine
in verità, poi un po’ le mani sopra al pezzo le avevo messe, trasformando un po’ di aneddoti in link al forum dove scrivevo… Prima però devo stringere tra le mani IL lieto fine. Ci siamo quasi. Grazie.
Pur nel rispetto delle opinioni diverse sulla qualità del giornalismo di Travaglio, dovete convenire che nell’ambito, è originale. Ha saputo ritagliarsi una nicchia che man mano è diventata sempre più grande. Nicchia frequentata da cittadini che desiderano essere informati sulle malefatte del potere politico.Se la sua efficacia è nulla, la responsabilità va data ad altri settori. Vedasi la prescrizione della corruzione a Mills. Secondo voi il nostro presidente del consiglio ne esce come un trionfatore o come un corruttore dal reato caduto in prescrizione? Perchè sta tutto in questa dicotomia. La Cassazione ha sancito che il reato c’è stato, ma non è punibile. Il problema che si pone dunque: l’Italia vuole un presidente del consiglio corruttore? A giudicare dai consensi parrebbe di si. Bene, da un punto di vista etico e morale, l’Italia con questo presidente del consiglio e la sua corte, è un bene o un male? Stanno governando i problemi dell’Italia o le loro necessità. In ultima analisi, stanno venedo meno al giouramento prestato nelle mani del presidente della Repubblica? Un cordiale saluto.
Certamente si.
Resta tuttavia la domanda: ma Travaglio lo sa che la sua efficacia è nulla, oppure no?
E se lo sa perché continua a farlo?
Perchè puro isso ha da campà?
…perchè gli umani onesti, crediamo ce c’è sempre una possibilità chè le cose cambino. Come quel detto: La speranza è l’ultima a morire.In questi giorni ho sperato che ci fosse la possiblità di allontanare i corruttori dal governo. Prescritti e non prescritti. Spesso mi chiedo : Ma il centro destra non ha una personalità meno chiacchierata da poetr mettere al posto di Berlusconi? E’ giusto che gli italiani debbano assistere a questo processo infinito sul presidente del consiglio ? E non venitemi a dire che la colpa è della magistratura.Qui ci troviamo davanti ad una personalità che tra uno slalom e l’altro l’ha sempre fatta franca. Sono contento per lui, ma noi, dobbiamo per forza averlo come presidente del consiglio? Questo è il vero dilemma. Mettiamo un Fini un Tremonti alla presidenza del consiglio, secondo voi non staremmo tutti meglio? Quì non si tratta di destra e sinistra, ma della dignità di noi italiani.
C’è un vecchio detto secondo cui chi vive sperando… muore a Montecatini (celebre per le virtù lassative delle sue acque)
Per quanto riguarda Berlusconi: perchè lui e non Fini o Tremonti?
Ma per la semplice ragione che Fini e Tremonti hanno scelto lui per capo.
Gentile fma, a parte il fatto che potevi risparmiarti il riferimento alle acque lassative. Ho dei dubbi che a distanza di quasi due anni, potendo, Tremonti e Fini o altri non sceglierebbero certamente l’attuale pres del consiglio, vedi le continue dichiarazioni dell’ex presidente di AN, o qualche controversia tra Berlusconi e Tremonti. In ogni caso era una mia opinione, come italiano, offeso dal continuo problema con la giustizia del presidente del consiglio. Convinto come sono che tanti ce ne sono a poter rappresentare l’Italia più degnamente di un impresario che invece di occuparsi dei problemi di tuttio i cittadinio si preoccupa quasi esclusivamente di risolvere i suoi di problemi. Nel 92 o 93 quando annunciò di volersi occupare di politica appresi la notizia con piacere. Perchè ci voleva un imprenditore che togliesse le pastoie all’immobilismo dei vari Dalema e demoscristiani o socialisti. Poteva passare alla storia veramente come uno statista di rilievo. Invece ci ricorderemo di lui come uno dei tanti furbi d’italia. A danno di noi tutti e mi dispiace! Cordiali saluti.
Mah, Fini e Tremonti sapevano chi fosse Silvio Berlusconi per prima di due anni fa visto che hanno fatto parte della maggioranza di tutti e tre i governi Berlusconi, con incarichi sempre di altissimo rilievo. A mio parere sapevano chi fosse Berlusconi ancora prima che scendesse in politica ed anche se non l’avessero saputo hanno avuto 10 anni per accorgersi chi fosse, ma hanno scelto il potere e francamente da allora hanno perso qualsiasi credibilità ai miei occhi (non che prima ce l’avessero s’intende..
)
A me il mito di chi non fa politica per professione ha sempre fatto ridere. Tra l’altro anche i muri sapevano quanti favori Berlusconi aveva avuto da Craxi e dalla politica. Inoltre provo orrore al solo pensiero che qualcuno possa provare fascinazione all’idea di far gestire lo Stato come un’azienda privata. Lo Stato NON è un’azienda privata. Le aziende puntano al profitto (ad ogni costo), lo Stato invece deve puntare al benessere dei suoi cittadini.
Gentile doxaliber, ma non ce l’hai un nome? Non voglio far polemica, ma mi sarebbe piaciuto poterti chiamare per nome. Grazie per le risposte che condivido in parte, e questo è il bello del confronto. Ho riletto i tuoi commenti più sopra e, benchè non li condivida in pieno, ammetto di trovarvi valide opinioni. E di questo sono contento. Questa pagina dovrebbe servire ad allargare il proprio punto di vista grazie al confronto con altri. Come stiamo facendo. Di Travaglio ho una grande stima e non ne condivdo certe battute, che non rafforzano il senso del suo discorso, e spesso allontanano la gente. Ma sono veniali.Solo un tifoso avversario si attacca a queste quisquilie.Oggi il nostro pres del consiglio ha dato del talebani alla magistratura. Il mio pensiero immediato è stato: E se fosse eletto direttamente dal popolo, chi potrebe frenare questa voglia che ha di decidere chi è buono e chi è cattivo? Secondo il suo esclusivo interesse e senza rispetto per nessuno che non lo condivida?Un cordiale saluto. E grazie per aver commentato il mio commento.
Ciao Stefano,
sono il principale curatore di questo sito.
Ti vorrei dare il mio personale benvenuto perché ho molto apprezzato la cortesia con cui ti poni e la passione che metti nella tua discussione.
Fatti i convenevoli, qualche precisazione:
MC è un sito un po’ “noioso”. Argomenti pesanti, discussioni serie. Qualche volta scappa una battuta di spirito. Credo che questo aiuti la lettura e sono grato a chi cerca di trovare un aspetto leggero anche in una situazione come quella che stiamo vivendo. Non prenderla come una cosa personale.
I nomi dei curatori di questo sito sono a questa pagina. Siamo tutti vecchi del web e siamo affezionati ai nostri nick. Un po’ come i vecchi radioamatori. Se ci chiami con i nostri nick ci fai contenti. I nomi degli altri intervenuti non li conosco e non li chiedo. Ognuno si presenta come vuole ed è il benvenuto fino a quando da un contributo al dibattito.
Veniamo al merito del tuo intervento.
In sostanza io credo che sia io che Doxaliber che Fma, in quanto persone ragionevoli, siamo d’accordo che Berlusconi è inadeguato al ruolo che sta ricoprendo attualmente. Destra e sinistra c’entrano poco e nemmeno ciò che ha fatto, perché purtroppo dal punto di vista giudiziario niente è stato chiarito in via definitiva. Berlusconi è un danno per l’Italia in quanto catalizzatore dell’attività intellettuale del paese intorno alle sue vicende personali.
Io non sono di destra e quindi non pretendo di eleggere il leader di uno schieramento nel quale non mi riconosco, ma se dovessi esprimere un giudizio sui nomi che fai come alternativa alla leadership della destra italiana, mi verrebbe da dire che uomini che hanno servito con tanta fedeltà un personaggio come Berlusconi sono storicamente squalificati. Non mi impressionano le occasionali marachelle con le quali, ogni tanto, i discoli fanno i dispetti al papà. Alla fine ritornano a mangiare sempre dalla stessa mano e questo è il problema.
Un altro aspetto è che Berlusconi è effettivamente popolare, molto più di Fini e Tremonti. In un referendum popolare vincerebbe lui, ne sono convinto.
La democrazia non è un sistema di governo perfetto e il nostro è un paese politicamente immaturo. La somma di questi fattori ci conduce a questa situazione.
Su Travaglio la mia opinione e quella di Doxaliber sono molto vicine. La politica spettacolo è essenzialmente spettacolo. Un certo modo di fare informazione basato su stereotipi senza entrare profondamente nei contenuti è praticamente fine a se stessa perché oltre a fornire l’informazione, nel pacchetto comprende anche l’indignazione bella e pronta come se fosse un piatto surgelato che basta solo riscaldare. Uno sente Travaglio e va a dormire sazio, come se avesse fatto il suo dovere. Io la penso diversamente e lo scrivo in questo post.
Altre due cose:
Probabilmente non potrai replicare al mio intervento perché il livello di nidificazione dei commenti è al massimo di 10, credo. Se hai qualcosa da dire, aggiungi un nuovo commento in coda.
Mi piace il tuo modo di argomentare e credo che MC dovrebbe ospitare anche le idee che porti in maniera più evidente.
Se hai tempo e voglia di organizzare il tuo pensiero in maniera più estesa, scrivi un intervento, sarà pubblicato.
Nell’eventualità, puoi inviare il tuo contributo utilizzando questa pagina.
saluti
A ben guardare c’è qualcosa che non va in tutto quel giornalismo che, malgrado l’evidenza contraria dei fatti, continua a credersi il quarto potere in grado di raddrizzare le gambe ai cani.
Voglio dire che la denuncia dei misfatti di questo e di quello risulta pericolosa, dunque efficace, se esiste un potere alternativo che, messo a conoscenza dei delitti di questo e di quello, interviene e gli raddrizza la schiena.
Ma se tu ti ostini a denunciare le malefatte di don Rodrigo all’Azzeccagarbugli, fai ridere.
E pure Travaglio per certi versi farebbe ridere (con tenerezza), se una memoria fastidiosa non sovvenisse a ricordare che lui, come molti altri, ha fatto degli j’accuse un mestiere, che non dà più fastidio a nessuno (lo dimostrano i fatti), ma gli assicura pane e companatico in abbondanza.
E’ una cattiveria, ma con un pizzico di verità.
Commento da incorniciare.
Naturalmente campare del proprio lavoro non è una colpa, come non è colpa dei giornalisti se le malefatte denunciate non sortiscono alcun effetto… però! Non so se hai visto l’ultima “letterina” di Saviano su Repubblica (con tanto di appellino, ne parla CN nell’articolo di oggi), ecco, sembra proprio un bel compitino di quelli che si portavano in classe a scuola in cui era necessario scrivere le cose che piacevano al prof senza toccare mai argomenti troppo scottanti e controversi.
Comandante Nebbia ci ricorda giustamente in un altro articolo che la sola indignazione non basta e sono d’accordo come altre volte su queste od altre pagine ho avuto modo di scrivere. Non basta perché è un sentimento inutile, non comporta necessariamente azioni o reazioni concrete e può restare benissimo nell’ambito del personale o delle chiacchiere da bar, non certamente scatenare un movimento esteso. Non basta perché nella società omologata odierna non genera quel rumore di fondo necessario a richiamare alle coscienze dei singoli quel tipo di risentimento costruttivo.
Sono state scritte e pubblicate, su quotidiani e su libri, migliaia di pagine che sottopongono all’attenzione di chi le ha lette situazioni degne di indignazione con decine di gradi di gravità. Migliaia di ore di trasmissioni televisive (da Report a Matrix, passando per i servizi denuncia de ‘le Iene’ od anche di ‘Striscia la notizia’). Da anni. E nulla cambia e nulla continua a non cambiare. Quando ascolto le reazioni di conoscenti, colleghi od amici alla puntata ‘x’ di queste trasmissioni mi sento solo dire “sono andato a letto inc****to e nauseato”. Ma nulla più. Dopo tutto cos’altro potrebbero i singoli senza una guida che possa ispirarli. Guida assente o meglio, inesistente. Io stesso, piccolo esempio, dopo aver letto “La casta” mi sono rifiutato di comprare “La deriva”. Né ho letto Saviano non tanto perché personalmente non ho bisogno di resoconti su situazioni che conosco quanto perché dopo averlo fatto mi sarei sentito né più né meno come dopo aver visto un film di Francesco Rosi: indignato, e basta?
E ciò è legato a doppio filo col giornalismo di cui si sta parlando qui. E’ interessante ascoltare Travaglio, innegabile, e come lui tanti altri. Ma Benigni ed i suoi coautori nel lontanissimo 1996 dicevano le stesse cose dopo tutto, e facevano appunto satira, feroce che dir si voglia ma non giornalismo. E sono passati 14 anni. E nulla è cambiato se non questo inutile sentimento di sdegno che accomuna parecchi di noi, per quanto questo numero sia comunque la minoranza visto il successo elettorale reiterato della nostra controparte.
Negli anni 70 ed 80 quando, sbagliando da più parti tempi e modi, si tentò di interrompere un abito politico secolare c’erano giornalisti che arrivarono a pagare con la vita il loro tentativo di guidare se non altro le coscienze. C’erano piccoli giornali come il Paese Sera che con le loro inchieste giornalistiche, a volte solo locali altre nazionali, scardinavano, o creavano i presupposti per farlo, interi edifici illeciti od illegali. Oggi abbiamo un giornalismo e dei giornali in cui i direttori cambiano sedia a seconda dei loro interessi mettendo in crisi il famoso intellettuale di sinistra ottimamente rappresentato da Antonio Albanese che non sapeva spiegarsi come Furio Colombo potesse dirigere ‘l’Unità’ e Giuliano Ferrara ‘il Foglio’!
Dopo tutto, in piena crisi d’immagine (scusate l’eufemismo) e con l’ennesimo scandalo sotto mano cosa ha approvato ieri la maggioranza dei deputati di destra e sinistra? Ha annullato l’emendamento che limitava il tetto degli stipendi dei manager delle aziende, soprattutto quelle pubbliche, a 248.000 € lordi l’anno, allineato con quello dei politici con i maggiori stipendi di categoria. Questi poveri manager…senza tetto…dovremo dar loro una mano?
Sono indignato
Grazie Doxaliber. Anche io, all’inizio della mia carriera da blogista, ho ceduto al lato oscuro della forza.
Considero questo tuo post una sorta di manifesto al quale cercherò di attenermi disciplinatamente.
Ultimamente sto cercando fatti e notizie che stentano a venir fuori e li presento. Documentarsi e scrivere diventa notevolmente più faticoso.
Anch’io penso che in un confronto diretto Berlusconi vincerebbe. Però, secondo i sondaggi, Fini è più popolare di Berlusconi, vedi qui. Ogni tanto mi diverto ad andare in questo sito, che in prossimità delle elezioni viene naturalmente oscurato.
Cosa ci dice questo sondaggio? Che gli elettori del centro-destra ritengono Berlusconi Dio impersonificato (97% di fiducia), mentre Fini raccoglie un consenso bipartizan (57% tra gli elettori di csx!). Quindi, basta far finta di contestare Berlsusconi e dire cose più moderate e ragionevoli perché la gente dimentichi che tu da 15 anni fai parte della stessa coalizione di Berlusconi. Ah, la memoria corta degli italiani è davvero impagabile!