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In questi giorni tormentati, tra processi e prescrizioni brevi, verbali della camera approvati a colpi di giornali e lanci di tessere, politiche energetiche modificate sull’onda dell’isteria, attricette assunte al ministero della difesa, invasioni di migranti, guerre combattute in quarta pagina fra l’indifferenza generale, case comprate a Lampedusa e casinò promessi come se fossero università, ospedali o case popolari, ci sarebbe tanto da scrivere, indignarsi, rammaricarsi.
Eppure, non so. La contingenza che viviamo mi fa l’effetto di uno di quei banchetti medievali con il desco imbandito di portate magnificenti dove sui commensali torreggiano interi maiali, pernici e vitelli ricoperti di butirro, ova, zuccaro, zafrano, lardo e brodo grasso. Più che fame, e desiderio di scriverne, questo spettacolo sazia di per sé e mi allontana.
Non so cosa potrei aggiungere a quanto tutti vedono, sentono e leggono ogni giorno. La realtà è così evidente che descriverla è implicitamente diminuirla. La verità ci ha reso liberi dalla necessità di raccontarla.
Sì, forse Napolitano potrebbe sciogliere le camere e a Lampedusa, più che un casinò, ci starebbe bene una base della marina militare con una serie di batterie di missili terra aria, giusto per sfruttare la posizione e costringere eventuali amici di oggi e nemici di domani a fare il giro largo. Sì, processo breve e prescrizione breve sono confezioni sartoriali realizzate ad hoc e Hoara Borselli alla difesa è un’implementazione sofisticata del bunga bunga, ma chi se ne frega?
Denunciare per denunciare, almeno ci si dovrebbe guadagnare. Visto che le cose non cambiano comunque perché chi legge, vede o ascolta se ne fotte, almeno bisognerebbe mettersi in tasca qualche soldarello per pagarsi il fitto, una bottiglia di cognac invece del bitter Campari. Non dico fare le cose alla Saviano con le sue liste del cacchio, alla Grillo e la biowashball o alla Guzzanti (che poi si fa beccare in interviste deliranti dove tira fuori il vero esser suo) che lì ci vuole un vero talento, ma almeno non fare gli schizzinosi e tirar su un po’ di soldi facendo la pubblicità ai casinò on line. Ecco, una bella frasetta come questa in home page:
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Con il nome vero, ovviamente e con i link, e mezzo stipendiuccio è assicurato. Poi, sul resto della pagina mi indignerei e fare il moralista come fanno i giornalettisti salvandomi l’anima ed assicurandomi il traffico del popolo bue. Ecco, questa è la verità, la via, la vita: farsi i cazzi propri facendo i Savonarola,ma fottersene del cristianesimo, della coscienza civile e dell’impegno sociale.
Chi non lo fa è onesto, vivrà da povero, ma andrà in paradiso (risate registrate).

Mi trovi prontamente d’accordo. Vorrei contribuire però con una terza via…
Là fuori, oltre il muro della notizia a tutti i costi, c’è gente che gira e lavora ancorata al “medioevo culturale” (leggasi, “televisione”… oppure “youtube” piuttosto che “megavideo”), alienata da pubblicità/prodotti/status, bombardata da parole a tutti i costi che la fa sentire di questo o quel paese, di questa o quella cultura, dove qualsiasi cosa è riconducibile a una ideologia politica (intesa in senso sociale).
La “wikizzazione dell’informazione” è il risultato da inseguire. Si è sempre combattuto contro l’elite, che ha una propria visione del mondo che desidera mantenere intoccata. Secondo me è qui lo sbaglio. Tendere all’élite è sbagliato, nella nostra epoca. Boicottare l’élite vuol dire in qualche modo tendere ad essa. O stabilirsi in un punto misurato dalla distanza che intercorre tra se’ e questa élite.
Il primo passo è capire che abbiamo sbagliato a dar retta a chi ci ha detto “ora che sei diplomato/laureato hai finito di studiare e puoi lavorare”: riorientarci.
Il secondo è tendere al riorientamento dei nostri cari, quelli che non l’hanno fatto. Ma bisogna aver ben compreso il primo passo.
Perché tra il primo passo e il secondo ci sono circa 14 miliardi di anni luce, scusate l’ermetismo eventuale, che fanno impallidire qualsiasi politico, qualsiasi fatto pubblico, qualsiasi ideologia e qualsiasi tecnologia.
Il terzo passo: leggere Kevin Kelly
Poi basta, il quarto e i passi successivi saranno dedotti automaticamente dal risultato dei primi tre.
ah i giornalettisti… gente che ha capito tutto della (web)vita!
Mai articolo è uscito con tanta puntualità… sarà per questa giornata completamente inutile se non per avermi ricordato, per l’ennesima volta, l’egoismo e l’opportunismo che ricopre le azioni della gente.
E non è l’Italia, è l’essere umano che è malato.
mica è vero sai? IO mi sento benissimo, affatto malato. Eppure sono umano.
Nemmeno io mi sento malata… ma mi sento circondata da malati. (oppure sono io quella storta)