Ah l’Italia!
19 luglio, 2007 - 18:00 di cruman
Archiviato in Chiamiamola Economia, Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Il Lavoro degli Italiani
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Non ho mai provato un grande interesse per i destini delle compagnie aeree. Loro non mi avranno mai come cliente e sebbene qualcuno mi regalerebbe volentieri un biglietto sola andata per lontanissimo, le compagnie stesse non hanno mai dimostrato molto interesse verso di me. Del resto se Dio avesse voluto che l’uomo volasse avrebbe reso più semplice coniugare i verbi.

Tutte le cordate di salvataggio, estere e italiane, sono saltate sul primo aereo per tornare a casa, eppure nelle condizioni economiche e organizzative in cui versa Alitalia, c’è da fare buoni affari. Il problema è che tutti i possibili compratori (o partecipanti all’asta) hanno rilevato esuberi spropositati di personale e risorse mal distribuite e peggio gestite. I potenziali acquirenti hanno quindi posto condizioni di ridimensionamento e riordino dell’azienda scontrandosi però con nasi storti di politicanti e sindacalisti. Vedremo poi meglio perché e con quali conseguenze.
Alitalia ha, tra personale di terra e viaggiante, 18000 dipendenti a Roma, mentre a Milano sono poco più di mille. Eppure Milano gestisce la gran parte dei voli internazionali e della movimentazione delle merci. Solo i voli interni sono gestiti in maggior numero da Fiumicino, ma è spiegabile con il fatto che al nord ci sono altri cinque scali ben organizzati, mentre al sud si può considerare solo Napoli. Solo pochissimi dipendenti hanno accettato il trasferimento a Milano, con la conseguenza che spesso nei voli interni Roma – Milano più della metà dei passeggeri è composta da uomini Alitalia in trasferta, con aggravi organizzativi, overbooking, spese di trasferimento, soggiorno e compagnia bella. Mi piacerebbe sapere dal signor Rutelli, che tanto ha difeso lo scalo di Fiumicino, come mai sussista questa condizione di sproposito di impieghi in rapporto alle esigenze di traffico. Assunzioni figlie di consociativismo per non dire clientelismo (per non dirlo, l’ho detto) hanno soddisfatto scambi politico – amministrativi gettando l’azienda nell’insensatezza imprenditoriale. E ora gli stessi politici, amministratori e sindacalisti, storcono il naso nei confronti delle ipotesi di ridimensionamento, non tanto per animo proletario, ma perché vedrebbero decadere equilibri politici costruiti con cura. Risultato: le cordate di finanziatori si sono buttate sulla compagnia aerea serba, considerata in condizioni migliori e la compagnia di bandiera italiana finirà in vendita diretta a qualche colosso straniero che non aspetta altro che la svendita della disperazione. E allora vedremo chi dirà a chi “no questo non puoi licenziarlo, c’ha un cugino usciere al ministero”.
Chi ci rimette? I lavoratori ovviamente, non certo chi ha manovrato persone e soldi. Quindi tutte le persone assunte per questioni politiche e non per necessità aziendali, se le dovrebbe accollare chi ha massacrato questa compagnia. Tanto ognuno di loro, può mantenere tre o quattro hostess. Troveranno loro un impiego: portare stuzzichini in Transatlantico, indicare le uscite di sicurezza di Palazzo Chigi e via discorrendo. Tanto c’è poco da storcere il naso, questa azienda, così come è strutturata non fa che creare buchi di miliardi che volenti (e volanti) o nolenti pagheremo noi, come è sempre successo in Italia.
Il rispetto e la difesa del lavoratore cominciano al momento dell’assunzione, non quando finiscono i soldi e i privilegi. Chi ora si erge in difesa dei posti di lavoro non ha vigilato o peggio ancora, ha lasciato che tutto questo accadesse, inesorabilmente, perché anche il più ottuso degli economisti della domenica avrebbe previsto questa fine a meno di tenere in considerazione l’ipotesi che un giorno, tutti gli italiani, decidessero di spostarsi in aereo per praticare il rito dell’aperitivo in centro.

Mentre dimostreremo al mondo l’agonia della cultura del lavoro in Italia, qualche Air France a caso, si ritroverà la nostra compagnia di bandiera come gadget in un pacchetto di patatine servito in classe turistica e chi ha creato questo scandalo nazionale continuerà a viaggiare in business.
È indubbio che la cultura del lavoro coinvolge non solo chi il lavoro lo gestisce, ma anche chi lo svolge. Giorni fa, parlavo con un’amica della claudicante civiltà delle nostre città. Lei, figlia di ex capo dei Vigili, mi raccontava che 30 anni fa, nel nostro piccolo paese c’erano quattro vigili e facevano i turni di notte. Oggi i vigili sono 26 e se provi a cercarne uno dopo le 19 ti risponde come se stesse remando in una galera. Sempre se lo trovi. È ovviamente solo un esempio (non un attacco alla categoria) di come il declino culturale italiano sia una piaga anche economica e sociale. Ed è per questo che culture di paesi lontani, emigrate da noi, ci stanno soppiantando. Hanno meno pretese, meno paura del lavoro e più concretezza. Come eravamo noi fino a 40 anni fa. Abbiamo creato un sistema competitivo ed ora ne siamo vittime, perché troppo frivoli.
Io comunque su un aereo non ci salgo, a meno che non faccia la tratta Milano Roma sull’A1.
Ah l’Italia! è di

Ho un dubbio che pongo all'interesse di tutti.
Non può anche essere che ci sia una corsa alla svalutazione del bene per consentire a qualche amico degli amici di comprare a saldo?
E' una cosa a cui avevo .
sarebbe una pantomima veramente degna del teatro no, oltre ad un suicidio economico. mi chiedo in nome di quali interessi. e mi chiedo soprattutto che ci guadagnerebbero i sindacati. non so…tutto può essere in fantapolitica.
Aggiungere sesta stella, prego. Cruman docet!
Credo che prima di discutere di un prolema sia il caso di informarsi.
Alitalia certamente paga scelte sciagurate volute da molte parti politiche.
Non ultime quelle della gestione Bonomi in quota Lega e Zanichelli in quota AN.
Paga anche scelte folli come quella di Malpensa (il vecchio campo di volo Caproni) preteso HUB senza federaggi possibili vista la decisione assurda di mantenere attivo Linate.
Il tutto in mezzo a un territorio dove ogni comune più o meno ha un aeroporto inutile se non per togliere traffico al preteso HUB.
Alitalia in una ottica di sana impresa avrebbe dovuto evitare l'utilizzo di Malpensa. Invece l'azionista l'ha obbligata e la obbliga ad investirci una montagna di soldi senza speranza alcuna di un equilibrio economico.
Lo stesso potere publico che sta prevedendo l'apertura di una miriade di aeroporti "comunali" in tutte le regioni italiane con il risultato di avere un sistema di trasporto aereo comunque deficitario per le casse del Paese.
Ma chiedere di guardare al problema (il sistema del trasporto aereo – vettori e aeroporti – come parte della infrastruttura del trasporto nazionale comprendente anche Ferrovie e vie del mare) con ottica interessata esclusivamente alla pubblica utilità è cosa troppo difficile quando la moda vuole che persino gli ospedali o le scuole siano gestiti come aziende finalizzate esclusivamente al lucro.
Auguri per il viaggio individuale in autostrada.
forse sarebbe opportuno spiegare cosa sono i federaggi. Vorrei evitare di farlo io per non alterare il contenuto dell'intervento precedente con un'esposizione poco tecnica
Non ho ben capito in che cosa questo pezzo mancherebbe di informazione. Che Malpensa sia uno pseudoHUB è indubbio e io non l'ho detto, che ci sia uno squilibrio sbalorditivo nel rapporto personale/traffico tra roma e milano è indubbio e io l'ho detto, che quasi l'80% dei biglietti internazionali vengono venduti al nord è un dato di fatto e io l'ho detto. Comunque io ho voluto porre l'accento sulle ingerenze politiche e amministrative che hanno affossato l'azienda con manovre da incompetenti e insensate (se non in un'ottica clientelistica), creando una situazione in cui o si progetta un miracoloso piano di riorganizzazione o molta gente resterà senza lavoro, mentre i responsabili se ne staranno tranquilli sulle loro poltrone.
forse non ho ben capito il tuo intervento, ma mi sfugge in che cosa ho mancato (nei limiti ovviamente di una brevissima analisi più socio politica che imprenditoriale)
grazie
I federaggi sono i collegamenti necessari per alimentare l'HUB di riferimento.
In tutti i Paesi l'HUB o gli Hubs, come negli US, servono sempre una grande area metropolitana (vedi Parigi, Londra, Madrid, ecc..) perché è più facile ed economico stabilre fequenze da aeroporti secondari in funzione di viaggi oltre l'Hub di transito se a questo aggiungiamo passeggeri con destinazione finale nella grande area metropolitana.
Il principale aeroporto che serve Milano è Linate e la principale rotta è la Fiumicino Linate (una delle più frequentate in Europa).
E' antieconomico se non impossibile assicurare a Malpensa (Varese) i federaggi dei quali necessita un Hub.
Inoltre è impensabile farlo per quei passeggeri che acquistano i biglietti nel Nord ma che risiedono a Torino, Genova, Bologna, Verona, ecc… tutte località dodate di aeroporti che hanno voli diretti verso i principali HUB europei.
Aggiungo inoltre che non basta pensare al traffico outgoing (i biglietti comprati) besì è necessario pensare anche al traffico Incoming e certamente Malpensa in questo non eccelle proprio perché è impossibile assicurare i proseguimenti verso le destinazioni finali.
Malpensa non l'ha voluta AZ bensì alcuni manager messi al comando dell'azienda da alcune forze politiche senza alcuna considerazione degli interessi sociali ed economici del Paese.
scusa, ma oggi sono proprio tardo. continuo a non capire.
io non ho mai detto che malpensa è una genialata. io ho parlato di gestione sconsiderata di un'azienda di stato e mancanza di rispetto verso la cultura del lavoro e dei lavoratori.
Io non facevo un confronto malpensa roma per dire quale aeroporto è meglio o più adatto a gestire un certo tipo di traffico, facevo un confronto solo sull'organizzazione del personale.
La tratta fiumicino linate è così trafficata anche perchè c'è un continuo massicio traffico di trasferte di personale alitalia mal distribuito.
vorrei sinceramente capire che cosa non condividi di ciò che ho scritto, mi interessa davvero visto che sembri piuttosto competente sull'argomento.
Ti ringrazio ed apprezzo i tuoi commenti.
Concordo certamente sulla gestione sconsiderata dell'azienda (mi riferisco agli azionisti) e sulla mancanza di rispetto verso la cultura del lavori e dei lavoratori.
Non vedo un problema di cattiva gestione del personale quando questa deriva da una scelta politica di organizzazione operativa dell'azienda sul territorio.
E nel chiamare in causa il problema Malpensa cercavo di illustrare la ratio tecnica del perché la scelta operativa imposta dalla politica è sbagliata.
Attualmente il vettore opera circa 176 voli di andata e ritorno sulla tratta roma linate con macchine md80/82 da 141/164 posti con macchine A320 da 153 posti e A321 da 187 posti.
Il che significa quasi un totale di 4.000 posti al giorno in andata ed altrettanti al ritorno.
Mi chiedo: ma è poi vero che la tratta è così frequentata anche perché c'è un continuo traffico di trasferte causa cattiva gestione del personale?
Personalmente non credo.
Torno a dire che il problema Alitalia è una parte di un problema molto più ampio che riguarda le infrastrutture legate al trasporto.
ok, quindi vuoi dire che il problema è esclusivamente politico e non, diciamo, manageriale interno. in effetti io non so dire quanto gli "interni" possano agire per risolvere la situazione.
certo, so che pochissimi hanno accettato il trasferimento, ma in fondo è un loro diritto e ha sbagliato chi li ha assunti lì.
per quanto riguarda le trasferte io ho preso fonti dell'alitalia stessa che registra su alcuni voli oltre il 50% dei passeggeri composto da personale in spostamento. certamente non penso che tutto il traffico su quella tratta interna sia dovuto a questo, ma se si verificano problemi di overbooking su aerei per metà pieni di personale interno, qualche problema di gestione c'è.
diciamo che tu hai specificato più nettamente le responsabilità
grazie
Ieri ne parlavo con un ex-collega (…) : concordo con MC nel dire che la mossa potrebbe essere la svalutazione e la conseguente svendita con guadagno (politico ovviamente). L'Alitalia è un bene costruito dalla comunità tutta ed è necessario che la comunità ne tragga benefici consistenti (anche dalla sua vendita).
Aldilà delle questioni meramente tecniche concordo pienamente con cruman sulla coscienza del lavoro: è necessario capire che così non si va da nessuna parte. Ma dopo anni di non-lavoro, non si può mica chiedere a un soggetto di rimboccarsi le maniche o di trasferirsi a milano. Si può, invece, fare un progetto a LUNGO termine e porre degli obiettivi reali.
Ma in Italia il lungo termine è visto sempre come nemico, così come ogni cambiamento di struttura.
Ciao a tutti.
Ciao ex collega!