Agosto


E’ una bellissima giornata di sole e noi camminiamo per questa stretta strada di campagna sotto nuvole bianche che morbide e leggere si stagliano contro un cielo blu come quello dei cartoni animati.
Ci teniamo per mano e tu, ogni tanto, mi chiedi il nome di una pianta, un fiore o un albero. Io a volte mi invento la risposta ed altre confesso che non lo so. Dopo un po’ capisci che non ne conosco nessuna e non chiedi più.
Ci fermiamo a bere ad una fontanella. L’acqua è fredda e me spruzzi un po’. Io faccio finta di arrabbiarmi, ma ormai sai che so mentire e non hai più paura.
Di fianco c’è un cancello che da sul giardino ombroso di una vecchia villa patrizia. Il prato è scuro e abbandonato. Gli alberi sembrano guardiani stanchi alla fine del loro turno di guardia. Infili la tua piccola faccia tra le sbarre e guardi la fontana ed una piccola bicicletta arrugginita poggiata vicino al muro. Mi chiedi se ci sono stati dei bambini in quel giardino. Io che conosco il futuro, specialmente quello che non si può cambiare, rispondo solo con un “sì” e penso già a che cosa dovrò dirti dopo. Tu mi chiedi dove sono quei bambini adesso e perché non sono più qui.
Io potrei dirti una bugia, così come ho fatto con i fiori, ma voglio che il tuo cuore sia saldo nel lungo cammino che ti attende e, un po’ alla volta, ti parlo della freccia del tempo, dei cuori che trafigge e delle vite che cancella.
Tu, che conoscevi già la risposta, mi guardi e pensi a quando, prima o poi, quella freccia colpirà anche noi. E mi stringi la mano, senza dire nulla. E ricominciamo a camminare felici di quello che ci è dato.
E nel cielo, dietro il palcoscenico azzurro illuminato da Sole, mute e silenziose, ci sono cento milioni di stelle scintillanti in attesa che il sipario si levi e inizi lo spettacolo della notte.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.