Dopo la turbolenta copula della campagna elettorale e la catarsi orgasmica delle elezioni, il paese, o almeno l’immagine che ce ne rappresenta l’informazione, sembra immerso in una sorta di depressione post coitale che affligge fottitori e fottuti (tanto per continuare nella metafora e ricordare, commossi, il grande ed indimenticato estimatore di questa colorita terminologia).
Maggioranza ed opposizione giacciono sdraiati nell’intima penombra del talamo disfatto, ancora umoroso e tepido. Fumano lentamente una sigaretta e si scambiano ripicche e carezzine in un articolato e complesso gioco amoroso, pensando a cosa fare una volta che si saranno rivestiti.
Mentre Alitalia e monnezza attendono di essere scongelate con una ripassatina al microonde e riproposte al palato devastato dell’opinione pubblica, quella che tiene banco è la terza ancella della cerimonia mistica che si sta celebrando oggi in Italia: la sicurezza.
Su questa faccenda ho una gran voglia di dire cose politicamente scorrette. Quelle cose che in genere si pensano e non si dicono per paura di suscitare indignazione, ma io sono vecchio, brutto, demotivato e solo. Non ho più speranza di piacere alle donne, quindi dico e faccio quello che mi va.
Per anni l’unica forma di controllo del territorio che ha conosciuto questo paese è stata quella della criminalità organizzata. Prova ne è che il tifo organizzato, probabilmente di scarso interesse per o sistema, è degenerato in una sorta di guerriglia urbana permanente che rallegra le domeniche della verde penisola e tiene sotto assedio le città che, ridenti, ne inanellano il profilo.

Nonostante le innumerevoli polizie che contiamo in Italia (comunale, provinciale, forestale, mortuaria, marittima, penitenziaria, fiscale, giudiziaria, militare, interpol, dia), il fenomeno planetario dell’immigrazione è stato praticamente ignorato.
Mi piacerebbe immaginare che questa manifestazione di disinteresse sia stata regolata da oscure dietrologie, anzi un tempo l’ho anche pensato, ma ora l’età mi ha condotto ad una rassegnata consapevolezza.
L’Italia ha chiuso con le grandi sfide della storia subito dopo Cartagine. Da allora in poi è stata una lunga successione di abbandoni al destino dove, al posto delle scelte consapevoli e delle assunzioni di responsabilità, la storia nazionale è stata regolata da botte di culo o rovesci di sfortuna.
Non sono un antropologo e non so darmi una spiegazione scientifica dell’indole letargica mia e dei miei connazionali. Forse è una questione di clima o forse è solo l’atteggiamento fatalista indotto da una religione assolutista e dogmatica come quella cattolica. Non so e non vado oltre. Ho stabilito di scrivere un numero ben preciso di fesserie in questo pezzo e non voglio sforare.
Fatto sta che l’immigrazione, la grande sfida del terzo millennio, è stata affrontata con la stessa leggerezza della guerra alla Grecia o della campagna di Russia. Gite dove il nonnino di tanti miei orgogliosi connazionali con la paralisi al braccio diede prova della sua proverbiale capacità organizzativa. Uomo tanto efficiente nel contenere i ritardi ferroviari, quanto incapace di coordinare operazioni militari dove le vite di milioni di coscritti, compresi i nonni veri dei miei connazionali con la paralisi al braccio, furono bruciate come foglie secche. (Ho fatto una roba di sinistra).
In un’alternanza scoordinata fra disinteresse garantista ed iperattività forcaiola, le strade, gli incroci, i marciapiedi, le periferie e le campagne italiane hanno subito una lenta, ma progressiva occupazione da parte di migliaia di disperati che hanno visto nel lassismo italiano una possibilità per le loro vite e le loro famiglie.

Il 95% di questa gente è gente per bene ed onesta. Questa è un’affermazione che non si basa su dati statistici, ma su considerazioni militari. Se le percentuali fossero diverse, vista l’assoluta mancanza di presidio territoriale, il paese sarebbe in preda ad un vero e proprio caos, altro che aumento della microcriminalità in punti percentuali.
Ciò nonostante, questo vero e proprio esproprio dello spazio vitale che costringe a combattere una piccola battaglia ad ogni semaforo, a fare lo slalom sui marciapiedi fra bancarelle e merci, a condividere i condomini con gente di cultura e religione diverse ha esasperato molti, forse tutti.
Partendo da quelli con il braccio paralizzato per arrivare a chi ha votato Rutelli sperando che vincesse Alemanno, tutti sono stanchi di un fenomeno che ha pervaso la nostra vita senza nessuna regola o imponendo regole stupide che trovavano l’apice della loro soddisfazione costringendo migliaia di disgraziati a eterne file notturne per il rinnovo del permesso di soggiorno e rendendo più accattivante l’immigrazione clandestina.
Oggi ho la sensazione che, senza ammetterlo nemmeno con noi stessi, molti si attendano una bella lezione a quel rompiballe di lavavetri o qualche incursione feroce nei campi Rom.
Dando per inteso che questa prospettiva da tempo sollazzi il pensiero di quelli col braccio paralizzato, sono certo che questa evenienza non è sgradita nemmeno a tanti sinistri a cui non sembra vero di aver affidato a fratello Caino le pulizie di primavera.
Un paese civile ha il dovere di regolamentare fenomeni sociali di questa portata proprio per evitare derive razziste. Ciascuno di noi ha un lato oscuro sul quale non ama soffermarsi e che cerca di tenere sotto controllo con l’educazione, la civiltà e la cultura. Lato oscuro che, però, tende ad emergere proprio nel momento nel quale ci si sente sopraffatti e si cerca la vittima più disponibile per scatenare la propria rabbia.

Ed è proprio quella sulle vittime più disponibili la questione centrale dell’affaire sicurezza.
In qualche modo ci siamo convinti tutti che sia l’immigrazione il problema principale ed intorno ad essa organizziamo i “pacchetti sicurezza“.
Dimentichiamo, o vogliamo dimenticare, che la criminalità organizzata ha radicazione profonda e strutturale nella nostra società civile e su di essa impone un opprimente e spietato controllo militare.
Confinata nelle pagine interne dei quotidiani, dietro l’ennesimo tentativo di stupro, essa continua a disporre indisturbata del nostro destino individuale con una libertà di azione che il tempo rende sempre più impalpabile e completa.
Nel futuro prossimo venturo, forse avremo marciapiedi sgombri e incroci senza lavavetri, ma lavoreremo tutti per “o sistema“.
O Sistema ringrazia.
Illustrazioni a cura di MenteCritica sezione Nord.
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piselli umani enormi -

Quotone.
Non credo che la ggente desideri che vengano assaltati i campi degli immigrati. Almeno non voglio credere che sia questo il punto.
La questione “sicurezza” è molto simile al problema rifiuti, in america hanno coniato il termine NIMBY: not in my back yard.
Ho amici, assolutamente non destri, che nelle (ormai nominate fino alla nausea) borgate romane hanno scelto di votare La Destra o partiti simili per cercare di non vedere più scippi ogni due minuti. Questo non risolve il problema immigrazione, ma leva gli scippatori immigrati da sotto casa. Tutto qua. Sono richieste condivisibili anche se inutili visto che in questo modo il problema si sposta di qualche chilometro ma persiste su altri.
Tra la mafia e i crimini da “sopravvivenza” c’è molta differenza. Non dico qual’è la peggiore perchè è ovvio.
Che dire… Come sempre ottimi articoli ma esiste una soluzione a tutto ciò? O l’unico modo è scappare in un altro paese e rinunciare per sempre a essere un italiano?
Vacca la bindella, ottimo post, comandante nebbia!
Beccato: non ho seguito i link e non avevo capito. Ho ascoltato ora il servizio al tg ed ho colto.
se lo infilino dove non batte il sole, il “pacchetto sicurezza”.
a me sembra un gran pacco, più che un pacchetto…un bel pacco fumante pieno di m… per tutti
Proprio pochi minuti fa, in TV, ho visto la fuga dei Rom da Ponticelli. Una fila interminabile di furgoncini, su cui c’era di tutto: masserizie, cani, donne, vecchi e bambini tutti insieme. Non so se sono tutti ladri e violenti, nè lo voglio sapere. So solo che ho provato una gran pena e un grande sconforto. Siamo alle solite: uomini contro uomini. Tu vattene perchè mi dai fastidio. Può darsi che questa “filosofia” vada bene. Come te, Comandante Nebbia, non sono nè sociologo, nè storico, nè intellettuale, nè politico, nè religioso, ma questa mi sembra una guerra. E chi è a perdere tutte le guerre? I più deboli, i meno tutelati e i più indifesi: la fanteria o i fessi. Una volta morivano nelle guerre anche i generali. Oggi dirigono le guerre dai loro posti di comando: dietro le scrivanie! Mi ricordo che quando ero bambino nel mio paese d’origine vivevano, anzi convivevano con i miei paesani, anche gli zingari ed io andavo a giocare a casa loro: mia madre non me lo impediva. Che è successo nel frattempo?
Che tristezza, Comandante Nebbia!
Confesso che ho provato l’impressione che gli autori del post siano due.
Il primo che scrive:
“Fatto sta che l’immigrazione, la grande sfida del terzo millennio, è stata affrontata con la stessa leggerezza della guerra alla Grecia o della campagna di Russia. […]
In un’alternanza scoordinata fra disinteresse garantista ed iperattività forcaiola, le strade, gli incroci, i marciapiedi, le periferie e le campagne italiane hanno subito una lenta, ma progressiva occupazione da parte di migliaia di disperati che hanno visto nel lassismo italiano una possibilità per le loro vite e le loro famiglie.[…]
Un paese civile ha il dovere di regolamentare fenomeni sociali di questa portata proprio per evitare derive razziste.”
Il secondo che gli risponde:
“In qualche modo ci siamo convinti tutti che sia l’immigrazione il problema principale ed intorno ad essa organizziamo i “pacchetti sicurezza“.
Dimentichiamo, o vogliamo dimenticare, che la criminalità organizzata ha radicazione profonda e strutturale nella nostra società civile e su di essa impone un opprimente e spietato controllo militare.
[…]
Nel futuro prossimo venturo, forse avremo marciapiedi sgombri e incroci senza lavavetri, ma lavoreremo tutti per “o sistema“.”
Che vuol dire esattamente, al di là delle amenità del pacchetto sicurezza?
Che se ci occupiamo della prima questione non ci avanza tempo per la seconda?
Che non dovremmo affrontare il problema immigrazione perché ciò sottrarrebbe risorse alla lotta contro la criminalità organizzata?
Faccio mio il dubbio di F.M.Arouet
Avrò capito male, ma mi pare un caso tipico di “benaltrismo”
Forse vorrà dire che l’immigrazione è un problema di ordine pubblico e maturità culturale, mentre la mafia è un problema strutturale.
Quindi, razionalmente, per la prima vanno predisposte regole semplici e fatte rispettare, per la seconda andava predisposto un piano sicurezza articolato e incisivo.
L’autore ha voluto semplicemente evidenziare come, per l’ennesima volta, si rivolgano le grandi intelligenze verso i problemi semplici e si abbandoni la trattazione di quelli complessi.
L’autore, che sta provando gusto nel parlare in terza persona, si scandalizza per il fatto che sia necessaria tutta questa caciara per impedire lo stazionamento dei lavavetri ai semafori e ritiene che di certe cose non sarebbe nemmeno stato necessario dibattere. Avrebbe gradito vedere tanto accanimento inferenziale anche e soprattutto nei confronti della criminalità organizzata.
L’autore è facile profeta nel prevedere che la sicurezza di questo paese “aumenterà” grazie alle espulsioni e qualche misura populistica, mentre l’esazione del pizzo e il traffico di droga e armi, insieme all’inquinamento della politica locale e nazionale, continueranno a godere di grande e florida salute.
Per questo l’autore ha titolato nei termini volgari di cui molti si saranno accorti, altrimenti avrebbe titolato “O sistema, adesso sono cazzi tuoi”.
A furia di alimentare il lato più becero delle persone utilizzando la il loro disagio come miccia si vedono i risultati: delinquenti napoletani che assaltano campi tirando sassi anche contro dei bambini, che bruciano le baraccopoli lasciate vuote da chi è scappato di fronte a tanta violenza e che contestano i vigili del fuoco giunti sul posto per spegnere i roghi.
Queste sono bestie, han poco da giustificare i giornalisti dicendo che tali squadracce sono guidate dalle “mamme”, perchè sono madri anche quelle che quando la polizia arresta i camorristi tirano di tutto dai balconi e scendono in strada per aggredire le forze dell’ordine.
Questi criminali non rappresentano la maggioranza del quartiere, neanche quella di Napoli ne’ quella dell’Italia; però chi tace di fronte a simili reati che ricordano le persecuzioni razziali si rende complice.
La sicurezza non è pulizia etnica, non si affronta con i commissari straordinari per i Rom; si governa senza alimentare la feccia della popolazione italiana, mettendo in strada gli agenti che troppo spesso si trovano negli uffici e riqualificando quartieri dormitorio che fanno orrore.
In tutto questo scempio è grandissima anche la responsabilità di quasi tutti i telegiornali e dei giornalacci (dispregiativo usato a causa della mistificazione e del terrorismo adottati come metodo giornalistico) di proprietà diretta o indiretta dell’attuale Presidente del Consiglio.
Non voglio essere ritenuto complice quindi in ogni occasione manifesto la mia contrarietà.
Ora i Rom, subito dopo i Romeni, poi magari gli Africani; nei confronti di chi si scatenerà la caccia all’uomo quando saranno finiti gli stranieri poveri? Gay? Comunisti? Sindacalisti? Sicuramente non più contro gli Ebrei, Israele esiste anche per evitare che la storia si ripeta nei loro confronti; però perchè le Comunità Ebraiche tacciono di fronte alla discriminazione etnica degli altri? Hanno grande autorevolezza e la gente si sente ancora in colpa nei loro confronti, la società ha bisogno di un loro contributo,
Male che vada interverrà l’Unione Europea che potrebbe arrivare anche a toglierci il voto in seno alla Commissione, cosa possibile in caso di violazioni dei principi fondamentali dell’Unione, che sono gli stessi della nostra Costituzione. In tal caso il nuovo nemico diventerebbe il rammollito europeo.
Trovo vagamente contradditorio che l’autore definisca l’immigrazione prima “la grande sfida del terzo millennio” (concordo), poi un semplice “problema di ordine pubblico e maturità culturale”.
Dimensionalmente, per i numeri che muovono, l’immigrazione mi sembra piuttosto uno tsunami, la criminalità organizzata, al suo cospetto, un’alluvione locale.
Per la criminalità organizzata “basta” uno stato cosciente delle proprie prerogative, dotato della volontà di farle rispettare.
Per provare a governare i flussi migratori, che investono tutta l’Europa, oltre ad uno stato organizzato (che non abbiamo come ha sottolineato l’autore), servono politiche comunitarie di largo respiro che sono ben al di là da venire.
Fatto sta che tutti parliamo di sicurezza, ma nella prima pagina di giornali come Repubblica e Corriere notizie come questa spesso non compaiono nemmeno, se compaiono hanno spazi ridotti e non ricevono uguale tam tam mediatico. Mi pare, forse mi sbaglio, che la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta abbiano fatto più morti, feriti e danni dell’immigrazione clandestina. Ma le ultime misure di “sicurezza” contro questo tipo di criminalità risale al 41bis, deciso dopo la strage di Capaci se non erro. Mi pare anche che immigrati clandestini in parlamento non ce ne siano.
Mi pare anche che immigrati clandestini in parlamento non ce ne siano.
Però c’era Luxuria…:)
Purtroppo avete tutti ragione e forse il sogno segreto e inconfessabile di parecchi politici e’ quello di arrivare a un bel regime cileno, ma il punto e’ che quand’anche si volesse fare veramente qualcosa, bisognerebbe impegnarsi a fondo per almeno 10-15 anni e non per sole 10-15 settimane.
Se esaminiamo il problema della criminalita’ organizzata non possiamo non riconoscere che per affrontarla seriamente l’Italia dovrebbe come minimo raddoppiare la capacita’ delle sue carceri e onestamente credo che anche cosi’ non basterebbe.
Quando anni fa il procuratore nazionale antimafia descriveva il fenomeno mafioso come limitato a 5000 persone, dentro di me pensavo: si, e gli altri 50.000 – 60.000 collaboratori / fiancheggiatori attivi non li contiamo ?
Lo stesso vale, anche se in proporzioni minori, per camorra, ‘ndrangheta e altre organizzazioni.
Per il discorso della criminalita’ estera e’ sempre una questione di numeri; per capire certi fenomeni, bisogna analizzarli a fondo e nei dettagli.
Prendiamo il fenomeno della criminalita’ albanese: e’ un fatto noto che quando ci fu il crac finanziario dell’Albania a un certo punto furono liberati dalle carceri 4000 o 5000 pericolosi criminali che regolarmente, nell’arco di qualche anno, si trasferirono quasi tutti all’estero e per la maggior parte in Italia.
Il successo criminoso di tali persone ha poi incoraggiato ulteriori arrivi da parte di apprendisti nativi dell’Albania (che per il solo fatto di essere cosi’ vicina all’Italia e di essere stata annessa durante la seconda guerra mondiale mi ha fatto spesso pensare che “travasi” di “ottime persone” da una parte e dall’altra sono stati fin troppo frequenti anche nel passato).
Ora la presenza di bande criminali albanesi legate alla prostituzione, alla droga e alle rapine ai privati sono ormai una costante che negli ultimi 10-15 anni ha colpito oltre misura gli interessi dei privati cittadini, non certo quelli dei politici o di altri potenti.
Da molti anni ormai i “capetti” albanesi stringono accordi con la criminalita’ italiana su un piano paritario o addirittura di superiorita’; in breve, l’aver permesso o ignorato che 4000 o 5000 semi-disperati facessero indisturbati i loro affari ha ingigantito la portata di un fenomeno che doveva essere stroncato sul nascere.
La criminalita’ rumena vorrebbe fare altrettanto (e ci sta’ riuscendo); giunti a questo punto tanto vale invitare quelle di tutti gli altri paesi europei ed africani perche’ siamo tolleranti.
Una parte non trascurabile dei 500.000 nomadi e’ sulla buona strada per seguire le orme dei loro predecessori, basta solo continuare a incoraggiarli in tal senso.
Il fatto che a Napoli elementi semi-camorristici siano intervenuti con il metodo taglia e brucia, significa che probabilmente hanno intravisto un’evoluzione pericolosa per il loro affari (troppi riflettori puntati e possibile futura concorrenza).
Per quanto riguarda il titolo dell’articolo, ne comprendo le ragioni, pero’ vorrei far riflettere su un altro aspetto: quando uno straniero si ferma in un posto e cerca di fare del suo meglio per fare bene, dopo un po’ di tempo viene adottato e sorge una sorta di istinto di protezione nei suoi confronti molto maggiore che nei confronti dei nativi.
In breve l’elemento discriminante non e’ la razza o la nazionalita’, ma la rozza valutazione: buono / cattivo.
Non credo che ci siano delle societa’ che a parita’ di condizioni producono piu’ persone deviate di altre, esistono pero’ delle societa’ dove la “tolleranza del crimine” porta inevitabilmente a una selezione naturale per cui le persone con meno scrupoli prevalgono su quelle piu’ miti (che vengono uccise, taglieggiate o scacciate dai loro luoghi di origine).
Alla fine se il fenomeno continua indisturbato, per una questione matematica, in una certa area proliferano e diventano preminenti i “peggiori”, tanto che alla fine scatta l’identificazione generalizzata dei relativi abitanti con i cattivi.
Per i “cattivi” ci possono essere delle attenuanti, ma la repubblica italiana prevede il loro isolamento dalla societa’ (affinche’ non possano piu’ continuare a fare danni impunemente) e soprattutto la loro “rieducazione”.
Le prigioni dovrebbero essere luoghi di riscatto dagli errori commessi ma per esserlo dovrebbero essere adeguatamente dimensionate e dotate di personale sufficiente, preparato e impermeabile all’azione corruttiva che inevitabilmente e’ dispiegata dai reclusi con maggiore potere economico.
Al limite, al posto di luoghi chiusi non vedrei male la rivalutazione di campi “rieducativi” (per i soggetti recuperabili) con maggiori spazi liberi.
Qualcuno obiettera’ che tutto questo costa, certo, e’ ovvio, sono i costi della mancata prevenzione, del mancato interesse, della mancata educazione dei giovani, sia italiani che esteri, del degrado sociale che non dipende solo dalla poverta’ e che per questo non dovrebbe essere sempre scusato con facilita’.
@Doxa
La sicurezza consisterebbe anche nella repressione di quello che tu poni all’attenzione, purtroppo “i consigliori” in parlamento non lo permetteranno se non per dare una lezione alle frange criminali meno disciplinate (che non capiscono il linguaggio e le intenzioni della “cupola”); per quelle che “dialogano” non ci sara’ alcun problema.
Se era una battuta era abbastanza penosa. Vladimir Luxuria non mi pare avesse precedenti penali e secondo la nostra costituzione ha gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini, anche quello di farsi eleggere parlamentare. Tra l’altro in tal senso, almeno per una volta, siamo allineati ad altri paesi del mondo, dove persone transgender svolgono tranquillamente carriera politica, spesso con ottimi risultati, come nel caso di Georgina Beyer. Detto tra noi preferirei avere nel parlamento italiano 30 Vladimir Luxuria in più e qualche galeotto in meno.
@Adetrax,
Mi pare un’ottimo quadro dell’Italia, da sempre.
Leggo su Repubblica di ieri 14 maggio 2008 e non resisto dal riportare qui su MC:
Dice Mihai Gheorghiu (ovvero il sottosegretario di Romania per i Rumeni nel mondo):
Se non sbaglio l’1% di un milione e’ 10mila..Quindi costui ammette candidamente che in Italia c’e’ una legione, che dico, un battaglione di delinquenti!
Il nostro Gheorghiu aggiunge:
No comment…
@pierluigi
10000 è più una divisione ovvero una ventina di battaglioni
Non credo che ci siano delle societa’ che a parita’ di condizioni producono piu’ persone deviate di altre, esistono pero’ delle societa’ dove la “tolleranza del crimine” porta inevitabilmente a una selezione naturale per cui le persone con meno scrupoli prevalgono su quelle piu’ miti (che vengono uccise, taglieggiate o scacciate dai loro luoghi di origine).
Mi pare un’ottimo quadro dell’Italia, da sempre.
quoto
Se era una battuta era abbastanza penosa.
Bè non ridere.
Non era per il transformer, ma non so se l’hai mai sentito\a parlare..
Pare che anche all’estero si riceva un’immagine “distorta” della buona Italia, le 20 immagini sono molto istruttive.
Italia e caso rom.
@Alberto, io ho sentito parlare Luxuria, e mi ha fatto sempre un ottima imprerssione, poi ho letto le cose che scrivi ed ho avuto l’impressione opposta.
Il tempo è tiranno. Giusto due battute poco originali. La prima: nel mio mondo, quello che conosco, la vittoria totale della destra ha favorito l’esternarsi di sentimenti fortemente xenofobi. Chiunque intorno a me parla come Marion Cobretti (“vallo a dire ai suoi genitori”, “‘na tanica debbenzìna e ‘no zzippo, ce vorebbero”) per difendere l’odio che da decenni i romani covano verso i gitani. Io non discuto quest’odio, secondo me più che legittimo (benché io non lo condivida). Ho il diritto di odiare un altro, ho il diritto di generalizzare e di pensare agli immigrati come a un pericolo per me e la mia famiglia, con particolare riferimento agli zingari. Un altro discorso però riguarda i metodi con i quali bisognerebbe mettere fine a questa situazione di pericolo: buttarli fuori dall’Italia, bruciare i campi nomadi, metterli al muro…
Non è pensare queste cose che mi sconvolge: è naturale che, specie a Roma, ci siano molti modi coloriti di comunicare un disagio. E’ il fatto di vedere tutti d’accordo nel dirle, queste cose, che “m’appaùra”, questo “consenso popolare” verso gli atti di pura barbarie che mi spaventa. E sono giunto ad una conclusione abbastanza radicale, in merito.
Sono l’unico, tra quelli che conosco personalmente, che considera una malsana ingiustizia quella di agire così attivamente nei confronti dei rom. E io cerco di parlarne, ovviamente. Mi piace proprio, dialogare con chi la pensa diversamente da me. Un po’ è sicuramente per consolidare le mie idee ma principalmente il mio scopo è imparare a vedere le cose da un altro punto di vista. Ecco perché, in questo periodo che ho poco modo di stare online, mi manca molto leggere MC.
Però, di fronte a questa deriva che ha preso la società in cui viviamo io e la mia famiglia, mi viene in mente solo una cosa da fare: andarmene. Lasciare il belpaese, perché farne parte davvero mi imbarazza.
Ottimo pezzo, comunque, come sempre i miei complimenti all’autore ed ai commentatori. Proporrei come ulteriore spunto un monitoraggio attivo (io d’altro canto non ne avrei il tempo) sui SOLDI degli zingari, in relazione alle leggi ed ai decreti (europei, italiani, regionali, provinciali e comunali) sulla sedentarizzazione di rom sinti e camminanti: perché ci devono essere, da chi vengono, a cosa sono destinati e, soprattutto, DOVE SI FERMANO. Penso ci sia questo, dietro, in quanto davanti come al solito c’è la più antica e famosa guerra tra poveracci.
“Stamo proprio ar medioevo, aoh, c’ha raggione mi’ fijo…” (Guzzanti – Don Pizarro)