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Africani, Rom e Musulmani, Ora Sono Cazzi Vostri

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Dopo la turbolenta copula della campagna elettorale e la catarsi orgasmica delle elezioni, il paese, o almeno l’immagine che ce ne rappresenta l’informazione, sembra immerso in una sorta di depressione post coitale che affligge fottitori e fottuti (tanto per continuare nella metafora e ricordare, commossi, il grande ed indimenticato estimatore di questa colorita terminologia).
Maggioranza ed opposizione giacciono sdraiati nell’intima penombra del talamo disfatto, ancora umoroso e tepido. Fumano lentamente una sigaretta e si scambiano ripicche e carezzine in un articolato e complesso gioco amoroso, pensando a cosa fare una volta che si saranno rivestiti.

Mentre Alitalia e monnezza attendono di essere scongelate con una ripassatina al microonde e riproposte al palato devastato dell’opinione pubblica, quella che tiene banco è la terza ancella della cerimonia mistica che si sta celebrando oggi in Italia: la sicurezza.

Su questa faccenda ho una gran voglia di dire cose politicamente scorrette. Quelle cose che in genere si pensano e non si dicono per paura di suscitare indignazione, ma io sono vecchio, brutto, demotivato e solo. Non ho più speranza di piacere alle donne, quindi dico e faccio quello che mi va.

Per anni l’unica forma di controllo del territorio che ha conosciuto questo paese è stata quella della criminalità organizzata. Prova ne è che il tifo organizzato, probabilmente di scarso interesse per o sistema, è degenerato in una sorta di guerriglia urbana permanente che rallegra le domeniche della verde penisola e tiene sotto assedio le città che, ridenti, ne inanellano il profilo.

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Nonostante le innumerevoli polizie che contiamo in Italia (comunale, provinciale, forestale, mortuaria, marittima, penitenziaria, fiscale, giudiziaria, militare, interpol, dia), il fenomeno planetario dell’immigrazione è stato praticamente ignorato.
Mi piacerebbe immaginare che questa manifestazione di disinteresse sia stata regolata da oscure dietrologie, anzi un tempo l’ho anche pensato, ma ora l’età mi ha condotto ad una rassegnata consapevolezza.
L’Italia ha chiuso con le grandi sfide della storia subito dopo Cartagine. Da allora in poi è stata una lunga successione di abbandoni al destino dove, al posto delle scelte consapevoli e delle assunzioni di responsabilità, la storia nazionale è stata regolata da botte di culo o rovesci di sfortuna.

Non sono un antropologo e non so darmi una spiegazione scientifica dell’indole letargica mia e dei miei connazionali. Forse è una questione di clima o forse è solo l’atteggiamento fatalista indotto da una religione assolutista e dogmatica come quella cattolica. Non so e non vado oltre. Ho stabilito di scrivere un numero ben preciso di fesserie in questo pezzo e non voglio sforare.

Fatto sta che l’immigrazione, la grande sfida del terzo millennio, è stata affrontata con la stessa leggerezza della guerra alla Grecia o della campagna di Russia. Gite dove il nonnino di tanti miei orgogliosi connazionali con la paralisi al braccio diede prova della sua proverbiale capacità organizzativa. Uomo tanto efficiente nel contenere i ritardi ferroviari, quanto incapace di coordinare operazioni militari dove le vite di milioni di coscritti, compresi i nonni veri dei miei connazionali con la paralisi al braccio, furono bruciate come foglie secche. (Ho fatto una roba di sinistra).

In un’alternanza scoordinata fra disinteresse garantista ed iperattività forcaiola, le strade, gli incroci, i marciapiedi, le periferie e le campagne italiane hanno subito una lenta, ma progressiva occupazione da parte di migliaia di disperati che hanno visto nel lassismo italiano una possibilità per le loro vite e le loro famiglie.

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Il 95% di questa gente è gente per bene ed onesta. Questa è un’affermazione che non si basa su dati statistici, ma su considerazioni militari. Se le percentuali fossero diverse, vista l’assoluta mancanza di presidio territoriale, il paese sarebbe in preda ad un vero e proprio caos, altro che aumento della microcriminalità in punti percentuali.

Ciò nonostante, questo vero e proprio esproprio dello spazio vitale che costringe a combattere una piccola battaglia ad ogni semaforo, a fare lo slalom sui marciapiedi fra bancarelle e merci, a condividere i condomini con gente di cultura e religione diverse ha esasperato molti, forse tutti.

Partendo da quelli con il braccio paralizzato per arrivare a chi ha votato Rutelli sperando che vincesse Alemanno, tutti sono stanchi di un fenomeno che ha pervaso la nostra vita senza nessuna regola o imponendo regole stupide che trovavano l’apice della loro soddisfazione costringendo migliaia di disgraziati a eterne file notturne per il rinnovo del permesso di soggiorno e rendendo più accattivante l’immigrazione clandestina.

Oggi ho la sensazione che, senza ammetterlo nemmeno con noi stessi, molti si attendano una bella lezione a quel rompiballe di lavavetri o qualche incursione feroce nei campi Rom.
Dando per inteso che questa prospettiva da tempo sollazzi il pensiero di quelli col braccio paralizzato, sono certo che questa evenienza non è sgradita nemmeno a tanti sinistri a cui non sembra vero di aver affidato a fratello Caino le pulizie di primavera.

Un paese civile ha il dovere di regolamentare fenomeni sociali di questa portata proprio per evitare derive razziste. Ciascuno di noi ha un lato oscuro sul quale non ama soffermarsi e che cerca di tenere sotto controllo con l’educazione, la civiltà e la cultura. Lato oscuro che, però, tende ad emergere proprio nel momento nel quale ci si sente sopraffatti e si cerca la vittima più disponibile per scatenare la propria rabbia.

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Ed è proprio quella sulle vittime più disponibili la questione centrale dell’affaire sicurezza.
In qualche modo ci siamo convinti tutti che sia l’immigrazione il problema principale ed intorno ad essa organizziamo i “pacchetti sicurezza“.
Dimentichiamo, o vogliamo dimenticare, che la criminalità organizzata ha radicazione profonda e strutturale nella nostra società civile e su di essa impone un opprimente e spietato controllo militare.
Confinata nelle pagine interne dei quotidiani, dietro l’ennesimo tentativo di stupro, essa continua a disporre indisturbata del nostro destino individuale con una libertà di azione che il tempo rende sempre più impalpabile e completa.

Nel futuro prossimo venturo, forse avremo marciapiedi sgombri e incroci senza lavavetri, ma lavoreremo tutti per “o sistema“.

O Sistema ringrazia.

Illustrazioni a cura di MenteCritica sezione Nord.

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