Adolf Hitler e l’Aborto
26 febbraio, 2008 di Chiara Lalli
Archiviato in Democrazia e Diritti
Massimo Pandolfi perfeziona l’argomento di autorità al contrario (L’aborto? E’ figlio di Lenin e Hitler, 19 febbraio 2008):
Non è vero che una legge sull’aborto è figlia di tutti i Paesi moderni ed evoluti.
E’ vero il contrario. Detto che l’Ivg (fa più chic chiamarlo così: interruzione volontaria di gravidanza) nasce con la storia dell’uomo, va precisato però che la sua regolamentazione per legge è stata inaugurata non certo da vere o presunte culle di civiltà, ma da autentici regimi totalitaristici.
Il primo Paese a varare una legge abortistica è stata infatti l’Unione Sovietica nel 1920; seguì la Germania nazista. Poi il Giappone nel 1948 e, più o meno in fila, i Paesi dell’Est europeo occupati dall’Armata Rossa e diventati comunisti: Polonia, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia. La Gran Bretagna (1967) è stato il primo paese occidentale a legalizzarlo.
Siccome X è cattivo, questo il ragionamento di Pandolfi, allora ogni sua azione eredita la cattiveria.

Il suo incedere dimostrativo è zoppo, ma lui non sembra accorgersene. Soffermiamoci su Hitler, il cattivone per eccellenza (non che ci sia da obiettare sul contenuto, anche se forse la tentazione di sottolinearne la banalità potrebbe far capolino).
La dimostrazione di Pandolfi sarebbe la seguente:
Hitler è moralmente riprovevole;
Hitler ha fatto Y;
Y è moralmente riprovevole.
C’è qualcosa che non quadra. Per dimostrare che Y sia moralmente riprovevole (pur concedendo che Hitler sia moralmente riprovevole) è necessario entrare nel merito di Y. Si potrebbero addirittura fare scoperte interessanti a proposito di Hitler, senza che vi sia (ovviamente) una ricaduta di moralizzazione sul cattivone in questione.
A poco serve la chiusura di Pandolfi sulla sua difesa di una legge che permetta le interruzioni di gravidanza (chiamiamoli pure aborti). Prima di metterci in gioco e di ritrovare la coscienza, bisognerebbe evitare le trappole argomentative.
Ciò va detto a onore del vero. E forse dovremmo meditare un po’ tutti su questa strana evoluzione della storia. Stiano comunque tranquilli i tenaci difensori della legge 194: sono il primo a dire che eliminarla domattina, far tornare l’aborto illegale, sarebbe una tragedia. E sarebbe anche controproducente. Il problema è un altro: forse dobbiamo ritrovare tutti un po’ di coscienza, renderci davvero conto di ciò che l’uomo moderno (sottolineo l’uomo inteso come essere umano: quindi uomini e donne) sta combinando.
Anzi: cosa stiamo combinando. Mettiamoci in gioco. Ma per davvero.

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Mussolini era un criminale.
Mussolini faceva andare i treni in orario.
Avere i treni in orario è da criminali.
Infatti, da quando c’è la democrazia in Italia non si è più visto un treno in orario…
PS: e comunque, come disse il grande Troisi, bastava farlo capostazione.
E’ pazzesco come ogno volta che si parla del nazismo bisogna sottolineare sempre, piu’ e piu’ volte, che non lo si supporta.
C’e qualcosa di sbagliato.
E’ ovvio che si senta questa necessità. Il nazismo è un concetto così mostruoso che solo a pronunciarle il nome ci si sente contaminati.
E’ una cosa naturale e perfettamente comprensibile.
L’aborto è una legalizzazione di qualcosa che da sempre è successo. Che le persone dovrebbero avere coscienza di quel che fanno è un altro discorso.
e non usarlo come metodo anticoncezionale.
Non mi è molto chiaro il senso dell’articolo, forse sarà la stanchezza, ma io trovo ai giorni nostri persone che si indignano di fronte al nazismo ma vogliono sparare alle barche degli immigrati.
Forse Francesco Orsenigo voleva dire che non c’è bisogno di sottolinearlo di continuo, è come quelli che continuano a dire di non essere gay perchè temono di esserlo.
Io lo so. Quindi non ho bisogno di Affermarlo come concetto ridondante.
Io so che a me non interessa in cosa credi, che pelle hai, di che segno sei