Addio Harry Potter
3 febbraio, 2008 - 9:00 di Laura Costantini
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Chissà se ai contemporanei di J.R.Tolkien è toccato sentirsi come ci sentiamo oggi noi seguaci di Harry Potter. Chissà se chiudendo l’ultimo capitolo dell’indimenticabile saga del Signore degli Anelli hanno avuto questa stessa sensazione di perdita, di un vuoto che sarà difficile colmare con altre passioni, con altri personaggi. Lo hobbit Frodo Baggins è diventato immortale, tanto quanto lo è oggi il maghetto dagli occhi verdi.

Ma per coloro che per primi lessero la parola fine al termine delle sue avventure, fu come se quel compagno di strada nel viaggio senza tempo attraverso i reami della fantasia fosse morto. Avesse oltrepassato una soglia oltre la quale neanche il lettore più appassionato avrebbe mai più potuto seguirlo. Una soglia che è un confine invalicabile perché l’autore ha posto la parola fine alla vita stessa di quel personaggio. Noi non sapremo mai cosa ne fu di Frodo dopo che la nave elfica fu sparita oltre l’orizzonte. E oggi, chiuse le pagine del settimo libro di Harry Potter e i doni della Morte noi non sapremo mai cosa disse, visse, provò Harry Potter al di là dell’ultima frase dell’ultima pagine dell’ultimo libro. J.R.Rawling ha mantenuto la promessa, ha virtualmente ucciso la sua creatura e con essa tutte le nostre speranze di vederlo tornare, adulto che fosse, stempiato, con un filo di pancetta, ma con quella cicatrice inconfondibile, con gli stessi occhi verdi, con lo stesso temerario entusiasmo per le giuste cause.

Dobbiamo dire addio a Harry Pottered è un addio dolorosissimo perché il maghetto ha fatto parte della nostra vita di lettori per quasi un decennio. Abbiamo vissuto la sua vita, lo abbiamo visto cambiare, crescere, passare dalla favola alla tragedia, lo abbiamo visto affrontare prove insuperabili, sbagliare, sentirsi perduto, tradito e poi di nuovo supportato dal potere più grande che esista: l’amore, degli amici, dei genitori, di tutti i suoi compagni di avventure, di tutti i suoi lettori. La saga creata dalla Rawling resterà nella storia della letteratura perché ha creato un fenomeno che va al di là di qualsiasi manovra di marketing. Il maghetto ha reso ricchissima la sua autrice, ma chi lo ha reso immortale sono tutti coloro che hanno riscoperto la fantasia e il potere dell’immaginazione. Harry Potter è una metafora della vita di tutti noi e chiunque può rispecchiarsi nei suoi occhiali tondi,nel suo stupore, nel suo sentirsi profondamente inadeguato a compiti che non ha chiesto e non crede di riuscire a portare a compimento. Harry Potter spazia nei sentimenti più profondi dell’essere umano, dai più alti ai più infimi. Tocca argomenti come la discriminazione razziale, l’epurazione, l’eugenetica, la sete di potere e l’incapacità di chi ne è accecato di vedere che il più debole può trasformarsi nel più forte, che l’autostima è un’arma potentissima nelle mani di ragazzini e ragazzine che si sentono inferiori. Perché portano gli occhiali, come Harry, perché non si sentono amati, come Harry, perché si sentono diversi, come Harry.

Eppure noi che abbiamo vissuto da contemporanei la progressione geometrica di questa saga, a tutto questo dobbiamo dire addio:
addio a Ronald Wesley, l’eterno secondo dai capelli rossi, sempre un po’ invidioso dell’aura di leggenda che circonda il suo amico fraterno, eppure destinato a scoprirsi eroico e geniale;
addio a Hermione Granger, sapiente e petulante ma artefice almeno quanto Harry dei risultati ottenuti;
addio a Neville Paciock, imbranato e timido eppure così vicino a condividere il destino di Harry, così simile a lui da essere indicato come il possibile prescelto e destinato a dare un colpo di grazia definitivo al nemico di sempre;
addio ad Hagrid, gigantesco e imprevedibile amico amante dei mostri;
addio a Severus Piton, il più coraggioso di tutti a ben guardare;
addio a Luna Lovegood, a Draco Malfoy, ai gemelli Fred e George, a Sirius, a Remus Lupin, a Ninfadora Tonks, alla crudele Bellatrix Lestrange, agli insegnanti di Hogwarts, ai fantasmi, alla candida Edvige, al poltergeist Pix, al malvagio Gazza e alla sua gatta.
Addio soprattutto ad Albus Silente cui spetta di chiudere la propria esistenza letteraria con una frase che tutti possiamo e dobbiamo sottoscrivere:
E’ vero o sta succedendo nella mia testa? chiede Harry e Silente risponde: Certo che sta succedendo dentro la tua testa, Harry. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?
Rileggeremo i libri di Harry Potter e li faremo leggere ai bambini che verranno, ma non sarà mai come la prima volta. Ora che tutto è svelato e che non c’è più quell’ansia di vivere con Harry la parabola stessa della crescita, della presa di coscienza, della rinuncia all’infanzia… beh, ci sentiamo tutti più poveri.
Addio Harry Potter è di

Mah..io preferisco di gran gran gran lunga Tolkien. Ma ognuno ha i suoi gusti
io invece preferisco di gran lunga la saga di Darkover, la migliore saga fantasy di tutti i tempi
Sono una grande appassionata di fantasy, non mi piace Harry Potter (ho letto due-tre libri e poi ho smesso di seguire anche i film) ma capisco benissimo la sensazione! In genere quando mi prende inizio a rileggere a ripetizione l'ultimo libro, ma hai ragione, non è mai la stessa cosa.
Una cosa simile mi è successa con le Cronache del Mondo Emerso e la successiva trilogia le Guerre del Mondo Emerso, l'ho finita da poco e Sennar mi manca un casino (si, era sexy anche da vecchio
)
La saga di Darkover è stupenda, forse un pò troppo lenta in alcuni punti ma la scrittrice compensa ciò con uno stile di scrittura molto coinvolgente.
Al momento sono fissata con la saga del Mondo Disco, ma sono talmente tanti libri (una trentina) che ci metterò un bel pò prima di finirla…ma so già che mi dispiacerà moltissimo abbandonare tutti
io adoro i libri fantasy…. ma solo a harry mi sn affezionata così….. la storia nn è la migliore ke ho letto… ma sn i personaggi ke mi porto dietro da anni…. ke mi mankeranno…. x ora li sto rileggendo tutti daccapo…. ma è vero.. nn è la stessa cosa………….
Uh. Io li ho trovati libri forti di tutto il potere avvincente della serialità, ma fondamentalmente mediocri; deludenti soprattutto in quella visione un po' calvinista dell'etica e della predestinazione.
Ma vabbe', credo che almeno all'autrice vada riconosciuto il merito di una buona inventiva, e magari anche il suo cognome corretto: Rowling, con la O.
anche al buon vecchio Tolkien manca una R.
J.R.R. Tolkien