Accogliere e Convivere 3


Qualche giorno fa ho scritto di teste di cazzo e cose che fanno le teste di cazzo. L’esperienza mi ha insegnato che la differenza tra testa di cazzo e gente pericolosa è tutta nella distanza. Una testa di cazzo può gridare un insulto, lanciare un sasso o sparare con una pistola ad aria compressa perché si tiene lontana dalla vittima. La gente pericolosa, invece, è quella che accorcia la distanza e arriva al contatto. Per meglio dire, tra sparare a una persona e prenderla a coltellate o strangolarla c’è una differenza di determinazione notevole, anche se alla fine l’effetto è lo stesso.
Salvini da una parte, i giornali dall’altra, stanno provocando la fioritura delle teste di cazzo e delle loro azioni eroiche. Della cosa ci sarebbe poco da preoccuparsi se, insieme a questa gente che non sa di niente, non fiorisse anche la gente pericolosa come quelli che, almeno da quello che ci viene raccontato, hanno inseguito e ucciso a botte uno scassinatore. Ora, come sempre, vediamo prima meglio i fatti. Magari il tizio è morto per le conseguenze dell’incidente automobilistico e i giornali ne hanno approfittato per farci sopra il solito ricamino, ma sembra accertato che qualcuno sia montato in macchina e lo abbia inseguito. Accorciando la distanza, appunto.

Ora esiste un problema ed è un problema serio. Lasciamo perdere la questione del razzismo di cui si è parlato talmente a sproposito da rendere ridicola una cosa che invece è tragicamente seria. Parliamo di coabitazione, di sovrapposizione degli spazi, di competizione per le risorse tra umili, di qualsiasi colore e etnia, Parliamo di tessuti sociali sconvolti nel giro di pochi anni, senza quel cambiamento progressivo che è l’unico capace di far accettare la trasformazione nel rispetto di memoria e tradizione. Parliamo di migliaia e migliaia di disperati, prima accolti con le bandierine colorate e le magliette rosse e poi lasciati a marcire per strada. Parliamo del senso di frustrazione di chi è riuscito a ritagliarsi uno spazio di mondo e se lo vede sovvertito, degradato dall’aumento della povertà, della delinquenza, della frustrazione. Parliamo della latitanza della giustizia che non persegue, che non giudica, che non punisce. Parliamo della paura che rende cattivi e sospettosi anche gli uomini migliori e parliamo della violenza, che in queste condizioni prospera come il marciume nel caldo, nell’umidità e nella sporcizia. E parliamo di chi, sotto l’ombrello della violenza, teste di cazzo o gente pericolosa, apre la valvola e fa uscire la pece nera che, già da prima, gli macchiava il cuore.
E più che da me, che non sono la persona adatta perché ho vissuto male, facciamo arrivare queste parole da quelli che a questo fenomeno hanno lavorato positivamente. gente che ci ha creduto per fede e ci si impegna. Per questo cito:

“[…]Napoli: “Questa è una città-spugna, capace di apporre il proprio sigillo su ogni importazione, di ridurre a propria misura chiunque la scelga per casa; questa è una città che inghiotte, metabolizza fingendo di farsi essa stessa straniera via via che integra lo straniero, lo divora.” Oggi, invece, la città e alcuni quartieri, tra tutti il Vasto, sembrano essere divorati da degrado e sporcizia, con i mercatini dell’immondizia che riempiono piazze e strade a ridosso della stazione, con il fenomeno della prostituzione minorile di bambini stranieri, documentata pochi giorni fa sulle pagine de “Il Mattino”, e con la presenza dei richiedenti asilo che è stata concentrata proprio in questa zona. Nello scorso giugno erano quasi mille, quelli parcheggiati negli alberghi o nelle strutture attorno alla Ferrovia. Passano tutto il giorno senza far niente, senza avere riferimenti a cui raccontare le proprie ansie e i problemi concreti. E quando le incomprensioni e le discussioni degenerano in liti e risse, vengono allontanati dai questi centri e finiscono per strada, senza dargli un’alternativa. Proprio alcuni giorni fa ne ho incontrato uno che, cacciato da un hotel, dormiva in pieno giorno sopra un materasso sudicio a pochi metri dalla sede della Cgil di via Torino. Alcuni Cas, i centri di accoglienza straordinaria, sono arrivati a contenere quasi 250 migranti. L’integrazione avviene con i piccoli numeri e non lasciando a se stesso chi scappa da guerre e povertà. Questi problemi, accanto a quelli storici legati alla presenza della camorra e della delinquenza marginale con i mercatini del falso, lo spaccio della droga, i parcheggiatori abusivi, i truffatori con il gioco delle tre carte, stanno rendendo invivibile il quartiere, alimentando una miscela esplosiva. Recentemente è stato visitato anche dal Presidente della Camera Roberto Fico che ha voluto ascoltare comitati di cittadini e associazioni.
Se oggi non si interviene regolamentando la presenza dei richiedenti asilo, e la vita all’interno dei Cas, se non si restituiranno le strade al decoro urbano e alla sicurezza di circolazione dei cittadini, al Vasto avremo aria sempre più intossicata da rabbia e violenza.
I napoletani saranno sempre meno disposti a sentirsi stranieri in casa propria e gli immigrati non troveranno più in città qualcosa che gli ricorda la loro terra. Napoli perderà così la sua originalità e la sua capacità di integrazione che l’ha resa un approdo sicuro per tanti immigrati. Pur nella sua grande complessità.”

A parlare è un giornalista, Antonio Mattone, persona che conosce e segue il disagio con umanità e cultura. Non un Salvini qualsiasi, non un razzista, non un fascista. Una persona per bene. Vi lascio il link al suo articolo su facebook.

Il fatto è che la pace e la coesistenza si costruiscono con pazienza e, soprattutto, con il tempo che ci vuole. Così come la democrazia non può essere esportata con i cannoni, il rispetto tra culture diverse non può essere imposto sulla base di principi universali ai quali tutti siamo sottoposti per fede, ma che non hanno sostanza propria se non trovano una reale applicazione nella vita di tutti i giorni.


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3 commenti su “Accogliere e Convivere

  • fma

    S’è esorcizzato il problema dei migranti per quasi trent’anni, minimizzandolo prima, santificandolo poi per farlo meglio passare come un obbligo morale. Qualcuno ci ha creduto e qualcuno ci crede ancora. Io penso che i più sapessero benissimo che erano soltanto comode strumentalizzazioni per guadagnare tempo, per celare l’assoluta mancanza di idee su come fronteggiare l’evento, stretti tra il pregiudizio religioso e il pregiudizio democratico.
    La politica non si fa con i buoni sentimenti, così come non si svuota il mare col cucchiaino. Mi riferisco ai tanti sant’uomini che si occupano a modo loro del problema, accusando gli increduli di empietà e preconizzando per loro l’ira del Signore.
    Ora siamo nella merda e non sappiamo neppure nuotare.