Abducted 4


Will you still love me
When I’m no longer young and beautiful?
Will you still love me
When I’ve got nothing but my aching soul?

Oltre Saturno

Il fly-by su Saturno è stato breve e doloroso, ma ho sottratto al pianeta l’energia cinetica necessaria per tendere la fionda gravitazionale e fare prua verso i confini del sistema solare. Ora la distanza da Terra è tale che se alzo il telefono dell’astronave non sento più il tono di centrale e quello che vedrei se accendessi la TV sarebbero solo i ricordi di ciò che ho già visto. Fino all’orbita di Saturno sono stato un Uomo, il membro riluttante di una comunità socialmente evoluta. Ora sono solamente me stesso. Un figlio silenzioso e fedele dell’

Oscurità

Piove. E le gocce di pioggia si schiantano sull’oblò corazzato dell’astronave. Passo le dita sul vetro liscio e solido che separa la mia cabina pressurizzata dal vuoto assoluto dello spazio esterno. Le nuvole sono scure come il fumo denso delle case che ho bruciato e i rivoli delle gocce disegnano traiettorie come ricami tessuti dal caos che governa ordinatamente ogni singolo fenomeno. La lancetta dei secondi dell’orologio è ferma. Ci sarà da cambiare la pila, ma non ho voglia di scendere nella stiva per prenderne una nuova, che poi non sono sicuro di averne. Il tramonto giunge all’improvviso, così come da sempre avviene in questa zona di Spazio. La cabina rimane illuminata solo dalle luci rosse del quadro di comando e dai lampi del temporale. Ogni tanto, il fragore sommesso di un tuono che, nonostante il vuoto, si propaga fino alle mie viscere, mi ricorda

Il Giorno della Partenza

Quando inizia un viaggio? Si può dire che il mio viaggio è iniziato quando l’astronave, con un boato inudibile, è partita da Terra esattamente l’otto febbraio del 2017, poco prima di mezzogiorno nell’indifferenza totale del mondo? Oppure il viaggio era iniziato quando di mattina presto ho cercato le chiavi della macchina e il portafogli prima di uscire ed avviarmi verso la rampa di lancio? La verità è che il viaggio è iniziato in un cuore che non era il mio, in un tempo che rimarrà per sempre segreto e che su questa navicella mi sono imbarcato inconsapevole, quando ancora credevo che la geometria euclidea fosse sufficiente a descrivere il mondo. Ma comunque, e non si inizia mai un periodo con “ma comunque”, suona male, sgrammaticato e sarebbe da segnare con la matita blu, ma comunque, dicevo, il lancio è stato memorabile. Il fuoco, le lacrime, la pressione sul petto, l’esibizione muscolare dell’inerzia, la consapevolezza che un corpo, vecchio e malandato come il mio, può sopportare anche 30g di accelerazione se il cuore è sufficientemente saldo per sostenete la sfida. Così è da allora, che nel rombo profondo della tempesta e nella fiamma della disperazione, che ho iniziato ad allontanarmi da

Terra

Non ho mai amato Terra e di questo sono certo anche se il ricordo che ne ho è labile. Sono stato sempre troppo severo con me stesso per accettare la fallibilità degli altri. A Terra mi ci sono abituato e più che vivere ho sopportato. Ero già solo prima di partire, ma ora che la lontananza si è fatta fisica, a volte mi sento schiacciato dalla solitudine, altre volte sono esaltato dalla libertà che sfuggire dalla prigionia mi ha donato. Non riconosco più la legge, non mi sento costretto ad onorare alcun obbligo, il mio cuore, che è sempre stato troppo piccolo per le mie braccia, si è svuotato di ogni residua compassione. Di Terra mi mancano i deboli, quelli che come me sono partiti e sono ormai lontani, le collisioni infinitesime che hanno acceso fragili scintille, le strade vuote delle città di notte, il mare scuro di burrasca, il cielo che biancheggia e l’aria che sa dell’ozono delle folgori. Ma, e non si comincia mai un periodo con “ma” che suona sgrammaticato e poco elegante, ma, come dicevo, la luce azzurra sul quadro di comando lampeggia sommessa. Il marcatore di confine, quella linea impalpabile che segna l’orbita di Nettuno, è stato superato. La mia nave, con i suoi motori a fusione, le ali leggiadre aperte a catturare la luce remota di Sole, le vecchie foto appese alle pareti, l’agile fusoliera, le armi chiuse in attesa dell’inevitabile risveglio, la tazza da tè con i cagnolini della carica dei centouno e la gabbia di Kiwi, è ufficialmente fuori dal sistema solare e si immerge nello spazio immenso di

Universo

L’appuntamento con il freddo profondo di Universo era fissato da tempo. Eppure, si può iniziare un periodo con “eppure”? i really don’t know anyway don’t care at all eppure, come stavo dicendo eppure più ci si chiude dentro se stessi più lo spazio si apre e i confini si dilatano in una sorta di deformezionegravitazionealedoveleregolesonodifferentiEnEssunopuocompNd,erle,masolosubirleinattesadella

Abducted di Marius Vieth


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4 commenti su “Abducted

  • Antonello Puggioni

    Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono.
    E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
    Quando il viaggiatore si è seduto ai confini del Mondo e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.
    La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era, il sorriso della tua amante, la mano di tuo figlio che ti stringe forte.
    Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio.
    Sempre.

  • Emilio

    Oltretutto con scarica file e proprietà si apre un mondo parallelo che rivela un Autore cinefilo e fine intenditore musicale… letteratura, musica e cinema assieme alle riflessioni da spalle al muro. Grazie Comandante…