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La prova del nove arriverà fra poche ore. Lunedì mattina, infatti la Francia – che al pari dell’Austria ha perso la Tripla A in questa ondata di bocciature da parte dell’agenzia di rating statunitense – chiederà al mercato 8,7 miliardi di euro. La statistica lascia ben sperare. Secondo quanto rileva Jp Morgan, dal 1998 i rendimenti dei titoli decennali dei nove Paesi che da allora sono usciti dal club delle Triple A sono aumentati, in media, di appena due punti base a settimana successiva al downgrade. ovvero dello 0,02%. Se poi si guarda a quello che è successo ai Treasury bond statunitensi, all’indomani del downgrade di S&Poo’rs il 5 agosto scorso (che è costato la testa al capo dell’agenzia di rating Deven Sharma, dimessosi il 23 agosto) le aspettative sono anche migliori. In quel caso il rendimento dei titoli anziché salire – come la logica vorrebbe dato che un titolo con rating più basso è tecnicamente da considerarsi più rischioso e quindi a rendimento più alto – è sceso portandosi sette settimane dopo il downgrade al minimo storico dell’1,6714 per cento.

Fonte Il Sole 24 Ore

Secondo il giornale di confindustria, e nello specifico di Vito Lops, il fatto che Standard & Poor’s abbia decurtato il rating delle triple A di Francia e Austria non dovrebbe avere effetti significativi sui rendimenti dei loro titoli di stato decennali. Lo dice anche JP Morgan, altra agenzia di rating concorrente di Standard & Poor’s e la cosa è bene evidenziata nel titolo dell’articolo:”Jp Morgan rassicura: dal 1998 nessun panico per i Paesi che hanno perso la Tripla A“. Se lo dice JP Morgan …

Bene, anzi benissimo.  Siamo lieti per Francia e Austria. Ci sarebbe piaciuto, però, anche capire cosa è successo ai paesi che, in un colpo solo, hanno perso due posizioni di rating. Come, guarda caso, è capitato al nostro paese che dal rating A è passato ad un inquietante rating BBB+.

Niente paura, sembra volerci dire Lops, anche se ovviamente non lo può dire. In fondo Deven Sharma, l’ex capo si è pure dovuto dimettere ( magari era un incapace). Da un’altra parte del giornale addirittura ci si lamenta del fatto che si debba dipendere dal giudizio delle agenzie americane.

Un colpo al cerchio e uno alla botte per dire due cose: le agenzie di rating non ci azzeccano e se pure ci azzeccassero, siccome sono solo americane fanno solo gli interessi degli Stati Uniti.
Sarà. Io so solo che nessuno vieta all’Europa di dotarsi di una propria agenzia di rating e che Deven Sharma è stato costretto a dimettersi subito dopo aver coordinato l’indagine che ha tolto la tripla A agli Stati Uniti.

Ci sarà dietro anche un complotto, ci mancherebbe. Un complotto oggi non si nega a nessuno. Però io non sono tanto sicuro che lo spread perderà solo un paio di punti. Anzi, mi aspetto tempesta. Ma io non sono Vito Lops, non scrivo su Il Sole 24 Ore e non sono un giornalista, nemmeno pseudo. Vediamo.


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