A Volte Ritornano?

16 marzo, 2007 di miriam161  
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Nota di MenteCritica: Oggi 16 marzo 2007 è il 19° anniversario del rapimento di Aldo Moro. Sembra che la ricorrenza sia passata inosservata.  E’ evidente che quei giorni e quelle ore sono stati dimenticati. Eppure sarebbe giusto ricordare quei fatti. Quello che è il nostro Paese oggi dipende anche da quello che accadde venti anni fa. In omaggio alla memoria di chi in quei giorni versò il proprio sangue, pensando a chi sacrificò la propria gioventù credendo di lottare per il popolo mentre probabilmente era all’inconsapevole servizio di misteriose organizzazioni, pubblichiamo una breve riflessione sulle nuove brigate rosse.


Si vedeva la vita umiliata in tanti modi. Un incidente sul lavoro, un poveraccio che moriva per strada e il mondo sembrava diabolico e questa società il nemico da abbattere. Allora ci venne il disgusto e ogni mezzo ci sembrava legittimo. Pensavo: è meglio vivere accanto a queste brutture o cercare di preparare un futuro più giusto e migliore? Questo fu il ragionamento “cieco” che fu l’illusione  di molti di noi, un grande equivoco che ci portò verso la morte e la disperazione”.“Mi dichiaro prigioniero politico”.

Una frase che non avremmo più voluto sentire. Quasi anacronistica nella sua ritualità e nel suo significato. Una frase che dischiude perversamente la porta a molti interrogativi, al bisogno di capire, al timore di capire, alle responsabilità individuali e collettive ed alle eventuali connivenze. Una frase che sa di rigurgiti anni 70, di cartoline ingiallite da un “altrove” sbiadito, di culture carsiche che continuano a guardare alla lotta armata come all’unica risposta possibile.  Una frase che ci fa pencolare tra la speranza di un fenomeno inerziale, scivolato fino a noi per una banale legge gravitazionale, e la paura del ritorno di antichi mai sopiti fantasmi. Una frase che può appartenere a semplici criminali, del tutto sradicati dal contesto sociale, piuttosto che, dio non voglia, a nuovi terroristi determinati a far esplodere ancora una volta la violenza. Una frase che può scaturire dalla precarizzazione del lavoro, dalle molte contraddizioni sociali, dall’amarezza di chi si sente deluso dalla sinistra italiana e dal fallimento della sua politica. Una frase che potrebbe suggerire che i miti, i riti e le pratiche della lotta armata, sono rimasti gli stessi.Ero una ragazzina allora. Ma il clima di quei giorni me lo ricordo bene. L’incertezza, lo sconcerto, le parole sussurrate, i sospetti. La paura. Le ferite di una città di crose e di vento, Genova, con i suoi morti ammazzati. Il sindacalista Rossa, il giudice Coco e gli altri. Come nel West dei telefilm in bianco e nero che guardavo con mio padre alla tv. Sembra strano, assurdo, inspiegabile che possano ritornare oggi. Le parole di Adriana Faranda, che ha abbracciato la lotta armata come un mortifero amante, sembrano dirci che c’è ancora qualcuno che non sa imparare dalla storia.

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Comments

18 Risposte a “A Volte Ritornano?”
  1. yena scrive:

    Anche in questo caso non siamo stati capaci di dire :” MAI PIU’ “.

  2. mstatus scrive:

    “Mi dichiaro prigioniero politico” è una frase che si è sentita spesso nella storia, la disse anche il Papa PIO IX dopo Porta Pia, e dopo aver scomunicato un po’ tutti. Il dio non voglia, invece denota ancora una certa “forma mentis” diffusa e difficile da eliminare, ricordandomi un’altra frase ricorrente: “non si muove foglia che dio non voglia”. In tutti i casi sia a Porta Pia, sia per il vecchio terrorismo dei tuoi ricordi, e anche per l’attuale terrorismo, dio era, ed è assente! Per il resto ti cito una frase detta da Fidel Castro poco prima di entrare all’Havana: ora non abbiamo bisogno delle armi, abbiamo bisogno di cervelli! Più che di terrorismo ed altre puttanate varie abbiamo bisogno di cervelli e di politici, che non siano pronti a genuflettersi di fronte al Vaticano (vedi i recenti fatti politici). Come appassionato lettore di Stephen King, a Volte Ritornano mi piace.
    Ciao e buona giornata!

  3. tusaichi scrive:

    x mstatus
    eh, hai detto poco…

  4. Emanuele scrive:

    Quoto mstatus e consiglio il film “piazza delle cinque lune”

  5. miriam scrive:

    …e allora, a proposito di film, suggerisco “buongiorno notte” di M. Bellocchio…Mi ha coinvolto e commosso. La storia intessuta dagli ideali, dalle fragilità, dai dubbi e dagli affanni degli uomini che siedono su sponde opposte…

  6. 3eowulf scrive:

    mstatus, per quanto non gradisca l’influenza cattolica nella politica e nella società italiana, credo che tu stia esagerando un poco.

    Dopotutto, è vero che sulle questioni etico-sociali si resta in una impasse invalicabile a causa di pressioni vaticane, ma non per questo si può scaricare sulla religione organizzata tutta l’inefficienza e la corruzione sistemica che imperversa nella vita del paese.

    A volte, leggendo i tuoi commenti, mi tornano alla mente i film i cui la scena era dominata dall’opposizione tra Peppone e Don Camillo. Divertenti magari, ma un pò sempliciotti. E la realtà purtroppo non è affatto così semplice. Ne divertente.

  7. serpiko scrive:

    Un articolo che ha saputo descrivere in maniera delicata ciò che delicato proprio non era con una finezza squisitamente femminile. Chapeau.

    Avverto un senso di disorientamento, di forte incredulità verso la verità dei fatti; l’impossibilità di rassegnazione è quel che ci può spingere fuori da quelli che ritengo episodi. Intollerabili, ma non radicati nella coscienza di chi tace e assieme acconsente. Quella coscienza non c’è più, e con essa sono spariti anche ideali farlocchi e propositi tremendi. Quell’epoca è finita, oggi non ci restano che fantasmi.

    Resta il compito più difficile: farlo capire anche agli ultimi esaltati e alle loro nuove leve, dar loro la consapevolezza che non c’è più lotta e non c’è più obiettivo. Far loro capire che non c’è martirio in questa società, che il vero sacrificio è nel rispetto dei valori. I veri eroi non sono coloro che si sacrificano dietro un ideale ma i padri di famiglia, le mamme precarie, i ragazzi che pur senza un lavoro non cedono al desiderio di denaro tanto facile quanto illegale.

  8. MenteCritica scrive:

    Dico la mia. Anche io penso che mstatus sia un pò “monocorde”, in redazione e via email l’ho già detto. Però la sua “fissazione” ci aiuta a riflettere su un aspetto della nostra società civile che noi italiani tendiamo a considerare naturale come il panettone, la pasta e a pizza ca pummarola n’coppa.
    L’influenza morale e politica della chiesa cattolica in Italia è un caso unico nel mondo occidentale. Non mi sembra che si sia un altro paese europeo o americano nel quale l’opinione di una fede religiosa sia rappresentata ad un livello così alto. Anche negli USA, chi ha un certo credo, si deve arrangiare eleggendo deputati e senatori, in Italia no. Parte del dibattito si svolge con personaggi non eletti che, in fin dei conti, esercitano un ruolo istituzionale.
    La cosa sta tristemente diventando ogni giorno più attuale e lo vediamo tutti. Quindi, come i malati a cui la febbre non passa, bisogna aumentare la razione di antinfiammatorio mstatus, con gli inevitabili effetti collaterali.
    Comunque sul caso particolare concordo con 3eowulf. Conoscendo l’intelligenza, la caparbietà e il sottile ma godibilissimo senso di umorismo del nostro redattore, mi meraviglio che non abbia tirato in mezzo la pretaglia anche sulla faccenda del falso numero verde che abbiamo smascherato. Chiudo con una cosa che spero non mi faccia bisticciare con il mio Winston Smith. Secondo me lui ha una spiritualità molto forte che lo porta ad essere più religioso dell’istituzione alla quale dedica il suo costante ed impegnativo studio.

  9. MenteCritica scrive:

    Visto che siamo in tema di recensioni sull’argomento, come non segnalare “la meglio gioventù”?

  10. miriam scrive:

    Quanto scrive serpiko sul senso di disorientamento verso la verità dei fatti mi appartiene e credo appartenga anche alla società civile. Ad esempio, sull’uccisione di Moro e degli uomini della sua scorta ci sono ancora alcuni aspetti inquietantemente oscuri. Ed il timore è che resteranno tali.
    E quando sento Sanguineti, candidato sindaco alla città di Genova, affermare che bisogna riaffermare la lotta di classe, mi passa un brivido lungo la schiena. E’ vero, i tempi non son più quelli, ma la guardia non va abbassata.

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