a useless December


Il tempo si qualifica secondo gradi di separazione. Ciò che è stato e ciò che sarà sono più o meno lontani e diversamente irraggiungibili.
Il passato è racchiuso in una scatola dove le cose sono raccolte alla rinfusa. Immagini, odori, sensazioni, brevi sequenze di luce e di suono sono ciò che resta di forti emozioni, grandi battaglie, amori eterni e lunghi pomeriggi passati inutilmente aspettando.
Il futuro si dipana in un fascio di infinite possibilità di cui uno sola sopravviverà in dipendenza di una successione non enumerabile di scelte ed eventi. Quel filo luccicante lungo il quale si arrampicherà il nostro destino rimane invisibile fino a quando alcuni frammenti finiscono nella scatola del passato e lì dimenticati.

§

Qualcuno parla del presente che, in realtà, è un paradosso logico. Una regione di tempo che esiste solo concettualmente così com’è schiacciata tra ciò che è stato ineluttabilmente e ciò che, forse, secondo aliquote variabili di probabilità, sarà.
La meraviglia della vita è che, nonostante il fatto che ciascuno di noi sia abbandonato alla deriva in questa tempesta temporale dove alea e dimenticanza seppelliscono ogni speranza di tracciare qualcosa di simile ad una rotta, ogni istante vengano pronunciate miliardi di promesse, nel cuore si ghiaccino pentimenti e si infuochino speranze come se davvero ci fosse una legge o un diritto che regoli l’esistenza.

§

C’è una luce bellissima in questo luminoso pomeriggio di dicembre.  La giornata si avvia a finire.  Io ci credo ancora.

§

L’autentica bellezza è quasi invisibile e si declina secondo armoniosi accostamenti.