A Tutti i Maturandi, Coraggio!

E siamo a due. Fa nulla, innocente zerbinotto sbalestrato, non importa, struggente ragazzina dipinta. Mica hanno pensato a voi. Vi hanno messi in condizione di dare il peggio, anzi: di “non dare”.

Con quei temi tronfi, libreschi, obsoleti, irritanti, impolverati, persino inesatti (scarabocchi rabberciati) hanno voluto lanciarvi un segnale chiaro: qui non si sogna. Il mondo adulto è così, grigio e raggelato. Qui non si vola.

jeunes.jpg

Non importa, non conta. La summa della vostra adolescenza non consiste nel burocratico affanno degli ultimi giorni. Il sole cocente e inesorabile vi spinge a fuggire e a gridare, o forse anche a dormire, lo so. Qualcuno non c’è riuscito, né oggi né ieri. E’ un buon segno. Non sapete che farvene di una nostalgia che non provate, perché il vostro mondo è questo, e altri non ne conoscete. Riappropriatevene, dunque, non dategli retta. Restituite loro il sorriso rigido e cordiale delle vecchie computisterie, visto che ci tengono tanto, ma poi, dentro di voi, mandateli allegramente a quel paese. E godete alla faccia loro. In attesa di sbattergli, su quella faccia, una liberatoria, impudente, chiassosa risata.

Chi siamo?
Aiutaci
Scrivi per noi
Sostenitori
Contatta MC
Feedaci Fave us
Disclaimer
MC?
Aiutaci
Tu su MC
Amici
Contatti Feed
Fave
Disclaimer


Tag: , , ,

Daniela Tuscano Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Non esageriamo…
Per quanto riguarda la prima prova (quella che anche i telegiornali continuano a definire, impropriamente, “tema d’italiano”) non tutto è da buttare via: anzi!

L’analisi del testo dantesco è stata del tutto fuori luogo, questo è vero, poiché ha escluso automaticamente la gran parte degli esaminandi: solo nei licei classici e (forse) scientifici la “Divina Commedia” si studia in maniera sufficientemente approfondita da consentire di rispondere ai quesiti proposti; ma la prova è identica per tutti gli istituti superiori e di questo il ministero deve assolutamente tenere conto.
(Voglio fare una precisazione: amo immensamente Dante e non mi sento per questo né antiquata né fuori dal mondo. Non lo amo per la sua ideologia cristiana e medievale, ovviamente; ma per la ricchezza inesauribile della sua Commedia, per la perfezione stilistica, per la rivoluzione linguistica che ha rappresentato, per la potenza delle immagini e delle argomentazioni. Studiare Dante, in un liceo classico o scientifico, ha ancora senso e lo avrà sempre).

Per quanto riguarda le altre tracce, si può effettivamente contestare una formulazione a tratti banale e antiquata (solo due esempi: Terzo Mondo è una definizione obsoleta e oggigiorno anche inadeguata; il testo citato sul villaggio globale risale a più di venti anni fa); ma gli argomenti proposti sono tutti interessanti e attuali e se i ragazzi sono stati ben spronati e seguiti dai loro professori, anche nella lettura dei giornali, hanno potutto proprio loro dare un tocco di originalità e un taglio attuale alla trattazione.
Secondo me non è mai superfluo, neppure alla centesima volta, spingere i ragazzi a riflettere sulle nuove forme di colonialismo, con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno (non ultima il terrorismo); o sul villaggio globale e sui rapporti con la realtà concreta che si fanno sempre più labili; o sulla nascita della nostra Repubblica da una odiosa dittatura…

bel pezzo, dany, gran bel pezzo.

hai ragione, i temi erano bruttissimi (come quasi sempre, del resto, ma
stavolta hanno toccato il fondo)… se avessi 18 anni oggi starei
molto poco allegro. ma per fortuna la vita non è solo uno stupido tema
di… maturità.

credo che Daniela non volesse discettare esaustivamente sul “tema” di maturità, ma esternare delle sensazioni.

E non mi sembra abbia negato il valore delle tracce in sè, ma forse del modo in cui sono state sottoposte agli studenti. E’ chiaro che ogni professore degno di questo nome certi argomenti li ha sviscerati nel corso dell’anno.

Poi quella frase di Atena, illuminante: “Studiare Dante in un liceo classico e scientifico ha ancora senso e lo avrà sempre”. Pienamente d’accordo, ma Atena si rende conto che esistono anche “altri” studenti?

Per loro, per gli alunni dell’istituto tecnico, Dante non ha forse senso? E in ogni caso, perchè non si tiene conto delle loro esigenze? Visto che Dante si studia al terzo e quarto anno, ben difficilmente al quinto, dove ci si concentra quasi esclusivamente sul Novecento?

Non si è tenuto conto né delle loro esigenze, né della loro formazione. Anch’io ho avuto questa sensazione, e non sono l’unico.

P.S.: perché non riesco a votare?!?…

@ alberto
Ho scritto proprio quello che hai detto tu: che l’analisi del testo di Dante NON doveva essere proposta perché solo una minoranza di studenti poteva svolgerla. Bisognerebbe leggere con più attenzione, prima di replicare.
Di séguito ho voluto solo sottolineare che amo Dante e lo ritengo un capitolo essenziale negli studi liceali: che è un mio giudizio personalissimo al di là del discorso sull’esame di Stato.

Piccola appendice.
Invitare i giovani a ridere e andare oltre piuttosto che a criticare costruttivamente le tracce (i cui limiti ho evidenziato io stessa) toglie qualunque possibilità di dialogo. Il che è sempre un gran peccato.

Ultima nota.
Credo che per studiare Dante in maniera adeguata sia necessario un bagaglio di conoscenze di carattere teologico, filosofico, letterario che i corsi di studi tecnici non forniscono.
A scanso di equivoci. Ho il massimo rispetto per tutti gli indirizzi di studi, ma sono anche una sostenitrice delle specificità. A voler fare tutto, si finisce col farlo male.
Un esempio. Io insegno in un liceo scientifico, e insegno il latino: ebbene, mi sto convincendo che il latino dovrebbe uscire dal curricolo di questo indirizzo per lasciare il posto a qualche ora in più di materie scientifiche (e magari d’inglese). Questo secondo me non snaturerebbe il liceo scientifico, anzi gli darebbe un’impronta più sua.

Sono reduce dalla correzione della “prima prova scritta” dei miei studenti. Tecnici, infatti.

Il giudizio complessivo sui loro lavori? Discreto. Sono stati bravi, alcuni anche molto bravi. Inaspettatamente, ma non poi tanto. Ben si sa che i ragazzi riservano sempre tante sorprese. E mai nulla va perduto, se trasmesso col cuore.

Scusate questa parentesi sentimentale, e forse deamicisiana, ma quando leggo che io inviterei gli studenti a ridere (e ridere è sempre una gran fortuna) invece di criticare costruttivamente le tracce i casi sono due: o non mi sono spiegata (il che è possibilissimo) o si è data del mio scritto una interpretazione meramente letterale, e pertanto riduttiva (il che è altrettanto possibilissimo).

Si può ragionare con una risata; e viceversa. Il sorriso, in questo senso, è invece più falso e pericoloso.

Va da sé che nessuno nega l’importanza del fenomeno di colonialismo/neocolonialismo, giustizia, Costituzione, ecc. ecc. Tutte cose vere, sacrosante, giuste, e che, se attualizzate, ecc. ecc. E se non accade - par di leggere fra le righe - colpa del professore inadempiente, che non è stato in grado… ecc. ecc.

Io mi limito a riportare quanto asserito non soltanto dai miei “miseri” studenti tecnici (geometri, per la precisione: tre ore d’italiano a settimana!), i quali, si sa, di Dante non possono comprender nulla mancando di “un adeguato bagaglio di conoscenze teologiche, filosofiche, letterarie” (ma allora perché non riservar loro una traccia ad hoc? Visto che essi, per natura molto concreti, me l’hanno chiesto: “Perché hanno pensato solo ai liceali?”. Già, perché?). Naturalmente non concordo affatto con questa impostazione, ma vi tornerò. Dicevo degli studenti con cui sono in contatto (alcuni provenienti anche dal liceo classico). Questi i loro commenti ricorrenti: “Non erano temi adatti a noi”; “Tracce troppo VAGHE” (e questo è stato, a mio parere, il giudizio più pertinente); “Non ci hanno dato la possibilità di esprimerci”. Io non mi sento di dar loro torto. Ciò nondimeno, sono riusciti a sviluppare la consegna in maniera non banale; ma resta l’assunto di fondo.

Questione Dante (e sorvoliamo sullo svarione ministeriale…).

1) Sfido qualsiasi prof a sostenere che gli estimatori di Dante sono “antiquati e fuori del mondo”. Anzi, sarei proprio curiosa di sapere se esistano colleghi capaci di affermazioni così, diciamo “bislacche”, ecco. E sì che qualche cervellino si trova, nella nostra professione. Ma il troppo stroppia. E qui non si tratta di interpretazioni. Nulla, nel mio scritto, lo lascia pensare, pertanto lo legge solo chi vuol leggerlo. Punto.

2) Questi passi di Atena:

“Non lo amo per la sua ideologia cristiana e medievale, ovviamente; ma per la ricchezza inesauribile della sua Commedia, per la perfezione stilistica, per la rivoluzione linguistica che ha rappresentato, per la potenza delle immagini e delle argomentazioni. Studiare Dante, in un liceo classico o scientifico, ha ancora senso e lo avrà sempre”,

sono davvero, come afferma Alberto, illuminanti. Analizziamoli in modo più approfondito, partendo da quell’”ovviamente”.

Che a me non pare affatto “ovvio”. Ma come si può amare Dante tralasciando quella che viene definita, alquanto sbrigativamente, “ideologia cristiana e medievale”? In tutta franchezza c’è, o meglio ci sarebbe, da trasecolare.

Ma non trasecolo, purtroppo. Quando una cultura viene considerata e ridotta alla stregua di una ideologia, come un ferrovecchio o una pecetta ormai inservibile di cui ci si può disfare senza problemi, risulta allora comprensibilissimo il volerlo limitare solo agli eletti che possano gustarne la sublime bellezza estetica e formale. Cosa significa, altrimenti, la potenza delle immagini? Le immagini esprimono concetti; riflettono la vita. Perché mai non potrebbero apprezzarne la grande forza significante anche dei futuri ragionieri o geometri? Non sono, anch’essi, persone vive? Non hanno, anch’essi, diritto di godere del bello, di quel bello leopardiano che - si badi bene - non è mai fine a sé stesso?

Senza contare che riservare Dante ai soli eruditi significa contravvenire al primo dei suoi desideri: che era quello di arrivare a tutti (non per nulla scrisse in volgare, e non in latino).

Del resto, l’erudizione è l’altra faccia del tecnicismo. Se “ovviamente” si ignora, o si sottovaluta, l’”ideologia” cristiana, non si capisce non solo Dante, ma nemmeno Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Leonardo e tutta la cultura non solo europea fino ai nostri giorni. Resteremo, forse sì, incantati davanti ai loro capolavori, ma beatamente estatici e inconsapevoli, colpevolmente primitivi.

Se non riusciamo a distinguere tra cultura e catechismo, è colpa nostra! Perché dobbiamo far scontare ai ragazzi la nostra insipienza?

Come ha scritto un mio allievo, senza memoria storica non si capisce il presente e non ci si prepara al futuro. Verissimo. E Pasolini, non per nulla, si definiva “una forza del Passato”:

“Io sono una forza del Passato.
Solo nella Tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi…”.

Con questi presupposti, TUTTI gli studenti di QUALSIASI indirizzo possono e devono studiar Dante e i grandi autori della nostra (e altrui) letteratura; perché la letteratura è vita, altrimenti la nostra si riduce a vuota e ripetitiva esistenza. Di vita ha bisogno un ragioniere non meno che un futuro topo di biblioteca.

Se, invece, vogliamo educarli (ma no, indottrinarli) a essere bravi esecutori, non importa se di uno splendido e paludato testo classico o del progetto d’una villa bifamiliare, non c’è bisogno della scuola: è sufficiente un manuale di istruzioni per l’uso.

Sono perfettamente consapevole del fatto che l’italiano è una materia piuttosto trascurata (e maltrattata) negli istituti tecnici; che assegnare Dante alla maturità è stata una cattiveria (proprio perché siamo ridotti a insegnarlo nei due anni precedenti); che partire dal basso non significa mirare basso; i problemi dell’istruzione sono insomma tanti e gravi, ma non si risolvono certo con un sett(ori)alismo a oltranza.

Lungi da me il buttarla in politica, ma ricordo le dichiarazioni di Berlusconi, qualche anno fa: “Al liceo bastano due anni di greco, giusto come ginnastica mentale. Lo dico io che ero un grecista e amavo declamare i classici greci”. Per tipi come lui, e per la mentalità odierna, l’otium è solo una perdita di tempo, da riservare, semmai, a chi se lo può permettere, così, per riempire le serate con supponenti e astratte declamazioni.

Per buona grazia abbiamo avuto anche un don Milani, che ai suoi scolari di montagna insegnava non che Dante, ma persino Manzoni a memoria. E che scolari, ha ottenuto. Anzi: che uomini.

@ Daniela Tuscano

Ho frainteso il senso del tuo invito alla risata, e me ne scuso. Allo stesso modo devo avere equivocato a proposito di aggettivi come “obsoleto” e “impolverato”, e me ne dispiace.
Di solito non cado in errori di interpretazione così macroscopici, ma c’è sempre una prima volta.

Nello specifico.
Il termine “ideologia” non ha, nel mio vocabolario, un significato riduttivo e spregiativo, e quindi non l’ho utilizzato con questa valenza.
Il mio “ovviamente” dipende dal fatto che sono una donna atea del XXI secolo, consapevole e orgogliosa di essere figlia di Dante (come di Euripide, Virgilio e Giordano Bruno, tanto per fare qualche nome non a caso); ma al tempo stesso convinta di vivere in un secolo diverso, che con tutte le sue pecche appare però comunque ai miei occhi un tempo meno barbarico, e fiera di avere trovato punti di riferimento etici al di fuori del cristianesimo.
Se sono stata breve su Dante è solo perché in questa sede trovo inopportuno dilungarsi su temi così specifici, che riservo ad altre occasioni. Pensavo peraltro di avere espresso chiaramente la mia posizione, ma evidentemente sbagliavo.

Passando ad un altro ordine di considerazioni, non considero Dante appannaggio esclusivo degli “eruditi” (per giunta questa parola mi dà l’allergia); penso però anche che si debba essere concreti.
Il pensiero dantesco e il linguaggio della Commedia non sono facilmente accessibili e interpretabili; tutti possono gustare e apprezzare Dante, ma ciò richiede tempo e fatica che in istituti di indirizzo tecnico, secondo il mio modestissimo parere, sarebbe meglio rivolgere ad altri argomenti (e lo dico, mi ripeto ma mi dispiacerebbe l’equivoco, senza nessuna intenzione polemica o denigratoria nei confronti di corsi di studi non liceali). Il compito della scuola, qualunque scuola, è quello invece di fornire strumenti metodologici che consentano in seguito ai giovani di cimentarsi con qualunque argomento o disciplina senza trovarsi spiazzati.

Un’ultima osservazione. Le tracce erano vaghe, sostengono alcuni. Posso, in certa misura, essere d’accordo.
L’esperienza però mi ha insegnato che i ragazzi spesso si aspettano dalla traccia che essa dica già tutto e che si debba solo parafrasarla e rimpolparla un po’. E non è per nulla facile far capire loro che un elaborato d’italiano deve essere una espressione di se stessi, delle proprie esperienze, delle proprie opinioni, delle proprie emozioni, e non la sterile e banale ripetizione di quello che dicono altri.
Personalmente sottopongo sempre ai miei ragazzi tracce piuttosto articolate e ricche di quesiti, che forniscano dunque degli indizi ma che al tempo stesso li costringano a dare un’anima a ciò che scrivono. Tracce stringate e vaghe non sono l’ideale, ma almeno hanno obbligato gli esaminandi a tirare fuori qualcosa di originale. E tu stessa dici che alla fine i tuoi allievi se la sono cavata bene.

Con simpatia sincera (nonostante il tono polemico di qualcuno dei passaggi di questo mio intervento)

@ Atena

E’ evidente che abbiamo un metodo e un approccio molto diversi. E anche una diversissima, direi opposta, visione del passato e della storia. Io non posso accettare l’equazione cristianesimo = barbarie, né mi sognerei di esser troppo “orgogliosa e fiera”, o di presentarmi come una “donna atea/cristiana ecc.”; sono una donna e basta. Neppure Onfray, pur non essendo quel genio dell’ateismo tanto osannato dai media (era caduto in grossolani errori persino Russell nel suo “Perché non sono cristiano” del ‘27, comunque: O. è in buona compagnia), è riuscito ancora a trovare, per sua stessa ammissione, reali punti di riferimento etici al di fuori del cristianesimo - ma diciamo delle religioni: ché l’obiettivo ultimo è questo -. Onfray taccia di cripto-cristianesimo anche Montaigne e quel Bruno da te citato (e mica tanto “cripto”, aggiungo io: benché scomunicato, restava comunque un prete…). Ma lasciamo stare. Ogni personale “ricerca” è lecita, se condotta con onestà intellettuale.

Allo stesso modo, e per gli stessi motivi, non posso condividere le tue considerazioni riguardo allo studio di Dante. La cui attualità (dovuta anche e soprattutto al cristianesimo e al suo specifico paesaggio di formazione) è talmente palese che non occorre nemmeno portare degli esempi. Fra l’altro, è uno dei pochi autori in grado di appassionare gli studenti. Diciamo piuttosto che bisognerebbe “distribuirlo” meglio nel corso degli anni. Questa la mia idea.

Sull’elaborato (ma certo, io preferisco chiamarlo ancora “tema”), invece, mi trovi d’accordo. Peraltro, pur essendo stata costretta durante l’anno a sottoporre agli alunni le varie tipologie di testo, non ho mai mancato di fornir loro anche tracce, non certo vaghe, ma sicuramente meno gonfie di quesiti e indicazioni. Possedevano sufficienti strumenti per poterle sviluppare, ma ciò non toglie che quelle proposte erano, come ho scritto, e come ripeto, obsolete e anacronistiche. La nostalgia, poi… No comment. Hanno risposto bene, oserei dire anche… per le rime.

Quanto ai fraintendimenti e agli errori macroscopici, cara Atena… ne ha commessi anche Einstein. Non ne farei un dramma. Non siamo infallibili, e non siamo i migliori, suvvia. :-)

Ricambio la simpatia e buona continuazione

@ DanielaTuscano

Eh già, siamo proprio distanti. D’altra parte questo rende più interessante il confronto, anche (anzi, tanto più) se poi ciascuno resta sulle proprie posizioni.
Quanto a Dante, una mia collega e amica carissima, cattolica sincera e appassionata, ha opinioni assai più vicine alle mie che alle tue. Il bello della varietà delle interpretazioni. :-)

Non drammatizzo i miei errori, sono consapevole di essere fallibile come qualunque essere umano. Piuttosto mi piace interrogarmi sul perché sia caduta in errore, se la responsabilità sia esclusivamente mia o se debba essere distribuita. ;-)

Buon lavoro.

1) Certo, anche perché l’abbracciare una posizione o l’altra non dipende dal credo (o dal non-credo).

2) Avevo compreso l’insinuazione, ecco il perché della mia postilla. Ma per me, senza falsa modestia, quanto ho scritto va bene così. In realtà tutti possiamo equivocare, tutti possiamo risultare qua e là sibillini, tutti possiamo “fallare”. Per quanto mi concerne credo di averlo già scritto e non mi pare il caso di ripeterlo. Qui, poi, non si tratta di responsabilità perché non esistono colpevoli.

Au revoir :-P

© 2007 (MC-Team) Aggiornato: 20/08 - 11:47 Visite: 1,393,763 Ultime 24h: 7,774