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A Scatola Chiusa

13 febbraio, 2009 - 9:30 di  
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“Di notte la guarderai e ti sembrerà la cascata di plasma di Shining”
un uccello del malaugurio

Vorrei celebrare in questo post il trionfo dell’Uomo sulla Natura. In particolare, il trionfo dell’uomo sul coriaceo legname arboreo. O maestosa Quercia, o regale Baobab attorcigliato, o eterna Sequoia che tutto miri e tutto sai! E’ stato un vero piacere ritrovarvi in uno scatolone di cartone a parallelepipedo, finemente suddivisi in componenti della mia libreria BILLY targata IKEA.

La mia stanza ospita infatti da poco la prima libreria interamente fatta a mano della sua storia. E’ rossa in modo fulminante e indimenticabile, acquistata vincendo scetticismo e ostilità che mi serpeggiavano intorno correndo per frasi più o meno espresse come: “quel colore fa cacare”, “sapevo che un giorno ti sarebbe esploso il cervello”, “c’è la tua testa che è di legno, perché lo stiamo comprando qui?”.  Ma io no! Io non ho demorso, demorduto, demorsciuto! Insomma non mi sono arreso e, aprendo ufficialmente le ostilità con il buongusto, ho deciso di comprare proprio la BILLY rosso sangue di drago.
Anche se aveva solo 5 ripiani e io ne volevo 6.




ikea_floor_plan1

Sentite questa: IKEA non mette a disposizione ripiani aggiuntivi di colore rosso! non vi sembra assurdo? Probabilmente suppone che nessuno al mondo possa mai comprare la libreria di quel colore, e men che meno pretendere un altro ripiano, che è un po’ come chiedere il bis di pasta e merda. Eppure io ero lì. La materializzazione dell’incubo di ogni commesso IKEA che è conscio di essere mobbizzato e sottopagato ma sorride (perché sa che appena ha finito il suo turno di lavoro si suiciderà): un cliente che chiede un ripiano che non c’è. Non vi dirò come ho aggirato questo ostacolo. Vi basti sapere che ho approntato un piano machiavellico che ha cooptato le migliori menti sulla piazza e alla fine l’ho messa in quel posto agli svedesi(1). D’altronde questi qui son rimasti neutrali nelle due guerre mondiali, cosa volete che ne sappiano di strategia.

Caricare in macchina lo scatolone di 45 chili lungo 2 metri è stata la Prova a cui gli dei mi hanno sottoposto. Come novello Ercole, era fin troppo chiaro che essi volessero forgiarmi per purificare la mia anima e prepararla al dono supremo di Billy. Mi sono accorciato di 12 centimetri, ma alla fine ce l’ho fatta. Ora ho una libreria imponente, anche se non riuscirò mai a mettere libri sui ripiani in alto, dove probabilmente le aquile faranno il nido. L’ho adagiata sul sediolino anteriore e quello posteriore con delicatezza estrema e le sospensioni sono svenute. L’ho issata in casa grazie a una medium: mi sono fatto possedere dallo spirito di Archimede e ho fabbricato un sistema di carrucole e leve di sesto e settimo grado che ha contemporaneamente svelato l’enigma della costruzione delle Piramidi.

Ho affrontato la fase del montaggio mettendo su Rai1, che trasmetteva la Messa. Questi di Ikea sono dei geni del male. Cioè, non solo c’è il foglietto illustrativo interno che è chiarissimo, ma le istruzioni sono addirittura scritte sulle viti. Gli incidono sopra il verso in cui le devi girare. Poi il personaggio sul foglietto è perennemente sorridente. Certo, perché sei TU quello che si sta facendo il culo.

Nelle pause durante i lavori, mi prendevo le misure per la bara. Sapevate che il boss di IKEA, Ingvar Kamprad, è stato un nazista che solo da poco ha abiurato? Me lo vedo mentre scrive semplici istruzioni su come smontare un ebreo. La cosa difficile quando monti una cosa del genere è il rinculo. Perché ovviamente ho sbagliato a piazzare i chiodi almeno 12 volte, e nello staccarli ho fatto una fatica cieca rischiando, slancio all’indietro, di stracciarmi contro qualunque oggetto della stanza possedesse tre dimensioni.

Ora è tutta bucherellata e fa tanto Parco Sempione(2) . Alla fine però ce l’ho fatta, e nella mia stanza è stato proclamato lo stato di calamità naturale. Mi sono avanzati due teloni, una vite a grappolo e un chiodo di Galjambe del ’74. Tutte cose utilissime che userò per rimettermi in sesto la schiena (come mostrato nel foglietto IKEA).

Ora sono stanco che sembra che mi abbiano sparato, ma al termine di questo percorso spirituale di elevazione, ogni cosa è illuminata e capisci quale sia l’effettivo significato del disboscamento dell’Amazzonia con la bomba atomica o degli olocausti di foreste pluviali che IKEA compie nell’isola di Giava in Indonesia – e ti viene voglia di lanciare un franco e convinto: Ragazzi, continuate così! Io sono con voi.

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A Scatola Chiusa è di Randomante

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Note
  1. per maggiori dettagli scrivere a Totò Riina, via Camporgnago 40 – 20090 Opera (MI) []
  2. battuta sulla tossicodipendenza. Nel senso che se la capisci ti piace il crack. []
Fine delle Note

Comments

20 Risposte a “A Scatola Chiusa”
  1. Giacomo scrive:

    Decisamente trovo questo post, e su questo sito, curioso a dir poco. Non ho capito se voleva essere un fare il verso ad un monologhista contemporaneo di Zelig (e tra l’altro su IKEA è stato ormai detto di tutto e di più) o se era una seria lamentela sull’arte del bricolage e del fai da te.
    Nel primo caso appare secondo luogo nel secondo caso ridicolo perché (ed ho esperienza di BILLY e similari a iosa) montare quella libreria da oltre 2 metri è operazione che si compie da solo in mezzora al massimo.

    O era pubblicità subliminale (mica tanto poi…)

    • staff scrive:

      pubblicità subliminale?
      addirittura?

      sono pezzi che giocano sul paradosso. possono piacere o no, ma sospettare che ci sia dietro il trucco mi sembra esagerato e gratuito.

    • randomante scrive:

      Giacomo
      se visiti il mio blog (randomante.blogspot.com), capisci quanto io NON voglia fare il, verso a ZELIG, che è una trasmissione di sottocultura comica inaudita.
      Pere quanto riguarda l’argomento IKEA, non è stato detto già tutto, è stato semplicemente già trattato (molti monologhi hanno affrontato il tema del Natale ma non mi sembra che si smetta di parlare di babbo natale e dei suoi rapporti con le renne).
      Comunque, questo non voleva essere un monologo ideologico sull’IKEA, non era mia intenzione fare un comizio pro o contro IKEA, semplicemente ironizzavo sulle difficoltà di costruzione che si incontrano mentre si monta una libreria.
      Una lamentela seria da me non l’avrai mai. Credo nelle armi del paradosso e del grottesco.
      Buon per te che ti monti le librerie in mezz’ora. Affascinante argomento, scusami se mi appisolo un attimo mentre ci penso.

  2. Se odio i mobili di Ikea, ci sarà pure un perché, no?

  3. anna m. caputano scrive:

    un’altra volta al posto di arricchire un nazista svedese a cui nessun leghista dice mai che toglie lavoro agli italiani guardati in giro e cercati un artigiano, magari è il papà dell’autrice del post “Una Richiesta di Aiuto di una Studentessa Figlia di un Falegname” apparso su MC il 6 febbraio, 2009 di staff
    Archiviato in Cazzotti, latest, e che magari venendo a casa tua per prendere le misure ti scopre un vecchio mobile di famiglia da restaurare e da far rivivere ancora per altri cent’anni. Salveresti in un colpo solo un pezzo di foresta, tradizioni ed economia locale, il tuo portafoglio no, perchè restaurare e far fare su misura costa, ma se a nessuno è piaciuta la nuova libreria rossa, senz a per altro la ragazza nuda inclusa, schifezza per schifezza potevi ricorrere completamente al fai da te a costo zero.

  4. snowchimic scrive:

    E pensate che io per due anni ho lavorato per greenpeace, usurpatori di
    sogni ed ideali che ci mandavano a raccogliere i fondi nei centri ikea,
    ponendo ikea come esempio e modello industriale, perchè a dir loro, i pupazzetti gialli utilizzavano legno di piantagione.
    Comunque geniale il sistema ikea, compri il mobile a bassi prezzi perchè poi trasporto e montaggio ci devi pensare te.
    Un’ altra cosa, all’ingresso addetti ikea, c’è un semaforo che a seconda del presunto numero di persone previsto per il giorno, si accende di verde,arancione o rosso.allarme rosso, la guerra è iniziata da un pezzo.

    • O-ren Ishii scrive:

      Mi piacerebbe saperne di più su questa storia di greenpeace. In ogni caso anche se non è senza pecche, a me sembra che le politiche ambientali portate avanti da Ikea gli altri grandi gruppi se le sognino.

      Comunque geniale il sistema ikea, compri il mobile a bassi prezzi perchè poi trasporto e montaggio ci devi pensare te.

      E’ una critica? Se sì non ne capisco il motivo. Se io sono capace a montare una libreria Billy (l’ho fatto, è facilissimo) e quindi posso risparmiare un po’ di soldi perché non dovrei?

  5. snowchimic scrive:

    Non mi piace il concetto del chi fa meno peggio è più bravo degli altri, quasi sempre la logica del profitto manda all’aria qualsiasi buon proposito o corretta politica.
    Sul fatto del montarsi le cose ribadisco la genialità dell’ idea e del risvolto economico che ha sul prezzo di concorrenza e sui guadagni.In questo caso batto le mani, voglio solo far notare l’aspetto economico che si nasconde dietro il montaggio di una sorpresa dell’ovetto kinder formato gigante.
    Di greenpeace ce ne sarebbe da parlare eccome se ne ce sarebbe.

    • O-ren Ishii scrive:

      Il concetto potrà anche non piacerti però i risultati ci sono. Se le altre multinazionali (del mobile e non solo) adottassero le politiche di Ikea sarebbe un mondo sicuramente migliore, no? Ovvero: tutti i negozi IKEA del mondo “impattano” sull’ambiente in un giorno quanto io non potrò mai fare in tutta la mia vita. Se io faccio o non faccio la raccolta differenziata nel mondo non cambia nulla. Se IKEA la fa cambia eccome. Lo stesso vale per MacDonalds Starbuck ecc ecc.
      Se poi uno vuole fare le pulci ad IKEA di magagne ne trova sicuramente. Nessuno è perfetto.

      Il vantaggio economico nel montare un ovetto kinder gigante non è certo una tua scoperta in quanto, all’IKEA, lo scrivono a caratteri cubitali. A me il tuo sembra un discorso da veteroecologista integralista e pure veterocomunista. Logica del profitto e ambientalismo non possono coincidere. E chi l’ha detto?
      Anche questo dire e non dire su greenpeace mi lascia perplessa…

      • snowchimic scrive:

        Sfruttare le risorse di un paese sottosviluppato deforestando una foresta millenaria mi pare molto di più del non essere perfetti, cmq non c’è l’ho con IKEA.
        Ti prego non iniziare con l’etichette, per mia idea penso che ogni ideologia porta inevitabilmente all’annullamento dell’individuo, e ribadisco che per ora la storia economica ha sempre insegnato che la logica del profitto ha sempre distorto i buoni propositi, ma sono sempre pronto a essere sorpreso da una buona multinazionale.
        Se lavori per IKEA scusa, non era mia intenzione offendere i tanto simpatici omini gialli, che prima di uscire per incontrare i clienti devono affrontare la prova dello specchio, che ogni volta gli ricorda di conrollarsi per vedere se sono in ordine.
        La svezia insegna, ordine e disciplina

        • O-ren Ishii scrive:

          Dici di non avercela con IKEA ma ne dici peste e corna senza fornire alcuna documentazione in merito come nel caso della deforestazione o criticando direttive che non hanno nulla di scandaloso (che c’è di male nel ricordare ad una persona di controllare se è in ordine?)
          Io non lavoro per IKEA, sono però una fedele acquirente soddisfatta e attenta. Ho potuto verificare di persona l’applicazione di alcuni comportamenti che altre catene (che pure frequento) nemmeno si sognano. Per quello che non posso fisicamente controllare devo ovviamente confidare nelle valutazioni di altri.
          Il fatto che esista una cooperazione tra IKEA e il WWF nei progetti forestali non esclude la possibilità che venga fatto quello che tu dici. Però per ora sono solo chiacchiere senza fondamento alcuno. Non è una questione di etichette, solo che dal tuo esordio mi aspettavo chissà quali rivelazioni che tardano a manifestarsi.
          Magari ce l’hai così tanto con i pupazzetti gialli perché uno di loro ti ha fatto uno sgarbo. Se è così basta dirlo. ;)
          Riguardo il diventare come la Svezia dormi pure sonni tranquilli. Anche se l’Italia dovesse incamminarsi in quella direzione quando sarà finalmente irregimentata sotto il motto “ordine e disciplina” noi saremo già polvere, e da un pezzo!

          • snowchimic scrive:

            http://www.tmcrew.org/killamulti/ikea/index.html,
            considera che non condivido molte delle cose riportate nel link,però la lampadina d’allarme accesa non mi sembra un consiglio sbagliato.
            Mai avuto problemi con i pupazzetti gialli, son così carini e così diligentemente ammaestrati che sarebbe un delitto far loro uno sgarbo, anzi se una volta devo provare a stropicciargli la divisa, chissà che non rischi la vita.
            Riguardo all’ordine e disciplina magari hai ragione, ma elaborandolo potrebbe anche aver subito una trasformazione ed essere diventato lavora e consuma.A capire dove sta la padella e dove la brace.

            • O-ren Ishii scrive:

              Nel pezzo che indichi si fa una critica a tutto tondo alle multinazionali e all’omologazione e appiattimento culturale che esse portano. Cosa che non è affatto in discussione. Questi calcano un po’ la mano, per i miei gusti. Se vai a vedere anche loro, che fanno una critica a tutto tondo, poi consigliano un film come “Fight club” rendendosi immediatamente conto di aver dichiarato che anche loro sono parte del McWorld che tanto criticano…

              Il film è una riflessione su McWorld fatta, in effetti, dal cuore pulsante di McWorld, Hollywood, ma… da vedere

              Paradossale.
              Questo articolo è sicuramente più inquietante ma non sconvolgente. Il sistema delle scatole cinesi è alla base di tutti i grandi gruppi di potere economico (vedi il Vaticano, le imprese del Cav. B. ecc.)
              Infine pensare che il fondatore di IKEA sia stato amico di un nazista o nazista lui stesso non è piacevole però qui si sconfina nella paranoia…

  6. Gianalessio Ridolfi Pacifici scrive:

    E’ strano come un post così paradossale abbia scatenato una discussione così seria.

  7. Giacomo scrive:

    Ribadisco la mia “curiosità” su questo post in questo luogo soprattutto a seguito dei commenti e delle risposte che l’autore ha dato.
    In primo luogo scopriamo che non ha mai montato nessun mobile, né IKEA né altro, eppure fa sarcasmo ed ironia (così dice) sul fai da te.
    Definisce Zelig in toto “sottocultura comica” non salvando neanche uno dei comici che si sonoa avvicendati da decenni (prima ancora della televisione) su palcoscenici di quel tipo e mi chiedo cosa lo fa, almeno sorridere, non dico ridere (probabilmente è più da sottile humour inglese con risatina sommessa piuttosto che da tavolata goliardica e risate sguaiate).

    E infine a coloro i quali suggeriscono l’artigiano nostrano faccio umilmente notare che già da decenni prima ancora di IKEA esistevano mobilifici (magari con trasporto e montaggio incluso) in grado di stravaccare i prezzi.
    Provate invece a farvi fare dal falegname “sotto casa” un preventivo per una banalissima libreria 90×210 in truciolato impiallicciato finto frassino da un artigiano…

    E infine, allo staff, quando parlavo di “pubblicità subliminale” facevo anch’io dell’ironia.

    Saluti!

    • Randomante scrive:

      Mi duole farti notare che sei disattento. Non ho detto di non aver MAI montato nessun mobile. Ho detto che, nel caso specifico, il post non nasceva da una situazione reale, ma era frutto di invenzione. Se sei così interessato alle mie attività di bricolage iscriviti alla mia newsletter e ne sarai tempestivamente aggiornato.

      Il post è presente in questo luogo per volontà dello staff. Non l’ho certamente imposto io. E ritengo che i membri dello staff siano vagamente più titolati di te quando si tratta di decidere che cosa inserire sul LORO sito.

      Sì, faccio ironia. Se non ti arriva non è un problema mio. Ti assicuro, consultando or ora la definizione di ironia dal vocabolario, che stavo facendo ironia. Sì, sì, ne sono proprio sicuro. E facevo addirittura sarcasmo senza aver vissuto dieci minuti prima la vicenda! Incredibile, vero? Lo so. Ti stupisci quando vedi un cervello che funziona.

      Zelig, in maggior parte, esprime oggi un tipo di umorismo ‘facile’ che non gradisco, e che classifico come sottocultura comica (slapstick, giochi di parole, abuso di tormentoni, etc). Questo non significa condannare in toto tutti quelli che in tutti questi anni hanno avuto a che fare con quel marchio. Il problema, probabilmente, è proprio che ormai è diventato un marchio, un risatificio, e ha perso qualche punto in verve. Detto questo, puoi continuare a riderne durante le tue tavolate goliardiche sguaiate e non. Non commenterò la cosa col mio humour inglese.

      Saluti a te.

    • staff scrive:

      @Giacomo
      Qui siamo stati addirittura accusati, seriamente, di favorire la politica aggressiva di Israele solo perché siamo stati chiusi una settimana per riorganizzarci durante l’attacco a Gaza.
      Quando il pubblico è numeroso si deve stare attenti a quello che si dice.
      Non tutti sono in grado di percepire umorismo, sarcasmo e paradosso.

      O no?

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