A Chi Serve il Partito DemOmeopatico? 18


Domani Don Walter Veltroni scioglierà la sua riserva sulla candidatura a segretario del nascente Partito Democratico. Non credo serva la sfera di vetro per immaginare la risposta.

Quasi sicuramente sarà sì. Se avesse voluto rifiutare, in coerenza con il suo progetto di abbandonare la politica dopo il secondo mandato come sindaco di Roma, avrebbe rifiutato recisamente e subito. Invece, probabilmente tenendo sapientemente conto dell’effetto di amplificazione cui l’attesa fornisce supporto, la decisione è stata rimandata anche se ormai già si parla di concorrenti alla candidatura dando per scontata quella del nostro caro curato.

Più che sul nome del candidato alla segreteria, forse è utile interrogarsi su quale sia l’obiettivo del partito. La chiave è questa, perché in democrazia in funzione della missione viene designato l’uomo e non viceversa (questo, chiaramente, esclude Forza Italia ed il suo fondatore/proprietario).

Ci sono degli aspetti veramente positivi. Il dibattito intorno al Partito Democratico ha ridato vigore a molte delle persone che avevano riposto grandi speranze in questa coalizione e nella deposizione di Berlusconi. I risultati, senza polemica e con sguardo scientifico, non sono stati all’altezza delle aspettative, volendo utilizzare un gentile eufemismo. Qualcuno lo aveva previsto o vaticinato, altri discutono sulle primarie del Partito Democratico e sul candidato più idoneo. Altri pensano a come rifondare le sezioni, ed era ora, perché non se ne può più di politica televisiva. La politica nasce nei quartieri e va verso la capitale, non il viceversa.
Da questo punto di vista il Partito Democratico sembra aver avuto un ruolo rivitalizzante, anche se, con la sinistra italiana in questo stato di salute, un paio di respiri alla maschera ad ossigeno sono già sufficienti a riportare colore sul viso emaciato del paziente.

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Quello che vorrei che mi fosse spiegato, però, è a chi chiederà i voti il Partito Democratico. Non credo che avranno la faccia tosta di chiederli ai laici italiani, se pure esistono ancora. Non è solo una risposta economica, previdenziale e di giustizia che il laico chiede ad un governo che lo rappresenti. Il divario di modernità culturale tra l’Italia e il resto dell’Europa si fa ogni giorno più ampio. Ora che la Spagna con le sue leggi che mettono al centro l’uomo e le sue necessità di amore e di pace, ha reso più semplice vivere storie d’amore difficili, curare malattie e avere bambini anche quando una malattia lo impedisce, non è con la sola promessa di modificare lo scalone pensionistico o con le liberalizzazioni che uno può continuare a sostenere un partito che, causa la sua composizione, non può permettersi di affrontare certi argomenti,

E’ evidente che il Partito Democratico cerca voti tra coloro che non hanno a cuore il destino delle coppie omosessuali, l’eutanasia, la ricerca sulle staminali e la procreazione medicalmente assistita, solo per fare qualche esempio. Insomma, va a pescare nel bacino della vecchia DC, il sacco sempre pieno degli italiani immobilisti a cui, prima dei temi sociali e di emancipazione, interessa il loro particulare, con la benevola benedizione domenicale del prete.

Alla fine i vecchi comunisti hanno preso atto che qualsiasi coalizione di governo di questo paese deve rappresentare gli interessi spirituali e no del Vaticano, e si sono adattati di conseguenza.
Il Partito Democratico è un rimedio omeopatico alle malattie del paese. Uno di quei rimedi che cerca di combattere il male con il principio di similitudine del farmaco (similia similibus curantur), l’esplicitazione e l’ufficializzazione di una tendenza già da tempo intrapresa.

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In quest’ottica Don Walter sarebbe una scelta perfetta. Uomo da circolo culturale di sinistra d’elite, quella senza kefia, e nello stesso tempo atteggiamenti da missionario comboniano. L’uomo della mediazione a tutti i costi, del “nessuno ha torto” e del “volemose bene“. Don Walter va a commemorare Don Milani a Barbiana. Don Milani è una grande figura, anche noi oggi la ricordiamo con un articolo di Daniela Tuscano, però dal futuro leader del Partito Democratico ci aspettiamo anche uno sguardo al futuro, non solo il ricordo di un prete morto quaranta anni fa. Secondo me Don Walter rappresenta l’ennesima dinamizzazione omeopatica di quei principi che nel 1946 portarono questo paese fuori dal fascismo e lo catapultarono nel mondo moderno.

Io non sono un medico, ma da scienziato ho delle grosse perplessità sull’omeopatia. E nel caso di questo paese, in preda a febbri violente, crisi respiratorie, diarrea e convulsioni, avrei preferito una scelta più coraggiosa di sana medicina allopatica. Antibiotici, antinfiammatori, magari in supposta, tanto siamo abituati. Qualcuno che rompesse con il passato per dimenticare una volta e per sempre lo scudo crociato. Ora, se nascerà il Partito Democratico, per tutti coloro che si sentono laici e di sinistra, ma non vogliono per forza identificarsi con Fidel Castro e osteggiare ogni posizione americana a prescindere, ci sarà il vuoto rappresentativo.

Per interpretare le aspettative di questi laici di sinistra sarebbe stata necessaria una nuova classe politica che raccogliesse quello che restava dei DS e desse voce alla componente laica di questo paese che non sarà la maggioranza, ma ha diritto di vedersi rappresentata a Montecitorio.

A chi, o meglio, a che serve allora il Partito DemOmeopatico? Secondo me serve solo a disinnescare questo rischio. Il Partito Democratico è il boccaglio di ossigeno al quale si attacca una classe politica che per immobilismo ed incapacità di scegliere si è cancellata dalla storia politica della sinistra europea e che, sempre a mio avviso, andrebbe dimenticata per sempre.

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E’ per questo che io credo che noi laici di sinistra, fedeli al principio della pietosa applicazione dell’eutanasia, dovremmo chiudere il rubinetto dell’ossigeno e lasciare che Don Walter, Frate Francesco e Padre Piero, scivolino nel sonno ristoratore dell’eterno riposo.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.