Elogio dell’Odio


Non ho nulla per cui ringraziare il destino. Ogni singolo passaggio della mia vita è stato segnato dalla fatica, dalla caparbia resistenza e dalla silenziosa pertinacia. Persino le cose più naturali, come avere un figlio, mi sono arrivate per tramite del sudore, del sangue e del sacrificio.

L’unico conforto che trovo in questo mio cupo crepuscolo è quello di aver portato la spada e di aver conosciuto l’oscurità così profondamente da essere poi stato accecato dall’amore che mi è giunto come un bagliore improvviso dopo la lunga notte dell’odio in cui mi ero perso.

Conoscere la furia nella sua espressione più devastante, essere conscio fin nell’intimo di cosa sono capaci le braccia e le mani nel massacro brutale del rancore è il cammino più arduo verso la percezione totale dell’amore.

L’amore, quella sostanza sottile che è impossibile definire e che piega le leggi dell’universo fino ad alterare la percezione del tempo. L’amore che è fatto essenzialmente di mancanza e di rimpianto. L’amore che scintilla nell’indifferenza aspra delle nostre misere vite. L’amore che è un debito sottoscritto con la sorte e che viene sempre impietosamente reclamato.

Ed è così, che solo per la infinita eco di ciò che mi è stato immeritatamente donato da un cuore dolcissimo, mentre percorro questo duro pezzo di strada, le mie mani e le mie braccia impastano pane invece di incendiare il mondo così come ho fatto con gioia e, come ogni notte, sogno di fare ancora.