Il Piano Segreto della Perfida Albione


“Brexit, il piano segreto di Londra: “Dall’Ue solo immigrati qualificati e permessi più brevi””
C’è quasi una nota di riprovazione nel titolo di Repubblica di stamattina. I Britannici progettano di accettare solo immigrazione qualificata, possibilmente in relazione alle esigenze industriali interne, e di concedere permessi di lavoro più brevi per evitare che la gente arrivi, faccia qualche mese di lavoro e poi si metta a carico del sistema assistenziale britannico. E per questo fanno una cosa orribile ed incomprensibile nel paese di Pulcinella: un “piano”. Un piano, una cosa diabolica, tanto è vero che è “segreto”. Si sente la puzza di zolfo solo a leggere il titolo.

Sono proprio dei cattivoni questi inglesi. E si vede anche dalla foto che allega Repubblica all’articolo dove la May sbevazza alla faccia nostra mentre pensa solo ai fatti suoi e e dei suoi compatrioti. Ma come, vogliono solo immigrati qualificati e non anche le teste di cazzo? Che egoisti. E perché non vogliono mettere a disposizione il loro welfare al primo che arriva dopo averlo costruito con il sacrificio di generazioni e due piccole guerre mondiali combattute e vinte a lacrime e sangue? Veramente cattivi, no?

Siamo meglio noi che non sappiamo distinguere l’immigrazione dal supporto allo sviluppo, che scambiamo il sacro dovere di offrire ospitalità a chi è perseguitato per motivi politici e religiosi con la beneficenza a pioggia, fatta a gente di cui non si riesce nemmeno a conoscere la vera data di nascita, figuriamoci l’eventuale persecuzione politica o religiosa.

E’ vero, chi fugge dalla fame e dalla persecuzione deve essere aiutato. Non è un principio umanitario, si badi bene, io odio i principi in generale e quelli umanitari in particolare. E’ una questione di convenienza. Fame, persecuzione politica e religiosa sono elementi globali di destabilizzazione e nessuno può sperare di sopravvivere ad una destabilizzazione totale di questo pianeta. Quindi, l’aiuto e il supporto offerto a popoli e singoli in difficoltà è un investimento in stabilità che facciamo in parte per noi e di sicuro per i nostri figli.

L’errore sta nel confondere questa corretta strategia di prevenzione egemonica della destabilizzazione con la questione dell’immigrazione in un’orgia di beneficenza ecumenica che non aiuta a risolvere i problemi strutturali dei paesi di origine dei migranti e destabilizza i territori di approdo in termini di efficienza del welfare, stabilità sociale e sicurezza.

Un’azione di governo seria distingue chiaramente la questione migrazione che ha aspetti essenzialmente territoriali da quella del supporto allo sviluppo che punta alla difesa egemonica della stabilità, allo sviluppo delle competenze e dei mercati, alla crescita culturale e civile del pianeta.

Invece il nostro approccio culturale, e si vede dalla nostra stampa, è quello del volemose bene, del semo tutti fratelli, fino a quando, proprio perché vengono meno stabilità, servizi sociali e sicurezza, la gente si incattivisce e dopo aver visto che, voti alle elezioni, tweet e post su facebook non servono a niente inizia a spararsi addosso dimenticandosi quanto è bello stare tutti al calduccio sotto la stessa coperta.