Ho passato alcune ore immobile, a chiedermi come sia possibile far sì che il muro non crolli. Avrei dovuto chiudere piano le porte, chiedere che i cani sulla terrazza non ballassero. Sarebbe bastato un po’ di silenzio, come adesso. Ma come alleggerire una porta o fermare la danza di un cane? Il muro deve reggersi da sé, trovare energia nel cilindro vuoto del mattone.
Un giorno Silvio dalla Transilvania mi ha spiegato come si prepara la calce: la pietra si fa granelli, sabbia, poi quando ritorna con l’acqua e con l’aria umidamente si rifà pietra, e un altro uomo può ridarle forma.
Invece il mattone cos’è? Un mattone da solo è un piccolo pezzo di terra bruciata.
Sostantivo maschile, laterizio, per lo più in forma di parallelepipedo, usato nella costruzione di murature, di strutture di solai e di coperture; fam., unità minima del bene immobile.
Spero che il muro non cada, spero e confido nell’aiuto del mattone, unità minima. Scrivo in rosso per onorare questo piccolo pezzo di terra bruciata, cui dedico la mia preghiera come i cani la loro danza.
A chi legge dovrei dire quale muro ho trafitto e minato, ma non sarà poi tanto importante il quale o il dove. Il punto è che ho iniziato dal basso, per mano di Silvio o forse di Nicolaj; ho iniziato a colpire il muro dal basso, per renderlo debole in tutta la sua lunghezza. Se crolla - devo aver sperato - crollerà tutto. Che cosa comporta lasciar solido il muro nella sua testa e minarne gli arti, indebolirne i piedi? Equivale al tempo che un uomo può resistere al dolore.
Fragilità e potenza dell’unità minima
Vorrei stare vicino al muro, sotto di lui a braccia aperte perché non cada, mentre due cani danzano in alto felici.
Quando Nicolaj tracciava la lunga ferita del muro, io ero indifferente e guardavo. Forse ho guidato io mani e piccone, l’ho fatto per poi capire che amare un muro significa spogliarlo, scavarlo, farlo cadere a pezzi, solo così dopo lo saprai rivestire, accarezzare, di nuovo comporre.
Un muro sa essere da sé elegante o saggio, dignitoso o volgare, e può farsi burla di uomini e cose quando vuole far credere che lui solo è capace di separare il bene dal male. Ma questi sono muri lividi e cupi, io invece ho visto muri inesperti e candidi, che sapevano proteggere, ascoltare, amare, conservare. Per conoscere un muro puoi spogliarlo e ricoprirlo, o semplicemente fare un piccolo buco per attaccare un minimo quadro; puoi arrivare in altro luogo attraverso il muro o che il muro attraversa.
Per queste operazioni ti serve una mano e un mattone, unità minime mobili e immobili. E ora si tratta di sostenere muri con pensieri, ora di barattare muri con desideri. Però questa idea ossessiva muro pensiero desiderio ferita, fragile coperta di mattoni, mattoni che trattengono mattoni, adesso non vorrei più sostenerla, ma solo barattarla con quell’idea leggera di cani che quando l’erba è alta si sollevano morbidi per sorpassare fili.
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Billie
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11 commenti
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9 Giugno, 2007 a19:55
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18 Maggio, 2007 a 20:03
korzon
Devo dire che mi ha fatto pensare. Non so se a quello che voleva l’autore ma ho pensato.
Bello. E’ difficile leggere cose del genere su internet. Grazie.
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18 Maggio, 2007 a 21:11
Davide@home
L’hai detto, korzon. Forse è scritto per dargli il significato di cui abbiamo bisogno…
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18 Maggio, 2007 a 21:15
Stefano
O puoi provare semplicemente a parlare. Pensiero e sentimento, a differenza della materia, possono fondersi e diventare una cosa unica. Provaci fratello.
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18 Maggio, 2007 a 21:21
stormeyes
La notte di MC delle volte sa essere speciale. Questa è una di quelle.
Molti di noi si sentono circondati. Spesso i confini sono interni, dove gli altri non riescono nemmeno a vederli.
Questo acceca i sentimenti e spezza le parole. E’ anche difficile chiedere aiuto perchè nessuno riesce a scorgere il muro.
Comunque scrivere è un buon inizio. Ti auguro un percirso utile e sereno.
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18 Maggio, 2007 a 21:22
gda
Ho trascorso 5 minuti buoni a leggere e rileggere il tuo articolo..
non sono riuscita ad oltrepassare il muro del tuo pensiero.
in compenso il tuo muro mi ha condotta dentro altre mura, quelle delle carceri, entro le quali uomini contano giorni e mattoni, ferite, speranze e desideri…
tra tutti quello di barattare il muro con la liberta’ di correre insieme ai quei cani e di saltare in alto per sorpassare i fili d’erba.
Luna
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18 Maggio, 2007 a 21:39
sandoz
>Ho trascorso 5 minuti buoni a leggere e rileggere il tuo articolo..
>non sono riuscita ad oltrepassare il muro del tuo pensiero.
Allora il muro ha funzionato
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19 Maggio, 2007 a 7:56
Flavio Landi
Vorrei ringraziare MC. Certe cose possono piacere di meno, altre di più, come in questo caso, ma fa sempre piacere che ci sia qualcuno che le scriva, le scelga e le proponga.
Grazie anche all’autore.
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19 Maggio, 2007 a 7:57
Marcella
Un bel racconto sulla solitidine e sull’incomunicabilità.
Avrei preferito un messaggio finale più positivo, ma mi rendo conto che nella vita non è così.
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23 Maggio, 2007 a 23:44
E. A. B.
ho dovuto leggere questo articolo molte volte prima di capire.
non incomunicabilita’ ma desiderio di trovare la forza per comunicare e per ricostruire.
Oggi alle 18.00 proporremo un’altro breve pezzo della stessa autrice. MC
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26 Maggio, 2007 a 19:41
Billie
Grazie.
Forse ci ho messo troppo (a dire Grazie)?
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