4260 Secondi Luce 1


Addio a Terra

Quando sei chiuso in quella stretta cabina,avvolto nella la tuta pressurizzata, il tuo respiro che scandisce i secondi, il battito del cuore che rimbomba nel casco chiuso, fissato al sedile con le cinture e tante piccole luci sui quadranti, mentre la voce ripetitiva di Controllo scandisce le fasi del lancio, capisci che sei già partito perché sei parte di un processo irreversibile che nessuno può più arrestare. E così, quando i razzi si accendono, è solo l’inerzia che ti schiaccia secondo le leggi imperative della fisica a farti capire che sei partito, che ti stai allontanando da Terra e che le lacrime che scendono sulle tempie sono in parte l’effetto della pressione e in parte la consapevolezza che anche se dicono che si parte per tornare, tu non tornerai mai più.

Terra

Chi mi ha preceduto dice che Terra, vista dallo spazio, è bellissima. Io, dopo la stretta virata che mi ha inserito nella rotta della fionda gravitazionale che mi lancerà verso i pianeti esterni, vedo solo una bellissima cartolina uguale a tante immagini che mi erano state già mostrate prima. Terra è una lama di luce azzurra splendente sullo sfondo dello spazio profondo, ma questa esibizione non mi emoziona. Nel mio petto Terra sono i pomeriggi d’estate passati guardandoti dormire, le passeggiate silenziose intorno a un lago ghiacciato, le paure e il dolore che abbiamo affrontato insieme, le notti nelle quali ti ho vegliato, il tuo respiro affannoso, la tua mano fredda che ho continuato a stringere fino a quando qualcuno non me l’ha strappata. Terra sono i tuoi occhi grigi che si sono spenti lentamente, i capelli sempre più radi che mi sono ritrovato tra le mani quando ti ho carezzato. Terra è il luogo dove tu sei cenere e io no. Per questo, salpare e lasciarmi alle spalle Terra è solo una questione meccanica, fatta di propulsione, geometria di curve e equilibri gravitazionali perché quello che per me era Terra, lo sto portando con me.

4260 secondi luce

Raggiunta l’orbita di Saturno, la voce di Controllo impiega 71 minuti per raggiungermi e altrettanti ci metterebbe la mia se io pensassi che vale la pena di rispondere. Terra continua a chiamare per capire cosa stia succedendo, ma non ha capito che, dopo la partenza, io non gli appartengo più. E nemmeno gli appartiene questa navicella, che è diventata il mio mondo e nella quale, finito l’ossigeno, l’acqua e i viveri, aprirò i boccaporti per farmi cenere nell’algida fornace dello spazio profondo. Controllo continua dirmi le stese cose: che devo farmi forze, che devo pensare a mia figlia, che laggiù tutti hanno bisogno di me e mi vogliono bene, ma quando un messaggio impiega 4260 secondi per raggiungerti, hai tutto il tempo di capire che è la solita solfa alla quale ti sei sottratto per un’intera vita e che non sarà la debolezza di un momento a farti arrendere alla banalità.

Sei stato fatto per brillare e brillerai.


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