41 Gigawatt – Terza Parte
1 agosto, 2008 - 13:00 di Fully
Archiviato in Consumo CriticaMente, Il Pianeta che Ride, Informazione, Meccanica delle Cose
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Nell’articolo precedente abbiamo parlato del principale sistema con cui in Italia si produce energia elettrica da fonti rinnovabili: quello che utilizza centrali idroelettriche, con cui produciamo circa 5,5 GW degli ormai famosi 41 GW di cui abbiamo bisogno. Da questo terzo articolo in poi passeremo in rassegna gli altri sistemi di produzione di energia elettrica attualmente utilizzati o comunque disponibili in Italia. Tenete presente che – tutti insieme – producono meno di due miseri GW dei 41 necessari: insomma una quisquilia. Questo dato la dice lunga sulle possibilità di sviluppo per l’utilizzo di queste fonti nell’immediato futuro.
3. Energia solare
Per produrre energia elettrica dall’irraggiamento solare conosciamo due sistemi: il fotovoltaico e il solare termodinamico. Pur avendo entrambi il Sole come fonte primaria, i due sistemi funzionano secondo principi totalmente diversi.

3.1 Fotovoltaico
Quando un raggio di luce solare investe una particella di silicio in presenza di condizioni particolari si genera una differenza di potenziale e quindi una corrente elettrica (si chiama effetto fotoelettrico). Un tal Becquerel se ne accorse nella prima metà dell’Ottocento ma fu solo nel 1905 che l’umanità riuscì a spiegarne il perché ed a sfruttare il fenomeno grazie ad un impiegato dell’ufficio brevetti abbastanza sveglio. A noi che non siamo altrettanto svegli basterà sapere che la tecnologia fotovoltaica consente la trasformazione diretta della luce solare in energia elettrica utilizzando materiali semiconduttori (silicio ma non solo). Punto e a capo.
Per produrre energia elettrica con questo sistema si utilizzano “celle” che vengono raggruppate l’una a fianco all’altra in pannelli piani. Il sistema venne dapprima sviluppato negli USA (Bell, 1955) e le prime celle vennero prodotte industrialmente dalla giapponese Sharp nei primi anni Sessanta.
Allo stato attuale della tecnologia, per ottenere 1 kW di potenza elettrica oraria (in realtà si dovrebbe parlare di kW di picco, lo dico per i soliti precisini) occorrono 7-10 mq di pannelli. Forse non tutti sanno che in Italia funziona da anni (1995) una delle più grandi centrali fotovoltaiche del mondo, l’impianto ENEL di Serre (vicino a Salerno). Si sviluppa su un’estensione di territorio pari a circa 5 ettari e mezzo, con una superficie di pannelli installati di 26.500 mq (cioè più di tre campi di calcio regolamentari) ed una potenza erogabile di 3,3 MW: ora che siete bravi a districarvi tra kW, MW, GW avrete già fatto il conto: è l’energia che serve a 1100 famiglie che installano i famosi 3 kW, diciamo 3000 persone. A Serre il campo fotovoltaico (ossia il complesso di tutti i pannelli) è suddiviso in dieci sottocampi di cui nove a pannelli fissi ed uno chiamato “ad inseguimento solare”: in questo, infatti, i pannelli variano automaticamente la propria inclinazione in modo da trovarsi sempre nella posizione ottimale per raccogliere il massimo di luce dal sole nell’arco della giornata.
Non ci vuole molto per capire che quello del “consumo di territorio” è uno dei problemi più seri per le centrali fotovoltaiche: il conto è presto fatto: per servire una città di medie dimensioni, diciamo 200.000 abitanti, composta da 70.000 famiglie, ciascuna col famoso fabbisogno di 3 kW occorrerebbe installare 210 MW di pannelli fotovoltaici per circa 1.600.000 mq, quanto 220 campi di calcio, con un consumo di territorio, tra annessi e connessi, circa doppio: diciamo 300 ettari. Non è poco.

Però il bello del fotovoltaico è che – proprio grazie alla trasformazione diretta “sole-corrente elettrica” – non c’è solo la possibilità di centralizzare la produzione e poi distribuirla (come avviene negli altri tipi di centrali): col fotovoltaico ciascuno può prodursi in casa l’energia elettrica di cui ha bisogno. Tenete presente questa caratteristica, perché ne riparleremo quando arriveremo alle conclusioni. Se pensiamo ad una palazzina di 20 appartamenti, ciascuno con una potenza installata di 3 kW, ecco che bastano 450 mq di pannelli ben soleggiati (per esempio la superficie della falda del tetto o delle facciate esposte a sud) per rendere autosufficiente il condominio. Pensate allora a quali potenzialità avrebbe, questa tecnologia, se implementata ad esempio su tutte le coperture di capannoni industriali, sulle facciate cieche di edifici civili o industriali, sulle pensiline delle stazioni di servizio,… Tanti modi di produrre energia senza “consumare” ulteriore territorio.
I pregi del fotovoltaico stanno nella sua relativa semplicità, nella modularità (ossia la possibilità di calibrare accuratamente l’installazione in funzione della quantità di energia che si vuole produrre), nell’assenza di emissioni dannose, di rumori e di scorie residue da smaltire (a parte i pannelli che però hanno una durata teorica di 80 anni ed una pratica di non meno di 25). I limiti sono costituiti dal costo delle celle ancora elevato (ma in diminuzione per effetto dell’utilizzo di nuovi materiali di sintesi invece del silicio), dal fatto che si utilizzano tecnologie proprietarie e quindi oligopoliste, dalla necessità di ampi spazi di installazione (ma abbiamo appena visto che questo non vale per le installazioni “puntuali”) e, naturalmente, dall’intermittenza di produzione legata al ciclo giornaliero-stagionale del sole ed ai capricci della meteorologia. A quest’ultimo limite si può però rimediare attraverso l’accumulo in apposite “batterie”.
In Italia per l’installazione del fotovoltaico sono concessi incentivi economici e la possibilità di vendere l’energia autoprodotta al gestore nazionale (c.d. “conto energia”): i costi d’impianto sono ancora abbastanza salati (6.000-10.000 € per kWp a seconda del tipo di celle, quindi 18-30.000 € per unità abitativa da 3 kW) ma la spesa iniziale si “ripaga” in 11-15 anni. In Europa è la Germania (3000 MWp installati) che guida la corsa al fotovoltaico. L’Italia con 58 MWp installati è al terzo posto, dopo la Spagna (118 MWp). Ce n’è di strada, da fare, ancora!
A chi volesse approfondire suggerisco di dare un’occhiata qui, qui e qui
3.2 Solare termodinamico a concentrazione
Mettiamo subito in chiaro una cosa: questo sistema non va confuso con quello utilizzato nei comuni pannelli solari termici che generano l’acqua calda a bassa temperatura per farvi la doccia. Il solare a concentrazione permette invece di produrre calore a media ed alta temperatura (fino a 600°) e ne rende possibile l’uso in applicazioni industriali per la generazione di elettricità.

Di solare termodinamico a concentrazione abbiamo parlato su MC poco tempo fa e proprio lì vi rimando per saperne di più. Qui ricorderò soltanto che il sistema si basa su una serie di specchi parabolici che concentrano la luce diretta del sole su un tubo ricevitore. Dentro il tubo scorre un fluido a base di sali che assorbe l’energia e la trasporta in un serbatoio di accumulo, necessario se si vuole supplire ai momenti di scarsa o nulla insolazione. L’accumulo è in contatto con uno scambiatore di calore che genera il solito vapore (proprio come si fa in una centrale termoelettrica) e questo viene utilizzato per muovere le solite turbine collegate ai soliti alternatori così da produrre la … solita corrente elettrica.
Il vantaggio, rispetto al fotovoltaico, è una produzione di energia ininterrotta, causa lo sfruttamento indiretto dell’energia solare. La tecnologia termodinamica permette infatti di produrre energia anche di notte o in caso di cattivo tempo, grazie a quel particolare fluido di cui si è detto sopra che, una volta riscaldato, mantiene la sua altissima temperatura per alcuni giorni anche senza essere in contatto con la sua fonte.
Il principale problema anche di questi impianti è il grosso “consumo di territorio”. Grosso sì, ma, a pensarci bene, non poi così tanto: secondo Carlo Rubbia – grande sostenitore di questa tecnologia – un ipotetico quadrato di specchi di 40.000 km² (200 km per ogni lato) basterebbe per alimentare tutto il pianeta: se pensate a quanto territorio non sfruttato esiste ancora sulla Terra (pensate ai grandi deserti d’Africa, Asia, America ed Oceania), non è poi granché. Sempre secondo Rubbia per alimentare un terzo dell’Italia (ora lo sapete: un terzo di 41 GW fa circa 14 GW, cioè 14 medie centrali termoelettriche o nucleari da un GW) basterebbe un’area vasta quanto quella racchiusa entro il grande raccordo anulare di Roma, che ha un diametro di circa 20 km. Insomma, il problema della disponibilità dello spazio potrebbe essere superato costruendo gli impianti solari nel Sud Italia, che oltre a godere di migliori condizioni di soleggiamento, dispone di molte più zone utilizzabili rispetto al Centro-Nord; in questa direzione sono stati già avviati alcuni progetti, in Sicilia (Priolo) e non solo.
E’ tutto, per adesso. Alla prossima (sempre se vorrete).
41 Gigawatt – Terza Parte è di Fully

















Sempre più interessante!
Aspetto di leggere, se ci sarà, la puntata successiva.
In riferimento al solare termodinamico a concentrazione, vale la pena ricordare che Rubbia ha dovuto andare all’estero per poter realizzare i suoi progetti.
Ma l’Italia non era il paese do’ sole?
so che e’ OT, ma mi son sempre chiesto se per la mia futura villa al mare (scherzo) mi convenga piu’ mettere pannelli fotovoltaici o i pannelli di riscaldamento dell’acqua :p
Ah.. il discorso di rivendere la corrente prodotta non era caduto? Ora solo quanto consumato fa risparmiare sulla bolletta, mentre di notte si consuma enel alla faccia della produzione extra del fotovoltaico mentre ero a lavoro. Cosi’ mi sembra stiano ora le cose…
C’è un conguaglio periodico per impianti sotto i 20 kW definito “Scambio sul posto” per cui prendi di notte dalla rete e restituisci di giorno quando non consumi
Il punto fondamentale, come sottolineato da Fully, è che il fotovoltaico è distribuile e modulabile. Si può (e si dovrà) costruire ogni edificio in maniera che sia energeticamente sufficiente.
Il punto fondamentale è lo storage dell’energia in eccesso che deve essere utilizzata durante la notte.
Sembra che al MIT hanno trovato ,a href=”http://www.engadget.com/2008/08/01/mit-develops-solar-storage-nirvana-energy-crisis-solved/”>un’idea di come stiparla questa energia.
Si, ma è anche una questione di costi, i sistemi misti sono possibili e non ci vuole un genio per idearli però l’insieme costa parecchio e comunque si perde energia nel processo di conversione con un sensibile calo di efficienza totale.
Esperimenti del genere sono molto interessanti e utili per usi specifici (es. zone isolate, ecc.) ma per ora, anche a causa della loro durata limitata, non è conveniente usarli su larga scala.
Interessantissimo ma gia’ sento i soliti ambientalisti duri e puri: te l’immagini una porzione del deserto del Sahara pavimentata a specchi per produrre l’energia per tutto il pianeta? Per me non ci sarebbe niente di male, ma loro (fedeli seguaci del neo sindaco Vittorio Sgarbi) simili obbrobri (tipo anche le pale per l’energia eolica) non le vogliono vedere. Molto meglio una bella centrale nucleare archittetonicamente all’avanguardia, no?
Laura
Ho appena fatto una traduzione di una società italiana che propone un preventivo spese a una ditta tedesca che ha deciso di mettere dei campi di celle fotovoltaiche in Sicilia. Strano che siamo noi che ci siamo resi conto che in effetti, se si può sfruttare l’energia del sole in Germania, a Sicilia sarà uno spasso.
A Dubai invece stanno costruendo un edificio con campi fotovoltaici che produranno l’energia per tutto il palazzo. L’architetto ha studiato in Italia, ma è inglese.
L’Italia non si rende conto di quanto perde…..
E non solo in questo campo.
Riki, sulla base dei tuoi contributi stiamo pensando di organizzare un minispeciale su come gli stranieri che vivono in Italia vedono l’Italia.
Poi fare la pubblicità all’evento. Nel frattempo, visto che sei l’ispiratrice dell’iniziativa, te la volevo anticipare.
Chiaramente se ne parla da metà settembre in poi.
Se hai qualche conoscente nelle tue stesse condizioni, presentacelo pure. Ok?
Grazie, un abbraccio.
Chiederò se qualcuno ha voglia di mettere giù due righe……
Ho ancora due o tre articoletti che ti volevo mandare. Specialmente su certi temi come l’energia o i rifiuti. Me lo faccio rileggere dal mio marito e te lo mando poi.
Avrete tanto da fare e da pubblicare, non ti preoccupare per i tempi.
Grazie Riki.
Le cose simpatiche come le tue cerchiamo di inserirle in discorsi più ampi, se non si perdono un po’ nel flusso delle cose.
Salutami i tuoi capelli verdi
Bell’articolo compliments, la citazione di Rubbia era doverosa.
Ottimo, grazie attendo la prossima puntata.
Salve! a Firenze, dopo mesi di lotte sindacali chiude lo stabilimento Eletrolux. ma c´è un fatto assolutamente nuovo: una multinazionale che non se ne va cavandosela con gli incentivi ai dipendenti licenziati e senza preoccuparsi del territorio dove aveva fatto utili, ma si impegna nella reindustrializzazione dello stabilimento e nella conservazione del lavoro trovando un sostituto e pagando con la cessione praticamente gratuita dello stabilimento. e pensate un pò che si mettono a produrre? Pannelli fotovoltaici…ogni tanto una buona notizia!
bello!
Bono…
“C’è un conguaglio periodico per impianti sotto i 20 kW definito “Scambio sul posto” per cui prendi di notte dalla rete e restituisci di giorno quando non consumi”
In realta’ esiste una soluzione piu’ semplice il cosidetto Conto energia che permette di ricevere incentivi per ogni kW prodotto, anche con basse potenze attorno ad 1 kW.
Inoltre la il testo unico dell’edilizia e’ previsto per ogni nuova costruzione l’installazione di almento un pannello fotovoltaico.
PS Lo sapete che l’energia prodotta da un pannello durante tutta la sua vita non riesce a coprire l’energia necessaria per produrlo?
Beh, chiaro! Se no avremmo trovato un indizio per il moto perpetuo…. comunque non è importante questo, sarebbe importante che l’energia con il qual è prodotto fosse da fonte “pulita” anch’essa.
attenzione!Non è vero
Ormai l’energia necessaria per la produzione di un pannello si recupera in un tempo che va dai due ai 4 anni.
energia pannelli
ps
giusto il conto energia, ma la mia era una risposta relativamente al problema notturno
energie alternative combinate in simbiosi è la ricetta prossima basse ed alte maree idem io stesso dopo molti anni di esperimenti nel mio garages ho costruito con 1magnete fisso sulla ruota ed uno mobile esterno basculante utilizzato l,attrazione forza di gravità e grazie a questa forza la respulsione il tutto sta nella posizione dei magneti ed una idea mia personale.se volete provare sembra facile in pratica NO.AUGURI DA GUIDO.