41 Gigawatt – Sesta Parte
8 ottobre, 2008 di Fully
Archiviato in Chiamiamola Economia, Consumo CriticaMente, Il Pianeta che Ride
Ed eccoci all’ultimo round. Ora che abbiamo almeno un’infarinatura sulle principali tecnologie utilizzate per produrre energia elettrica, è giunto il momento di tirare le somme e chiedersi: quali sono le scelte “giuste” per farlo?
Mettetevi comodi, tirare le somme non sarà una cosa breve, ci sono tanti aspetti da considerare. Vediamo di esaminare almeno i più importanti, e partiamo dall’analizzare le esigenze che devono essere soddisfatte in questo tipo di valutazione.
Inizierei da queste tre (non necessariamente in ordine di importanza):
a) il contenimento della spesa
b) l’autonomia produttiva
c) il rispetto dell’ambiente e del territorio
Vediamole una per volta.
a) Il contenimento della spesa.
Coi conti pubblici che abbiamo, meno spendiamo, meglio è: lapalissiano vero? Invece – come forse saprete – l’Italia è uno dei Paesi europei in cui l’energia elettrica per grandi utenze (oltre 7500 kWh quelle delle industrie, dove i costi incidono sulla competitività) costa di più. Nella tabella seguente sono riportati i prezzi di un kWh (in centesimi di euro) nei vari paesi europei.
La tabellina è un po’ vecchia: con il recente aumento del petrolio qualche spostamento dovrebbe esserci stato. Comunque salta immediatamente agli occhi che il costo dell’energia italiana per le utenze medio-alte è dell’ordine del doppio di quello che pagano i nostri competitors tedeschi, inglesi e francesi, e comunque oltre il 50% in più della media europea. Se lo fate notare all’ENEL, però, vi risponderà che in compenso la casalinga di Voghera per fare la lavatrice spende la metà che la sua collega di Hannover, e non avrebbe torto…

Il contenimento della spesa si può ottenere in due modi, che possono convivere e concorrere all’obiettivo: il primo è spendere meno possibile per produrre (o acquistare) energia, il secondo è ridurre la quantità di energia consumata, ossia usare meno energia a parità di livello di prestazione richiesto (“efficienza energetica”).
Minimizzare la spesa vuol dire rivolgersi preferibilmente a quelle tecnologie che comportano un minore costo di produzione del singolo kWh (altrimenti poi non lamentiamoci se il costo della bolletta è salato!). Nella tabella che segue sono riportati i costi industriali di produzione (in centesimi di euro per kWh) relativi alle fonti energetiche che abbiamo analizzato negli articoli scorsi. La valutazione dei costi, per assumere valenza davvero strategica, dovrebbe avere un orizzonte esteso almeno ai prossimi 20/30 anni, ma nessuno di noi (e neanche i più accreditati organismi internazionali, fidatevi) possiede la sfera di cristallo, quindi i valori che ho riportato si riferiscono all’ordine di grandezza del (possibile) costo attuale, in Italia, con un’indicazione solo qualitativa della sua probabile variazione per i soli aspetti legati all’evoluzione della tecnologia:(=) vuol dire “costo pressoché stazionario”, (+) e (-) stanno per “in aumento” e “in diminuzione”, il tutto al netto dell’inflazione.
|
termoelettrico carbone/turbogas |
3 – 5 |
+ |
|
idroelettrico |
2 – 5 |
= |
|
solare fotovoltaico |
45 – 65 |
- |
|
solare termodinamico |
20 – 26 |
- |
|
biomasse |
2 – 3 |
= |
|
eolico |
6 – 7 |
- |
|
fissione nucleare |
4 – 5 |
= |
Devo ammettere che reperire i costi è stato piuttosto complicato; i valori che ho scritto sono il risultato di una ricerca condotta attraverso svariate fonti dissonanti (e non è difficile capire perché) che trovate in coda all’articolo: prendeteli con beneficio d’inventario. Per quanto riguarda il nucleare, ai 4-5 €cent/kWh vanno aggiunti i costi del controllo dei depositi di scorie per XXXX anni, ma questo è un costo che nessuno sembra in grado di ipotizzare, e quindi non mi ci azzardo neanche io.
Sul fronte del contenimento del consumo di energia si può operare in varie direzioni:
- un edificio, qualunque sia il suo uso (abitativo, commerciale, uffici, industriale,..) se ben progettato (orientamento, apporti solari, aperture, isolamento delle pareti) e ben costruito consuma per i bisogni di riscaldamento, climatizzazione e di ventilazione, molto meno in apporti esterni di energia di un immobile ordinario. Con un clima come il nostro, specie al Sud, qualsiasi apporto esterno di energia può essere enormemente ridotto o addirittura evitato.
- per uno stesso livello d’illuminazione, una lampadina a fluorescenza consuma fino a cinque volte meno di una lampadina ad incandescenza; la diffusione di elettrodomestici migliori (il consumo dei frigoriferi è il più importante) permetterebbe di economizzare quasi il 40% del consumo di elettricità rispetto la situazione attuale.
- i trasporti collettivi urbani, soprattutto i tram e le metro, consumano molto meno energia, inquinano molto meno e subiscono molto meno incidenti delle automobili private; è lo stesso per il treno in relazione ai camion per quanto riguarda i trasporti di tipo commerciale.
- a parità di produzione, il miglioramento o il cambiamento di processi industriali e macchinari permettono dei risparmi che possono raggiungere dal 30 al 50% dei consumi di energia.

b) L’autonomia produttiva.
Riuscire a produrre in casa nostra l’energia di cui abbiamo bisogno ci renderebbe meno soggetti al rischio black-out o al ricatto commerciale di altri paesi. Riassumo la potenza nominale degli impianti attualmente in funzione (espressa in MW):
|
centrali termoelettriche |
29.000 |
|
|
centrali idroelettriche |
5.500 |
|
|
solare fotovoltaico |
58 |
|
|
solare termodinamico |
20 |
in costruzione |
|
biomasse |
260 |
|
|
eolico |
1.300 |
|
| geotermico |
400 |
|
In totale fanno circa 36.500 MW ossia 36,5 GW. Come vedete, la maggior parte della nostra energia elettrica (29 GW installati) oggi si produce in centrali termoelettriche che funzionano a gas, a olio combustibile o a carbone: tutti combustibili di cui abbiamo in casa una parte infinitesimale rispetto al fabbisogno e che importiamo a caro prezzo soprattutto dai Paesi OPEC, dall’Algeria e dalla Russia. La stessa cosa dovremo fare con l’uranio nel caso ci si orientasse davvero al ritorno al nucleare.
Quindi stiamo bene attenti quando parliamo di autonomia produttiva: una vera autonomia produttiva dovrebbe prevedere l’utilizzo tendenzialmente esclusivo delle materie prime che abbiamo in casa. Ciò che abbiamo in casa in quantità relativamente abbondante sono l’acqua, il sole e il vento. Sullo sfruttamento dei corsi d’acqua abbiamo già accennato al fatto che esso è per noi ormai prossimo alla saturazione (ma con 5,5 GW installati già copriamo con un sistema rinnovabile una bella quota del fabbisogno, circa il 12%).
Sarebbe bello affidarsi al vento e al sole per coprire il resto e renderci totalmente autonomi!
Ma è possibile farlo? Proviamo a vedere.
Sappiamo che l’attuale fabbisogno medio di potenza installata è di 41 GW, che corrisponde all’energia elettrica di 360.000 GWh consumata in Italia in un anno. Però, nella realtà, nei momenti di picco, il fabbisogno può arrivare a sfiorare anche 57 GW (come accadde nel luglio 2007), e, nei momenti di bassa richiesta, può essere di molto inferiore ai canonici 41GW. Ad esempio, mentre sto scrivendo – sono le 5.00 del 27 settembre – il fabbisogno di potenza è di appena 29 GW. Se voleste divertirvi, sul sito di Terna SpA potete trovare il valore istantaneo dell’energia che l’Italia sta “succhiando” in tempo reale.
Se la somma di tutte le potenze “nominali” installate in Italia è di poco superiore ai 36,5 GW, a renderci “indipendenti”, a parità di consumi, sembrerebbero mancare solo 4,5 GW, ma abbiamo appena visto che in particolari momenti il “sistema paese” di GW può richiederne anche 57 e, allora, al conto ne mancherebbero la bellezza di 20,5: per essere sicuro al 100% di non rimanere al buio va tenuta presente questa eventualità ed occorre attrezzarsi di conseguenza per fronteggiarla. Ci si dovrà dunque affidare a sistemi che siano dotati di potenza effettiva (ossia non solo “potenziale”) in misura tale da erogarne quanta ne serve quando ce n’è bisogno, e lasciarsi una riserva per i picchi. Purtroppo è un problema serio, questo dell’erogazione continua, a cui non c’è altra soluzione che “pompare” energia in tempo reale alla potenza richiesta.
Cerco di spiegarlo meglio con un esempio. Siamo all’interno di un tunnel ed è buio pesto. Prendiamo una normale lampadina ad incandescenza da 100 W ed immaginiamo di fornirle 1 kWh di energia con la potenza di 100 W (cioè la sua stessa potenza nominale): la lampadina resterà accesa per 10 ore. Se la stessa energia di 1 kWh gliela forniamo con una potenza di soli 1 W (ossia ad un centesimo dei suoi 100 W nominali) non è che la lampadina resterà accesa per 1000 ore con una luce più fioca. No, la lampadina non si accenderà affatto, perché le abbiamo sì fornito energia, ma ad una potenza inferiore a quella che serve per eccitare il filamento, e così noi avremo buttato al vento il nostro kWh di energia.
Mettiamo invece il caso che quella lampadina sia all’aperto, in piena luce, e che io possa farle arrivare il suo bel kWh, alla potenza giusta di 100 W, ma solo a partire dalle 7 di mattina. La lampadina resterà accesa per le sue dieci ore, ma la sua luce non mi servirà a un tubo, perché ci si vedeva benissimo ugualmente visto che ero in pieno giorno e c’era il sole.

Questa particolarità dell’energia elettrica costituisce il tallone d’Achille dei sistemi discontinui: se il vento non tira le pale eoliche non girano, se il sole non c’è la cella fotovoltaica non produce corrente elettrica, e se in quel momento il sistema elettrico globale ha bisogno proprio di quella potenza ed io non riesco a fornirla, l’intero sistema collassa (black-out). Proprio come succede a casa vostra quando accendete un elettrodomestico di troppo e sforate la potenza che avete impegnato.
Naturalmente vale anche il discorso inverso: se il vento e il sole ci sono ma non ho bisogno, in quel preciso momento dell’energia che essi producono in quel preciso momento, questa energia va sprecata. A meno che…. A meno che non trovi un sistema per accumularla. Ma allora devo mettere in conto un sostanzioso costo aggiuntivo sia in termini economici che ambientali per immagazzinare quella prodotta in eccesso durante i periodi di minor richiesta ed usarla nei periodi di maggior richiesta.
Se mi avete seguito fin qui, ora sapete il perché per mandare avanti la baracca non si può fare affidamento esclusivo su fonti discontinue (vento, sole) ed è solo attraverso un accurato studio previsionale dell’attività (giornaliera-stagionale-annuale) che si riesce ad avere una discreta produzione stabile di energia da queste fonti. E’ quello che fanno in Germania. Dovete infatti sapere che la Germania, pur essendo in Europa uno dei principali fautori delle fonti rinnovabili, continua a produrre oltre l’80% della sua energia elettrica da impianti a combustibile (oltre il 50% da termoelettico a carbone e oltre il 30% dal nucleare).
Insomma, quando serve energia ed il sole non c’è oppure il vento non soffia, questa energia deve essere erogata da impianti a funzionamento continuo. Neanche l’idroelettrico può considerarsi, a rigore, un sistema continuo, perché ogni tanto le condotte devono essere chiuse per mantenere entro certi livelli l’acqua dell’invaso. Si può dunque sostenere che il solare fotovoltaico e l’eolico possono essere ragionevolmente integrativi, ma non completamente sostitutivi dei sistemi a combustibile (termoelettrico, nucleare). Potrebbe invece esserlo il solare termodinamico a concentrazione, che – come abbiamo visto – ha la possibilità di accumulo di energia fra le sue più interessanti prerogative.
c) Il rispetto dell’ambiente e del territorio.
Ai più attenti non sarà sfuggito che nei precedenti articoli e fino ad ora non è mai comparsa una parolina chiave: Kyoto. Ebbene, è ora di parlarne, poiché una risposta sull’energia non può prescindere dall’impatto che la produzione energetica ha sull’ambiente che ci circonda, ed in primis sul clima del pianeta.
Il Protocollo di Kyoto, elaborato nel 1997 ed entrato in vigore il 16 febbraio 2005, introduce degli obiettivi quantitativi di riduzione per i soli Paesi industrializzati, in base al principio di responsabilità comune ma differenziata. ll Protocollo di Kyoto rappresenta il primo importante simbolo della crescente preoccupazione riguardante le tematiche ambientali e, insieme, il primo e ancora unico strumento assunto a livello internazionale per dare risposta comune alla sfida dei cambiamenti climatici. A conclusione del primo periodo di monitoraggio del Protocollo si evidenzia tuttavia una parziale inefficacia nel controllo delle emissioni di gas-serra. L’Italia non si sta comportando bene nei riguardi del rispetto degli impegni internazionali assunti: l’obiettivo europeo al 2020 è di raggiungere il 30% di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, il 20% di efficienza energetica in più e il 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili (“30-20-20″ è la sigla del progetto). Il nostro trend è lontano da tutti questi obiettivi parziali e (a meno di dare un forte impulso a tutto il settore) questi obiettivi non saranno raggiunti. Non crediate che la cosa sia indolore: la sottoscrizione del protocollo è un impegno e il disattenderlo costa. Se volete sapere quanto costa, lo potete trovare qui. (Ehi, attenzione però: c’è anche chi pensa che Kyoto sia un bluff !)
Comunque, se ci dessimo da fare, potremmo anche farcela a rispettare almeno una parte della Direttiva Europea, quella che fissa gli obiettivi del ricorso alle fonti rinnovabili per il 12% del fabbisogno entro il 2010 e per il 20% del fabbisogno entro il 2020. Vi ricordo che, dei sistemi esaminati, quelli ad emissione nulla in atmosfera sono il solare, l’eolico, l’idroelettrico, il geotermico e il nucleare. Invece il termoelettrico (a carbone, a gas, a petrolio) emette CO2 ed altri inquinanti: poiché proprio questo (accidenti!) è il sistema che oggi copre la maggior parte del fabbisogno (29 GW), esso dovrà essere gradualmente ma rapidamente soppiantato da altri sistemi, ovvero dovranno essere messi in campo grandi investimenti per la riduzione delle sue emissioni entro limiti compatibili (in questo documento uno studio sulle emissioni di centrali a gas naturale, le meno inquinanti fra le termoelettriche).

Non è solo il clima e l’atmosfera che vanno salvaguardati, ma anche il resto dell’ambiente. E’ quindi importante, nell’impostare la soluzione al problema, considerare l’impatto territoriale che ciascuna delle possibili scelte energetiche si porta appresso. Un parametro di cui si sente parlare poco è il diverso grado di “consumo di territorio” dei vari sistemi. Ecco l’ordine di grandezza della superficie di territorio che viene occupata dall’installazione di sistemi produttivi di potenza nominale pari a 1 GW. Perché fosse di più immediata percezione ho pensato di esprimerla in ettari (1 ettaro = 10.000 mq): considerate che in un ettaro entrano quasi due campi di calcio.
|
centrali termoelettriche/ biomasse |
100-120 |
|
centrali idroelettriche (escluso invaso) |
80-100 |
|
centrale solare fotovoltaica (*) |
1400-1600 |
|
centrale solare termodinamica |
1600-3200 |
|
geotermico |
variabile |
|
parco eolico (**) |
500-700 |
|
centrale nucleare |
100-120 |
(*) la tecnologia fotovoltaica consente anche una produzione “puntuale” (utilizzando ad esempio le coperture degli edifici) ed in quel caso non vi sarebbe ulteriore consumo di territorio, ferma restando la superficie complessiva da garantire.
(**) A differenza di quanto avviene per le altre centrali, il parco eolico consente almeno lo sfruttamento agricolo o zootecnico dei suoli che lo ospitano
Il “consumo di territorio” non è certo il solo parametro sensibile legato alla compatibilità territoriale: non posso tornarci sopra, ma non dimenticate i problemi legati all’impatto visivo-paesaggistico (presente soprattutto nelle installazioni eoliche e nei sistemi solari centralizzati) né tantomeno quelli legati alla sicurezza delle installazioni nucleari ed all’efficace smaltimento dei loro residui di lavorazione. Tutti aspetti da non trascurare, per la disamina dei quali vi rimando agli articoli precedenti.
—–
Abbiamo visto cosa comporta svolgere l’analisi attenti a quelle che sono le tre esigenze primarie che riguardano la produzione dell’energia nel nostro tempo. Sono – io credo – esigenze sulle quali non si può non convenire. Fin qui ho cercato di rappresentare solo dati e fatti, evitando, per quanto possibile, di farmi influenzare dalle mie personali opinioni. Ora faccio un piccolo strappo, ed alle tre esigenze che ho rappresentato vi proporrei di aggiungerne una quarta: non perdere il treno dello sviluppo tecnologico: se vogliamo (continuare ad) essere un paese industrializzato dobbiamo tenerci aggiornati sulle tecnologie, il che non vuol dire semplicemente essere informati su quello che succede in giro, bensì contribuire con le nostre idee e la nostra ricerca all’evoluzione tecnologica mondiale. Per mantenere il proprio elevato standard di vita agli italiani non basta la Ferrari, Armani, il Parmigiano Reggiano o il Brunello di Montalcino, ci vogliono anche aziende che siano competitive sulle tecnologie avanzate. E questo deve valere – secondo me – per tutti i campi della tecnologia, dall’eolico al solare, dalle biomasse al nucleare. Non sappiamo dove andrà il mondo, ma potete scommettere che se il mondo si rivolgerà al nucleare per fusione, i nostri figli potrebbero rimproverarci di essercene disinteressati quando su questa tecnologia ci si sarebbe potuto formare un prezioso know-how: è anche su questo che ci giochiamo il futuro.
—–
Bene, io spero che questo ciclo di articoli abbia fornito gli elementi di valutazione di base per formarvi un’opinione sul problema energetico nel nostro Paese. Queste le puntate precedenti:
- Prima parte – Introduzione
- Seconda parte – Termoelettrico ed Idroelettrico
- Terza parte – Solare fotovoltaico e Termodinamico a concentrazione
- Quarta parte – Eolico, Geotermico, Biomasse
- Quinta parte – Nucleare
Credo che a questo punto dovreste avere se non tutte almeno la maggior parte delle informazioni utili a formarvi un’opinione sul problema dell’approvvigionamento elettrico nel futuro del Paese.
A questo punto forse vi aspettavate che vi proponessi la “mia” soluzione? E no, troppo comodo!
Ora tocca a voi. Ricordate che vi anticipai che avremmo concluso questo ciclo con un gioco? Ecco, il gioco che vorrei proporvi è questo:
Se doveste decidere voi, come fareste a garantire all’Italia l’energia elettrica necessaria, nel rispetto delle esigenze esposte sopra?
Chi se la sente, si faccia sotto: non si vince niente, al massimo si può perdere un po’ di tempo.
Chi non se la sente, pazienza: spero almeno che abbia le idee un po’ più chiare su come dovrebbe essere inquadrato il problema e che si renda conto di quanto possa essere superficiale sostenere “NO a questo, SI a quello” prima di aver valutato a fondo i tanti aspetti della questione energetica.
Vi lascio una tabella comparativa dei vari sistemi, contenente una sintesi di quello che abbiamo dibattuto in tutto il ciclo di “41 GigaWatt”, e di seguito alcuni link che possono aiutarvi ad approfondire tutta la materia (oltreché a svolgere il nostro giochino, se vorrete parteciparvi).
clicca per ingrandire
Il recentissimo rapporto ENEA sull’energia (31.07.08 – pdf 1.0 MB)
e la critica di Greenpeace e di Legambiente e studio costi nucleare Legambiente
Il rapporto ISES sulle rinnovabili
Il convegno Amici della Terra – Partito Radicale (11.07.08) – Sintesi – Video (che vi raccomando!)
Le interviste di Repubblica a Silvestrini e a Rifkin
Vari articoli di Battaglia (Galileo 2001), noto “nuclearista” italiano
Un approfondito studio dell’Università di Pisa sui costi del nucleare
Vi raccomando poi un sito in cui potete reperire tante indicazioni su tutta la tematica energetica.
Chi ne sa di più è pregato di mettere a disposizione di noi tutti le sue conoscenze per approfondire meglio questi temi, e ovviamente correggere gli errori o le imprecisioni in cui sono incappato in questo umilissimo tentativo di divulgazione terra-terra.
E infine il mio sentito “grazie” a quelli che hanno avuto la pazienza di seguirmi fin qui.
Articoli collegati:
- 41 Gigawatt Se avete già capito tutto dal titolo, saltate pure questo...
- 41 Gigawatt – Seconda parte La volta scorsa abbiamo visto che 41 GW è il...
- In Arrivo le Centrali Nucleari. Diventiamo Tutti Fisici Nuclari con Poche Semplici Lezioni Fisica ed Energia Nucleare: Getting Started. Gli atomi sono molto...
Leggi anche
|
|
|
|
|
|
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2009
2008
2007









Dunque io farei così: se si aumenta il numero di fonti discontinue c’è più probabilità che insieme diano un minimo garantito continuo. Però giustamente non è che si possano costruire impianti così sperando nella provvidenza, perchè costano.
E allora, siccome bisogna stare al passo coi tempi, penso che la cosa migliore sia continuare con gli incentivi per il solare in modo che si abbattano i costi di produzione, e poi il migliore mi sembra il solare a concentrazione, noi abbiamo molti tetti ed è importante continuare a sperimentare questa possibilità.
Dalle tabelle che hai messo poi l’eolico mi sembra tra i più vantaggiosi, bisogna trovare zone in cui non deturpi eccessivamente il paesaggio, ma se anche vedo delle colline con sopra delle eliche non vado in scompenso cardiaco, è il male minore in molti casi.
Assolutamente io eliminerei il più possibile le fonti da combustibili tipo il carbone, perchè sul risparmio c’è anche da fare il conto per le malattie provocate, la sanità occupa gran parte della spesa pubblica. Stessa cosa per il nucleare.
Poi cambierei forse la gestione dell’energia elettrica. Centralizzando la gestione, si hanno inevitabilmente più sprechi, si ha meno interesse a risparmiare e a valutare altre possibilità. Decentrando la gestione invece, promuovendo una specie di scambio (in germania ci sono comuni che lo fanno), in ogni parte del territorio si sfrutta il possibile… Con le risorse del territorio!
Ma questa potrebbe essere un’idea bizzarra, irrealizzabile o controproducente, non lo so!!
Non credo che la cassalinga di Voghera consumi meno di 600 kWh, per quel che mi risulta una famiglia media italiana consuma intorno ai 2000-2500 kwh/anno, per cui il vantaggio sulla Germania si riduce fino ad invertirsi, i miei per esempio sono di quasi 4000, ma ho tre computer e condizionatori, anche se quasi tutte le lampade sono in classe A.
Allora ci provo
1) Ottimizzazione dei consumi borsa elettrica (non solo tariffe biorarie, comunque da rendere più convenienti) in tempo reale per le famiglie. Ciò eliminirebbe i picchi citati (meno 6 GW)
2)Obbligo da subito per le nuove costruzioni di adottare standard a consumo zero e tetti fotovoltaici (ci sono già, vedi casaclima), la differenza in termini di costo è limitata, potrebbe essere addirittura quasi inifluente sul prezzo di vendita che è influenzato da altri fattori. Per le vecchie costruzioni aumento delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni, in base al livello raggiunto.
3) Utilizzo della generazione distribuita alla Rifkin (fotovoltaico+idrogeno e celle a combustibile)
4) A livello globale investimenti forti sul solare a concentrazione e sulle nuove tecnologie di eolico (kitegen).
Nell’arco di una ventina di anni risolveremmo il nostro problema, ed è giusto il tempo di costruire una centrale nucleare, che non servirebbe più
ps esistono degli articoli del sole24ore che aggiungono i costi ambientali al costo di produzione, ribaltando la convenienza economica delle varie fonti, non riesco però a trovarli.
pps
speriamo di averceli 20 anni
Anzitutto un sentito GRAZIE a Fully per il lavoro svolto.
Purtroppo però non si può non osservare che il treno dello sviluppo tecnologico l’Italia l’ha già perduto da un pezzo.
Gli investimenti in ricerca sono sempre stati bassissimi, e gli ultimi provvedimenti di certo non mirano a ribaltare questa situazione.
Fosse per me, comincerei da un atto che sarebbe al tempo stesso simbolico e sostanziale: andrei da Rubbia per chiedergli scusa ed invitarlo (implorarlo) a tornare in Italia.
tsè….Kyoto…L’Italia non rispetta la UE….figuriamoci se rispetta Kyoto….
Credo che questo post insieme agli altri 5 siano delle vere fonti di informazione, non ci dicono come dobbiamo pensare, ma ci danno i mezzi e gli strumenti per farlo.
Mi associo al GRAZIE di Peppe, veramente un ottimo lavoro Fully, complimenti soprattutto per la tabella chiara e semplice.
Certo il nucleare in Francia, a due passi da noi è diffusissimo, e già ne parlammo l’altra volta.
Ma quella voce nella tabella ” Non rinnovabile Scorie pericolose da stoccare” è a dir poco preoccupante.
Credo che la scelta migliore sia il solare.
Quel terzo post di fully mi convinse subito dal primo momento.
Non avrei messo fra i pregi del nucleare il fatto di “non inquinare”, ciò non è esattamente vero, se non altro è scorretto qualora si eviti di citare le varie e diversificate tecnologie disponibili.
Forse può essere parzialmente vero per i reattori autofertilizzanti o al torio, non è sicuramente vero per i reattori attuali di III+ generazione, i quali producono scorie che, seppure in quantità modeste, necessitano di depositi geologici per essere stoccate in sicurezza. Il costo per GWh inoltre è a mio parere LARGAMENTE sottostimato, dato che non si tiene conto delle spese di future di “decommissioning” ma solo delle spese iniziali di costruzione. Una analisi più corretta avrebbe portato la spesa più vicina a 15 eurocent/KWh anzichè soli 5 eurocent/KWh. Ricordo che la SOGIN paga ancora oggi (con soldi dei contribuenti) parecchi milioni di euro all’anno per lo smantellamento dei reattori chiusi dalla fine degli anni 80! (178 milioni di euro solo nel 2007, 400 milioni di euro ogni 5 anni in media, 5 Miliardi di euro già spesi!!!) …
http://www.filcemcgil.it/upload/rte/2007/CONTRATTI/ELETTRICO/SOGIN/070803_LineeGuidaPianoIndustriale_Organizz.OO.SS..pdf
Paolo Marani
MIZ – Cesena
Mi corre l’obbligo di alcune precisazioni.
1. Il “non inquinamento” del nucleare si riferisce alle emissioni di gas serra in atmosfera, come credevo fosse sufficientemente chiaro. Quello delle scorie, se di inquinamento si vuole parlare, non è ovviamente di tipo atmosferico, quindi esula dai parametri di Kyoto.
2. Tra le fonti che ho consultato per i costi del nucleare quella che mi è parsa più “seria” è questa:
http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf
che porterebbe a 3 eurocent/kWh, compreso il decommissioning. Io ho riportato costi superiori perché ho ritenuto di ricalcolare il costo alla luce dei maggiori tassi di interesse correnti per investimenti a lungo termine.
Tre le mie fonti nessuna riporta il dato di 15 eurocent/kWh. Se ha qualche dato sarebbe utile renderlo disponibile a noi tutti. Grazie.
Dimenticavo. Solo due parole sul rapporto SOGIN.
Le cifre ivi contenute sono per me di difficile interpretazione.
Mi limito ad osservare che l’opinione pubblica è spesso colpita dall’entità delle cifre assolute. Faccio un esempio semplice per spegarmi meglio.
Secondo molti i costi del decomissioning sono dell’ordine del 30% del costo di impianto. Ammesso che per un impianto da 1 GW il costo d’impianto sia di 4 miliardi di euro, il costo del decomissioning potrebbe valere 1,2 miliardi di euro. Un impianto che funzionasse per 40 anni al 70% di efficenza produrrebbe
40anni x 700.000kW x 365gg x 24h = 245.000.000.000 kWh
corrisponderebbe a
1.200.000.000 : 245.000.000.000 = 0,5 eurocent/kWh
ossia il decommissioning incide sul costo unitario del kWh per circa il 10%.
Non ho trovato il documento dove avevo letto di un costo stimato per il nucleare di almeno il doppio inferiore rispetto a quello reale, se riesco a trovarlo te lo invio. In ogni caso, nell’interessante documento dell’università di Pisa che mi hai segnalato, i calcoli si basano sul “costo nominale” dell’impianto di centrale, non su un rendiconto dei costi medi già sostenuti.
E’ chiaro che oggi la tecnologia è diversa, ma è chiaro anche che siamo in ITALIA, se pensiamo ad altri grandi opere di complessità e intensità di capitale paragonabile, penso alla TAV Milano Bologna ad esempio, si scopre che il costo nominale differisce dal costo reale di un fattore 4 !!!! (Si spende fino a quattro volte di più di quanto preventivato).
Ora, come sai benissimo, il caosto per Kwh dipende solo dal 15% dal valore dell’uranio, gran parte è dato dai costi fissi “spalmati” sulla vita utile dell’impianto, pertanto la cifra di 5 eurocent/KWh può essere benissimo dotata di una incertezza tale da diventare il doppio se non il triplo.
In sostanza, lo studio ragiona sulle condizioni “best case”, non su condizioni reali. Lo stesso discorso vale anche per le altre fonti energetiche ovviamente.
Beh, lo studio ragiona su situazioni “best case” e porta a 3 eurocent.
Mi darà atto che io ho riportato 4-5.
Credo di poter individuare “quel” documento a cui lei fa riferimento nel comunicato Greenpeace-Legambiente, di cui ho riportato il link. Lì si fa riferimento a costi calcolati dell’ordine del doppio di quanto espresso da ENEL, ma ci si riferisce al solo costo d’impianto. Per questa voce, anche considerando il costo in 4 mld (ossia un valore simile a quello Legambiente) l’incidenza sul costo kWh – nelle ipotesi dell’esempio numerico che ho citato sopra – passa da 0,8 (ENEL) a 1,7 eurocent (GP-LA), valore quest’ultimo largamente in linea con quello dello studio citato.
Aggiungo una semplice osservazione in risposta alla contestazione sul fatto che il nucleare inquini o meno.
L’impatto della produzione di CO2 da origine nucleare non è nullo, e nemmeno così basso come si vorrebbe fare credere. E’ essenzialmente minore di tecnologie che adottano la combustione, tuttavia non è basso per almeno due ragioni.
1-ragione
L’uranio disponibile a concentrazioni > 0.3% è rarissimo, estrarre a concentrazioni <0.3% richiede tantissima energia, (frantumazione roccia, trasporto, arricchimento) cioè fonti fossili, cioè produce CO2
2-ragione
La costruzione fisica della centrale non richiede solamente soldi ma una quantità proporzionale di energia cioè fonti fossili.
In ogni caso, dal punto di vista della CO2 è sicuramente vantaggioso, ma non è l’unico parametro da prendere in considerazione per privilegiare una fonte rispetto a un altra, e forse nemmeno il più importante, allo stato attuale della crisi economica mondiale.
1- corretto, ma sono effetti del second’ordine. Se si dovessero considerare questi, allora per cortrettezza dovrebbe essere considerato anche l’utilizzo residuo dell’uranio che dopo il processo può essere impiegato ancora per XXX utilizzazioni. Un conto di questa accuratezza esula dagli scopi di questo modestissimo lavoro.
2-vale lo stesso ragionamento fatto sopra. Fra l’altro, il dato sarebbe esteso al solo periodo di costruzione (7-12 anni) e andrebbe spalmato su tutta la vita utile della centrale. Se poi si dovesse mettere in conto l’inquinamento indiretto cagionato dall’energia impiegata nella costruzione dei componenti, allora se ne vedrebbero delle belle. Secondo alcuni autori ad esempio l’energia che si impiega in fase di costruzione delle celle fotovoltaiche è dello stesso ordine di grandezza di quella prodotta dalle stesse celle nel loro intero ciclo vitale!
L’ultima sua affermazione è sicuramente condivisibile. Tanto è vero che l’ho condivisa, esponendo – mi pare – anche gli altri parametri.
Circa la potenza nominale degli impianti idroelettrici, credo che i 5.5 Gw indicati si riferiscano alla potenza continua sostenibile / impiegabile nelle 24 ore per 365 giorni all’anno; in effetti la potenza nominale installata negli impianti idroelettrici è di 20 Gw di cui 14 Gw tradizionali ad alta potenza.
Secondo vari studi, sarebbe possibile aumentare la potenza installata nell’idroelettrico a 30 Gw con investimenti mirati alla massimizzazione dell’efficienza energetica; altri Gw si potrebbero ottenere con un numero sufficiente di microimpianti che paradossalmente sono stati gradualmente abbandonati negli ultimi 30 anni.
Se è vero che per il solo anno 2008 l’Italia dovrà pagare 1.5 miliardi di Euro di penale per lo sforamento dei limiti di CO2 imposti dal protocollo di Kyoto, allora qualsiasi investimento in fonti rinnovabili del genere ha ancora più senso.
Premesso che investimenti nelle energie rinnovabili favorirebbero (come già sta in parte succedendo) lo sviluppo di tantissime nuove piccole e medie imprese e quindi si avrebbe un doppio vantaggio, ecco la mia proposta.
1) conversione delle centrali a carbone in centrali a metano molto più pulite delle prime e con costi relativamente bassi / sostenibili;
2) ottimizzazione dell’utilizzo dell’energia idroelettrica e incentivi per nuovi mini-impianti a bassissimo impatto ecologico; in pochi anni si potrebbero recuperare almeno 5 Gw di potenza installata (equivalenti a 2-3 continua);
3) sviluppo dell’eolico (fino a 15 Gw con tecnologie tradizionali rispetto ai quasi 2 Gw attuali); rifinanziamento dei progetti tipo KyteGen per accelerare il loro sviluppo; l’obiettivo sarebbe quello di introdurre a breve termine almeno una decina di centrali da 0.5 Gw per complessivi 5 Gw;
nell’arco di 10 – 15 anni il numero di tali centrali potrebbe aumentare a 20 – 30 e dato che ad alta quota il vento è pressochè costante per 24 ore al giorno e 360 giorni all’anno, il problema della discontinuità di produzione dovrebbe essere superato;
4) sviluppo del solare termodinamico (*), soprattutto in Sicilia, Sardegna e Puglia; valuterei anche l’utilizzo di eventuali isole galleggianti marine a breve distanza dalla costa;
il tutto tendendo conto della mappa dell’irraggiamento solare annuo in Italia;
NOTA: (*) la Libia sarebbe l’ideale, purtroppo non è più a disposizione; forse chiedendo a Gheddafi di affittare per almeno 99 anni un centinaio di chilometri quadrati (es. 10 x 10) di deserto, si potrebbe sviluppare qualche soluzione interessante in partnership (ovvero gli si potrebbe rivendere impianti collaudati e ottimizzati).
5) incoraggiamento all’autoproduzione con utilizzo del fotovoltaico e dell’eolico in zone impervie ove comunque risulta oneroso mantenere linee di rete elettrica per pochi Mw;
6) investimenti mirati nella ricerca della massima efficienza energetica e durata di utilizzo delle sopracitate fonti di produzione; particolare sostegno dovrebbe essere dato alle ricerche e alle sperimentazioni che paiono promettere bene anche in riferimento al nucleare freddo;
7) fra 15-20 anni rivedere la questione energetica considerando le centrali nucleari di quarta generazione (utilizzo del torio, scorie a bassissimo impatto, autoalimentazione, ecc) senza escludere fra 30 o 40 anni (se ci saremo ancora) la fusione fredda.
Se tutto fosse fatto in questa direzione entro 2-3 anni si potrebbe evitare di pagare penali per il protocollo di Kyoto e si drebbe un notevolissimo impulso al mercato dell’energia.
Alcuni spunti di riflessione per me.
Purtroppo non ho il tempo necessario per entrare nella discussione, adesso. mi riservo di farlo al più presto.
mi ha sorpreso il dato di adetrax sulle fonti idroelettriche. Qualche riferimento? Grazie
E’ un dato che ho trovato in parecchie fonti, anche ufficiali, comunque si trova anche su energoclub.
In questo caso si intende la potenza installata, ovvero se tutte le centrali idroelettriche d’Italia funzionassero alla massima potenza possibile si genererebbero 20-21 GWh o quanto meno i 14GWh indicati come sicuri.
Questo ovviamente non è in pratica possibile perchè ci sono sempre centrali ferme, in manutenzione, che non possono funzionare al massimo per mancanza d’acqua, ecc.
Hai ragione.
In effetti 5,5GW (anzi 5,7GW per la precisione) è la potenza erogata (50.000GWh/365gg/24h).
Mi scuso per l’errore.
Grazie.
solo per fornire un ulteriore dato utile
il fabbisogno in potenza a 10 anni da oggi è stimato tra 71 e 74 GW
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/previsioni_domanda_elettrica/tabid/375/Default.aspx
mamma mia Fully……ma quanto ti ci è voluto per scriverlo? Non ho ancora terminato di leggerlo….lo finirò nel weekend.
)
(praticamente mi hai dato i compiti per le vacanze!!