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4 Novembre 1918 – 650.000 Vite Perdute

4 novembre, 2008 di dellefragilicose  
Archiviato in Storia e Memoria, Vere Donne, Veri Uomini



Il 26 ottobre scorso è morto l’ultimo reduce italiano della prima guerra mondiale.
Di quell’immane tragedia rimangono ormai pochissimi testimoni viventi in tutto il mondo.

Quando si parla di guerra e specialmente della vittoria italiana nella prima guerra mondiale è facile cadere nella retorica patriottarda. Cercherò di non farlo.

Oggi a 90 anni esatti dalla fine di quel conflitto, voglio pensare per un attimo con dolore alle milioni di vite massacrate nel grande tritacarne, ai fanti finiti a bastonate in testa, ai corpi soffocati e combusti dai gas tossici, alle decimazioni, ai ventri squarciati dalle baionette, agli arti staccati dal gelo.

Fa veramente impressione pensare a quante persone inconsapevoli furono coinvolte nell’inutile tentativo di stabilire un equilibrio di potere in Europa. Equilibrio fragilissimo che dovette essere sconvolto dopo appena vent’anni.

Fa veramente impressione pensare all’insensibilità dei governi che, di fronte alla difesa degli interessi industriali e di capitale, non esitarono e non esitano tuttora a sacrificare milioni di esistenze in un terribile confronto di forza.

Fa veramente impressione pensare a mogli, madri e figli che si videro strappate l’opportunità di vedere i loro uomini diventare vecchi e spegnersi serenamente nei loro letti.

Fa veramente impressione pensare a quegli italiani semplici ed ignoranti, strappati dai loro campi e dalle loro fabbriche per partecipare ad un conflitto che doveva segnare l’affermazione internazionale dell’Italia con la scusa della ricomposizione dell’Unità Nazionale.

Unità Nazionale che oggi, di fronte agli interessi localistici, è diventato un disvalore, un peso, una vergogna. Chissà cosa penserebbero questi vecchi fanti, a cui fu negata la possibilità di vivere e amare, se potessero tornare per un solo giorno e guardare lo scempio che abbiamo fatto del sacrificio che gli fu imposto.

Preferisco non pensarci. Ormai, come l’8 settembre, questo è un giorno qualunque. La memoria è persa e con essa l’eredità di consapevolezza che dovrebbe condurre con sé.
Se avete tempo, fermatevi un attimo a pensare. In quella terra arsa è stato versato anche il vostro sangue. Se ne ricordate i nomi, portateli un attimo alla mente. Se non li conoscete, cercateli.
E’ inutile, non serve a nulla, ma non sempre si fa quello che è utile.

A volte si fa anche quello che è solo giusto.

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Comments

22 Risposte a “4 Novembre 1918 – 650.000 Vite Perdute”
  1. Sara scrive:

    “Chissà cosa penserebbero questi vecchi fanti, a cui fu negata la possibilità di vivere e amare, se potessero tornare per un solo giorno e guardare lo scempio che abbiamo fatto del sacrificio che gli fu imposto.”

    Già…Che brutto immedesimarsi in queste situazioni, ma è necessario a volte…

  2. settantasette scrive:

    Centomila di loro stanno qui
    http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Redipuglia_dettaglio.jpg

    Sarà pure retorica militare, ma leggere i nomi, e sotto ognuno la scritta “presente”, mette i brividi. Ci passo davanti spesso, la statale verso Trieste attraversa l’ingresso, e la scalinata si vede benissimo anche dall’autostrada. Ogni singola volta rivolgo un pensiero a quei ragazzi. Ogni singola volta, non posso farne a meno.

    • vero
      ci sono stato anch’io.

      Peccato che l’etichetta di guerra fascista non abbia consentito di costruire un cenotafio anche per le 500.000 vittime, tra militari e civili, della seconda guerra mondiale.

      Mi permetto di osservare che, nonostante le tecnologie più efficienti, la seconda guerra mondiale fece “solo” 313.000 vittime militari, (con 130.000 vittime civili), rispetto alle 650.000 vittime militari italiane della prima guerra.
      La prima guerra mondiale fu un infame carnaio.

      • Neottolemo scrive:

        Facendo un rapporto la prima guerra mondiale vide la sperimentazione della guerra moderna con mitragliatori, blindati, aviazione ed un uso davvero folle di armi chimiche. Tutte queste tecnologie di offesa erano usate su una fanteria totalmente impreparata sia a livello tecnologico che tattico, per non parlare dei massacri tra i reparti di cavalleria completamente inermi contro il fuoco dei mitragliatori (anche se ebbero ruoli importanti nel creare diversivi).
        E’ stato il primo teatro di battaglia dove si è sperimentata la guerra moderna (dopo “giù la testa” e la trilogia del dollaro) e nel modo più violento possibile (forse, o forse si poteva fare di peggio).
        Da questo punto di vista la prima guerra mondiale è stato un evento indescrivibile per l’Europa contemporanea. Senza contare la caduta di stati vetusti quale l’Impero Ottomano.
        Con questo panorama festeggiare lo smacco all’Austria è uno spot inutile ed anacronistico a parere mio, ma se organizzassero in tale data, chessò, la festa dell’Europa non avrei niente da ridire (ovviamente non critico te).

  3. mapomo scrive:

    Io ho ancora le lettere che i miei bisnonni si scrivevano, mentre lui era al fronte. Lettere dolci e struggenti. Lui non fece ritorno, mia bisnonna rimase vedova e mio nonno orfano in tenera età.
    Non ci vedo molto da celebrare.

  4. Quando si parla di guerra e specialmente della vittoria italiana nella prima guerra mondiale è facile cadere nella retorica patriottarda. Cercherò di non farlo.

    Fa veramente impressione pensare che in una guerra ci possano essere vincitori e vinti.

  5. pacatoegentile scrive:

    e tutto nasce da un “cavolo” di studente che ammazza un altro “cavolo” di arciduca erede al trono..
    certo i presupposti esistevano gia’ da un po’, e quella fu la famigerata “goccia che fa traboccare il vaso” tuttavia.. fa pensare come un omicidio abbia troncato il destino a milioni di ignari, sembra veramente che ci siano vite che contano di piu’ di altre

    • mah, ne sei sicuro?

      le condizioni storiche per la guerra esistevano già.
      Probabilmente se non ci fosse stato l’omicidio la guerra sarebbe scoppiata lo stesso.
      A generare le guerre sono sempre fattori economici e di potere. I pretesti lasciano un po’ il tempo che trovano.

      • pacatoegentile scrive:

        mettiamola cosi’: se non ci fosse stato quell’omicidio come fattore scatenante non ci sarebbe stato l’ultimatum “impossibile” alla serbia e le successive alleanze, magari il tutto si sarebbe risolto anni dopo con una guerra locale e non mondiale, oppure semplicemente con una guerra “europea”.
        Cosi’ facendo non si sarebbero avuti neppure i presupposti per il fascismo in italia e il nazismo in germania e la rivoluzione d’ottobre in russia, quindi non ci sarebbe stata una seconda guerra mondiale, il fascismo il nazismo il comunismo, la guerra fredda, la bomba atomica, la shoah ecc. ecc.

        ovviamente sono solo supposizioni con miliardi di variabili in gioco, la realta’ e’ che son morti milioni di poveracci che fino al giorno prima sapevano solo cosa era un campo agricolo e allevare degli animali.

        • tutto vero.
          in fondo nessuno di noi può dire cose veramente pertinenti su questi presupposti.

          riposino in pace.

        • Vortexmind scrive:

          Cosi’ facendo non si sarebbero avuti neppure i presupposti per il fascismo in italia e il nazismo in germania e la rivoluzione d’ottobre in russia, quindi non ci sarebbe stata una seconda guerra mondiale, il fascismo il nazismo il comunismo, la guerra fredda, la bomba atomica, la shoah ecc. ecc.

          Direi che il what-if è interessante se ci si limita a considerare ambiti e fatti ben circoscritti (ad esempio, come dici tu, a pensare a cosa poteva accadere nell’immediato senza l’assassinio dell’arciduca), altrimenti si riduce a un simpatico esercizio di fantasia … a meno che tu non detenga le chiavi della psicostoria :D

  6. franzZen scrive:

    L’articolo di spalla di “Liberazione” di oggi s’intitola “4 novembre, lutto nazionale” e si contrappone alla dichiarazione di La Russa che vorrebbe ristabilire la festività nazionale in nome dell’ “Amata Patria”. Lo stesso quotidiano a pag. 12 riporta una bellissima lettera di Don Milani, destinata ai cappellani militari toscani, che gli costò un processo per apologia di reato. Leggetela!!!
    http://www.liberazione.it/

    • Grazie per la segnalazione.
      E’ un po’ complicato arrivarci, la ricopio qui, tanto non credo che Liberazione abbia il copyright su Don Milani:

      Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.
      Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.
      Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.
      Primo perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch’io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.
      Secondo perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi.
      Nel rispondermi badate che l’opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né d’un vostro silenzio, né d’una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste.
      Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.
      Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
      Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona.
      Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei.
      Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo . È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa.
      Mi riferirò piuttosto alla Costituzione.
      Articolo 11 – «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli…».
      Articolo 52 – «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».
      Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storia.
      Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili, un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria dei partigiani, l’uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l’esecuzione d’ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l’ordine d’un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?
      Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete volta volta detto la verità in faccia ai vostri «superiori» sfidando la prigione o la morte? se siete ancora vivi e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla. Del resto ce ne avete dato la prova mostrando nel vostro comunicato di non avere la più elementare nozione del concetto di obiezione di coscienza.
      Non potete non pronunciarvi sulla storia di ieri se volete essere, come dovete essere, le guide morali dei nostri soldati. Oltre a tutto la Patria, cioè noi, vi paghiamo o vi abbiamo pagato anche per questo. E se manteniamo a caro prezzo (1000 miliardi l’anno) l’esercito, è solo perché difenda colla Patria gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranità popolare, la libertà, la giustizia. E allora (esperienza della storia alla mano) urgeva più che educaste i nostri soldati all’obiezione che all’obbedienza.
      L’obiezione in questi 100 anni di storia l’han conosciuta troppo poco. L’obbedienza, per disgrazia loro e del mondo, l’han conosciuta anche troppo.
      Scorriamo insieme la storia. Volta volta ci direte da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiettare.
      1860. Un esercito di napoletani, imbottiti dell’idea di Patria, tentò di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria. Fra quei briganti c’erano diversi ufficiali napoletani disertori della loro Patria. Per l’appunto furono i briganti a vincere. Ora ognuno di loro ha in qualche piazza d’Italia un monumento come eroe della Patria.
      A 100 anni di distanza la storia si ripete: l’Europa è alle porte.
      La Costituzione è pronta a riceverla: «L’Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie…». I nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell’Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei.
      La guerra seguente 1866 fu un’altra aggressione. Anzi c’era stato un accordo con il popolo più attaccabrighe e guerrafondaio del mondo per aggredire l’Austria insieme.
      Furono aggressioni certo le guerre (1867-1870) contro i Romani i quali non amavano molto la loro secolare Patria, tant’è vero che non la difesero. Ma non amavano molto neanche la loro nuova Patria che li stava aggredendo, tant’è vero che non insorsero per facilitarle la vittoria. Il Gregorovius spiega nel suo diario: «L’insurrezione annunciata per oggi, è stata rinviata a causa della pioggia».
      Nel 1898 il Re «Buono» onorò della Gran Croce Militare il generale Bava Beccaris per i suoi meriti in una guerra che è bene ricordare. L’avversario era una folla di mendicanti che aspettavano la minestra davanti a un convento a Milano. Il Generale li prese a colpi di cannone e di mortaio solo perché i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare tasse. Volevano sostituire la tassa sulla polenta con qualcosa di peggio per i poveri e di meglio per loro. Ebbero quel che volevano. I morti furono 80, i feriti innumerevoli. Fra i soldati non ci fu né un ferito né un obiettore. Finito il servizio militare tornarono a casa a mangiar polenta. Poca perché era rincarata.
      Eppure gli ufficiali seguitarono a farli gridare «Savoia» anche quando li portarono a aggredire due volte (1896 e 1935) un popolo pacifico e lontano che certo non minacciava i confini della nostra Patria. Era l’unico popolo nero che non fosse ancora appestato dalla peste del colonialismo europeo.
      Quando si battono bianchi e neri siete coi bianchi? Non vi basta di imporci la Patria Italia? Volete imporci anche la Patria Razza Bianca? Siete di quei preti che leggono la Nazione ? Stateci attenti perché quel giornale considera la vita d’un bianco più che quella di 100 neri. Avete visto come ha messo in risalto l’uccisione di 60 bianchi nel Congo, dimenticando di descrivere la contemporanea immane strage di neri e di cercarne i mandanti qui in Europa?
      Idem per la guerra di Libia.
      Poi siamo al ‘14. L’Italia aggredì l’Austria con cui questa volta era alleata.
      Battisti era un Patriota o un disertore? È un piccolo particolare che va chiarito se volete parlare di Patria. Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600 mila morti?
      Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una «inutile strage?» (l’espressione non è d’un vile obiettore di coscienza ma d’un Papa canonizzato).
      Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l’avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l’Obbedienza «cieca, pronta, assoluta» quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50 milioni di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra «Patria», quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa).
      Nel ‘36 50 mila soldati italiani si trovarono imbarcati verso una nuova infame aggressione: Avevano avuto la cartolina di precetto per andar «volontari» a aggredire l’infelice popolo spagnolo.
      Erano corsi in aiuto d’un generale traditore della sua Patria, ribelle al suo legittimo governo e al popolo suo sovrano. Coll’aiuto italiano e al prezzo d’un milione e mezzo di morti riuscì a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti, d’ogni libertà civile e religiosa.
      Ancor oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d’aver difeso allora la Patria o di tentare di salvarla oggi. Senza l’obbedienza dei «volontari» italiani tutto questo non sarebbe successo.
      Se in quei tristi giorni non ci fossero stati degli italiani anche dall’altra parte, non potremmo alzar gli occhi davanti a uno spagnolo. Per l’appunto questi ultimi erano italiani ribelli e esuli dalla loro Patria. Gente che aveva obiettato.
      Avete detto ai vostri soldati cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco? Gli avete detto che agli ufficiali disobbedienti al popolo loro sovrano non si deve obbedire?
      Poi dal ‘39 in là fu una frana: i soldati italiani aggredirono una dopo l’altra altre sei Patrie che non avevano certo attentato alla loro (Albania, Francia, Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia).
      Era una guerra che aveva per l’Italia due fronti. L’uno contro il sistema democratico. L’altro contro il sistema socialista. Erano e sono per ora i due sistemi politici più nobili che l’umanità si sia data.
      L’uno rappresenta il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, libertà e dignità umana ai poveri.
      L’altro il più alto tentativo dell’umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e eguaglianza ai poveri.
      Non vi affannate a rispondere accusando l’uno o l’altro sistema dei loro vistosi difetti e errori. Sappiamo che son cose umane. Dite piuttosto cosa c’era di qua dal fronte. Senza dubbio il peggior sistema politico che oppressori senza scrupoli abbiano mai potuto escogitare. Negazione d’ogni valore morale, di ogni libertà se non per i ricchi e per i malvagi. Negazione d’ogni giustizia e d’ogni religione. Propaganda dell’odio e sterminio d’innocenti. Fra gli altri lo sterminio degli ebrei (la Patria del Signore dispersa nel mondo e sofferente).
      Che c’entrava la Patria con tutto questo? e che significato possono più avere le Patrie in guerra da che l’ultima guerra è stata un confronto di ideologie e non di patrie?
      Ma in questi cento anni di storia italiana c’è stata anche una guerra «giusta» (se guerra giusta esiste). L’unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana.
      Da un lato c’erano dei civili, dall’altra dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall’altra soldati che avevano obiettato.
      Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i «ribelli», quali i «regolari»? È una nozione che urge chiarire quando si parla di Patria. Nel Congo per esempio quali sono i «ribelli»?
      Poi per grazia di Dio la nostra Patria perse l’ingiusta guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati.
      Certo dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini o operai trasformati in aggressori dall’obbedienza militare. Quell’obbedienza militare che voi cappellani esaltate senza nemmeno un «distinguo» che vi riallacci alla parola di San Pietro: «Si deve obbedire agli uomini o a Dio?». E intanto ingiuriate alcuni pochi coraggiosi che son finiti in carcere per fare come ha fatto San Pietro.
      In molti paesi civili (in questo più civili del nostro) la legge li onora permettendo loro di servir la Patria in altra maniera. Chiedono di sacrificarsi per la Patria più degli altri, non meno. Non è colpa loro se in Italia non hanno altra scelta che di servirla oziando in prigione.
      Del resto anche in Italia c’è una legge che riconosce un’obiezione di coscienza. È proprio quel Concordato che voi volevate celebrare. Il suo terzo articolo consacra la fondamentale obiezione di coscienza dei Vescovi e dei Preti.
      In quanto agli altri obiettori, la Chiesa non si è ancora pronunziata né contro di loro né contro di voi. La sentenza umana che li ha condannati dice solo che hanno disobbedito alla legge degli uomini, non che son vili. Chi vi autorizza a rincarare la dose? E poi a chiamarli vili non vi viene in mente che non s’è mai sentito dire che la viltà sia patrimonio di pochi, l’eroismo patrimonio dei più?
      Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene.
      Se ci dite che avete scelto la missione di cappellani per assistere feriti e moribondi, possiamo rispettare la vostra idea. Perfino Gandhi da giovane l’ha fatto. Più maturo condannò duramente questo suo errore giovanile. Avete letto la sua vita?
      Ma se ci dite che il rifiuto di difendere se stesso e i suoi secondo l’esempio e il comandamento del Signore è «estraneo al comandamento cristiano dell’amore» allora non sapete di che Spirito siete! che lingua parlate? come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!
      Auspichiamo dunque tutto il contrario di quel che voi auspicate: Auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si son sacrificati per i sacri ideali di Giustizia, Libertà, Verità.
      Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l’errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima.
      Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano.

  7. lupoalburnino scrive:

    Io non ho festaggiato il 4 nov. Se me lo avessero ricordato la tv e i giornali non ci avrei fatto nemmeno caso. Quasi ogni giorno passo davanti al cimitero degli inglesi tra Bellizz (SA) e Pontecagnano (SA). Penso a quei giovani che da circa sessantanni sono sepolti lì. Perchè? Altro che gioventù bruciata! Gioventù tradita inesorabilmente.

  8. fabio scrive:

    Giulio Bertinetti, sergente, classe 1891. Anche il suo sangue e’ stato versato, ma lui e’ stato tanto fortunato da finire la guerra. Era mio nonno e so che prestava servizio nella Brigata Lazio (non ricordo quale dei due reggimenti). Venne ferito sull’Isonzo, ma non conosco la data. Lui e’ l’esempio di quanto questa guerra sia vicina a noi. Il padre di mio padre e’ stato ferito li’ ed io ho quasi 37 anni. Non dimentichiamo le nostre radici, altrimenti il nostro popolo non avra’ mai forza.

  9. chiara scrive:

    LA PRIMA GERRA MONDIALE, L’ITALIA LA VINTA CONTRO L’AUSTRIA E CONTRO I TEDESCHI PER RECUPERARE LE DUE CITTà, TRENTO E TRIESTE. SONO MORTI PIù DI 600.000 SOLDATI.GIUSEPPE UNGARETTI UN POETA MA ANCHE SOLDATO HA SCRITTO UNA POESIA DI NOVE PAROLE E 4 VERSI,”SOLDATI” SI STA COME D’AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLIE. CHIARA COCCI

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