Sul Significato di Libertà 17


Arrivando al Free Bar stasera non mi sono neanche preso la briga di andare a salutare i ragazzi al bancone. Mi sono seduto all’aperto, fa freddo, alzo il bavero del giubbotto, come un istrice sollevo gli aculei: non voglio essere cagato!

Paolo mi porta al tavolo un negroni sbagliato, mi saluta con gli occhi e io ricambio. Pensieri sconnessi e convulsi affollano la mia mente come un incrocio con il semaforo spento: ogni tanto un colpo di clacson, un tamponamento, un vaffanculo e un pensiero fermo con le quattro frecce.

La folla mentale contrasta con il vuoto nei tavolini intorno a me, stasera il locale è deserto e i pochi irriducibili sono all’interno che sparano cazzate, come sempre.

Insieme al secondo negroni arrivano anche due atipici clienti per un posto come questo.

Una giovane coppia, lui avrà vent’anni lei appena diciotto.

Lei è una cbcr (cresci bene che ripasso): alta, castana chiara, capelli lunghissimi, occhi verdi chiaro; dei jeans elasticizzati le evidenziano delle gambe molto lunghe, ma ancora bambine, indossa stivaletti borchiati e un golf bianco, visibilmente morbido, chiude il quadro da principessa Sissi di periferia.

Lui è alto e singolarmente bello, per l’età che ha. Un naso importante contrasta dei lineamenti molto morbidi, lo sguardo profondo color nocciola, capelli lisci, castani e con una frangetta che ad intervalli regolari sposta con uno sbuffo verso l’alto. Purtroppo ha la tuta ed il marsupio: solo per questo io gli toglierei in via definitiva il diritto di voto.

La giovane coppia è proprio seduta di fronte a me, non posso quindi evitare di seguire il loro amoreggiare testosteronicamente molto giovane. Ordinano due bacardi breezer: altro ottimo motivo per frullare la scheda elettorale di qualcuno.

Con l’arrivo del terzo negroni Paolo butta lì un:

“Luca…”

“Paolo …buonasera!”, rispondo in automatico.

Qualcosa di femmineo alle mie spalle, distoglie per una frazione di secondo l’attenzione del giovane tutato dalla Principessa Sissi, la quale ovviamente si incazza e pianta una grana al marsupiale.

Dopo dieci minuti di adolescenziali cazzate lui fa il botto finale:

“Ah Cii, io vojo esse libbero!”

Dopo una frase così, io gli toglierei anche la libertà di parola!

La discussione tra i due diventa esageratamente noiosa per i miei gusti, il freddo è aumentato e il terzo cocktail finito. Entro nel locale, mi siedo su uno sgabello al bancone e chiedo un negroni. Aggrappato con i gomiti al piano metallico torno a dirigere il traffico dei miei pensieri.

L’incrocio è sempre più affollato e lentamente sta calando la nebbia alcolica, la mia attenzione si ferma su un concetto che si palesa smarmittato e rumoroso come un Harley Davidson: “esse libbero!”

Che cazzo è la libertà?

Il mondo è pieno di liberi professionisti, libere interpretazioni, libero arbitrio, spiriti liberi, …tana libera tutti!

Gaber sosteneva che la libertà non fosse star sopra un albero, ma la partecipazione.

Albano predicava che la libertà si raggiungerà quando un coro si alzerà.

Io sono d’accordo con Vasco che da anni si chiede da cosa siamo liberi.

Nessuno può definirsi libero in una società strutturata come la nostra.

La libertà oggi è come la bandiera dei pirati: uno stendardo per dire “non rompetemi i coglioni!” nella consapevolezza assoluta di non poter fare come ti pare.

Dentro di me questo concetto altisonante fa scopa con il più beffardo degli “sti cazzi!”.

Bevo il quarto negroni e solo ora sono veramente libero!

Libero di mandare un sms a Giovanna :”Che fai?”.

Lei sarà libera di rispondere: “Passa!”.

Sarò libero di scoparci in modo assolutamente egoistico.

Avrà la libertà di chiedermi di rimanere a dormire.

Io liberamente me ne andrò.

Lei libererà le sue lacrime.

Mi sentirò veramente libero solo quando sarò in macchina.

Il libero arbitrio la farà dormire poco.

A casa farò una doccia liberatoria.

Domattina mi scriverà un sms :”Sparisci, ti lascio libero!

Io guarderò negli occhi Vasco Rossi e mi chiederò: ”Siamo liberi da che cosa?”.

Di Fabio Rabitti



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