25 aprile 1945-25 aprile 2007. Dalla guerra civile al golpe alla camomilla. (Speciale 25 Aprile) 50


Esattamente un anno fa ho proposto questa nota sul 25 aprile e sul disappunto di vedere lo spirito del mio paese fiaccato e spento. Allora mi piacque immaginare che, se il colore delle divise li aveva divisi, i ragazzi del 1945 sarebbero stati certamente uniti nella tristezza guardando il degrado nel quale oggi vive la nazione che nacque grazie al sacrificio delle loro vite combuste in una lotta fratricida.
Anche se è passato un anno e la mia ombra si è allungata, leggendo questo pezzo mi sono commosso ancora come allora. Lo ripropongo perché, secondo me, la sua forza è ancora intatta. Buon anniversario. A tutti.

g.r.p.
25 aprile 2008

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Il 25 Aprile 1945 era un mercoledì come il 25 aprile del 2007. Le analogie finiscono qui.
Quella data, con la liberazione di Milano da parte delle truppe partigiane, segna formalmente la fine di una guerra civile che straziò la terra e le popolazioni di questo paese contemporaneamente al conflitto mondiale.
Prima contro gli Alleati, poi contro i nazisti e infine gli uni contro gli altri, gli Italiani di allora bruciarono in una lotta senza quartiere le loro giovanissime vite.
Il tempo e la storia hanno attenuato la divergenza ed il rancore. Oggi senza imbarazzo, pur felici dell’esito finale dello scontro, si possono compiangere i visi ed i destini di tutti i ragazzi. Quelli con il fazzoletto rosso e quelli in camicia nera.
Membri di due schieramenti la cui visione del presente e del futuro divergeva in maniera netta, cittadini di un tempo e di uno spazio che avevano bandito la discussione e dimenticato la conciliazione, i ragazzi di allora non si sono tirati indietro e hanno condotto la loro lotta feroce in nome di idee che nel giro di mezzo secolo hanno mutato aspetto e forma per convergere criminalmente in un’unica forma mentale di opportunismo e sopraffazione.
rsi2.jpgChissà se, battendo la montagna per darsi la caccia oppure trovandosi con le spalle al muro con la benda agli occhi ed il cuore in gola, aspettando la scarica letale, quei ragazzi hanno provato ad immaginare cosa sarebbe diventato mezzo secolo dopo quel paese per il quale stavano spendendo la loro giovinezza con inconsapevole e romantica generosità.
Può darsi che questo pensiero li abbia sfiorati mentre fumavano una cicca di trinciato o mentre grattavano il fondo della gavetta con una crosta di pane secco. Mi auguro che nessuno di loro abbia avuto il dono della preveggenza ed abbia intuito a quali italiani stava donando il suo tempo più bello. Spero che nessuno abbia immaginato il vuoto di idee, la rapinosa e rapace ingordigia, l’assenza di scrupoli e di ideali che sarebbe diventata la divisa di molti dei loro coetanei di oggi.
Adesso, quando sono passati poco più di sessanta anni, dobbiamo prendere atto del fatto che questo paese si è lentamente trasformato in una torpida oligarchia, in totale spregio di tante vite spente in nome di altissimi ideali.
Gli italiani sono stati 180px-milite_rsi.jpgvittime di un colpo di stato che non si è consumato con il fuoco dei carri armati, ma a tazze di camomilla. Un pezzo alla volta si sono fatti privare di una serie di diritti e di opportunità fondamentali. L’informazione è finanziata, controllata e manipolata senza vergogna. L’attività politica è nelle mani di pochi oligarchi che, grazie ad una legge elettorale liberticida e inammissibile, compongono parlamento e senato nelle segreterie di partito. Lo sfruttamento sul lavoro e il caporalato, ormai legge di stato, costringono milioni di giovani a mendicare quello che in un paese civile sarebbe un loro diritto. La vecchiaia da oppotunità si è trasformata in problema per la comunità. Chi non ha la possibilità di avere un bambino o ama una persona dello stesso sesso deve portare i suoi desideri ed il suo cuore in un paese dove non si parla la nostra lingua.
Tutto questo lo constatiamo per l’ennesima volta in questi giorni, quando gli ultimi debosciati rappresentanti dello spettro del partito comunista italiano hanno definitivamente gettato la maschera contraendo osceno matrimonio con coloro che prima delle esigenze della gente si sentono chiamati a soddisfare le richieste perbenistiche del Vaticano. Ciò è avvenuto con la benevola benedizione dell’uomo che ha usato la politica per sfuggire alle condanne giudiziarie, costruendosi un partito faidaté incentrato intorno alla sua persona.
lib.jpgOrmai è chiaro che all’interno dell’oligarchia non esistono conflitti. Destra, sinistra, centro, tutte collassate in un unico schieramento composto di furbetti di second’ordine. Gente incapace di assumere posizioni di carattere. Ridicoli pupazzi le cui decisioni sono appese agli indici dei sondaggi. Non uomini di stato ma veri e propri coglioni al bromuro ai quali gli italiani, intossicati dal golpe alla camomilla, hanno consegnato il loro destino e quello dei loro figli.
Valeva la pena farsi scannare dai tedeschi per avere un paese nel quale lo spirito innovativo e le esigenze della componente più debole della nazione sarebbero state rappresentate dal Partito Democratico di Rutelli e Fassino? Secondo me no. E sono sicuro che, se fosse stato possibile prevederlo, i ragazzi della Garibaldi e della Decima ci avrebbero pensato seriamente prima di continuare a spararsi addosso. Forse si sarebbero fermati, incontrati in qualche punto della Bassa e, mente si accendevano reciprocamente le cicche, avrebbero pensato a come fare per non permettere che questo accadesse. Perchè, a prescindere dal colore delle loro divise, loro, uomini e donne, i coglioni ce li avevano davvero. Amavano questo paese e non avrebbero mai permesso che accadesse tutto questo.
Per quel che può valere, se qualcuno di loro, un Italiano di allora, mi può leggere ancora, io, come italiano di oggi, mi scuso e chiedo perdono.

Nota del 25 aprile 2008
Cercando in rete ho trovato un ragazzo di allora a cui chiedere scusa. Leggete la sua storia.

g.r.p.


50 commenti su “25 aprile 1945-25 aprile 2007. Dalla guerra civile al golpe alla camomilla. (Speciale 25 Aprile)

  • Demetrio De Sio

    Idem. O quasi.

    Perché oltre alla tristezza c'è anche lo schifo.

    Leggo su Repubblica:

    "25 aprile, da Napolitano lezione di storia a Silvio Berlusconi.

    Il Cavaliere: "Non ho mai partecipato perché è una celebrazione di parte".

    Detto da uno che confonde e gioca con Libertà, Liberismo e Liberazione, è stomachevole. Quando si sveglieranno gli (altri) Italiani?

  • mattions

    Molto interessante.

    Ottimo punto di vista, nonché ottima fotografia della realtà.

    Ma qualcosa sta cambiando. L'idea di cambiare il proprio paese in meglio, lottare in prima persona per cambiarlo ed aiutare gli altri nel farlo sta serpeggiando tra la gente.

    Vedrai che diventerà realtà. Ovvero l'idea è quella. Quindi

    boia, chi molla o resistere, resistere, resistere.

    Nessuno è più contrapposto a nessun altro.C'è solo la volontà di dare una bella ripulita alla politica. Questo può, sarà e deve essere l'ideale comune.

    Io voglio dare una mano. tutto lì.

  • tusaichi

    chiedo scusa due volte a chi ha dato la vita, la giovinezza o financo la vecchiaia per questo paese:

    chiedo scusa per cosa è diventato questo paese e chiedo scusa perchè non ho un rimedio per porre fine a TUTTE quelle facce gaudenti che, invece di pensare e agire per migliorare le cose, si fanno complimenti e pompini a vicenda mettendolo in quel posto non solo ai vivi, ma pure a chi deve ancora nascere e a chi è già morto.

    merde.

  • gerardo

    mattions ha scritto:

    >Ok.

    >Il Problema è noto.

    >Come facciamo a cambiare tutta la classe politica in una volta sola?

    La risposta la sappiamo tutti ma nessuno la può scrivere qui, perchè è reato scriverla.

    La tua domanda mi fa ricordare alcune storie in cui alcuni romani ridavano Roma al popolo.

    mi sono censurato spero a sufficienza.

  • MenteCritica

    Gerardo,

    il tuo sforzo è apprezzato.

    Aggiungo qualche byte sull'argomento.

    Certe strade sono state già percorse con esiti catastrofici.

    Le soluzioni radicali sono una consolazione per gli animi arrabbiati, ma non funzionano.

    La mia opinione è che bisogna iniziare a non votare. Quando lo dico la gente non è d'accordo, ma secondo me è un segnale civile e non violento.

    La legittimazione arriva anche dalla prosopopea con la quale i signori annunciano: "siamo qui perchè tot milioni di italiani ci hanno votato".

    Se quel tot si riducesse, per tutti, incomincerebbero a cacarsi sotto.

  • luigi

    Ottmo articolo, ma si è trattato di una storia spiegata al popolo secondo i dettami politici dominanti.La storia vera è un'altra cosa.

  • Gutturalm

    l'italia non è patriotismo….ognuno pensa a se stesso….odio vedere skinhead FIERI DI ESSERE ITALINI porre assieme ai loro schifosi vessilli anche quelli di un partito quale la lega nord, che vuole dividere l'italia…..c'è solo confusione fanatismo razzismo e merda.

  • Ulisse

    Avete scritto quello che penso, vi ringrazio. Anche perchè io ho vissuto una esperienza simile negli anni '70, quando ho richiato la pelle in piazza contro i fasci, oggi ai fasci gli chiedo scusa, bisognava unirci, perche anche noi avevamo i coglioni, x dare addosso alla feccia dei piccoli arrivisti e carrieristi di allora, che cresciuti sono diventati la feccia dei politicanti di oggi. Grazie di nuovo x l'ottimo articolo.

  • daniela tuscano

    Da donna, antifascista e cattolica, ti do ragione quasi su tutto. Quel "quasi" non si riferisce alla tua posizione sul Vaticano, che al contrario condivido; ma è una questione puramente semantica, se vuoi di secondo piano: non mi piace – mai – definire una donna "coi coglioni". E penso, come ho scritto nel mio ricordo di Gina Galeotti Bianchi (Lia), che quei ragazzi e quelle ragazze (18 le medaglie d'oro femminili) avessero lottato per l'essere umano, indipendentemente dai suoi "meriti", affinché restasse tale: umano, intendo. Mi tornano alla mente anche le parole di un uomo di destra, che però seppe essere eroico: Giorgio Perlasca. Quando gli chiesero se avesse salvato tanti ebrei perché credente, rispose: "No, l'ho fatto perché sono un uomo". Allo stesso modo, quei ragazzi si sacrificarono perché la nostra umanità fosse preservata. Ora sta a noi non dimostrarci indegni di quella lezione. Gina, sopra menzionata, è morta un giorno PRIMA della liberazione. Appena uno. Occorre cultura, forza, umiltà, fede (nel senso ampio del termine, non necessariamente di credenza religiosa). Materie prime che oggi scarseggiano, d'accordo. Almeno sui media. Di gente che vuol muoversi, io ne vedo tuttavia. E' poco, quasi nulla, ma sarà nulla del tutto se ci arrendiamo definitivamente.

  • freedom

    bellissimo articolo, pensare che tanti giovani ragazzi uomini e donne sono morti per permetterci di votare questa gente è demoralizzante perché aldilà del colore tutti combattevano per un futuro migliore magari diverso ma migliore, avevano dei sogni delle speranze, adesso si vive per inerzia senza sogni, questa classe politica ci ha tolto pure quelli perché il vero fallimento della politica è questo la rassegnazione all'immutabilità del nostro futuro, la gente e disillusa vota per fanatismo, per interessi, ma sa benissimo che la situazione difficilmente cambierà.

    Quei ragazzi conoscevano benissimo il loro nemico dovevano guardare dall'altra parte della barricata, adesso invece il nemico attacca da entrambe le trincee, alcuni vedono la politica come il bene contro il male, io il bene non l'ho ancora trovato, io con i miei amici dico spesso che prima o poi dovremo arrivare tutti con il culo per terra e vedendo chi è rimasto in piedi riconosceremo i nostri nemici, bisogna vedere cosa succederà dopo…

  • miriam

    Da donna, antifascista e laica concordo con Daniela sul fatto che la motivazione più o meno consapevole di quei ragazzi e ragazze fosse lottare per la dignità della persona umana…almeno, così mi piace pensare.

    Da cittadina italiana, non sono persuasa che il non votare costituisca un chiaro segnale per gli immorali affamati oligarchi che siedono a palazzo.

    Votare è un nostro irinunciabile diritto e comunque, se non vediamo soggetti credibili cui affidare la nostra fiducia, forse è il tempo di farci coraggio e di impegnarci in prima persona. Qualcuno di noi, e non mi si dica che sono ingenua, se la sente di "scendere in campo"? (scusate la scelta dell'espressione, ma mi pare sintetica e chiara)

  • miriam

    @ MC: lo so…ma vediamo come va la riforma del sistema elettorale…io appunto su di esso le mie ultime speranze. E guarda un pò, proprio stasera, il referendum "spaccapartiti" è argomento della trasmissione di Lerner sulla 7… Voglio pensare sia ancora possibile scegliere "qualcuno" e non "qualcosa"…sennò, come diceva DFC "che venga la piena e ci trascini tutti al mare" oppure, in alternativa, "non ci resta che piangere"…

  • roberto

    Io invece sono abbastanza pessimista poichè la magior parte delle persone più che disilluse sono menefreghiste e soprattutto danno per scontato ciò che hanno e ciò che c'è.

    L'unica soluzione per me è fare come il cuculo (non riesco a linkare l'articolo).

  • tusaichi

    @ emanuele

    sì, per perdere definitivamente il sonno (in senso buono per mc e pessimo per il futuro di questo paese)

    🙂

    sorrido, ma c'è poco da sorridere

  • toni

    The powers of financial capitalism had a far-reaching plan, nothing less than to create a world system of financial control in private hands able to dominate the political system of each country and the economy of the world as a whole.

    Caroll Quigley

    Ci sono riusciti. Chissà come avranno fatto tedeschi e giapponesi a ritrovarsi un regime parlamentare di stampo liberale senza avere avuto partigiani!

    Qualcuno scrisse tanti anni fa che è sufficiente avere il potere di emettere moneta per governare una nazione.

  • Saint

    L'articolo è bellissimo, ma purtroppo sono d'accordo con roberto, soprattutto quando dice che le persone danno tutto per scontato, ciò che hanno e ciò che c'è. Prova ne è che le stesse parole, uscendo per un attimo fuori tema, potrebbero essere per esempio benissimo applicate anche alla considerazione dell'atteggiamento generale, a livello quasi planetario, verso i problemi ambientali.

    Freedom scrive: … avevano dei sogni delle speranze, adesso si vive per inerzia senza sogni, questa classe politica ci ha tolto pure quelli perché il vero fallimento della politica è questo la rassegnazione all’immutabilità del nostro futuro… Fallimento? Secondo me è proprio il loro obiettivo. Sono efficientissimi, altro che fallimento.

  • Decima Legione

    Come ho scritto alla risposta del tuo blog, io decisamente sono contrario a considerare "eroi" i partigiani, dato che si sono macchiati di atrocità non minori delle forze tedesche occupanti. Comunque volevo sottolineare che il finale del tuo articolo è una delle cose più belle e sensate che abbia letto in questo periodo di frasi trite e ritrite di odio a un concetto, come il fascismo, che ormai è morto e stramorto e mai più ritornerà e, probabilmente con lui, l'amor di patria negli italiani. Già, quei ragazzi, con la divisa nera o rossa o azzurra, amavano questo paese….mentre oggi i miei coetanei pensano a farsi i rasta e a imparare altre culture invece di ricordare la nostra. Siamo in decadenza e verso l'estinzione…e devo dire che nessuno rimpiangerà quest'italia.

  • Davide@work

    .

    Rispetto

    Venerazione, per ciò che siamo stati,

    Paura

    Disgusto per ciò che stiamo per diventare

    .

  • Iniquo

    Mischiare vittime e carnefici (“compiangere il destino di tutti i ragazzi”) è una confusione che ci porta ad essere l’unico Paese europeo senza una destra liberale essendo i nostri dei nostalgici o delle persone che comunque tendono sempre a minimizzare i crimini di un regime autoritario.
    Le persone devono rispondere delle proprie azioni, quindi chi consapevolmente si arruolò nella Repubblica Sociale ben sapendo con che gente si andava a mischiare (i nazisti e le varie brigate nere che insieme rastrellavano ed uccidevano civili) non può essere messo sullo stesso piano di chi invece ha scelto di unirsi alle varie brigate partigiane (socialisti, cattolici, comunisti, azionisti, monarchici, militari): i primi combattevano al fianco di un esercito invasore, uccidevano civili, rastrellavano ebrei, difendevano vent’anni di regime autoritario; i secondi si mettevano contro un esercito ottimamente armato per fare in modo che tutte le forze politiche potessero in seguito avere pari dignità in uno stato democratico (ampiamente dimostrato dai lavori dell’ Assemblea Costituente).
    E`documentato che anche tra le fila dei partigiani ci furono atti di violenza arbitraria e saccheggi, ma neanche in presenza di queste macchie dovute a persone che approfittarono della situazione chi è in buona fede può accomunarli ai repubblichini: i fascisti avevano come scopo quello di continuare a schiacciare i dissidenti, i partigiani volevano instaurare una democrazia. Senza contare che il numero delle violenze non è neppure lontanamente paragonabile.
    Parlare di guerra civile senza ulteriori specificazioni può ingenerare ancora più confusione, visto che non ci troviamo di fronte a due o più fazioni che lottano per il potere politico usando entrambe la stessa ferocia ma ad una fazione che aveva schiacciato tutte le altre per un ventennio e trascinato il Paese in disastrose imprese coloniali (vedi “Italiani, brava gente?” di Angelo Del Boca, uno dei maggiori storici del colonialismo che ovviamente cita sempre le fonti documentali) e nella seconda guerra mondiale.
    Basta anche con la lagna dei nostalgici che lamentano una storia scritta solo dai comunisti: le loro malefatte sono tutte documentate, anzi molte se ne sono taciute perchè tra i responsabili si annoverano militari che erano rimasti al loro posto anche con l’avvento della democrazia (addirittura con incarichi ministeriali) e comunque non era conveniente fare ammissioni quando gli Stati invasi chiedevano estradizioni e risarcimenti.
    C’è chi invoca Pansa (facendogli un grande torto definendolo addirittura comunista) come colui che ha portato la luce, dimenticandosi che lui racconta storie di singole violenze perpetrate da partigiani per poi fare un salto logico ed affermare che anche le brigate resistenti commettevano gli stessi crimini dei nazifascisti; se un ebreo (o dieci, o cento) avesse torturato ed ucciso un nazista si sarebbe detto che anche gli ebrei commettevano le stesse barbarie dei loro aguzzini?
    E`utile raccontare quel che scrive il giornalista (non storico), ma è scorretto pretendere di generalizzare singoli episodi delittuosi per perseguire i propri interessi; se non avesse avuto l’assurda pretesa di riscrivere la storia facendo perno solo su singoli eventi dubito che sarebbe diventato l’eroe degli epigoni di Dell’Utri.
    Per farmi progettare una casa mi affido ad un architetto, per studiare la storia mi rivolgo agli storici.

  • Comandante Nebbia

    Molti continuano a parlare di quel periodo dopo aver visto un film sulla resistenza ed un paio di documentari su history channel.

    A quel periodo io non c’ero. Le cose che ora appaiono così nette, allora dovevano sembrare più confuse come la definizione di esercito invasore che, per molti, era quello americano.

    E’ proprio perché non avevo le idee chiare su quel periodo ho studiato tantissimo scegliendo le fonti non sulla base dell’ideologia, ma dell’attendibilità scientifica. Poi alla formazione della mia opinione ha contribuito il mio senso critico e la mia esperienza di vita (non breve).

    Questo mi ha portato a pensare che, come sempre, le divisioni tra buoni e cattivi sono una forma di riposo per la mente che consente di assumere posizioni che non richiedono sforzi intellettuali estremi.

    Liberarsi dall’ideologia, per me, è stato un cammino lunghissimo, ma alla fine mi ha portato a capire che coraggio, buona volontà, lealtà e amor di patria non portano il fazzoletto o la camicia nera, ma sono scritte nel profondo del cuore.

    E’ a questi uomini che amavano il loro paese e non agli assassini rossi e neri che ho pensato quando scrivevo queste parole.
    E’ la loro forza e la loro voglia di avere una nazione unita e felice che mi manca oggi.

    Il resto è propaganda e, per fortuna, io me ne sono liberato. Per sempre.

  • Iniquo

    Anche i fascisti dicevano di amare il loro Paese, quella della Patria diventa sterile retorica se slegata dai valori su cui essa si basa.
    I nostri sono quelli di una Costituzione democratica, i loro quelli di un regime autoritario basato sul nazionalismo.
    Le divisioni tra buoni e cattivi per gruppi omogenei sono dettate dall’ideologia esattamente come la pericolosa equiparazione tra buone ragioni e motivazioni criminali.
    Tra i repubblichini i meno criminali si arruolavano per scampare alla fucilazione od alla deportazione avendo scartato la possibilità di unirsi ad uno dei vari gruppi partigiani; d’accordo, erano giovani nati in un regime e non avevano la più vaga idea di cosa fosse la libertà, però avrebbero dovuto rendersi conto che quelli che trattavano le persone con il manganello (o peggio) non erano il massimo della rettitudine e che salvare la propria pelle unendosi a loro difficilmente poteva definirsi patriottismo.
    I tempi erano terribili per tutti, ma compiangere indistintamente gli uni e gli altri ingenera confusione in chi non conosce la storia o la “impara” su History Channel.
    Dispiace anche a me che quei giovani siano stati costretti ad una simile scelta, ma non posso ignorare che la loro decisione si profilasse già allora come quella da evitare: regime autoritario, deportazioni di massa verso luoghi non definiti (ed il tremendo dubbio si insinuava), soldati usati come carne da cannone.

  • Comandante Nebbia

    Direi che le cose continuano a non essere chiare e mi spiego.

    Tu parli di costituzione democratica e va benissimo, ma io penso che, attualmente, nel nostro paese si debba parlare di un’oligarchia acostituzionale e totalitaria perché non si può parlare di democrazia quando si è costretti a votare liste bloccate.

    Per assurdo, se queste due opposte visioni venissero a resa dei conti e la mia parte prevalesse, tu risulteresti un repubblichino e io un partigiano. O se prevalesse la tua di parte, tu risulteresti un difensore della democrazia ed io un terrorista.

    Siccome la definizione dipende da chi vince, è sterile continuare a cercare di classificare le persone in ossequio alla nostra necessità di semplificazione. Secondo me è meglio rivolgersi alla buona volontà ed al desiderio di giustizia che portò a scegliere una parte o l’altra, a volte sbagliando.

    Perché hanno sbagliato i repubblichini, ma anche quei partigiani che si associarono alle brigate che si resero responsabili di violenze.
    Quello che rimase puro, però, fu il desiderio di giustizia di molti che fu tradito per tutti coloro che si videro usati da assassini.

    Offrire visioni diverse dello stesso fenomeno, in una società dalla salda democrazia si chiama ricerca scientifica. In un paese come il nostro, dove della democrazia è rimasta solo l’idea iperuranea, si preferisce parlare di confusione.

  • Iniquo

    [L’analogia oligarchia-liste bloccate non regge, anche con la possibilità di esprimere la preferenza sul singolo candidato si deve comunque scegliere tra una rosa di nomi proposti dagli organi dirigenti dei vari partiti.]

    Gli storici non lavorano ne’ con semplificazioni ne’ con ossequiosità verso i vincitori (quelli professionali almeno), io ora non ho l’obiettivo di scrivere un trattato sulla resistenza quindi dovrò sintetizzare.
    I repubblichini hanno sbagliato diventando tali in un periodo in cui era chiaro cosa si andava a difendere (e qui la buona volontà e soprattutto il desiderio di giustizia da te invocate mi sembrano fuori luogo: la giustizia non può prescindere dalla libertà e dall’uguaglianza); i criminali tra i partigiani non hanno sbagliato a salire sulle montagne, ma a commettere i vari delitti. Equiparare un gruppo di delinquenti ad un gruppo all’interno del quale c’erano anche delinquenti non mi pare il massimo dell’oggettività.
    Aggiungerei anche che offrire varie visioni dello stesso fenomeno si chiama pluralismo e che quando tali visioni distorcono la realtà siamo ancora nell’ambito della libera espressione, ma certamente non più in quello della ricerca storica o scientifica.
    Il tuo pensiero mi era chiaro già dall’articolo, ho contestato quella che ritengo una fallacia di partenza.

    Leggendoti penso che potremmo entrambi convenire sul fatto che la nostra sia una democrazia pesantemente malata e, aggiungo, nata zoppa. Ma questo è un discorso ampio che tocca solo in parte l’oggetto della discussione.

  • Doxaliber

    Io penso che ogni popolo debba assumersi la responsabilità delle proprie azioni. I tedeschi scelsero Hitler, per anni la stragande maggioranza di loro ha appoggiato il regime e girato gli occhi davanti alle mostruosità che avvenivano. Chi tra loro ha appoggiato il regime, ha taciuto, s’è girato dall’altra parte, ha fatto finta di niente, ha preferito il quieto vivere mettendo a riposo la propria coscienza, è responsabile. Lo stesso vale per gli italiani. Molti di loro non sapevano, molti erano troppo ignoranti per capire, ma nel loro piccolo hanno la loro responsabilità ed hanno pagato per i loro errori.
    Vale anche per i nostri giorni, i nostri nonni hanno il merito di aver ricostruito l’Italia, i nostri padri la colpa di aver creato questa repubblica clientelare e poco democratica, noi figli la di non aver fatto niente per cambiarla e di continuare a non fare niente. Se tra 10 anni questo paese sarà allo sfacelo io avrò ben chiari i colpevoli, i miei nemici, quelli che stanno lentamente mangiando le fondamenta di questo paese, li vedo chiaramente ogni giorno, loro ed i loro servi sciocchi. Nessuno di loro potrà venire a dirmi che non sapevano, che non capivano, che non volevano, perché per quanto mi riguarda li prenderò a calci nel culo.

  • Comandante Nebbia

    Io invece vorrei capire da dove discendono tante certezze.
    Dal punto di vista tecnico, l’arresto di Mussolini ordinato dal re a seguito dell’ordine del giorno Grandi si poteva configurare come un vero e proprio colpo di stato della corona visto che il Gran Consiglio del fascismo era un organo di partito e non un’istituzione del regno.

    L’operazione del re non poteva essere vista nemmeno come un cambiamento di alleanze visto che Badoglio ci tenne a sottolineare che la guerra “continuava” e la corte abbandonò Roma al suo destino senza nemmeno organizzare una resistenza in attesa dell’arrivo degli americani.

    Non credo che allora fu semplice capire chi fosse dalla parte del giusto e chi da quella del torto.
    Tenendo presente che gli alleati stavano risalendo la penisola a suon di cannonate contro il nostro esercito e avvalendosi di truppe coloniali che avevano il pessimo vizio di abbandonarsi al saccheggio ed alla violenza sulle donne, per qualcuno la repubblica fu una scelta di legalità e continuità e non semplicemente un passare dalla parte dei nazisti.

    Bisogna tener conto che nel resto del paese la gente si strappava le cimici del PNF dal bavero della giacca e bruciava la tessera del partito.
    Altri, forse pochissimi non so, scelsero la parte che stava soccombendo per coerenza, patriottismo e idealismo o semplicemente rimasero inquadrati nelle unità di combattimento dove erano stati arruolati perché pensavano fosse loro dovere.

    E a loro, come soldato, io continuerò a portare rispetto perché so quanto costano le scelte perdenti.

    Ho una certa invidia per chi ha tanta certezza nel distinguere tra giusto e ingiusto. Sempre che questa certezza derivi da conoscenza, altrimenti ne faccio volentieri a meno.

  • Doxaliber

    Forse io ho scritto questo mio commento nel posto sbagliato. 🙂 Personalmente credo che il caos conseguito alla caduta di Mussolini fu da attribuire interamente al RE ed a quel vigliacco di Badoglio. Il re è scappato con la coda fra le gambe, lasciando l’Italia a se stessa. A quel punto, concordo con Comandante Nebbia, era davvero difficile capire da che parte stare. C’è chi ha continuato a combattere pensando di salvare la “patria”, chi invece già da tempo combatteva dall’altra parte perché sapeva che non c’era alcuna patria da salvare, ma una dittatura da abbattere. I soldati italiani si sono trovati accerchiati, massacrati dai tedeschi, combattuti dagli americani. Il re, quell’ometto, è secondo me l’unico vero responsabile di tutto questo. Avrebbe dovuto scegliere, o resistere fino all’ultimo con Mussolini, visto che la sua responsabilità nell’ascesa del fascismo ce l’aveva, oppure rinnegare la dittatura e schierarsi chiaramente. Molti soldati hanno combattuto coraggiosamente e sono stati traditi da chi li aveva mandati a combattere. Le scelte del re e di chi, una volta compresa la sconfitta, hanno voltato le spalle a Mussolini, sono sicuramente alla base delle divisioni che hanno lacerato l’Italia in tutti questi anni. Il popolo tedesco è stato sconfitto duramente, ma la nazione ha conservato una dignità che purtroppo l’Italia invece ha perso, temo per sempre.

    Io non mi riferivo comunque agli ultimi giorni del fascismo, ma alle responsabilità della sua ascesa al potere, non faccio parte di quelli che tendono ad “assolvere” i popoli, credo che gli italiani debbano prendersi le loro responsabilità. Abbiamo voluto il fascismo, abbiamo voluto la corruzione dei partiti, abbiamo voluto il berlusconismo, le conseguenze di queste scelte ricadono sulle nostre teste, così come ricadono le conseguenze di quegli ultimi giorni di guerra.

  • Fully

    Credo che Doxa e CN (rispettivamente nel loro penultimo e terzultimo commento) abbiano scritto cose memorabili, con una chiarezza ed una onestà intellettuale (oltre che una ‘pietas’) che non è facile trovare neanche nei più celebrati libri di Storia.
    Da incorniciare e far leggere ai propri figli, insieme al post.

    PS. Lasciatemi dire che sono orgoglioso di trovarmi al fianco di gente come voi.

  • Iniquo

    Qui si sta perdendo di vista il punto, spero per impeto emotivo.
    Scrivi giustificando chi scelse di continuare ad appoggiare Mussolini dimenticando che quelle persone sapevano bene che cos’era uno stato autoritario, sapevano delle deportazioni, sapevano delle violenze, sapevano delle torture, sapevano degli omicidi, sapevano.
    Quella fu un’occasione per riscattarsi, ma loro scelsero di perseverare e quindi non possono che ritenersi responsabili delle proprie azioni, responsabilità che si traduce nella condanna della storia (fonti alla mano).
    Ovviamente sono esecrabili anche quelli che un giorno erano fedelissimi al regime ed il giorno dopo diventavano strenui antifascisti (e sono stati davvero tanti), così come il primo governo democratico della Repubblica che “riciclò”diversi criminali di guerra.
    Parli dei soldati coloniali che saccheggiavano e stupravano come se fosse una loro peculiarità. Nel suo folle espansionismo l’Italia si macchiò dei suddetti crimini ed in aggiunta anche di: eccidio di comunità religiose (i cristiani di Debrà Libanòs), deportazioni forzate attraverso il deserto (Libia), concessione gratuita di schiavi (Somalia), uso di armi chimiche (Somalia), caccia al nero per tre giorni (Somalia), creazione di campi di concentramento (ovunque). Poveri soldatini che obbedivano a degli ordini anche questi? Anche gli ufficiali obbedivano ad ordini superiori, li assolviamo?
    La tua empatia cameratesca evidente nella frase «e a loro, come soldato, io continuerò a portare rispetto perché so quanto costano le scelte perdenti» è agghiacciante perchè, se ne valuti le conseguenze, può giustificare il tuo rispetto per qualsiasi criminale porti una divisa.
    Le scelte, perdenti o meno, meritano rispetto solo quando sono rispettabili.
    Aggregarsi ad un esercito di torturatori, rastrallatori e volgari assassini non mi sembra molto onorevole, però forse sono io che da pingue civile non capisco gli alti ideali dell’uniforme.
    Spero di aver chiarito a sufficienza le mie “certezze”, in caso contrario pazienza.

  • Comandante Nebbia

    Scrivi giustificando chi scelse di continuare ad appoggiare Mussolini dimenticando che quelle persone sapevano bene che cos’era uno stato autoritario, sapevano delle deportazioni, sapevano delle violenze, sapevano delle torture, sapevano degli omicidi, sapevano.

    Se scrivi queste cose con tanta certezza forse è perché c’eri. Io no.
    Quindi taccio.

    E taccio anche su alcuni riferimenti a cameratismo e complicità che mi sono sembrati fuori luogo.
    Abbiamo esposto le nostre ragioni. Le posizioni sembrano inconciliabili. Lasciamo che gli altri si facciano la loro opinione.

  • Iniquo

    Raccolgo la provocazione.

    Sapevano cos’era uno stato autoritario: ne facevano parte e vedevano che trattamento era riservato agli oppositori.
    Per quanto riguarda le deportazioni penso che si noti quando migliaia di persone vengono caricate su carri bestiame od almeno le case vuote, per non tacere il fatto che le voci che riferisce chi allora c’era raccontano di «terribili sospetti» sulla sorte di familiari o amici che non mandavano notizie dalla destinazione dei viaggi.

    Rispondo con argomentazioni ignorate e ricevo sarcasmo, mi fermo qui.

  • Comandante Nebbia

    Mah.
    Qualche “secondo me” ogni tanto aiuterebbe la discussione.
    E’ il secondo che caccio via in due giorni. Almeno qui la porta è stata correttamente appoggiata e non sbattuta.

  • Iniquo

    Facendo capolino dalla porta ricordo che la storia non è un’opinione, quindi dire, per esempio, “secondo me gli italiani sapevano di vivere sotto un regime autoritario” sarebbe stupido visto che la cacciata dalle università di chi non giurava fedeltà al Fascismo, gli oppositori perseguiti, le intimidazioni al seggio elettorale e la lista unica non sono cose che possono sfuggire all’attenzione.

    Rammaricandomi per non essere “il secondo cacciato via” saluto ed accosto la porta così da poter sbirciare dentro di tanto in tanto.

  • F. Maria Arouet

    Non sono in grado di aggiungere molto alla discussione tra Iniquo e il Comandante, dunque mi tengo le mie idee e sto zitto. Vorrei invece riprendere un punto, dato per scontato, che a mio parere meriterebbe d’essere rivisitato.

    Dice il Comandante:
    “… gli Italiani di allora bruciarono in una lotta senza quartiere le loro giovanissime vite. […] i ragazzi di allora non si sono tirati indietro e hanno condotto la loro lotta feroce in nome di idee che nel giro di mezzo secolo hanno mutato aspetto e forma per convergere criminalmente in un’unica forma mentale di opportunismo e sopraffazione.”

    E’ senz’altro vero che nella storia ci sono le stagioni dell’eroismo e quelle della mediocrità, ma, se dovessi scommettere, a costo di sembrare blasfemo, non punterei molto sul fatto che gli italiani di allora, mutatis mutandis, nella loro stragrande maggioranza, fossero poi così diversi da quelli di oggi.
    Tre brevi osservazioni a supporto.
    a) gli italiani del ‘45 erano gli stessi che nel ’24, dopo una congrua cura a base di manganello e olio di ricino, avevano “spontaneamente” accordato la loro larga preferenza al listone fascista.
    b) Se i politici di oggi sono dei “coglioni al bromuro ai quali gli italiani, intossicati dal golpe alla camomilla, hanno consegnato il loro destino e quello dei loro figli.”, quelli d’allora magari lo erano all’amatriciana, ma sempre di coglioni si trattava, a giudicare dai risultati.
    c) coloro che militarono attivamente nelle file partigiane e in quelle repubblichine, sommati insieme, non rappresentavano che una minima parte della popolazione. La stragrande maggioranza, che pure subì stenti, paura, freddo, fame, vessazioni, rappresaglie, deportazioni, le subì passivamente, senza eroismi e senza merito.

    Spero che il Comandante non sia troppo crudo nella sua reprimenda.

  • Comandante Nebbia

    Mi sono fatto una brutta fama, secondo me anche immeritata.
    Comunque,

    a) E’ opinabile. Venti anni di regime e una guerra persa in quel modo spengono molti entusiasmi e cambiano molte opinioni.

    b) Non sono d’accordo. Il paese di allora era per la massima parte analfabeta e non aveva accesso ad informazione alternativa come oggi. In quanto alla classe politica, l’aventinismo è stata una scelta sbagliata, ma Matteotti, Gramsci e tutti quelli che se la sono cavata solo col confino non possono essere agevolmente paragonati ai designati al parlamento che si sollazzano con zoccole e cocaina.

    c) Questo è vero. Peccato che oggi questa esile minoranza invece di battersi a morte per fini ideologici, si uccide per una squadra di calcio. Se per te è la stessa cosa, allora va benissimo anche per me.

    Speriamo che non ti offendi come ha fatto la signorina Angela. Come dice DM, qua su MC tutti possono dire la loro tranne io che ho creato il sito. Mah.

  • F.Maria Arouet

    @Comandante
    a) Penso che tu abbia ragione quando dici che una guerra perduta fa cambiare opinione. Mentre sui vent’anni di regime non mi pare, posto che gli italiani non erano in montagna ma in piazza, a far mostra d’un entusiasmo intatto, il 10 giugno 1940.
    b) Quando alludo alla classe politica di allora seguo il tuo discorso, mi riferisco “ ai coglioni” ai quali gli italiani di allora avevano “consegnato il loro destino e quello dei loro figli”
    Non mi risulta che l’avessero consegnato né a Matteotti, né a Gramsci. Se mai a Grandi, De Bono, De Vecchi, De Marsico, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Federzoni, Bottai, Marinelli, Alfieri, Ciano, Bastianini…
    c) Non ho in grande stima gli italiani, non tanto per pregiudizio, quanto per ciò che fanno, o non fanno, tuttavia mi pare ingeneroso e fuorviante dire che mentre la meglio gioventù di allora si uccideva per questioni alte e nobili, quella di oggi continua a farlo per motivi futili e abietti. Mi piace pensare che la meglio gioventù, che allora salì in montagna, oggi, mutatis mutandis, sia per esempio quella che studia a Parigi, o a Londra, o dove vi pare col progetto Erasmus.

    p.s
    Ovviamente scherzavo quando alludevo alle tue reprimenda e al tuo brutto carattere. Concordo quando dici che non occorre pensarla allo stesso modo per stimarsi.

  • Comandante Nebbia

    mah
    Grandi, De Bono, De Vecchi, De Marsico, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Federzoni, Bottai, Marinelli, Alfieri, Ciano, Bastianini le elezioni le avevano perse (parlando di Ciano papà, ovviamente). A Roma ci erano arrivati in maniera anomala.

    Spero anche io che la gioventù sia quella che dici tu. Lo spero vivamente.

  • Michele

    Per F.Maria Arouet;
    fai un search su You Tube per vedere le attivita’ nobili ed intelligenti della meglio gioventu’ che partecipa al progetto Erasmus con gli Euro del papa’.
    Ho lasciato l’Italia nel ’94, schifato: inutile dire che ne sono piu’ schifato oggi. Preferisco vivere nella capitale dell’impero che in una colonia/brutta copia. Ci state seguendo nell’abisso con Sarkozy: perlomeno le basi americane con annessi p2, stragi, tintinnar di sciabole e psy-ops varie hanno fatto si che cio’ accadesse. Voi eravate fuori onorevolmente dalla NATO con il grande De Gaulle.

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