Signor Presidente del Paese delle Meraviglie 4


Vorrei andare a vivere nella Repubblica di cui lei, Signor Napolitano, è Presidente. Deve essere un posto bellissimo, a differenza di quello su cui mi arrampico io, quotidianamente. Mi verrebbe da chiederle, cortesemente, di farmi cittadina onoraria della Repubblica dello splendore di cui lei, tesse le lodi ogni volta, tricolore alla mano.

“Non ci sarà valanga di licenziamenti”, rassicura in modo vibrante, e il sospiro di sollievo collettivo di tutti i lavoratori preoccupati, ha fatto sì che si percepisse il suono, il vento del sibilo che alleggerisce l’animo di tutti noi.

Ci saranno, signor Presidente, ci saranno eccome. Ci dovranno essere, perché la riforma del lavoro così tanto urgente, così tanto importante, sancisce la fine del diritto al lavoro e l’inizio dell’obbligo di schiavitù. Lo scenario che si vede stando qua, dall’altra parte della vita, dietro le barricate fatte di niente entro le quali ci avete confinati per non nuocere o soccombere è diverso. Licenzieranno per assumere, per arginare i costi del lavoro. Le imprese oggi in crisi licenzieranno i lavoratori dipendenti, per assumere schiavi a basso costo, quelli da inserire in organico col cottimo mascherato, quelli che non potranno rifiutare perché non è più possibile scegliere nemmeno di conservare la dignità.

La riforma del lavoro, che guarda caso con la sua urgenza vede la possibilità della sopravvivenza rimandata al 2017 ma la certezza della morte, immediata, è solo l’inizio della battaglia finale di questa guerra tra poveri che nessuno di voi, classe dirigente, ha mai avuto il coraggio di dichiarare. È una battaglia che presto riguarderà anche il pubblico impiego, che vedrà imporre nuovi standard di lavoro e di lotta per la sopravvivenza.

Fonte: Dillinger

Non è vergognosa in sé la negazione dei diritti minimi dei lavoratori, è vergognoso ed oltraggioso il metodo con cui avete venduto milioni di esistenze al capitale. È oltraggiosa la vostra codardia, l’uso improprio che avete fatto delle speranze delle nuove generazioni, lo stupro attuato verso il futuro dei nostri figli, e oramai anche dei nostri nipoti. Avete negato l’esistenza di almeno due generazioni di uomini e di donne. E qua, non si tratta più di uccidere i sogni – era solo bella letteratura – qua state uccidendo milioni di persone. Esseri umani che si troveranno costretti, peggio di prima, al razzismo per sopravvivenza, alla regola della mors tua.

Che strana cosa signor Presidente! Si è fatto grande blaterando sulla sicurezza sul lavoro, dopo che i primi passi verso la riforma producevano più cadaveri che case e macchine, ed ora si presta a far da mediatore per i padroni. “La voce del Colle” a metter pace tra chi finge si non essere d’accordo per rosicchiare qualche voto alle prossime elezioni, che ogni cittadino italiano ancora in possesso di un minimo di buon senso, dovrebbe disertare, non riconoscendo questo stato, non avendo più nemmeno la democrazia.

Questa riforma del lavoro, che amputa gli arti della popolazione col suo carattere d’urgenza, va a sbattere contro le cronache che ormai non sconvolgono più, di furti e ruberie, nepotismo e sfruttamento, di ladrocinio e corruzione. Lieviterà il lavoro nero, si moltiplicheranno tutte quelle formule di lavoro sottopagato che ci fa vivere tutti col cappio al collo, come bestie al giogo. Si accetterà qualunque cosa, in nome della sopravvivenza, e soprattutto vi ringrazierà la mafia – quella vera e non il dilettantismo che tutto sommato continua a governarci – per la mano d’opera che aumenterà la domanda facendo scendere l’offerta.

“Investire per i giovani”. L’altro mantra che le consigliano di inculcare in questo popolo, che comunque si appresta a fare la fila per il nuovo iPad. Investire cosa, se ogni anno chiudono le scuole, chiudono i musei, chiudono i teatri e le accademie? Investire nelle Università italiane? Quelle a conduzione familiare, con la sedia che si tramanda di padre in figlio di generazione in generazione?
Non è più tollerabile sentirvi riempire la bocca della gioventù che vedo intorno a me, quella che avete prima ammorbato per poterne poi avere il controllo. Quella gioventù che sta crescendo grazie ai nonni, che si prega siano eterni.

Son solo chiacchiere in libertà, Signor Presidente del suo paese delle meraviglie. In fondo se ci permettiamo la critica è solo per invidia – quella nostra dei comunisti – che viviamo tristi in un altro mondo, e per fortuna anche in un altro modo.


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

4 commenti su “Signor Presidente del Paese delle Meraviglie

  • Massimo

    Non credo che sia possibile continuare con questo tipo di norme.
    Sono convito che necessariamente il mondo del lavoro debba essere liberalizzato completamente, come unica strada per dare maggiori posti, maggiori possibilita’.
    Purtroppo questo si presta a soprusi da parte dei datori di lavoro e questo va soppresso con forza.

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