2088, Sessanta Anni Dopo 7


È un giorno come tanti nel 2088. Sono a casa mia e piove a dirotto.
Io sono seduta su una sedia a guardare fuori dalla finestra, mentre mio nipote Raffaele gioca con i suoi giocattoli sul pavimento, incurante della pioggia. Mi fa venire in mente di quando anch’io ero bambina. Bei tempi, quelli. Poi all’improvviso, Raffaele distoglie lo sguardo dai giochi e mi guarda.
“Nonna, cosa era il Covid 19?”

Gli sorrido.
“Il Covid 19? Come posso spiegarlo? Era un virus, sì. Un virus. Molto contagioso. Pensa che le persone dovevano tenere la mascherina sia all’aperto che al chiuso!”
“Oh, ma è terribile!” Risponde lui, esterrefatto.
“Ma quando è nato questo virus?”
“Era il lontano 2019, io ero ancora una ragazzina e andavo in prima media. Un giorno stavo aspettando nel cortile per entrare a scuola, quando un mio compagno di classe mi disse che in Cina si stava spargendo un virus, il Covid 19. All’inizio non ci diedi molta importanza, ma poi al TG cominciarono a parlare solo del virus. Era partito tutto dalla Cina, ma poi si diffuse negli altri paesi finché non arrivò anche in Italia.
Così, nel marzo 2020 ci misero in quarantena, ci bloccarono in casa. Mio padre andava a fare la spesa addirittura con la sua vecchia maschera anti-gas perché non si trovavano le mascherine”
“Ma nonna, allora come facevi ad andare a scuola?”
“Non ci andavo, semplicemente. Facevo le lezioni online sul computer. Avevo anche un’applicazione di nome classroom su cui i professori ci davano i compiti.
“Doveva essere bello!”
“No, per niente. Vedevo i miei compagni solo a mezzo busto! La socializzazione era quasi impossibile. Potevo solo scrivergli con il cellulare e chiamarli.”
“Oh… Mi dispiace…”
“Non dispiacerti, ormai è passato. Comunque, dopo tre mesi di video lezioni e quarantena, sono arrivate le vacanze estive. Hanno ammorbidito le misure di contenimento: potevamo uscire, ma con le mascherine.
Poi, a settembre, hanno riaperto le scuole! Purtroppo dovevamo stare a distanza di un metro uno dall’altro, tenere le mascherine anche in classe e i contatti con le altre classi erano vietati. Ero impaziente di uscire da questa situazione, speravo che i medici trovassero un vaccino. Perciò ogni giorno chiedevo a mio padre come stavano andando le cose, ma purtroppo i contagi salivano di giorno in giorno e la situazione stava peggiorando.”
Poi, a un certo punto, sento la porta aprirsi. È arrivato mio figlio Gianni, il padre di Raffaele.
“Papà! Papà! “Dice lui correndogli incontro.
“Ciao, piccolo! Ah, grazie per avermelo tenuto, mamma.”
“Di nulla!”
Improvvisamente, Raffaele esclama:
“La nonna mi stava raccontando del Covid 19! Dai ti prego, vai avanti!”
“Mi dispiace caro, ma è meglio che tu vada. Continuerò la prossima volta.”
“Va bene…”
Così saluto Raffaele e Gianni, che chiudono la porta e se ne vanno mentre io guardo le ultime gocce di pioggia cadere per lasciare il posto a un sole raggiante.


Informazioni su Sofia Ombra

Vorrei scrivere qualcosa sul grande vuoto che sento dentro di me, ma non so cosa scrivere perché è una cosa troppo grande. Forse ho bisogno di un po' di tempo.

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