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Intercettazioni Bertolaso: La Cosa Megagalattica e la Ripassata a Francesca

12 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane

Rassegna stampa delle informazioni disponibili sui quotidiani nazionali relativamente alla vicenda Bertolaso, Balducci, Anemone, Della Giovampaola.
Le informazioni sono raggruppate secondo un criterio estetico e non temporale.
Le trascrizioni vengono presentate senza commenti al solo scopo di fornire un’idea concreta della gestione della cosa pubblica italiana e del perché la riduzione delle intercettazioni telefoniche sia uno degli argomenti centrali della politica.
Buona lettura.

§ – La cosa megagalattica

Rossetti: …capo
Anemone: …eccomi R.:…allora domenica prossima alle 8
A.: …di quello che parlavamo prima…?
R.: … si si… cosa megagalattica
A.: …ma li da voi?
R.: …chiudo il circolo due ore prima…festa al Centro Benessere
A.: …benissimo okay
R.: … (inc)… con lui
A.: …eh?
R.: …tre persone con lui (…)
A.: …grazie… quindi l’ora a che ora è?
R.:…io direi per le 8 così ci organizziamo.. un po’ di frutta prima… champagne… frutta … un po’ di colori fuori… cose

Il 23 settembre altra conversazione intercettata tra i due.

Anemone: …2 cose… la prima al 99% domenica va bene
Rossetti: …okay… perfetto
A.: …me lo conferma sabato… però m’ha detto che al 99%… si
R.: … okay… sicuramente ci costerà qualche soldino
A.: non mi frega un c. Simò
R.: …no, no, io ‘ste cose A.:…sì, sì, però mi raccomando…la riservatezza tua e basta…Simò
R.: … ah…Diè…tranquillo proprio…

I due parlano ancora della festa il 25 settembre.
Rossetti: …senti quante situazioni devo creare?…una…due
Anemone: ….io penso due… lui si diverte… due
R.: …tre?…che ne so!
A.: …eh la Madonna!
R.: …(ride) va bene… a posto
A.: …di qualità!
R.: …assolutamente

Bertolaso, in una telefonata ad Anemone del 27 settembre, spiega però di non poter essere a Roma la sera dopo, domenica.
Anemone: …quindi non ci sei domani sera
Bertolaso: …no domani sera… ahimè non ci sono
A.: … ho capito…
B.: …però conto che l’offerta possa essere ripetuta ovviamente in un’altra occasione (…)

A.: …come no! come no!…grazie…ci sentiamo in settimana. ((fonte))

§ – Prostitute a Venezia

È il 17 ottobre 2008. I fondi del G8 sono stati sbloccati. Mauro Della Giovampaola, il funzionario delegato alla Maddalena finito adesso in carcere, contatta Daniele Anemone, il fratello di Diego.

Della Giovampaola: Guarda ti dico, una cosa così non l’ho mai vista… All’1,15 sono arrivati i soldi sul conto, all’1,18 il Soggetto Attuatore li aveva già mandati in Banca d’Italia, all’1,19 sono partiti i pagamenti.
Anemone
: grande! grande!
Della Giovampaola: allora a questo punto… in virtù di questa cosa … non è che uno… siccome la vita è un po’ così. Che si deve fare? Ti faccio presente che noi domani sera con una terza persona (oltre a lui, De Santis e Balducci) dormiamo a Venezia.
Anemone: umhh ci organizziamo… eh ma mi devi dire l’albergo però.
Della Giovampaola: sì… allora è il Gritti Palace… però siccome è roba che è a sei, quasi sette stelle… deve essere tutto equivalente.
Anemone: eh, ho capito
Della Giovampaola: perché non è che arrivano due stelline del cazzo… che poi è una cosa che non va bene no?
Anemone: (ride) va bene adesso mi organizzo. ((fonte))

§ – La ripassata alla signora col mal di schiena

Berlusconi: Ho parlato con Bertolaso, so che aveva mal di schiena e andava da una fisioterapista, una signora di mezza eta’ che, tra l’altro, oggi è in ospedale per farsi operare per un problema alla spina dorsale – spiega il presidente del Consiglio – Quindi tutte queste cose qui sono assolutamente non accertate, non vere e infondate. ((fonte))

Bertolaso: “”Sono Guido, buongiorno… Sono atterrato in quest’istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata”.
Anemone: “Perfetto”.

Bertolaso: “Perché so che è sempre molto occupata… siccome oggi pomeriggio sono abbastanza libero, ti richiamo fra un quarto d’ora” ((fonte))

Il 17 febbraio 2009, Bertolaso (B.) con Anemone (A.)

B: Io domani pomeriggio, verso le due, di andare a fare una terapia in modo da riprendermi un pochettino, sempre se c’è ovviamente quella persona. Quella là. Capito?

A: Perfetto. Assolutamente. ((fonte))

L’11 marzo c’è un regalo per Francesca da Bertolaso (B.) che informa Rossetti

B: Sono Guido, Buongiorno. Senti sei al centro te? Stanno venendo i miei due ragazzi che avevano una cosa per Francesca che gli dovevo mandare da tanto tempo, ma poi.. una cosa e un’altra… Li intercetti te o glielo dico io di rivolgerti a te direttamente? ((fonte))

Il mondo dei vip va matto per i massaggi del nostro centro benessere. Massaggi con le pietre, massaggi con le conchiglie… Bertolaso avrà detto “rilassata” non “ripassata” e i magistrati hanno capito male. Non lo so, mi sembra tutto un misunderstanding. Un grosso equivoco.

Luigi Sotis presidente del «Salaria Sport Village ((fonte))

Berlusconi: I Pm si vergognino, Bertolaso non si tocca. ((fonte))

§ – Il Sopralluogo

Il 10 febbraio 2009, Anemone (A.) si sincera con Bertolaso (B.) se abbia o meno intenzione di fare “un sopralluogo” (appuntamento con la escort) dove sta Simone (il Salaria sport center)

B: Eccoci
A: Disturbo? Come stai?
B: Potrebbe andare meglio.
A: Senti, volevo chiederti una cosa. Ma tu, poi, me lo fai quel sopralluogo domani?
B: Domani? Domani non faccio nessun sopralluogo.
A: Lì dove sta Simone

B: No, ho riunioni varie. Poi, se durante il pomeriggio… certamente, se riesco a ritagliarmi un paio d’ore di tranquillità caso mai, sì lo faccio. Non avevo capito…. ((fonte))

§ – Baci

Il 17 ottobre del 2008, Fabio De Santis (D.), successore di Balducci quale commissario delegato dei lavori del G8 alla Maddalena, informa Anemone (A.) che sono stati accreditati i soldi alle imprese. In quell’occasione, De Santis coglie l’occasione per chiedere un ringranziamento come si deve. Due ragazze, per lui e Della Giovampaola (G.) all’hotel Gritti di Venezia.

D: Dammi un bacio in fronte.
A: Dove vuoi, sul culo pure se mi dai una buona notizia.
D: Preparati
A: Che vuol dire?
D: Eh! Ci ho i soldi in cassa!
A: Che ci hai?
D: I soldi in cassa
A: Ma che cazzo stai a dì
D: Non sto scherzando. Tu pensi di parlare… Tiè, ti passo il “lungus” (è Della Giovampaola).

Qualche mese prima, il 17 maggio 2008, Fabio De Santis (D.), commissario delegato ai lavori della Maddalena, discute con Anemone (A.) del sistema di spartizione degli appalti.

A: Mi avevi chiamato, Fabbie’?
D: Si, si. Ero io.
A: Comandi, comandi
D: Dico. Non so se si verificherà tutto questo ben di Dio, ma comunque sappi che, insomma, un 33 per cento di azioni ce l’hai.
A: Ma vaffanculo, va (ride)
D: Eh. Perché io ho deciso che faccio 33, 33, 33.
A: Eh, va bene allora
D: E l’1 per cento lo diamo a Mauro (Della Giovampaola, il funzionario incaricato della vigilanza sulle opere ndr.). Gli ho detto a Mauro: “Testa sulle spalle e piedi per terra, perché ci aspetta un periodo di fuoco
A: Sui, no, ma dico: ormai è fatta
D: Bisogna stare. Bisogna veramente mettere la testa nel ghiaccio tutti i giorni
A: Si, si tutti i giorni, se no ci scappa
D: Sì, se no il rischio di impazzire è facile. Quindi, piedi per terra e lavorare piano piano. Un bacio e grazie di tutto

A: No, a me non mi devi dire niente. In bocca al lupo. ((fonte))

§ – Figli

Balducci (B) parla con Anemone (A) del futuro incerto del figlio Filippo.

B: Dico che quello (Filippo) oggi ha fatto trent’anni. Io per carità, non è che mi voglio nemmeno permettere di confrontarmi con voi. Ma io dico che tu, a trent’anni, eri già a capo di un piccolo impero… Questo non c’ha manco un posto da usciere tanto per essere chiari. Permetterai che uno è un po’ incazzato.
A: Beh, fino a un certo punto. Perché comunque rimane pur sempre, come si dice, il figlio di un Dio minore… Ho recepito, Angelo, il discorso che mi hai fatto… E che cazzo! Mi fai parlare… Hai fatto una serie di osservazioni, constatazioni, alle quali io do una interpretazione….
B (riferendosi alla circostanza di essersi fatto promotore dell’inserimento di Anemone nei lavori post-terremoto): Tu ti rendi conto, ti rendi conto, oggi. Chi si sarebbe mosso al posto mio? Chi?
A: Io non credo…
B: Ti rendi conto, con le conseguenze che mi fanno pagare… A chi vado a raccontare che non sono in grado di collocare un figlio? Perché tra l’altro con tutto quello che mi è successo, che io vengo chiamato a orologeria, cioè quando serve, io proprio non lo accetto e credo di dire una cosa sacrosanta. Io che ho la coscienza da padre, dico: “Che cosa ho fatto per mio figlio? Un cazzo”. Mentre per tutti gli altri… Ho fatto l’inimmaginabile. Il problema è che io, purtroppo, siccome le cose le vedo perché sono più anziano e mi faccio convincere…. Allora, quello che mi parla della figlia di quello… quell’altro… Quello sta lì, quell’altro sta là… quell’altro.. e Monorchio il figlio così. Mi permetterai che mi girano i coglioni. Comunque ricordati una cosa che le cose ingiuste non portano mai bene.

Filippo Balducci sarà assunto e stipendiato da una delle aziende di Anemone ((fonte))

§ -Cognati

Il direttore generale della Rai, Mauro Masi (( anche Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri durante il governo Berlusconi II e Berlusconi III. )), riferendosi ad accordi con Angelo Balducci lo sollecita a telefonare a Anthony Smit ((fratello della sua fidanzata )): «Se puoi fare quella telefonata entro oggi… a me servirebbe insomma». Dal tenore delle conversazioni successive si capisce che la richiesta riguarda «una sistemazione lavorativa».

Anemone: Antony se mi mandi un messaggino di un tuo riferimento di un conto corrente perché io ho fatto l’assunzione già retrodatata.
Smit: Ah splendido, va bene
Anemone: così ti mando poi a settembre, dimmi te quando vogliamo iniziare, come avevamo detto… non me lo ricordo neanche più.
Smit: il 15 luglio io finivo le ferie insomma… queste ferie di cui ho avuto bisogno per sistemare un po’ la situazione… tu scusami se mi permetto, quando avresti bisogno di cominciare a inquadrarmi…

Anemone: io l’ho fatta dal primo luglio quindi significa che tu la mensilità di luglio la prendi tutta e siccome agosto è ferie ti prendi anche quella di agosto… se tu vedi che hai finito ci vediamo la prima settimana di agosto facciamo un punto e poi ci rivediamo a settembre, se invece dici «voglio chiudere così» iniziamo dal primo settembre però dal primo luglio stai assunto.

Smit: Ah splendido… quindi vengo su agosto un attimino. ((fonte))

Lo stipendio pre-datato non basta. Il 10 settembre Smit chiede ad Anemone di trovargli una casa.

S: Volevo vedere se si poteva andare un po’ avanti con questo discorso della casa.
A: Sentiamoci tra un’ora, un’ora e mezza.

Dopo due ore, il problema è risolto. 950 euro per un appartamento a Settebagni. Naturalmente a carico di Anemone. ((fonte))

§ – Ipse Dixit

Se uno opera bene al 100 per cento e poi c’è l’uno per cento discutibile, quell’uno va messo da parte.

S. Berlusconi ((fonte))

Copia integrale dell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari di Firenze.

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Anatema Contro i Gay: la Posta in Gioco

Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a un’escalation di anatemi antigay da parte di alti prelati della Chiesa cattolica. La miccia è stata accesa da mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Di fronte alla proposta di una regolamentazione delle coppie di fatto avanzata dalla Regione Emilia-Romagna, ha preso carta e penna per scrivere una lettera dai toni apocalittici e perentori (“Dio vi giudicherà, anche se non credete”) tra cui spicca la frase: “E’ ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.

Lo stesso Caffarra, rigido censore dei “sodomiti”, che però, a quanto risulta, non ha mosso un dito (anzi…), per difendere una bambina dagli assalti d’un confratello pedofilo. Stesso comportamento tenuto dal vescovo ausiliario mons. Vecchi, anch’egli distintosi varie volte, in passato, per i suoi strali contro i gay, accusati nientemeno che di alimentare la violenza . Pochi giorni dopo il card. Lozano Barragan, già famigerato per aver dato dell’assassino a Beppino Englaro e per la sua somma indifferenza verso i veri crocifissi della Terra (immigrati, disoccupati ecc.), ha creduto di doverci ricordare, scomodando nientemeno che san Paolo, che “omosessuali e trans non entreranno nel regno di Dio“.

Anno nuovo, mondo vecchio: all’indomani della vittoria di Nichi Vendola alle (inutilmente) sofferte primarie del Pd, mons. Babini, vescovo di Pistoia, ha rincarato la dose, invocando addirittura la scomunica latae sententiae. Dopo aver premesso di “provare ribrezzo a parlare di queste cose” e di considerare “aberrante” la pratica omosessuale, ha dichiarato che “dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, è uno scandalo. All’omosessuale dichiarato e conclamato non va data mai la comunione”.

Non è forse ozioso sapere cosa pensa Sua Eminenza dell’Islam (“una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso.. L’Islam è unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni islamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall’Islam, prima di essere colonizzati”: nemmeno Fallaci e Calderoli avrebbero saputo dir meglio), e soprattutto della recente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma: “Il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza è arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori [la definizione, come ognuno ricorderà, è di Giovanni Paolo II]. Meglio, lo sono stati sino all’arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull’albero dell’ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa è nata da Cristo e non dagli ebrei”.

Qualche giorno fa, stessa musica ancora dalla Toscana, per bocca dell’arcivescovo emerito di Grosseto, mons. Scatizzi: niente comunione ai gay “conclamati” (come una malattia contagiosa?), perché “l’omosessualità è un disordine”. E, contemporaneamente, il Vaticano ha ammonito il governo: guai a finanziare campagne contro l’omofobia (altrimenti potrebbe sgretolarsi l’alleanza d’acciaio che pure i due soggetti hanno siglato).

E’ finita? No; sebbene non intendiamo addentrarci nelle sordide secche del caso Boffo, il bruciante intervento di don Farinella basta e avanza – notiamo come, per diffamare qualcuno, sia Feltri, sia il Vaticano non trovino di peggio che dargli dell’omosessuale. Non dell’assassino, del mafioso, del corrotto; tutto può essere perdonato, tranne l’omosessualità, naturalmente se “conclamata” (giacché, se nascosta, non infastidisce nessuno, non dà scandalo, soprattutto non se ne parla; quindi, il problema non esiste).

La Chiesa cattolica italiana, attualmente, si trova a esser governata da simili pastori. Non si vuol generalizzare, sia chiaro; resta il fatto che si tratta di personaggi potenti, influenti e molto attivi sui mass-media. Anziani “lefebvrizzati”, che nemmeno si accorgono di rasentare il ridicolo quando distinguono gli ebrei dall’ebreo Gesù; vecchi e arcigni custodi d’un inesistente Ordine Costituito, che invocano l’apartheid dei “diversi”; sepolcri imbiancati, teologicamente balbuzienti, i quali, sulla scorta dei fondamentalisti islamici che millantano di disprezzare, decontestualizzano Paolo dimostrando una paurosa ignoranza e superficialità sui testi sacri. Gli esegeti più autorevoli (anche in campo cattolico) da tempo ormai hanno ammesso, senza tema di smentite, che san Paolo non poteva certo riferirsi agli omosessuali come li conosciamo oggi, visto che ai suoi tempi la parola non esisteva nemmeno, per non parlare dei trans, che non mi risulta frequentassero i sacri palazzi nel primo secolo dopo Cristo. A parte che Paolo non può esser sbrigato in due maldestre righe, un dimenticato Yves Congar definì chiaramente grave errore “modernizzare un testo che aveva per contesto il paganesimo antico”. Paolo alludeva non agli omosessuali strutturali, ma a eterosessuali che, per vizio e/o curiosità, si abbandonavano a pratiche diverse da quelle con una donna/uomo senza esservi costretti (ed era il caso di taluni circoli intellettuali pagani, ma non solo, visto che Dante punisce tra i “sodomiti” esclusivamente “cherci e litterati di gran fama”, lasciando intendere che si trattava di una perversione riguardante le annoiate classi ricche).

Che poi Paolo disapprovasse anche l’omosessualità come tale, quando l’avesse conosciuta, è con ogni probabilità vero; come è vero che non tutte le rivendicazioni degli omosessuali sono moralmente accettabili; ma il discorso meriterebbe ben altro approfondimento e siamo noi a provare ribrezzo, e dolore, a dover ribadire queste ovvietà ai principi della Chiesa.

Lozano (e i suoi illustri confratelli) fingono pure di dimenticare sia il documento del ’75 Persona humana, che già adombrava l’idea di un’omosessualità per dir così innata (oggi si sta tornando a considerarla vizio o malattia da guarire; le pubblicazioni cattoliche dànno molto spazio alle cosiddette “teorie riparative”, miranti a “convertire” gli omosessuali in eterosessuali), sia il Catechismo del ’92. Lo smemorato del Vaticano smarrisce poi in un cassetto della memoria un libro dell’illustre moralista Xavier Thévenot pubblicato in Italia nel ’92 con l’imprimatur, Omosessualità maschile e morale cristiana (Elle Di Ci), dove i passaggi su san Paolo sono molto ben analizzati (pur nel rispetto della tradizione più ortodossa). Si tratta di uno dei testi in materia più autorevoli e rigorosi, ancor oggi.

Né gl’importa di quel documento dei vescovi americani Pur sempre nostri figli. Forse perché destinato, appunto, a lontane contrade. La Chiesa universale sembra molto più interessata all’orticello italiano.

I nostri vescovi, dimentichi del Vangelo e dell’umana compassione, dimostrano però un intuito politico assai acuto. Essi sanno perfettamente che gli unici dai quali possano ricavare qualche mondanissimo profitto sono gli atei devoti, cui della religione poco cale, ma sono molto sensibili alle richieste temporali della Chiesa, e a cui non costa nulla sacrificare gli scandalosi “diversi” (se conclamati: gli stessi concetti, del resto, enucleati da Joseph Ratzinger in un documento del ’92). Tornino nel silenzio, smettano di essere conclamati e di suscitare scandalo; in cambio, il governo continuerà a elargire generose somme di denaro alle scuole cattoliche e a impinguare le tasche degli insegnanti di religione, mentre l’istituzione pubblica, sovversiva e “laicista”, può andare allo sfascio. Da parte sua, l’altra metà del Tevere non smetterà di accordare alle “autorità” la sua paterna benedizione. E le leggi inumane contro gli immigrati, la corruzione diffusa, la disoccupazione, le patenti ingiustizie, i decreti ad personam? E la perdita del senso di fiducia da parte di tanti giovani, privati del sogno di costruirsi una vita prima ancora d’averlo accarezzato?

Dottrinariamente, l’anatema contro gli omosessuali costituisce invece un altro passo (pretestuoso) per il definitivo affossamento del Vaticano II. Se questo è il passato che ci attende, c’è poco da stare allegri.

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Odio

10 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Leggere

Tutti i numeri si credono primi, ovvio.
Sei una nullità ma non puoi ammetterlo, non vuoi crederci, ti senti altro, grande, importante.

Come puoi sapere di non essere il vero te? Se non ricordi altro, se non sai altro, se non provi altro non sei altro. Tu hai paura di essere te stesso. Tu non vuoi accettare quello che sei.

Esiste forse una realtà unica? Una verità vera? Tu sei fermo ad una filosofia fuori dal tempo. Questo tempo.

Oggi tu puoi essere quello che vuoi, basta che accetti quello che sei, i tuoi limiti. Se sai stare al tuo posto, accontentarti di vivere al massimo la vita che ti è stata concessa, questa tua unica e sola vita, allora avrai trovato la pace e la serenità. Leggi il resto

Vendola: l’Alternativa è Possibile?

Puglia, elezioni regionali del 2005. Gennaio. Nichi Vendola vince a sorpresa le primarie del PD contro il suo rivale Francesco Boccia. Il risultato doveva essere scontato, Francesco Boccia, candidato “moderato” sostenuto da Margherita e DS, secondo gli “esperti” avrebbe vinto a mani basse contro il comunista estremista Vendola. Ma le urne diedero un esito diverso: le primarie furono vinte dal comunista. I moderati di DS e Margherita rimasero interdetti dal risultato, dissero che avrebbero sostenuto Vendola ma tra i denti dicevano che non c’era alcuna speranza di vincere le elezioni con un comunista che porta l’orecchino e si dichiara orgogliosamente gay perché la Puglia era una regione conservatrice e gli elettori non l’avrebbero sostenuto. Al tempo in Puglia girava questa voce: quelli del centro-destra, su mandato dei maggiorenti della coalizione, erano andati a votare in massa per Vendola perché in questo modo sarebbero stati sicuri della rielezione di Fitto, che mai avrebbe potuto perdere per un candidato così “estremista” in una regione come la Puglia.
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Una Cambiale Firmata Berlusconi

Fa tristezza, prima che rabbia, leggere la lettera al direttore di Piero Ichino pubblicata oggi sul Corriere della Sera on line.
Che un argomento di tale portata sia praticamente escluso dal dibattito politico nazionale e confinato nello spazio destinato alle letterine a Babbo Natale dà ampiamente la misura della povertà intellettuale di una nazione i cui interessi orbitano, ormai quasi esclusivamente, intorno allo stomaco inesausto di un vecchio satrapo ampiamente in credito con la vita e che non è ancora stanco di abbuffarsi.

[...] È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B —«a progetto», o comunque a termine— è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla «normalità», costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato. [...]

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La Colpa di Essere Donna

6 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Cazzotti, Cuore di Tenebra, latest

Il respiro stava diventando affannoso, era esausta. Correva a perdifiato da qualche minuto ormai, sotto una fitta pioggia che sembrava avviluppare ogni cosa. Le scarpe le aveva perse quasi subito, troppo scomode per correre. Erano quelle che aveva comprato il giorno prima con Claudia: “Devi assolutamente metterle alla festa, ti stanno d’incanto”. Il viso sorridente della sua migliore amica svaniva lentamente mentre si accasciava al suolo, sopraffatta dalla fatica. Nonostante la corsa aveva freddo, il tempo quella sera era cambiato bruscamente e Lei, nel frastuono generale, non se n’era accorta. Per i suoi 18 anni Cla aveva fatto le cose in grande: il padre era riuscito ad affittare all’ultimo minuto un casale poco fuori città, circondato da prati e alberi quasi a perdita d’occhio. E ai piedi di uno di quegli alberi c’era Lei, infreddolita e completamente fradicia.

“Perché?”

art by metaller

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Figli di Papà, Mogli di Marito, Fratelli di Fratello

5 febbraio, 2010 di  
Archiviato in Cazzotti, Il Bello della Politica, latest

Nel Paese dei «figli di» è venuto il momento di Renzo Bossi, secondogenito di Umberto. Sarà candidato alle prossime regionali – nella Lega, ça va sans dire – a Brescia. Il viceministro Roberto Castelli, consapevole delle maldicenze che accompagneranno l’entrata in politica del giovane Renzo, s’è premurato di precisare: «Niente a che vedere con altre candidature di figli, mogli o parenti vari che sono stati inseriti in liste bloccate, con la certezza di essere eletti. Il figlio di Umberto Bossi dovrà affrontare la campagna elettorale e ottenere le preferenze sufficienti. Credo che sia, per un ragazzo di ventun anni, un atto di coraggio di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello».

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Il Mondo dei Disoccupati Cronici

Salve,

sto scrivendo quest’articolo perché faccio parte di quella fetta di disperati che è costantemente alla ricerca di lavoro e quando lo trova si sente dire: “le faremo un contratto a termine per tre mesi poi forse ci sarà una proroga” o nel migliore dei casi sono sinceri e ti dicono: “stiamo cercando solo per alcuni mesi..”. Al 90% è sempre cosi.
Ho 33 anni, sono giovane, vorrei farmi una famiglia, ma non lo posso fare perché gente come me, lavoratori di serie b o c se vuoi, non può.

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disoccupato cronico -

Che Fine ha Fatto l’Abolizione delle Province?

In Italia esistono 110 province. La lista completa potete vederla a questo link. Si va dai 3.700.424 abitanti della provincia di Roma, distribuiti su 121 comuni, ai 58.389 di Ogliastra (Sardegna) concentrati in  appena 23 comuni. La provincia di Torino è quella che conta più comuni (215), mentre quella di Trieste ne ha solo 6. Bolzano e Foggia le più estese (7.396 e 6.966 Km2 rispettivamente), Prato e Trieste le più piccole (365 e 212 Km2 rispettivamente). 2625 abitanti per Km2 in quella di Napoli, appena 31,3 in quella di Ogliastra.

Impossibile cercare una relazione tra la decisione di istituire una provincia ed uno qualsiasi di questi dati. Semplicemente non c’è. Le province sono, con ogni evidenza, istituite per motivi politici e non pratici o amministrativi. La prova più evidente è il moltiplicarsi di province negli ultimi anni. A fronte della stazionarietà della crescita demografica italiana, del miglioramento dei trasporti, del progresso dei sistemi di comunicazione e dell’aumento del trattamento automatico dei dati, si è avuta una forte dispersione amministrativa in luogo di una concentrazione.

Dal 1992 al 2009 le province sono passate da 95 a 110. Non basta. E’ notizia di ieri che il consiglio provinciale di Vibo Valentia (provincia istituita solo nel 1992 su iniziativa del senatore Antonino Murmura) ha suddiviso il territorio della provincia in cinque circondari. Il circondario è un ente amministrativo intermedio tra provincia e comune. Istituito nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, è stato soppresso nel 1927. Nel 2000, il testo unico degli enti locali lo ha formalmente reintrodotto. Oltre ai cinque creati da Vibo Valentia ci sono i circondari di Torino (Ivrea, Pinerolo, Susa, Lanzo), Venezia (Veneto Orientale), Bologna (Imola), Forlì-Cesena (Cesena), Firenze (Empolese-Valdelsa), Livorno (Val di Cornia), Siena (Val d’Elsa, Chianti Senese, Crete Senesi, Val di Chiana, Val d’Orcia-Amiata, Val di Merse), Reggio Calabria (dello Stretto, della Piana, della Locride).

Le province hanno competenze generiche e di difficile determinazione, spesso in palese sovrapposizione con i comuni e le regioni. Esiste anche un corpo di polizia provinciale. Evidentemente vigili urbani, polizia, carabinieri, polizia forestale, polizia penitenziaria e guardia di finanza non erano sufficienti.
Anche se le funzioni delle province non sono chiarissime, il costo dell’istituzione è di sedici miliardi e mezzo all’anno284 euro a testa, neonati ed immigrati clandestini compresi. Per una famiglia di 4 persone è praticamente uno stipendio all’anno. Infatti, che si tratti quasi di una regione, come nel caso di Torino, o che si tratti di una specie di quartiere cittadino, come Ogliastra, l’apparato politico e burocratico di un ente provincia è praticamente lo stesso.

Che abolire le provincie non sia un’amenità è, anzi era, condiviso da quasi tutte le forze politiche. Almeno a chiacchiere. Il proposito rientrava nei programmi dell’attuale coalizione di governo, con la sola eccezione della Lega, ma nessuna azione in questo senso è stata mai intrapresa. Anzi, il movimento d’opinione che si era creato per sostenere questa ottimizzazione della spesa pubblica si è praticamente disciolto nel nulla.

Il quotidiano Libero ha cancellato la pagina del suo sito dove lanciava una sottoscrizione di firme per la soppressione delle province (riferimento qui). Il sito del comitato promotore è fermo al 9 giugno del 2009. Lo stesso Beppe Grillo ha tolto l’argomento dalla home page del suo sito forse per far posto al bannerino per il salvataggio degli orsacchiotti della luna. La pagina di wikipedia sui costi delle province è stata cancellata il 26 gennaio 2010.
L’ultima traccia ufficiale delle intenzioni della maggioranza è del dello scorso primo aprile. Visto il giorno, le esternazioni di Maroni e di Brunetta suonano un po’ come uno scherzo. “Riforma in sette giorni, via tra 5 anni” . Certo, come no.

Comunque, chi aveva creduto veramente al fatto che i partiti potessero rinunciare a 110 poltrone da presidente e a qualche migliaio di posti tra assessori e consiglieri provinciali, senza contare l’immenso bacino di clientele coltivabile attraverso le assunzioni nelle amministrazioni provinciali?

Sedici miliardi all’anno in più da gestire non sono noccioline. Infatti, nella seduta del 13 ottobre scorso, la discussione in parlamento sulla legge costituzionale per l’abolizione delle province presentata dall’IDV, viene rinviata sine die con il voto congiunto di PD, Lega e PDL.

E’ da notare che la finanziaria 2010 aveva imposto una riduzione del 20% del numero di assessori e consiglieri tra province e comuni, praticamente 35.000 poltrone in meno (in Italia l’industria “Politica” dà lavoro a circa 400.000 addetti tra eletti e funzionari di partito. E’, in assoluto, l’azienda con il maggior numero di lavoratori.  In Italia ci sono circa 100.000 carabinieri. Se si dovesse venire alle mani, il rapporto è di uno a quattro). La norma, però, ha vissuto solo 12 giorni perché il 13 gennaio è già stata rinviata al prossimo anno dal decreto legge denominato “INTERVENTI URGENTI CONCERNENTI ENTI LOCALI E REGIONI“, che, all’art. 1 c. 3, dispone:

“Le disposizioni di cui ai commi 184, 185 e 186 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 2011 ai singoli enti per i quali ha luogo il rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo”.

Ovviamente, fino al 2011, c’è sempre tempo per un’altra dilazione o per una definitiva soppressione. Vogliamo scommettere?

In ultimo, ritengo utile citare la risposta che la candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini ha dato ad un lettore del suo blog quando le è stato chiesto cosa ne pensava dell’abolizione delle provincie.

Il tema non fa parte delle competenze di un Presidente di Regione, ma voglio dire la mia comunque. Sono contraria all’abolizione. Sarebbe una misura demagogica e inutile. In ogni nazione esistono enti intermedi tra la regione e i comuni, cui sono affidati compiti di coordinamento territoriale. Naturalmente bisogna evitare sovrapposizioni tra le diverse competenze, snellire gli apparati e non rimpolparli continuamente, combattere le clientele. Ma è certo che vi sono temi che richiedono un intervento sovracomunale e non possono essere affidati direttamente alla regione.

Simpatico esercizio di equilibrismo semantico. Probabilmente è vero che esistono enti amministrativi intermedi nelle varie nazioni del mondo, anche se si dimentica che le contee americane e i circondari rurali tedeschi, per esempio, sono suddivisioni di stati federali che non possono essere paragonati alle nostre regioni le cui competenze sono esclusivamente amministrative.

In Francia, le 22 regioni sono suddivise in 100 dipartimenti. Tuttavia, le competenze regionali francesi sono molto limitate ed essenzialmente concentrate su istruzione e i trasporti pubblici. La confusione di competenze e la duplicazione di ruoli (si veda solo il caso della polizia provinciale) sono un’esclusiva quasi tutta italiana.

In quanto alla demagogia, sedici miliardi di euro all’anno sono una cifra piuttosto interessante. Probabilmente, l’abolizione dell’istituto non consentirebbe di risparmiarla integralmente, ma in un’ottica di riduzione della spesa pubblica  il problema andrebbe seriamente preso in considerazione, ma si sa, queste sono preoccupazioni per paesi in crisi, non certo per una nazione prospera come la nostra.

Attenzione: Il plurale di provincia è province, senza la “i”, ma non è sempre stato così.  Nella Costituzione, infatti, il plurale utilizzato è “provincie“. Per adattarlo alla moderna grafia sarebbe necessaria una revisione degli articoli. Si legga all’uopo l’interessante nota a questo link.
Comunque, se durante la lettura di questo post trovate un “provincie“, trattasi di banale errore ortografico e non di dotta citazione latina (N.d.A.).

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Bullshit

Bullshit é la parola inglese, equivalente italiano stronzate, attorno a cui ruota la riflessione di Harry G. Frankfurt, filosofo e professore emerito all’università di Princeton.

Che cos’é una stronzata?

Un po’ meno di una bugia. O forse un po’ di più.

Una bugia persegue un fine preciso, che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme. Il bugiardo, per inventare una bugia, deve credere di sapere cosa é vero e cosa non lo è. Non può progettare la sua falsità senza tenere costantemente d’occhio la verità.

Una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà.

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Che cos’é una Bullshit? Un po’ meno di una bugia O forse un po’ di più Una bugia persegue un fine preciso che è di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme Il bugiardo per inventare una bugia deve credere di sapere co - harri g frankfurt stronzate opinioni -

Leggere, Leggere, Leggere!

2 febbraio, 2010 di  
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Sono un po’ emozionato nello scrivere questo articolo, perché so già quello che vi sto per dire (strano!). E quello che vi sto per dire, o meglio proporre, è un’iniziativa che mi affascina tantissimo. Ho sempre letto, ma ultimamente (nell’ultimo anno circa) ho sentito il bisogno di possedere i libri che leggevo e di fare un percorso intelligente. Perché, sì è vero che qualunque cosa in qualche modo ti fa crescere, ma è anche vero che il tempo è limitato e che quindi per forza occorre imparare ad amministrarlo facendo scelte mirate. Io quindi mi sono fatto consigliare un po’ di libri e pian piano ho cominciato a delineare i miei gusti, non tralasciando comunque l’occasione di provare qualcosa di nuovo.

Ciò mi sta dando molte soddisfazioni, basti pensare che ad oggi, dall’inizio dell’anno, ho già letto 9 libri. E nessuno di loro mi ha deluso. Tutti mi hanno lasciato un’esperienza bella dentro che mi fa sentire meglio. Bene e questo è il punto uno.

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Vedi Napoli e poi Scappa

Napoli non è la Campania, ma la Campania è Napoli. Non è questione di predominio culturale. Quello, Napoli l’ha perso da decenni. Non c’è più Eduardo nei teatri di Napoli e non è D’Annunzio che scrive i testi di Gigi D’Alessio. Storia, tradizione e cultura sopravvivono come esili spettri nelle strade umide e maleodoranti del centro antico dove vecchi palazzi marci e fatiscenti sembrano giganteschi cadaveri in putrefazione. Chiese abbandonate con le porte sbarrate e le finestre sfondate segnano i crocicchi di quella che fu una città vitale e sonora e che oggi somiglia solo a un grande cimitero chiassoso dove gli scavi per la metropolitana portano alla luce ogni giorno nuovi scheletri dimenticati che gruppi di turisti spaesati si fermano distrattamente a fotografare e che i nuovi napoletani non degnano nemmeno di uno sguardo.

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