Le Scosse dei Paradossi
18 gennaio, 2010 di Giacomo
Archiviato in latest, Oltre il Confine
Le immagini che illustrano questo post sono tutte precedenti il terremoto e rappresentano la condizione haitiana in regime di normalità (N.d.R.).
Tra le tante cose che Cristoforo Colombo non si sarebbe mai aspettato sbarcando nel 1492 sull’isola che egli stesso (ri)battezzò Hispaniola è che quella sarebbe diventata una delle prime nazioni americane a proclamarsi indipendente già nel 1804: Haiti. E ciò, nonostante l’ultimo tentativo di Napoleone che inviò due anni prima decine di migliaia di soldati destinati a morire più di malattie tropicali che di spada o moschetto.
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17 gennaio, 2010 di angelo fabbri
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Aveva visto il mare incupirsi sempre di più, passare rapidamente dal verde limaccioso dei giorni di calma ad un grigio chiaro e poi al colore dell’acciaio, mentre onde sempre più lunghe gonfiavano l’acqua del porto come dopo l’entrata delle grandi navi.
Non ci aveva fatto caso, immaginando anzi che il peggiorare del tempo avrebbe potuto far avvicinare i pesci, che non si erano visti per tutto il giorno. Così non si era curato di anticipare il rientro e il barcaiolo aveva saltato l’ultima corsa, tanto chi poteva fermarsi sulla diga in una sera come quella, con la burrasca in arrivo? Sicuramente era rimasto al bar a farsi un altro quarto di vino, invece di consumare nafta e prendere un mucchio di freddo.
Aldo guardava sconsolato lo specchio d’acqua che lo separava dalla parte interna del porto, poche centinaia di metri ma invalicabili senza la barca. Era bloccato.
La cosa migliore da fare era restare lì ad aspettare il giorno dopo, quando sarebbe ripreso il servizio di trasbordo e avrebbe avuto modo di dirne quattro a quel disgraziato ubriacone. Non che fosse la prima volta che passava la notte sulla diga, capitava ogni tanto quando facevano le battute alle orate, ma in quei casi era ben attrezzato e non era solo.
E non c’era quel tempo.
L’ultimo pensiero gli era venuto sentendo il vento che soffiava con maggiore forza. Adesso si era orientato a libeccio e prendeva d’infilata il porto, strappando già al mare spruzzi di schiuma che volavano orizzontali sopra il cemento. Doveva sbrigarsi, tornare indietro e raggiungere la piattaforma in testa al molo, dove c’erano delle nicchie in cui ripararsi. Se si fosse messo a piovere o se un’ondata avesse scavalcato la diga avrebbe fatto un bagno completo e non aveva niente per cambiarsi. Non aveva neanche da mangiare, se era per questo: gli ultimi pezzi di pane avanzati da mezzogiorno li aveva gettati ai pesci mentre aspettava inutilmente la barca. Per fortuna aveva ancora una mezza bottiglia d’acqua, ma a scrutare il cielo sempre più scuro sembrava che quella non sarebbe mancata.
Cercando di non farsi intralciare nei movimenti dall’attrezzatura, cominciò a camminare a passo svelto, osservando le nuvole nere che cominciavano a confondersi col buio della notte.
Presto, più presto, stava per cominciare a piovere.

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15 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Il prossimo 19 gennaio saranno passati dieci anni dalla morte di Bettino Craxi.
Da uomo del Sud provo sempre un certo imbarazzo a parlare di morti “freschi”, come si dice dalle nostre parti.
La morte è suprema punizione. Il suo stesso avvento, nell’antica cultura nella quale sono stato allevato, assolve da ogni peccato.
Un morto non può più difendersi dalle accuse né saldare i propri debiti. Infine, ci sono figli, coniuge e nipoti che, a prescindere da tutto, probabilmente ricordano con affetto e struggimento. Soprattutto per rispetto di queste persone è dovere di gentiluomo procedere con cautela.
Il tempo, e non ne è ancora passato abbastanza, chiarirà ogni cosa. La Storia condanna, assolve e, molto più spesso, dimentica. Per un giudizio più netto, riparliamone qui tra quarant’anni.
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CRAXI -Lo Stato delle Cose
14 gennaio, 2010 di diabolicomarco
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E’ strano sedere in uno dei caffè più esclusivi della città. Strano – per me – poter sedere in tutta tranquillità vestito in maniera assolutamente non convenzionale e difforme e per di più sorseggiando una superba granita al cappuccino pagata poco più di quaranta centesimi di euro.
Potrebbe esistere un mondo senza denaro?
Probabilmente ha ragione mio padre. La cosa più importante è il denaro. Anche se non te ne frega niente, anche se non c’entra nulla con quello in cui credi. Anzi forse è ancora più importante in questi casi.
Chi adora il denaro è felice di sudare e di dannarsi l’anima per accumulare banconote. Chi invece vorrebbe vivere senza dover pensare ai soldi deve inevitabilmente farlo perché gli ideali romantici male si sposano con le esigenze terrene, del corpo, dei vizi.
Io vorrei essere ricco, vorrei avere così tanto denaro da non essere in grado di spenderlo tutto in un mese. Non è bramosia né voglia di potere. E’ consapevolezza del fatto che con il danaro si può comprare tutto.
“Ci sono cose che il denaro non può comprare”. Quelle cose ce le ho già, mi manca tutto il resto, come la mettiamo?
Ritorno nello Stato delle cose (in quella che volgarmente viene definita “la realtà”)
Storie di Polli
13 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Qualche settimana fa, questo sito ha ricevuto un’offerta molto particolare. Aggiungere una piccola scritta (anche invisibile, caratteri bianchi su sfondo bianco ad esempio) in coda ad un post qualsiasi di mentecritica.net con un link ad un dominio dove, attualmente, è ospitato un blog che non viene aggiornato da tempo. Il tutto, per un importo di 50 euro al mese. 600 euro all’anno per ognuno di questi link.
Chi non ha idea degli introiti pubblicitari su siti web delle dimensioni di mentecritica.net, sappia che si tratta di un’offerta spropositatamente alta. Nessuno sano di mente pagherebbe 50 euro al mese per avere una scrittina invisibile in coda ad un post di un paio d’anni fa che, magari, non legge più nessuno.
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12 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
Archiviato in latest, Meccanica delle Cose
Le parole sono strumenti e, come tali, di per sé inerti. Esse possono dire poco o tantissimo, a seconda di come vengano usate. Due esempi per tutti:
Parole che Dicono Molto
Ieri sera, ho avuto occasione di ascoltare l’introduzione della trasmissione radiofonica La Zanzara, trasmessa da Radio 24 e condotta da Giuseppe Cruciani. Cruciani, introducendo la polemica tra Pierluigi Battista e Vittorio Feltri sull’uso del termine “negro”, ci tiene a sottolineare esplicitamente la liceità dell’uso dell’aggettivo adducendo come giustificazione il fatto che si tratti di parola appartenente alla lingua italiana e che sia stata usata anche dalla Binetti nel corso di un intervista (sic). Secondo Cruciani, quindi, la parola “negro”, può essere usata liberamente.
Cruciani ha ragione. La parola “negro”, di per sé, non significa nulla. Essa, come ogni parola, assume valore in funzione delle intenzioni di chi la pronuncia. Negli Stati Uniti non è infrequente sentire persone di colore chiamarsi l’un l’altro “nigger” o “nigga” senza che nessuno si offenda. Nello stesso tempo, è stupido fare le animelle candide e fingere di dimenticare che questo termine è stato usato in Italia come epiteto razziale durante il periodo coloniale quando i “negri” valevano meno delle cartuccia necessaria ad abbatterli e tutt’ora suona esplicitamente come un insulto.Ci vuole un grosso sforzo mentale per affermare che la parola “negro” non significhi nulla.
Perché Feltri usa il termine “negro” per ben due volte nei titoli de “Il Giornale”? Lo fa perché è un difensore della purezza della lingua o per compiacere i suoi lettori che nel leggere un titolo che riesce ad offendere contemporaneamente africani e calabresi in meno di due righe avranno avuto l’equivalente piccolo borghese di un orgasmo intellettuale?
La risposta la sa solo Feltri. Solo lui sa se “negro”, nella sua bocca è un’offesa o un semplice aggettivo. A noi rimane la libertà di farci un’opinione sulla base di quello che sappiamo di Feltri e del suo modo di fare giornalismo.
Cruciani, chiamando a testimone la Binetti (nota cruscante), pensa che Feltri sia un purista della lingua.
Anche su questo fatto possiamo farci un’opinione personale. Cruciani ci è o ci fa?

Parole che Dicono Poco
Con l’accusa di aver scambiato in Internet file pedopornografici che ritraevano bambini, anche di tre-quattro anni, vittime di rapporti sessuali completi, undici persone vengono sottoposte a misura cautelare tra Puglia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche e Campania. [...] Il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, riferendosi agli arresti ha svelato particolari sconvolgenti: «I file sono di una crudezza estrema. Ci sono rapporti completi con bambini, anche neonati, dai quali emerge lo sfruttamento di bimbi che vengono da Paesi dell’Est e dall’Oriente»
Corriere on Line 11 gennaio 2010
Esistono parole sufficienti per descrivere compiutamente fatti del genere?
Da qualche parte nel mondo qualcuno perde il proprio bambino o, peggio, è così disperato da affidarlo a certi personaggi.
Qualcun altro prepara un set, le luci, le telecamere, le macchine fotografiche. Un altro ancora ha un erezione e la mantiene il tempo sufficiente per avere un rapporto sessuale con un neonato o con un bambino di due o tre anni.
Poi questa roba si mette a viaggiare in rete ed arriva sul computer di tizio o di caio che, guardandola, si eccitano, si crogiolano nell’idea di fare altrettanto senza averne lo stomaco e poi, infine, si masturbano.
Che è stato di quei bambini? Che dolore avranno provato? Esiste la possibilità che possano dimenticare?
Non non esistono parole per questo genere di violenza. Esiste solo la repressione. Chi fa certe cose e chi, guardandole, incoraggia il mercato di questo materiale è un incidente genetico che andrebbe trattato con fermezza darwiniana.
A chi legge il compito di stimare l’effettivo valore delle parole di quest’ultima affermazione.
Siamo Veramente Migliori dei Rosarnesi?
11 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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Stamattina ha fatto una certa impressione leggere l’articolo di Giuseppe Salvaggiulo su “La Stampa” on line a questo link.
“Riconsegnata ai bianchi, Rosarno è una città dissociata. Per il primo giorno dopo vent’anni, neanche un nero si vede per le strade.”
E’, infatti, la prima volta che vedo “ufficializzato” un contrasto sociale in termini razziali così espliciti. Mi viene da pensare che sia facile rimanere indignati da quanto accaduto a Rosarno come è facile essere favorevoli alla costruzione delle centrali nucleari. Più difficile dare giudizi quando si vive di fronte ad un accampamento clandestino o a un paio di chilometri dal cantiere di una nuova centrale nucleare.
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prospettiva treno -Verba Volant
10 gennaio, 2010 di maestrapiccola
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I bambini parlano, parlano e ancora parlano: ti raccontano, raccontano, raccontano e, quando hanno finito, ricominciano.
Quello che narrano è per lo più vero, alle volte molto molto fedele alla realtà, alle volte quel tanto ritoccato da diventare divertente.
Ludovica è una grande chiacchierona, io sono molto curiosa, quindi ci intendiamo.
Varie volte mi aveva raccontato di una cosa che faceva con il papà, solo lei e lui quando la mamma era di turno al bar.
La Trappola Ideologica del Body Scanner
8 gennaio, 2010 di kurt
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Mi è stato chiesto di scrivere una breve nota sul body scanner e sulla sua validità come strumento di prevenzione degli attentati terroristici.
Purtroppo, devo parzialmente deludere l’amministratore di questo sito perché non so se questi dispositivi siano dannosi o no per la salute. Dovrei informarmi a riguardo, ma non ho tempo. Ho poco da dire anche sulla privacy. E’ una questione di sensibilità personale e, su certe cose, è inutile dibattere. Ognuno continuerà a pensare ciò che crede. A dirla tutta, le immagini prodotte dalla macchina non mi sembrano particolarmente sensuali, ma anche questa rimane un’opinione personale.
Cercherò, invece, di rispondere alla domanda tecnica: il body scanner è utile per la prevenzione di azioni criminali?
Il discorso, purtroppo, è molto articolato. Cercherò di riassumerlo nel modo più semplice e veloce possibile.
Incominciamo così: quando la giornata è fredda, cosa fate per ripararvi? Mettete solo il cappello di lana e poi uscite in mutande?
Troppo criptico? Proviamo a spiegare.
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la tecnica del body scanner -Informazione Libera? Sì, come no …
7 gennaio, 2010 di Comandante Nebbia
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E’ solo di qualche settimana fa la polemica sull’aiuto pubblico di quel prodotto cinematografico che non si chiama più nemmeno film, ma cinepanettone. Proporre “Natale a Beverly Hills” come “film d’interesse culturale” (vedasi sito del ministero dei beni culturali) non è un’aberrazione, ma solo un esempio della smisurata fantasia italiana. In fondo, come afferma il nostro Ministro della Cultura S.E. Sandro Bondi (ognuno ha ciò che merita)
Il film in questione non ha chiesto nessun contributo diretto allo Stato ma, si ribadisce, il mero riconoscimento per i requisiti di spettacolarità al fine di ottenere la possibilità di ottenere il credito di imposta così da poter reinvestire l’anno prossimo. Una commissione inoltre valuterà, dopo la visione della copia campione, se concedere o meno la qualifica di film d’essai, qualifica che non porterebbe benefici all’impresa che lo ha prodotto, bensì agli esercenti che lo hanno programmato, sempre che gli esercenti siano tra le sale riconosciute d’essai.
Nessun finanziamento, quindi, solo meno tasse da versare. Come se le tasse si pagassero in salami e non in euro. E poi, dopo l’eventuale riconoscimento di film d’essai (tienimi che mi viene da ridere), un beneficio economico per le sale d’essai che proietteranno “Natale a Beverly Hills” al posto di Kubrick. Questo sì che è incoraggiamento alla cultura.
E se questa è cultura, MenteCritica che sicuramente è un sito d’essai, nella speranza di beccare qualche beneficio economico pubblico, non si tira indietro. Non potendo proiettare “Natale a Beverly Hills” per intero, vi proponiamo la parte essenziale usando un vecchio classico che tanto scalpore fece a suo tempo. Se non vi piacciono le pellicce, non continuate.
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5 gennaio, 2010 di kurt
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Dopo il mio precedente intervento, mi piace iniziare questo nuovo anno con una piccola novità in esclusiva per i lettori di MenteCritica. Si tratta di brevi stralci di un documento particolare, e almeno a suo tempo riservato, a cui ho avuto accesso in passato quando mi occupavo professionalmente delle relazioni tra tecnologia, sicurezza e stabilità sociale.
Il documento originale è in inglese, la traduzione è mia e non è molto fedele all’originale sia per esigenze di spazio sia per evitare che l’indicizzazione dei motori di ricerca possa individuare alcune frasi o nomenclature caratteristiche. Per quello che so, il periodo di secretazione è scaduto proprio il 31 dicembre 2009, ma l’esperienza insegna che in rete è sempre meglio procedere con cautela.
Il documento è una sorta di manuale operativo per la gestione del periodo successivo ad una catastrofe globale. Esso non entra nel merito delle procedure da adottare immediatamente per salvarsi la vita perché per quello ci sono documenti ad hoc per ogni evenienza: guerra nucleare, guerra batteriologica, sollevazione per catastrofe energetico/economica, epidemia, disconoscimento popolare dell’autorità politica, eccetera.
In pratica si parte dall’ipotesi che sia avvenuto qualcosa che abbia completamente alterato la struttura gerarchica della società, che non esista più un’autorità in grado di garantire la legge e l’ordine che, di punto in bianco, si sia retrocessi a quella fase dell’evoluzione nella quale parole come morale e rispetto non erano ancora state inventate.

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MONDO CATASTROFE - i 4 dellapocalisse riferito le banche -«Tontos no, ¿eh?» In Volo con Italiani Buzzurri e Arroganti
4 gennaio, 2010 di la Donna Cannone
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Marzo 2009. Da Siviglia a Milano. Una comitiva di pattinatori del Garda si accalca in una fila disordinata alla soglia del tornello di imbarco. Intollerante al burruzzume connazionale, trovarmi assediata da un carico di bestiame volante aggrava la mia orticaria, (altrimenti detta sociopatia). Frizzi lazzi e allegre battute scontate erano già iniziati sull’autobus per l’aeroporto.
E infatti viaggiavo già con i tappi alle orecchie.
Al tornello dell’imbarco hostess spagnole invitano pazienti a stare in fila. Io aspetto sempre seduta che si smaltisca, avendo testato clinicamente che essere tra i primi al check-in non mi garantisce un posto in prima fila né mi porta prima in Italia. Ma soprattutto, che se anche mi siedo vicino all’Exit non posso buttare nessuno dal cielo.
Devo dire qui che il circo con gli animali non mi piace. Un altro paio di maniche è quello con gli esseri umani. Innanzitutto, non si paga. Poi, non mi instilla pietà.

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2 gennaio, 2010 di Marechiaro
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I re magi, come i tre moschettieri, non sono tre, ma quattro: Gaspare, Melchiorre, Baldassare e la cosiddetta Befana, bistrattata per invidia maschile ma in realtà un’astrofisica con la testa non solo nelle stelle come i suoi colleghi maschi ma con un profondo senso pratico, molto agile e scattante, inventrice della scopa volante, bella come sono gli incroci fra diverse razze ben riuscite e quindi “bastarda” , con molto senso dell’ironia e poca voglia di perdere tempo per le voglie degli uomini e quindi vestita di stracci. Vista la stella cometa, i tre magi decidono di andare a trovare il nuovo Messia.
“Ma no, perché andare adesso? C’è l’allerta della protezione civile per la tempesta di sabbia e poi mettiamo in imbarazzo la Madonna che sarà ben stanca dopo il parto, con i pannolini da lavare e la capanna in disordine per il bue e l’asinello che stanno fermi solo nei presepi! Andiamoci più in là, magari quando Gesù impara a camminare e ha bisogno pure di qualcuno che gli stia dietro mentre va a fare la spesa!”
Niente da fare, nessuno ascolta la Befana, anzi preparano i doni: oro, incenso e mirra





