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Salerno e la Tela Strappata di Penelope

31 gennaio, 2010 di  
Archiviato in latest, Storie Italiane

Premetto, amo Salerno, considero De Luca forse uno dei migliori sindaci che Salerno abbia mai avuto, superiore forse anche all’umile ed onesto Alfonso Menna, ma ho da fare alcune critiche costruttive. Sono ormai 19 anni che sono stato costretto a lasciare, mio malgrado, la mia amata città (forse un po’ ingrata), come del resto è stato tragico destino di tanti salernitani prima e dopo di me, ma una cosa mi ha dato fastidio della Salerno “ville lumiere” o “luci d’artista” come si voglia chiamare, l’ostentazione di un lusso che Salerno, io non penso si possa permettere.

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Immigrazione e Statistiche

L’equazione è di quelle semplici, di quelle che tutti possono capire: meno immigrati, meno criminalità.
In effetti, volendo ragionare alla grossa così come è ormai d’uso nel nostro paese, dal punto di vista matematico l’equazione è senz’altro corretta.
Secondo un rapporto presentato in giugno dal ministro dell’Interno Giuliano Amato sulla criminalità nel 2006, gli immigrati costituiscono il cinquantuno per cento dei denunciati per rapina o furto in abitazione, il quarantacinque per cento per rapina, il trentanove per cento per violenze sessuali, il trentasei per cento per gli omicidi consumati e il trentuno per cento per quelli tentati, il ventisette per cento per lesioni colpose. Se si considerano i soli immigrati senza permesso di soggiorno, si sale al settantaquattro per cento per omicidio, al settantadue per cento per tentato omicidio, al sessantadue per cento per violenza carnale e al sessantatré per cento per sfruttamento della prostituzione.

A questo va aggiunto che gli stranieri residenti permanentemente in Italia rappresentano circa il sette per cento della popolazione totale mentre sono il trentotto per cento di quella in stato di detenzione.

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Eluana: Fermo Posta

Proponiamo, di seguito una breve composizione in memoria di Eluana Englaro. Non è nostro costume pubblicare versi e questa va vista come una segnata eccezione. In un certo qual modo, abbiamo inteso riconoscere civilmente la pervicacia di questo autore che continua a ricordare una persona che, dopo essere stata cannibalizzata da giornali, televisioni e blog, è stata rapidamente dimenticata e con lei i grandi temi che la sua vicenda aveva sollevato.

Vita, morte, nascita, amore e dolore, forse non sono i temi essenziali intorno ai quelli deve riunirsi una comunità e discutere fino allo sfinimento, ma anche essi hanno una dignità e non possono essere relegati nelle oscure pagine di cronaca solo perché qualche disgraziato che è incappato nella sventura di avere un congiunto in condizioni terribili, di amare una persona dello stesso sesso o di non poter avere figli minaccia un’azione estrema che richiama la curiosità morbosa di tutti.
Denaro, potere, politica, servizi e lavoro sono componenti fondamentali della società nella quale viviamo, ma non sono le uniche. Una persona non è rappresentata esclusivamente dal suo apparato digerente, ma anche dalla complessa fenomenologia delle emozioni che, volente o nolente, ne influenza la vita ed il destino.

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Uot Uimen Uont (senz’altro vero probabilmente)

28 gennaio, 2010 di  
Archiviato in latest, Vere Donne

«È senz’altro vero probabilmente – circostanzia una relatrice – che gli uomini hanno la vita facile e una volta ottenuto il posto si soffermano a sfumacchiare in corridoio invece di lavorare».
È senz’altro vero che le mie non basse speranze sulla serata si sono strepitosamente sfracellate al suolo scivolando sul finto broccato del barocco arredamento di un hotel di Trento.
Da giorni aspettavo l’appuntamento, organizzato da Terziario Donna, (Confcommercio) – intitolato Donne e successo professionale a 30, 40, 50 ….. anni

L’immagine sull’invito raffigura una creazione di «Devis Venturelli, che ha vestito i cestini in strada per manifestare una prospettiva diversa», introduce la presidenta di Terziario Donna, annunciando compresa che «la discriminazione (delle donne) rappresentata in modelli e ruoli mediatici si reitera nella vita quotidiana, coltivando stereotipi di genere. Diverso – ci comunica – il tenore nella fiction televisiva, dove primeggiano avvocate rampanti. ..ma come donne, non possiamo accontentarci dei ruoli delle fiction».

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Avviso ai Naviganti: La Truffa di Promo-Poste.it

27 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Consumo CriticaMente, latest

Attenzione, avviso di truffa. Un cortese lettore ci segnala un’informazione che riteniamo utile diffondere a tutti i lettori di MenteCritica.
Può capitare di riceve una mail che contenga un’immagine del tipo di quella che vi mostriamo:

Il messaggio è scritto in buon italiano, il sito è presentato in maniera convincente, ma attenzione: è una truffa non ancora segnalata e che i filtri dei browser non intercettano ancora.

Il sito promo.poste.it presenta questa pagina:

Con questo testo:
Non lasciarti sfuggire le nostre promozioni!
L’Incredibile Promozione CONTINUA… L’Incredibile Promozione CONTINUA…
Eccezionalmente fino al 31 marzo 2010!
Per i nostri clienti fedeli, abbiamo una nuova promozione!

PostePays Indietro!

Come funziona? – Molto semplice! – Avete aiutato Poste Italiane a crescere negli anni scorsi, ora è il momento che paghiamo indietro. Se hai ricevuto un email da Poste Italiane con un codice promozionale, sei un cliente fedele e hai vinto!
Quanto? – Questo dipende da quanto tempo sei stato un cliente di Poste Italiane. I premi partono da € 100 e andano fino a € 1000!
Cosa devo fare? – Accedi ai servizi online con le credenziali di Poste Italiane, registrarsi gratuitamente al sito e seguire le indicazioni.
Importante: – Per la sicurezza delle transazioni è necessario che avete a portata di mano il vostro codice dispositivo segreto o il vostro Lettore BancoPosta.

Si noti l’italiano notevolmente più sacrificato e gli evidenti errori di traduzione che, di per sé, già qualificano il sito. L’obiettivo è quello di raccogliere i codici di accesso che non vanno assolutamente immessi in quanto trattasi di truffa.

La pagina è copiata da una vera pagina di poste.it che, poi, è quella che google presenta fra i primi risultati quando si cerca promo-poste.it rendendo ancora più pericolosa la truffa.

Inoltre, la pagina del sito truffa rimanda nei suoi link al sito vwww.postes.it, un altro sito truffa.

Il dominio promo.poste.it è anonimizzato attraverso un servizio DNS intestato alla EuroDns di Xavier Buck, società di diritto lussemburghese. postes.it, viceversa, è intestato a una persona fisica di apparente nazionalità italiana.
Entrambi i siti truffa sono ospitati sui server di una compagnia di hosting giapponese localizzata fisicamente a Nagano.

Il vero sito di poste.it è regolarmente intestato a Poste Italiane e ospitato fisicamente su sistemi proprietari.

Vi preghiamo di diffondere quanto più possibile questa notizia. Il furto dei codici di accesso a poste.it può provocare danni notevoli a chi lo subisce.
MC ha segnalato la cosa al GAT. Se ricevete una mail di questo tipo, ignoratela e segnalatela come spam.

I Gatti di Muggia e l’Usignolo di Keats

27 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest, Leggere, Oltre le Righe

Dalla statale, che correva alta sui colli, l’occhio poteva cogliere l’intera città: le vie che l’innervavano, le case dorate, i barbagli delle finestre ferite dal tramonto. Il mare.

Doveva essere una tappa intermedia, un posto per cenare e trascorrervi la notte, ma una volta dentro, lungo il molo, con l’odore di salmastro ci colse l’inquietante sensazione d’essere a un capolinea: un avamposto dimenticato, una Fortezza Bastiani divenuta città. Ogni cosa era sì al suo posto, ma come immobile, sospesa, parte di un evento che non s’é verificato e di cui tuttavia non é ancora morta l’attesa.

Di umano nient’altro che tre figure in controluce, all’estremità di un pontile; meridiana disegnata sull’acqua che s’inanellava muta al piede delle palafitte.

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Avviamento al Lavoro. Di Corsa e per Legge

Due novità nel panorama politico nostrano. Non mi riferisco né al matrimonio notturno della Gelmini né al fiorire di candidature vecchie e nuove per le prossime regionali. Sto invece pensando a quanto è stato detto di recente a proposito dei giovani, o meglio, dei giovanissimi: gli adolescenti.
In primo luogo un ritorno al passato, all’avviamento al lavoro degli anni 40, 50 e 60. Visto che, ci dicono, l’obbligo di istruzione fino a 16 anni tiene sui banchi un numero altissimo di giovani, tanto vale dar loro la possibilità di andare a lavorare,o meglio, fare apprendistato durante l’ultimo anno al posto della frequenza a scuola.

Secondo me i soliti cervelloni avranno fatto due calcoli: visto che ci sono migliaia di insegnanti precari che presto resteranno addirittura senza neanche le supplenze riduciamo ancora il numero dei ragazzi e cioè l’esatto contrario di quanto servirebbe.

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Per Amore (terzo di tre)

25 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Il treno arriva in stazione con dieci minuti di ritardo. Non mi preoccupa, l’avevo ampiamente previsto. Sono le nove e dieci. Ho margine a sufficienza.
L’agenzia della Banca Meridionale è a pochi passi dalla stazione. Prima di entrare mi svuoto le tasche nella cassetta 22. Portafoglio, chiavi, agendina, telefono. Lascio tutto lì. In tasca mi rimangono un centinaio di euro. Chiudo, prendo la chiave, entro. La guardia giurata all’ingresso mi guarda senza vedermi.

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Il Pericolo della Democrazia

In Puglia, almeno a quanto si legge sui giornali, Niki Vendola vince le primarie per la candidatura a presidente della regione. Il fatto in sé ha un interesse relativo trattandosi di questioni locali, ma è interessante ragionare su un meccanismo che mette continuamente in crisi se stesso.

A quanto pare, l’unico a non aver capito il vero senso delle primarie è il Partito Democratico. Le cose sono due:

  1. Il partito individua un candidato indifferente alla volontà popolare. Non indice primarie, lo candida, lo sostiene e si assume la completa responsabilità del risultato.
  2. Il partito si rimette alla volontà dell’elettorato. Si rende terzo rispetto ai candidati limitandosi ad organizzare operativamente le primarie e sostiene con tutti gli strumenti necessari la persona più gradita al suo elettorato.

La prima è la vecchia strada centralista. Quella che, in epoca di preferenze e di collegi conquistati a colpi di raccomandazioni, pensioni concesse allegramente e visite porta a porta agli elettori, consentiva al P.C.I. di redigere un listone, rigorosamente in ordine alfabetico, dove chi doveva essere eletto non aveva nemmeno bisogno di farsi propaganda personale.
La seconda dovrebbe essere quella del futuro dove è la base a fare il programma e a trovare la persona che lo sostiene.

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Una Vera Ferrari a 1500 Euro

23 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest

Abbiate pazienza, leggete fino alla fine e capirete come è possibile che qualcuno riesca ad avere il bolide  rosso per l’equivalente dei nostri 1.500 euro. Questo articolo è un esercizio per ripassare l’aritmetica ed il concetto di proporzione. Non ha nessuna pretesa di scientificità, è basato esclusivamente su ipotesi personali e l’unica cosa veramente affidabile saranno le quattro operazioni: moltiplicazione, somma, sottrazione e divisione che, essendo eseguite con la calcolatrice del pc, daranno sicuramente quasi sicuramente buoni.

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Diritti Precari – Seconda Parte

22 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest

E’ possibile leggere la prima parte a questo link.

I termini “lavoro” e “precarietà” sempre più spesso sono impiegati in Italia come sostanziali sinonimi. Le riforme del lavoro susseguitesi nell’ultimo decennio (dalla riforma Treu del centrosinistra a quella Biagi del centrodestra) si sono, infatti, caratterizzate per un tratto comune l’introduzione di una notevole “flessibilizzazione del lavoro” (di nuove forme contrattuali a termine), da un lato e la mancata previsione di “garanzie e tutele” specifiche per i lavoratori a termine (o la mancata estensione, in alternativa, delle tutele già previste per il lavoro a tempo indeterminato anche ai precari), dall’altro lato.

La normativa del lavoro vigente in Italia, dunque, se, da una parte, incentiva i datori di lavoro ad assumere “a tempo determinato” (essendo tali rapporti di lavoro sottoposti a trattamenti fiscali di favore e/o esenti dalle più stringenti maglie di protezione che proteggono il lavoro a tempo indeterminato) dall’altra non incentiva affatto a valorizzare le professionalità dei precari stabilizzandoli nel tempo (dopo una sia pur opportuna fase iniziale di verifica della professionalità e del rendimento del lavoratore).

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Dada

21 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest

Dadaismo: la filosofia Dada è la cosa più malata, più paralizzante e più distruttiva che sia stata pensata dal cervello umano. Un fenomeno che scoppia nella metà della crisi morale ed economica del dopoguerra, un salvatore, un mostro che avrebbe sparso spazzatura sul suo cammino. Un sistematico lavoro di distruzione e demoralizzazione… che alla fine non è diventato che un atto sacrilego.(1)

Giustizia: storia o favola che veniva racconta durante le lunghissime serate d’inverno, davanti al camino acceso, dai contadini della Garfagnana. Il termine è utilizzato anche, in alcuni dialetti, come sinonimo di “sciocchezza”.

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Note
  1. Wikipedia []
Fine delle Note

Diritti Precari – Prima Parte

20 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Il Lavoro degli Italiani, latest

Il 2009 è già in archivio. In archivio, però, non sono finiti i numerosi problemi sociali e le incognite economiche che esso ci ha lasciati sulle spalle! Tra questi vi è la fine dei precari della Scuola, che il Governo ha deciso senza molti patemi di archiviare come “pratica chiusa”: da settembre in circa 18 mila supplenti sono restati a casa senza stipendio, sia pure dopo molti anni di incarichi e speranze di stabilizzazione. In pratica, un enorme “licenziamento collettivo” deciso dallo Stato proprio in una fase di crisi acuta in cui si dice di mettere mano a tutti gli strumenti possibili e le risorse disponibili per tutelare i posti di lavoro!

Più in dettaglio, il Governo (nonostante l’aumento del numero degli alunni ed a fronte di 40.000 pensionamenti) ha tagliato 57.368 posti di docenza, facendo così mancare l’incarico a ben “17.530” precari! Ciò significa che i 286.000 supplenti abilitati iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (in particolare tutti coloro aventi già raggiunto la mezza età) dovranno definitivamente rinunciare ad ogni prospettiva di carriera nella Scuola!

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Immuni Prima e Dopo la Morte

Mi ero ripromesso di non intervenire ulteriormente sulla vicenda Craxi, sia per motivi di umana solidarietà per i superstiti, sia per non attribuire un significato pubblico ad una data che per come si sono svolti i fatti, secondo il mio parere, dovrebbe rimanere una ricorrenza privata e familiare.

Eppure, non io, ma la prima e la seconda carica dello stato hanno inteso farne una vicenda nazionale di revisione storica, ancor prima che politica.

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Tav vs Aereo: chi Vince?

19 gennaio, 2010 di  
Archiviato in Appunti Italiani, Consumo CriticaMente, latest

L’opinione di DiabolicoMarco.
Tornato da poco da Milano dico: Treno batte Aereo 1 a 0.
Nel mio caso viaggiavo per lavoro, su una tratta blasonata e per andare dal centro di Roma al centro di Milano.
Sono andato alla stazione Termini (1 euro per il tragitto urbano). Sono salito su uno dei nuovi Freccia Rossa. I sedili di 2a classe sono comodi anche per uno della mia stazza, sotto il tavolinetto ci sono le prese per l’elettricità e, difatti, la maggior parte delle persone armeggiava con notebook e altri gingilli.
Io ho letto un libro, ascoltato un po’ di musica, sonnecchiato. Il tragitto doveva essere coperto in 2 ore e 59 minuti (sic!). Invece tra Firenze e Bologna il treno è andato sulla linea lenta e quindi è arrivato con 35 minuti di ritardo. In ogni caso, dopo 3 ore e mezza ero alla stazione centrale. Quattro fermate di metro ed ero al mio albergo, non lontano dal Castello Sforzesco. Il treno è pulito. Ogni tanto passa un omino che controlla i bagni e i vagoni. Sui tavolinetti ci sono delle riviste che trattano di articoli economici sul “lusso e il design made in Italy”. I treni non sono “spaziali” come me li immaginavo. Più che altro make up. Però il treno non fa fermate. Fuori e buio e, anche se non sembra di andare poi così tanto veloci, quando rallenta e vedo che stiamo passando per Firenze rimango stupito.

Per tornare ho preso l’aereo. Da una stazione che si trova a 5 minuti dal mio albergo parte il “Malpensa Express” che effettua 3 o 4 fermate e ci impiega 40 minuti per arrivare all’aeroporto (11 euro). Quindi anche se il mio volo è alle 19 devo partire alle 17. Arrivo al terminal 1, ma il mio volo parte dal terminal 2. Prendo un autobus navetta gratuito (almeno questo) in cui stiamo stipati come galline in un covatoio. Giriamo per più di dieci minuti tra parcheggi e altre strutture aeroportuali che sembrano abbandonate. Alla fine la navetta ci scarica al teminal 2, davanti agli arrivi.
Affronto una fila tremenda per gli inutili controlli di sicurezza sopportando con pazienza zen tutti i cafoni che passano avanti perché “hanno un volo da prendere” (come se noi coglioni che stiamo in fila fossimo lì per qualche altro motivo).
Easy-jet terrorizza i viaggiatori dicendo che non aspetta nessuno e che bisogna essere al gate entro le 18.30. Sono le 18.00 e la fila è enorme quindi un po’ di apprensione è naturale.
Intanto sui tabelloni il volo per Roma è indicato come in partenza alle 18.55 (e non alle 19.00). Sono le 18.30 quando faccio passare il mio zaino contenente un deodorante liquido in bottiglietta da 200ml senza alcun problema sotto lo scanner. Tutti i cafoni che si sono scapicollati sono fermi davanti ai monitor che indicano il gate per Roma: Gate D. D e basta. Peccato che ci sono da D1 a D25. Sono le 18.45 quando finalmente decidono di imbarcare il volo delle 18.55 (ritardo garantito, ma ancora non annunciato). Le solite menate delle low cost ecc. ecc. Dovevo atterrare alle 20.05 sono atterrato alle 20.30.
Quindi ho impiegato lo stesso tempo dell’andata: dalle 17.00 alle 20.30. Solo che per tornare al centro di Roma dovrei prendere un altro treno il “Leonardo Express” (altri 11 euro) e mi ci vorrebbe almeno mezz’ora (se mi dice bene). Per fortuna abito vicino all’aeroporto e quindi questo problema non si pone.

Economicamente parlando:
Treno: biglietto urbano Roma + Frecciarossa + Biglietto urbano Milano: 1 +89 + 1 = 91 euro
Aereo: Malpensa express + volo Easy Jet + Leonardo Express: 11 + 87,50 + 11 = 109,5 euro

Tempi:
3 ore e mezza circa. Ma, mentre con il treno sono continuative (tipo potresti farti un sonno), con l’aereo sono frammentate in “eventi” da 45/50 minuti.

L’opinione di Doxaliber
Anch’io ho fatto il viaggio in andata in treno ed il ritorno in aereo.
All’andata avevo il posto prenotato e non ho avuto grandi problemi, ma sono stato fortunato. Come quando era partito mio fratello anche in occasione del mio viaggio le porte di alcune carrozze non si aprivano e quindi alcune persone che avevano prenotato il posto in realtà il posto non ce l’avevano. Io ho pensato: mi è andata di culo. Però a Brindisi il capotreno ci ha avvisato che a causa di imprecisati guasti avremmo dovuto cambiare treno a Bari. La prima cosa che mi ha sorpreso è l’incredibile pazienza dei viaggiatori salentini. Nessun urlo, nessun “lei non sa chi sono io”, ma solo tanta paziente rassegnazione unita al classico fatalismo meridionale. D’altro canto sono secoli che le cose vanno così e chi viaggia è ormai abituato al peggio. A Bari, naturalmente, ressa. Incredibilmente di nuovo porte che non si aprivano e, tra passeggeri che dovevano salire a Bari e passeggeri che scendevano dall’altro treno, non vi dico il casino. Io poi ero fortunato: un solo piccolo trolley, ma c’erano persone che avevano più di una valigia o valigie pesantissime. Dopo la solita battaglia per salire sul treno, che io conosco benissimo, riesco a riprendere posto a sedere. La prima scoperta: il cesso della mia carrozza è scoppiato, nella carrozza entra un tanfo indicibile, vomitevole.

Dopo aver fatto un viaggio che solo i deportati di Dachau avrebbero potuto invidiarci, finalmente arrivo alla stazione di cambio: Parma. Il treno ha un’ora di ritardo e quindi perdo la coincidenza. Sono già distrutto, ma in compenso la stazione di Parma è in rifacimento quindi è tutta chiusa. Esiste una piccolissima area di ristoro che però è stracolma di gente. L’aria è gelida ed io dovrei aspettare 2 ore per la coincidenza. Alla fine mettono un treno straordinario, ma scopro solo dopo che è un treno straordinario. Vedo sul display un treno per La Spezia in partenza che però non dovrebbe esserci, penso che se c’è sul display allora sicuramente non è un errore. Questo treno parte mezz’ora prima dell’altro. Mi infilo dentro e sento un sacco di gente che si chiede quali fermate intermedie farà. Neanche il controllore sa dirlo. Conferma soltanto che trattasi di treno straordinario. Qualcuno chiede: perché non lo avete annunciato all’altoparlante? Il controllore fa spallucce. Alla fine arriverò a La Spezia con 3 ore di ritardo ed un viaggio della durata totale di quasi 16 ore, distrutto.
Ritorno in aereo: mio fratello mi accompagna a Pisa, partiamo con ragionevole anticipo perché bisogna passare presso una zona che era allagata a causa del maltempo. Per fortuna non abbiamo problemi. All’aeroporto, avendo già fatto il check in online ed avendo solo bagaglio a mano, cazzeggio un po’ con mio fratello. Quando è quasi ora passo attraverso i controlli e saluto mio fratello. Effettuati i controlli giro per i negozi duty free dell’aeroporto ed attendo l’imbarco. C’è un ritardo perché l’aereo non è ancora arrivato. Alla fine ci imbarcano con mezz’ora di ritardo. L’aereo è piccolo, ma è comodo, si possono addirittura tenere accesi i cellulari (io li spengo ugualmente perché suppongo che le tariffe di chiamata siano esose). Durante il volo è una continua vendita: mangiare, sigarette senza fumo, lotterie, altri oggetti. Il personale è comunque gentile e non forza all’acquisto. Il viaggio è comodo e dopo un’ora e 20 di volo sono a Brindisi. Scendo dall’aereo e ad aspettarmi c’è la mia ragazza, non sono stanco e quindi ne approfitto per prendere un caffè con lei.
Nel pomeriggio esco nuovamente e mi godo l’intera domenica.

Aereo vince su treno 1000 a 1.

Quello che più mi colpisce dei treni è vedere che invece di un miglioramento c’è stata una regressione. Quando abitavo a Reggio Emilia uscirono i primi Eurostar. Erano rossi e bianchi ed io, che all’epoca ero costretto ancora a viaggiare su treni espresso a gasolio degli anni 50 (in legno con tanto di quadretti all’interno), mi chiedevo se avrei mai viaggiato su quei treni. Beh: dopo qualche anno la linea per Lecce fu effettivamente elettrificata e, dopo qualche altro anno, sulla tratta Lecce-Milano furono messi questi treni eurostar. La cosa bella non era tanto il risparmio di tempo, ma il fatto che finalmente la prenotazione fosse obbligatoria e quindi non si creavano resse assurde per riuscire a sedersi.

Ebbene, ad un certo punto questi treni li hanno tolti: la linea non è adatta ai treni ad alta velocità, dicevano, ma vi metteremo nuovissimi treni Eurocity.
Neanche a dirlo, i nuovissimi treni Eurocity sono i vecchissimi espresso che in alcuni casi non si sono nemmeno presi la briga di riverniciare. In compenso il costo dei biglietti è salito. Io per andare a La Spezia ho speso 100 euro. Con l’aereo? 10 euro, il 90% in meno!
Sui treni si legge di tutto: gente che ha preso i pidocchi o le zecche, alcuni hanno avuto infezioni della pelle, aria condizionata e riscaldamento che non funzionano, locomotive che si rompono. Viaggiare verso sud è davvero un’avventura.

Tuttavia io credo che ci sia anche un discorso regionale. Lecce è a tutti gli effetti una stazione terminale ed, in quanto tale, dovrebbe avere maggiore considerazione. Parliamo di una provincia con quasi un milione di abitanti e che, in quanto a numeri di turismo, è la prima della regione. Eppure l’autostrada finisce a Bari, l’elettrificazione l’hanno fatta 15 anni fa ed il 90% dei treni si ferma a Bari, nonostante i treni che partono da Lecce siano sempre stracolmi di passeggeri. Le ragioni di certe scelte non possono che essere politiche, non c’è bisogno di essere campanilisti per capirlo.

E voi, cosa ne pensate?

Le Scosse dei Paradossi

18 gennaio, 2010 di  
Archiviato in latest, Oltre il Confine

Le immagini che illustrano questo post sono tutte precedenti il terremoto e rappresentano la condizione haitiana in regime di normalità (N.d.R.).

Tra le tante cose che Cristoforo Colombo non si sarebbe mai aspettato sbarcando nel 1492 sull’isola che egli stesso (ri)battezzò Hispaniola è che quella sarebbe diventata una delle prime nazioni americane a proclamarsi indipendente già nel 1804: Haiti. E ciò, nonostante l’ultimo tentativo di Napoleone che inviò due anni prima decine di migliaia di soldati destinati a morire più di malattie tropicali che di spada o moschetto.

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Notte sulla Diga

17 gennaio, 2010 di  
Archiviato in latest, Leggere

Aveva visto il mare incupirsi sempre di più, passare rapidamente dal verde limaccioso dei giorni di calma ad un grigio chiaro e poi al colore dell’acciaio, mentre onde sempre più lunghe gonfiavano l’acqua del porto come dopo l’entrata delle grandi navi.
Non ci aveva fatto caso, immaginando anzi che il peggiorare del tempo avrebbe potuto far avvicinare i pesci, che non si erano visti per tutto il giorno. Così non si era curato di anticipare il rientro e il barcaiolo aveva saltato l’ultima corsa, tanto chi poteva fermarsi sulla diga in una sera come quella, con la burrasca in arrivo? Sicuramente era rimasto al bar a farsi un altro quarto di vino, invece di consumare nafta e prendere un mucchio di freddo.
Aldo guardava sconsolato lo specchio d’acqua che lo separava dalla parte interna del porto, poche centinaia di metri ma invalicabili senza la barca. Era bloccato.
La cosa migliore da fare era restare lì ad aspettare il giorno dopo, quando sarebbe ripreso il servizio di trasbordo e avrebbe avuto modo di dirne quattro a quel disgraziato ubriacone. Non che fosse la prima volta che passava la notte sulla diga, capitava ogni tanto quando facevano le battute alle orate, ma in quei casi era ben attrezzato e non era solo.
E non c’era quel tempo.

L’ultimo pensiero gli era venuto sentendo il vento che soffiava con maggiore forza. Adesso si era orientato a libeccio e prendeva d’infilata il porto, strappando già al mare spruzzi di schiuma che volavano orizzontali sopra il cemento. Doveva sbrigarsi, tornare indietro e raggiungere la piattaforma in testa al molo, dove c’erano delle nicchie in cui ripararsi. Se si fosse messo a piovere o se un’ondata avesse scavalcato la diga avrebbe fatto un bagno completo e non aveva niente per cambiarsi. Non aveva neanche da mangiare, se era per questo: gli ultimi pezzi di pane avanzati da mezzogiorno li aveva gettati ai pesci mentre aspettava inutilmente la barca. Per fortuna aveva ancora una mezza bottiglia d’acqua, ma a scrutare il cielo sempre più scuro sembrava che quella non sarebbe mancata.
Cercando di non farsi intralciare nei movimenti dall’attrezzatura, cominciò a camminare a passo svelto, osservando le nuvole nere che cominciavano a confondersi col buio della notte.
Presto, più presto, stava per cominciare a piovere.

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