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Patrizia D’Addario ad Annozero. Per Salvare l’Italia non Basta una Zoccola

30 settembre, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Zoccola. Diamo i giusti nomi ai mestieri, se no non capiamo più nulla. Zoccola o zoccolo (meno usato per la verità, perché si suppone erroneamente che i maschi siano più disposti a farlo gratis) nella vulgata è persona che soggiace alla concupiscenza sessuale altrui a fini di guadagno.

Escort, che ormai si usa con la stessa disinvoltura di ingegnere o avvocato, a mio parere, non rende bene l’idea perché è un eufemismo ipocrita. Se uno vuole essere scortato chiama un marcantonio che ha fatto il paracadutista e non la signora D’Addario che ha grandi qualità: una certa perspicace intelligenza, un notevole senso dell’umorismo, un viso elegante e, da quel poco che ho potuto vedere, un notevole culo (non nel senso di fortuna, ma proprio nel senso di culo. Abbasso le metafore.), ma certo non eccelle nell’uso delle armi.

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Corpi di Ragazza

La Donna e il Sesso nell’Immaginario di un Intellettuale

29 settembre, 2009 di  
Archiviato in Cazzotti, latest, Vere Donne

Questa volta avrei evitato qualsiasi intervento, lasciando spazio o, meglio, parola alle fotografie e soprattutto ai video. Del resto, blog come Il corpo delle donne (da cui attingo anche per il presente post) e, più modestamente, la mia rubrica DadonnAdonna già svolgono un ruolo. Qualche appunto, però, si rende necessario.

L’estate scorsa giunse a “Repubblica” la lettera piccata di Antonio Ricci, l’ex-preside più giovane d’Italia ormai affermato e spumeggiante autore di moltissimi programmi di enorme successo, da Drive In a Striscia la notizia, da Paperissima a Emilio, a L’Araba Fenice (che destò scandalo per la partecipazione nuda di Moana Pozzi, le cui “gesta” verranno presto celebrate in un film), all’impareggiabile Velone, e via di seguito.

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Mentecritica Diventa Vecchia

28 settembre, 2009 di  
Archiviato in latest, MenteCritica

In genere, quando si vuole fare pubblicità a qualcosa, si dice che è rinnovata, ringiovanita, nuova. Io, invece, sono qui a dirvi che questo sito è ufficialmente invecchiato. Lasciatemi spiegare perché.

MC, quando è nata, aveva tutti i pregi e difetti della gioventù. Idealismo, iper attivismo, energie illimitate e tanto entusiasmo. Un’idea di collaborazione nella discussione che è talmente piaciuta da aver generato uno stile di scrittura collettiva che in tanti hanno deciso di adottare.

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Il Significato dei Sogni e la Loro Interpretazione

25 settembre, 2009 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest, Meccanica delle Cose

Un’applicazione pratica della teoria freudiana, con l’interpretazione di alcuni sogni, la puoi leggere a questo link.

Ho notato che questo sito riceve molte visite da persone che cercano una chiave per interpretare i propri sogni. Ci sarà un motivo, ma esso trascende la mia comprensione e, visto l’argomento, lasciamolo nel mistero.
In ogni caso, siccome mi attribuisco una minima conoscenza dell’argomento e senza pretesa di completezza, mi è venuto in mente di scrivere una modestissima guida per chi ha voglia di approfondire e, soprattutto, aiutare chi legge a non cadere nei tranelli di siti che propongono numeri da giocare o, peggio, di maghi e santoni.

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Come Vincere al Superenalotto, alla Roulette ed in Generale al Gioco d’Azzardo. Il Vero Sistema Sicuro

23 settembre, 2009 di  
Archiviato in Accademia DFC, latest, Meccanica delle Cose

Stamattina leggevo la simpatica nota del mio amico Vincent e mi è venuto in mente che il poker, le scommesse, le slot machine e il gioco d’azzardo in generale, sono silenziosamente diventati legali in Italia (un po’ come la guerra e fanculo all’articolo 11 ).
Là dove c’era l’erba o anche panetterie, macellerie e bar, spuntano i centri scommesse, generalmente molto ben frequentati. Per il poker, al posto delle bische dove tutti fumano e ci si può beccare una coltellata, è possibile tranquillamente collegarsi da casa via internet. Così, oltre al porno, un altro indispensabile elemento vitale ci viene consegnato dalla rete direttamente a domicilio.

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Report, Annozero e Travaglio. Storie di Ordinaria Eccezione

22 settembre, 2009 di  
Archiviato in Censura dell'Informazione, latest

Leggo stamattina che l’esordio di Annozero, previsto per giovedì prossimo, potrebbe vedere l’esclusione di Marco Travaglio. I motivi li potete leggere qui. Io non ci ho capito molto. C’è una storia di multe, di tre per cento e di Schifani. Un mix quasi inesplicabile per la mia mente stanca. Provateci voi.

Un paio di settimane fa, invece, è circolata la notizia della chiusura di Report, popolare trasmissione giornalistica. La cosa ha scosso la rete che ha ha reagito come sa, organizzando un po’ di inutili e superflue petizioni on line.

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Zombies

Al momento le fonti riportano 8 vittime, i due attentatori e 6 paracadutisti italiani, altri 4 soldati sarebbero feriti gravemente. Non sembra ci siano, fortunatamente, vittime tra civili(1).

Non voglio entrare nel merito militare della questione, ne so poco. Non sarebbe professionale. Nemmeno mi va di dibattere, qui e ora, dell’opportunità o meno di coinvolgersi in operazioni puramente militari inizialmente presentate come missioni di soccorso.

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Note
  1. nemmeno il tempo di finire di scrivere che di morti civili ce ne sono 10, oltre che a 55 feriti []
Fine delle Note

Un Po’ di Borghesi Piccoli Piccoli

14 settembre, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

La vita è dura quando sei un asociale, ma non hai le possibilità economiche per esserlo fino in fondo. A me tocca lavorare e, per quanto mi sforzi, questo implica spostamenti, contatti, riunioni, strette di mano e telefonate. Socializzare, quindi, nonostante tutto.

Qualche tempo fa mi è capitato di redarguire piuttosto vigorosamente un passeggero che, sull’autobus che uso nel tragitto casa lavoro e viceversa, aveva bloccato l’uscita con un voluminoso bagaglio invece di depositarlo nel vano apposito.
Sono stato vigile del fuoco. Una volta, dopo un piccolo incendio, mi è capitato di dover recuperare una persona morta soffocata a causa di un’uscita ostruita. Ho imparato più cose in quella mezz’ora che in tre mesi di Capannelle.

Il mio piccolo show ha suscitato svariate reazione tra i passeggeri ormai abbruttiti dal pecoronismo dilagante. Si è andati dal “ma lo lasci stare, non ci si si metta pure lei” al “bravo, così si fa“. Tale distonia nelle reazioni era probabilmente dovuta al fatto che l’oggetto della mia reprimenda antinfortunistica era una persona di colore che viaggiava con la sua merce. La solita ipocrisia tutta maccheroni e pizza. Se uno fa una stupidaggine, non vedo perché il fatto che sia nero debba fungere da scusante. Le cazzate, quelle sì, non hanno un colore della pelle specifico. Comunque, siccome sono un asociale, me ne sono allegramente fottuto.

La mia scenetta, però, ha attratto l’attenzione di una gentile passeggera il cui aspetto non mi ha mai lasciato indifferente. Elegante, alta, capelli scuri a caschetto, da tempo nella mia watchlist. Ammetto che la redazione e la manutenzione di una watchlist sono un tantino in contrasto con la mia palesata asocialità, ma l’inferenza di genere richiederebbe una trattazione a parte. Non è questo il caso.

All’arrivo la signora, che chiameremo Carmen, mi avvicina e mi stringe la mano. “Bravo”, mi fa “ci vuole coraggio a prendere di petto i problemi come fa lei, le posso offrire un caffè?”. La mia prima reazione è il rifiuto, ma poi entra in mezzo l’inferenza di genere e piripin piripan.  Lasciamo perdere. Accetto.
Al bar perfezioniamo le presentazioni. Scopro che è avvocato, che lavora per la regione e che è membro di un “gruppo per la tutela della sicurezza”. La cosa mi incuriosisce. Chiedo di che sicurezza si tratti. Esperta nelle arti di seduzione, Carmen non si scopre, mi incuriosisce, mi alletta, alla fine mi convince ad accompagnarla alla sede, che è lì vicino, per narrare delle mie gesta prodigiose di vigile del fuoco in quiescenza.

Il posto in effetti è lì vicino. In realtà il luogo lo conosco. E’ una vecchia sede del Fronte della Gioventù, magari ci ho anche spaccato qualche faccia da quelle parti, ma non ricordo più. Sono passati più di trent’anni.
I tempi, però, sono cambiati anche qui. A quanto pare i sanbabilini di una volta sono cresciuti e gli piace stare comodi come ai compagni. Bei divani, arredamento accogliente e sul muro, con atteggiamento benedicente, un poster formato famiglia del nostro Amato Premier a braccetto con l’ormai ex camerata Fini.

Non è la prima volta che mi ficco nei pasticci per colpa di una Carmen di passaggio, ma stavolta l’ho fatta davvero grossa. Eccomi qui perso dietro le linee nemiche e senza nemmeno uno straccio di radio per richiedere una missione di soccorso. Ormai è troppo tardi e mi tocca mimetizzarmi.

Vengo accolto con molto calore da i membri del “gruppo per la tutela della sicurezza” e incomincio a capire che si tratta di un comitato promotore per l’istituzione di una ronda cittadina.
In effetti, mi sarei aspettato di incontrare giovanotti rapati a zero e vistosamente tatuati, ma è effettivamente un pregiudizio stupido. A quanto pare la sicurezza sta maggiormente a cuore a uomini di mezza età leggermente sovrappeso, tutti professionisti o con un lavoro ben retribuito. A quelli che, una volta, si chiamavano “borghesi”, insomma.

Il racconto della mia impresa mi trasforma rapidamente nell’eroe del giorno, anche se non posso fare a meno di notare che l’aspetto di “scontro razziale” è largamente prevalente su quello “prevenzione infortuni”. Sono immediatamente qualificato come persona fidata e questo risparmia al gruppo l’utilizzo di fastidiose perifrasi. Si parla liberamente di “negri che vengono qui a farsi i cazzi loro”, di “zingari ladri”, di “ucraini ubriaconi”, di “polacche un po’ zoccole” e di “rumeni gente di niente”. Un inatteso festival del pregiudizio e del luogo comune del quale, per annosa insipienza, mi ritrovo involontario, ma colpevole protagonista.

Chissà perché e chissà come, il discorso scivola poi sulla crisi economica e sulle cause scatenanti. Lungi dal fornire un minimo di alibi ai reietti della nostra società, la crisi è essa stessa utile strumento di discriminazione. Infatti, vengo premurosamente informato da un direttore di banca, persona professionalmente a corrente dei fatti, che si tratta solo di una manovra speculativa internazionale dietro la quale, guarda caso, si nasconde la solita cricca ebraica di cui, “nonostante tutti gli sforzi”, non siamo stati capaci di liberarci.

Meno di mezz’ora dopo sono per strada. In fondo, il posto è abbastanza vicino a casa mia, posso arrivarci a piedi. Cammino silenziosamente e tengo gli occhi bassi per evitare di incrociare lo sguardo di qualcuno che conosco. Per oggi e per un bel po’ ho fatto il pieno di socializzazione. Carmen o non Carmen.

Penso ai nomi delle strade che attraverso e alla gente che poco più di cinquant’anni fa ha bruciato la propria giovinezza e la propria vita per cacciarli via. E loro, come la gramigna, silenziosamente sono tornati. Ora sono a meno di mezz’ora di cammino da casa mia.

Eccoli, con le loro giacche ben tagliate, i loro orologi costosi e le macchine sportive. Dottori, commercianti, avvocati, impiegati, funzionari. Naziskin e coglioni del genere non mi hanno mai fatto paura, perché sono fessi e facilmente riconoscibili. Questi, invece, si mimetizzano, vanno in chiesa, sono a tutti gli effetti “gente per bene”.

Eppure quel “nonostante tutti gli sforzi” è l’inquietante perifrasi dietro la quale si nasconde una visione del mondo degenere, una immane violenza che è impossibile da sradicare perché scolpita nella corteccia cerebrale. Un pregiudizio genetico che non è cultura, ma deiezione intellettuale senza remissione.
L’aria è cambiata e ora non hanno più paura di dire in pubblico quello che non hanno mai spesso di pensare. Sembrano pedofili dopo la promulgazione di una legge che porta la maggiore età a 12 anni.

Prima di uscire, mentre mollavo a Carmen un numero di cellulare che ho disdetto da tempo, li ho sentito organizzarsi per la formazione delle ronde. Si parlava del fatto che non fosse possibile girare armati. Uno chiedeva se un bastone da passeggio può essere considerato un’arma avendo un certificato medico.
La cosa, non lo nego, mi ha fatto un po’ ridere. Ecco il giustiziere della notte che pesta il negraccio col bastone da passeggio e che, quando arrivano i carabinieri, fa vedere il certificato medico.
Certo, vista così, sono ridicoli. Quanti di loro avranno mai visto un’arma, la sapranno caricare e, al limite, avranno il fegato di usarla?
Il problema, però, non è questo. E’ che questi sono solo l’avanguardia, quelli che costituiscono l’humus sul quale, un tempo, sono poi cresciute le SA e le camice nere. E quelli sì che le armi le sapevano usare.

Mi sorprendo a chiedermi se devo considerarli un pericolo. Per me ovviamente, perché della società chi se ne frega. Sono loro stessi la società, si fottessero.
Non so darmi una risposta. Queste cose non vanno mai a finire bene. I benpensanti quando fanno massa diventano più ottusi di quanto lo siano singolarmente. Confortati dalle loro certezze bovine sono in grado di giustificare arresti notturni, pene di morte e, se serve, anche i forni crematori.

Alla fine se Carmen e il suo amichetto col bastone da passeggio (ed il certificato medico) venissero a bussare a casa mia, mi sono fatto convinto che l’unica riposta sarebbero le 50 once d’acciaio che mi ballano sotto l’ascella.
Siamo rimasti tutti soli, ci dobbiamo arrangiare.
Mazel tov.

Shanti

10 settembre, 2009 di  
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Shanti è seduta insieme alle sue amiche mentre aspetta l’uomo che le porterà al lavoro. E’ giovane, meno di venti anni. E’ alta, snella con occhi larghi e dolci. Ha un lievissimo profumo di spezie. Il suo nome non lo conosce nessuno, al punto che mi è toccato inventarlo. In fondo è solo una patata al cioccolato.

D’altra parte perché preoccuparsi di conoscerlo? Quello che serve sono le sue gambe e quello che c’è in mezzo, la bocca, le mani e occasionalmente, quello su cui siede.

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Piccole Note Inutili

2 settembre, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

I.T. Was

Il primo telefono di cui ho memoria era nero, di bachelite ed era attaccato al muro, in alto, in modo che i bambini non potessero raggiungerlo.
Sotto aveva un mobile specifico a servizio dell’apparecchio, dove trovavano posto l’elenco telefonico, le pagine gialle, un quadernetto per prendere appunti ed una rubrica telefonica con la copertina di plastica marrone.
La linea era una “duplex”, nel senso che era condivisa con i vicini e se uno telefonava, l’altro non poteva né chiamare, né ricevere. Quando si aspettavano telefonate importanti si pregava i vicini di lasciare libera la linea. Se si doveva fare una chiamata urgente e gli altri erano al telefono, bisognava bussare e chiedere che si spicciassero a finire la telefonata.

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