Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

Le Placide Vite del Signor L.

23 luglio, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Dopo lungo percorso sono giunto ad avere un cuore puro. No, non è senza macchia, ma quelle che ci sono sono piccole e ben delineate. Con pertinace sacrificio ora posso vantare la pace della consapevolezza. E’ per questo che mi è stato data, occasione più unica che rara, la possibilità di muovermi tra tutte le mie vite. Tra quelle che sono state e quelle che sarebbero potute essere.
Allora mi è bastato chiudere un attimo gli occhi e sono partito per quel viaggio unico e fantastico che solo a pochi è dato di fare.

Leggi il resto

La Fine dei Tempi

21 luglio, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Quando mi è arrivato il messaggio ero al ballo della festa del 9 luglio. Il portaordini mi aspettava in fondo alle scale che conducevano all’androne illuminato. Era così sporco e affranto che non ho avuto cuore di farlo salire e sono sceso a leggere il dispaccio.
Sono partito così com’ero. La giubba bianca con gli alamari d’oro, i pantaloni carta da zucchero e le sottili scarpe di vernice della mia divisa di gala. A ripararmi dal fresco della notte solo il leggero mantello di seta nera.
Il tempo di raggiungere la mia ordinanza che mi aspettava agli alloggiamenti ed ero in viaggio verso il Nord dalla quale, mi era stato scritto, proveniva la Minaccia Finale.

Man mano che procediamo verso settentrione, la strada Imperiale diviene sempre più affollata. Una turba terrorizzata fugge disperata in direzione opposta alla nostra. Ci sono uomini, donne, bambini e vecchi. Alcuni portano dei fagotti o conducono qualche bestia da soma carica di povere masserizie. Altri sono così, seminudi e privi di tutto. Molti non hanno nemmeno le scarpe e sembrano che siano scappati come si erano coricati in questa notte maledetta.

Più avanti siamo costretti a lasciare la strada e a portare i cavalli sul margine erboso che la costeggia. Procedere diversamente è impossibile. La folla è sempre più fitta. Qualche donna ha cercato di darmi il bambino che portava in braccio. Riesco a scorgere un nobiluomo ed una dama che procedono a piedi insieme agli altri. La dama si regge l’orlo della gonna, il marito cammina con gli occhi bassi. Poco più avanti vediamo l’automobile che hanno abbandonato. Forse è finita la benzina o più semplicemente non era più possibile avanzare lungo la stra così affollata. Sul sedile posteriore ci sono tre bellissime valigie. La gente passa accanto alla macchina, ma nessuno fa mostra di guardare all’interno. Ci sono pianti e lamenti. Lo scalpiccio che fa tanta gente camminando è impressionante.

Giungiamo infine alla Prima Fortezza. Ho svolto qui il mio primo servizio di ufficiale e conosco bene l’immensa costruzione. Fermo il cavallo e quello che vedo alla luce della luna mi sembra un sogno.
Le mura possenti che danno verso il Nord sono ricurve all’interno come se fossero state schiacciate da un maglio immenso. Le torri sono decapitate. Tutte. Non c’è fiamma, non c’è fumo che sortisca dalle strette feritoie. Non c’è rumore se non quello della gente che scappa. Sembra che l’antica piazzaforte sia stata abbattuta da un singolo colpo colossale. Alzo gli occhi al cielo e mi sembra di vedere che un oscuro bagliore si rincorra sullo sfondo profondo della notte. Mi giro verso la mia ordinanza. Il caporale sta guardando anche lui in alto.

Più avanti decido di fermarmi per far riposare i cavalli. Il caporale mi porge qualche razione che è riuscito a portare nella bisaccia del cavallo. Poi mi offre la sua borraccia.
Fra la folla mi sembra di scorgere la divisa marrone di un fante. Butto la borraccia al caporale e corro ad afferrare il soldato. Lo prendo per un braccio. Lui, senza nemmeno guardarmi, cerca di liberarsi, ma io stringo di più. Ha le mostrine del settimo reggimento.
“Da dove vieni, soldato?” gli grido mentre cerco di trascinarlo fuori dal flusso della gente.
“Lasciami, lasciami maledetto. Mi lasci signor tenente la prego, mi lasci”.
“Dov’è il tuo fucile? Conosci la posizione del ventiduesimo? Rispondi canaglia se non vuoi che ti faccia deferire al tribunale militare”
Ora che è arrivato il caporale siamo in due a tenerlo, ma il fante si dimena come un ossesso.
“Tu sei pazzo”, mi grida, “Non capisci quello che sta succedendo? Non hai capito ancora cosa c’è oltre la montagna? Lasciami, lasciami”
In quel momento un boato potente squassa l’aria che ci circonda. Per un attimo diventa giorno, poi è ancora notte, poi di nuovo giorno e, mentre mille grida di terrore si alzano tutte insieme, la notte più oscura ci avvolge di nuovo.
Ora tutti fuggono senza nessun ordine. Vedo un bambino travolto dalla folla. In cento gli passano sopra prima che io possa pensare di fare qualcosa.
Il fante è scomparso. Il caporale è ancora al mio fianco.
Per un attimo ci guadiamo, poi corriamo ai cavalli, prima che qualcuno ce li possa prendere.

Siamo in viaggio da ore ormai. Stiamo per raggiungere il valico dal quale potremo, finalmente, discendere verso la valle dove incombe la Minaccia Finale.
Sento una mano che mi si poggia sulla spalla. Il caporale, sommesso, mi dice: “Signore, io non posso”. Gira il cavallo e, lentamente, torna indietro. Io cerco qualcosa da dire per fermarlo, ma di fronte a quello che ci attende capisco che la mia giubba bianca non mi da più nessuna autorità. Allora lo chiamo, per la prima volta per nome
“Paolo, ma dove vai? Non puoi lasciarmi solo adesso”
Lui si ferma un attimo. Senza guardarmi dice:
“Signor tenente, io non posso”.
Alza la mano e, silenzioso, inizia a discendere il declivo appena scalato.

E ormai l’alba. Dopo aver viaggiato tutta la notte sono quasi oltre la vetta. Un rombo sordo percorre il terreno ed un vento freddo mi fa tremare come una foglia.
Alla fine giungo al ciglione che domina la valle. E per un secondo, solo un secondo, mi sembra che quello che vedo non sia possibile.
E invece è possibile perché, più che gli occhi, è il cuore a dirmi che questo è l’ultimo giorno.
Vorrei scappare, vorrei scappare. Ma dove?

immagine di floyduk

Pagine

7 luglio, 2009 di  
Archiviato in Cuore di Tenebra, latest

Un tempo sono stato anche io un bambino. Almeno credo. Sì, credo di sì. Da qualche parte ho delle foto ed un vecchio film 8 millimetri dove un ragazzino in bianco e nero che mi somiglia molto fa le facce buffe tenendo sullo sfondo un’Italia anni sessanta che è uguale a quella che si vede nei film.
Ricordo che avevamo una Fiat 850 color caffellatte. La targa era SA1*64**. Guarda tu, la ricordo ancora. Aveva lo sterzo sottile, fatto di qualcosa di molto simile alla bachelite, ma sicuramente era di plastica.
Leggi il resto

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...