17 Luglio, 2008

Stai scorrendo l'archivio giornaliero del 17 Luglio, 2008

La volta scorsa abbiamo visto che 41 GW è il fabbisogno orario di potenza elettrica nel nostro Paese. Vedremo ora i sistemi e le tecnologie con cui la produciamo. Abbiamo anche detto che il 70% di questo fabbisogno (29 GW) viene coperto da centrali termoelettriche, e dunque è da queste che cominciamo il giro.

1. Centrali termoelettriche.

Come funzioni una centrale termoelettrica è presto detto: l’acqua contenuta in una caldaia si fa riscaldare usando un combustibile qualunque fino a che, a determinati valori di temperatura e pressione, si trasforma in vapore surriscaldato, cioè vapore portato ad una temperatura superiore a quella di vaporizzazione. Il vapore surriscaldato così prodotto viene immesso in una turbina e ne fa girare le pale (il principio è quello stesso dei mulini ad acqua). La rotazione delle pale è associata alla rotazione dell’albero di un alternatore, che genera corrente elettrica, un po’ come fa la dinamo della vostra bicicletta. All’uscita dalla turbina il vapore viene raffreddato, in modo da cambiare nuovamente di stato e trasformarsi di nuovo in acqua (condensazione). L’acqua che si ottiene in questo modo viene rimessa in circolo nella caldaia e si ricomincia da capo.

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A tutti piace tirar fuori dal cassetto di tanto in tanto questa citazione del postulato fondamentale di Lavoisier, magari a sproposito. In effetti la composizione è suggestiva. La presenza di due verbi impegnativi come “Creare” e “Distruggere” in apparente contraddizione dicotomica, la ripetizione del sostantivo “nulla” che è di per se un ossimoro in quanto sostantivo definizione di non sostanza e la categoricità dell’incontestabile affermazione, ne fanno una di quelle frasi adatte a fare da epilogo alle vertenze più disparate con la solennità e l’autorevolezza di una vera sentenza.

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ROMA - Il fisco incassa di più dall’evasione fiscale ma, rispetto all’ammontare scoperto, non ancora abbastanza: «appena il 7,37% del carico netto erariale», cioè dell’evasione scoperta e iscritta a ruolo per essere richiesta, riesce effettivamente ad essere recuperata. Il 92,63% delle somme iscritte a ruolo, invece, non viene riscosso. (corriere.it)

Per la Corte dei Conti questo fenomeno è “assai preoccupante”.
Per alcuni bisogna essere ottimisti, perché sembra sia stata imboccata la strada giusta…
nel 2005 e nel 2006 si era riusciti a recuperare solo il 4,35 e il 4,38, ora si è saliti al 7,37%.


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