2 luglio 1971

disco.jpgOgnuno ha una sua band d’elezione. Quella di cui ascoltava i dischi a 14 anni, quella la cui musica probabilmente ha tenuto a battesimo 7 dei 10 momenti migliori (e peggiori) della sua adolescenza, quella in cui affogava le delusioni e quella con cui si prendeva un sano quarto d’ora d’adrenalina rock, quella di cui scrivere il nome sul diario, quella che, per strada, lo spingeva a cedere la cuffia del camminauomo alla ragazza di turno per cercare di sorprenderla o comunque per passarle una piccola parte di se stessi.

Ecco, anch’io ho avuto la mia e, udite udite, non sono stati i Police. Loro sono venuti dopo, con la “ragione del gusto“. Un po’ come il primo amore e l’amore eterno, entrambi importanti (sebbene il primo, talora, fugace) ma raramente incarnati dallo stesso partner: il secondo lo si sceglie, il primo lo si “sente”. La mia band d’elezione sono stati i Doors. Forse il complesso più antropologico che sia mai esistito. E la loro voce, il “Jim”, è stato uno dei rarissimi soggetti maschili ad essere esposti nella mia stanzetta.

jim-morrison.jpg

Ora, Doors è qualcosa che conosciamo tutti benissimo, qualcuno li ritiene banali e qualcun altro geni, qualcuno li trova musicalmente impreparati (che poi è vero, tranne Manzarek) e qualcuno li ritiene dei semidei… A me paiono una sorta di cantautorato di gruppo ma è un altro discorso e ve lo risparmio, così come non vi romperò le balle sulla musica e lo stile e la categoria e la classificazione del genere rock e blablabla e blabla… Che se comincio, mi rompo più io di voi. Parlo quindi in astratto, e non di musica, tanto per gradire. Commenti ai brani e altre considerazioni ce le teniamo per la prossima volta.

JDM è stato una figura talmente grande da divenire icona. Un’icona tale da racchiudere in una sua sola foto, quella in alto, tutto quello che sono stati i magnifici sessanta. E dire che non era un sessantottino, un voodstockaro. Quoziente intellettivo troppo sopra la media, complessi a non finire, padre ammiraglio della US Navy. Ha scritto pagine visionarie e pagine magnifiche, facendo talvolta coincidere questi due aggettivi come raramente accadde.
Dicevo: una foto, un decennio intero. E poi è morto. Male. A 28 anni, con un fisico talmente massacrato da contendere il titolo di peggior autodistruttore a Charlie Parker. Quanto a mito non c’è nessun altro che tenga, nemmeno Hendrix, che pure ha conosciuto la morte presto quanto lui e con essa anche la medesima “leggenda” (perchè, scusate le virgolette, oggi non riesco più a ritenere tale chi si sacrifica per un sorso o una dose). Ma la morte, soprattutto se misteriosa, è qualcosa da suscitare sempre una insana curiosità.

E così, quando stamane mi sono imbattuto in questo articolo, non ho potuto rimanere indifferente. Consiglio ai tanti nostalgici che vagano in queste lande una lettura a prescindere.

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serpiko Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Sinceramente non conosco i doors, credo che i Pink Floyd ed i Genesis abbiano assorbito completamente le mie energie.
A questo punto urge un aggiornamento

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Gatto Assassino

Gatto Assassino’s avatar

I Doors me li fece scoprire mio fratello (una delle poche cose buone che ha fatto :P) e gliene rendo merito!
Mi viene alla mente un ricordo. Un caro amico, Marcello, negli stessi anni in cui scoprivo Jim, decise di farla finita iniettandosi una dose di eroina. Fu trovato disteso sul divano di casa sua e in sottofondo Jim cantava “Strange Days”…

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Silent Enigma

Silent Enigma’s avatar

8O pesa questa!!!

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Arrivo in ritardo, ma non sempre riesco a stare dietro a tutte le discussioni.

Ho conosciuto davvero Jim Morrison solo negli ultimi anni: me ne hanno parlato alcuni dei miei studenti che lo adorano perché riconoscono in lui il miglior interprete dei loro pensieri e dei loro stati d’animo.
Un personaggio come Morrison, effettivamente, non può non affascinare i giovanissimi, di ogni generazione: dà voce alla loro ribellione al conformismo e al grigiore della quotidianità, canta e suscita in loro emozioni intense, svela ai loro occhi i segreti della vita e della morte…
Da ragazzina non ho subito il fascino di figure “maledette” come Morrison perché mi sono sempre tenuta lontana da quelli che sentivo come eccessi (a parte qualche sbronzetta :-)). Oggi, stando a contatto con centinaia di ragazzi, i miti di sregolatezza alla Morrison mi provocano piuttosto inquietudine: ho paura infatti per i giovani emotivamente più fragili (come il Marcello di cui parlava Gatto).
Naturalmente non attribuisco responsabilità al personaggio, che è stato vittima della sua stessa spiccatissima sensibilità. Ma sperimento ogni giorno quanto sia difficile lasciare i ragazzi liberi di compiere le proprie esperienze e anche i propri errori e di trovare autonomamente i loro punti di riferimento e al tempo stesso consolarli e incoraggiarli, soprattutto i più sensibili e problematici (alcuni lo chiedono esplicitamente, altri indirettamente), e metterli in guardia dal punto di non ritorno.

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Il problema è che oggi il limite s’è spostato ancora più in là, perchè “l’eccesso” che poteva soddisfare la voglia di trasgressione qualche anno fa oggi è cosa ormai normalmente accettata…
L’importante è contestualizzare, sempre.
Quando parlo di queste cose a ragazzi giovani non manco mai di sottolineare come fossero comprensibili se inserite nelle problematiche di quegli anni, nella situazione socioculturale che s’era formata; oggi sarebbero situazioni anacronistiche, la “sperimentazione” non sarebbe nient’altro più che voyeurismo o fanatisimo, l’originalità di trovarsi una propria strada non incrocia più quelle pratiche.
Morire di eccessi a 27 anni è senza senso. Anche se ti chiami Morrison.

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