13 Gennaio 1998: la Storia del Rispetto che Chiedeva e Sognava
13 gennaio, 2008 - 14:00 di marco il buono
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13 Gennaio 1998, Roma.
L’agente di Polizia Maurizio C. si prepara in attesa dell’arrivo del collega, bella giornata a Roma, fredda, ma c’è uno splendido sole.
Subito vanno a prendere un meritato caffè, oggi devono fare pattugliamento in piazza San Pietro, giapponesi, macchinette fotografiche, suore e poco più, i due sperano almeno nel passaggio di qualche bella turista.
Maurizio ha una splendida moglie, due figli, uno stipendio decente ed un appartamento in affitto in periferia. Per lui la vita scorre senza troppi scossoni, senza che le cose che vede possano cambiargli la vita. Le prime ore di pattugliamento passano senza affanni, qualche zainetto da controllare, qualche faccia sospetta da seguire con lo sguardo e due chiacchiere scambiate con il collega. Maurizio era convinto, era certo che anche quella giornata sarebbe trascorsa come il capodanno da poco festeggiato.
Era in piedi vicino all’obelisco, quello che tutti pensano sia stato fatto dal Bernini, parlottava fitto fitto con il collega quando all’improvviso sente delle urla, una signora con abiti strani, per il luogo in cui si trovano, si sbraccia, corre, richiama la sua attenzione, ma lui non capisce, la signora probabilmente addetta alla pulizia dei bagni, è straniera ed in più agitata.
Maurizio si incammina in direzione della donna, ma lei comincia a fare dei grandi gesti con le braccia come se volesse dire ai due agenti di guardare in un’altra direzione.

I due obbediscono, volgono lo sguardo verso il centro della piazza e rimangono sconvolti da quel che vedono. Una figura, probabilmente un uomo, corre in direzione del Vaticano, completamente avvolto dalle fiamme. Si accorgono subito che non si tratta di un attentatore, semmai di un folle ed incominciano la loro corsa disperata per tentare l’impossibile. Maurizio è più giovane e più svelto del suo collega, mentre tenta di raggiungere l’uomo torcia, che nel frattempo ha iniziato a rallentare, incomincia a togliersi la giacca e quando finalmente lo raggiunge usa quel pezzo di stoffa della sua divisa per spegnere le fiamme. Maurizio non credeva che la carne bruciata potesse avere quell’odore così acre, non si capacitava di come una cosa simile potesse essere accaduta proprio li nel centro della capitale, si guardava intorno, cercava di capire. Quel corpo ancora fumante ebbe la forza di mormorare un ultima frase, e Maurizio era l’unico che poteva udirla:”Non sono neanche stato capace di morire”.
Maurizio chiama i soccorsi, che arrivano subito, così ha il tempo di controllare il giubbino che l’uomo si è tolto prima del folle gesto. Nelle tasche trova due lettere, le legge, ne rimane sconvolto e senza dire una sola parola comincia a piangere, adesso anche lui ha capito. Subito viene avvicinato da funzionari del Vaticano che gli strappano di mano le lettere in questione e gli dicono che daranno conto ai suoi superiori. Maurizio si informa sulle condizioni dell’uomo, nel frattempo trasportato all’ospedale Sant’Eugenio, ma gli dicono che non ci sono speranze, l’uomo muore dopo dieci giorni di atroce agonia.

Le voci cominciano a rincorrersi, ma vengono stoppate con astuzia da chi di dovere. Le lettere che (così si chiamava quel folle suicida) si era portato appresso non vengono pubblicate, solo dopo alcuni giorni il Vaticano rilascia un comunicato stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si è suicidato a causa della sua omosessualità o in protesta contro la Chiesa Cattolica, ma perché ha seri problemi in famiglia. Pochi giorni dopo la sua morte l’ANSA riceve due lettere con la posta, il mittente era Alfredo Ormando:
PER I POSTERI
Chiedo scusa al mondo intero per i miei nefandi crimini contro quella natura tanto cara e dissacrata dalla cristianità.
Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l’aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per aver osato di pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver ambito diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso, per aver ucciso mia madre e un’altrettanta persona cara con la soppressione cruenta della mia inutile esistenza.
Il mostro se ne va per non recarvi più disturbo e offesa, per non farvi più arrossire e imbarazzare e vergognare con la sua ignobile presenza, per non farvi schifare e voltare le spalle quando lo incontrate per strada.
Non permettete che io abbia una illacrimata tomba, che io diventi un appestato anche da morto. Se la benzina non avrà fatto il suo dovere, riducendomi in cenere, crematemi e spargete le mie ceneri nella campagna romana. Vorrei essere utile almeno come concime. Faccio un accorato appello alla vostra comprensione e generosità.
Ho vissuto una vita da inferno che quello dei cristiani, a confronto, mi sembra una favola per far addormentare i bambini.
L’unica valvola di sfogo erano i miei scritti. Volevo riscattarmi attraverso la narrativa, ma l’editoria non me l’ha permesso, e poi chi segnalerebbe mai un finocchio?
Non riuscivo più ad ingannare la mia biologica voglia di vivere, a farmi una ragione della mia emarginazione, della mia sconfinata solitudine.
Alfredo Ormando

La seconda lettera, datata Natale 1997 indirizzata ad un amico non è mai stata inviata:
Palermo, Natale 1997
Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita. I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile. Non sono riuscito a sottrarmi a quest’idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente. Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.
Alfredo
Maurizio C. ha seguito tutta la vicenda da vicino, si è informato su chi fosse Alfredo, sulla sua vita, sulle sue origini per tentare di giustificare un gesto tanto folle e tanto coraggioso, ma senza riuscirci. Da quel giorno la vita di Maurizio è in parte cambiata, la domenica non accompagna più sua moglie a .

Nota: Il nome e la ricostruzione che riguardano il poliziotto sono di fantasia; .
13 Gennaio 1998: la Storia del Rispetto che Chiedeva e Sognava è di

Da cattolica e da eterosessuale che lavora da anni coi gay ti ringrazio di questo ricordo di Alfredo, che molti, anche nel movimento omosex, o snobbano infastiditi, o addirittura ignorano di sana pianta.
Il fatto che finora nessuno sia intervenuto a proposito del tuo post non mi fa ben sperare.
In passato già avevo segnalato notizie simili, e parlato dei gay credenti, che sui media non compaiono mai. Stavolta non l'ho fatto, perché… era giusto ci pensasse qualcun altro. Così è stato e ne sono contenta.
Poi chiaramente un mio contributo l'ho dato. Si trova sul mio blog, ma anche altrove, e segnalo quest'ultimo link perché si può reperire sia la storia di Alfredo, sia un sito molto interessante col quale collaboro.
Una storia dimenticata, polvere scansata sotto il tappeto.
Grazie per avercela ricordata.
Comunque la si pensi, emoziona e fa aprire un po' meglio gli occhi.
Visto che l'abbiamo commemorato pochi giorni fa, voglio usare le parole di De André per ricordare Alfredo, quanto mai adatte (anche per il periodo, sembra quasi una premonizione):
PREGHIERA IN GENNAIO
Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.
Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio.
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.
Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Splendido accostamento,.. di quelli che lasciano senza fiato
Complimenti, daniela
Una storia che mi ha provocato infinita tristezza.
Uno di quei pezzi la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria per legge ma che sarebbe bello se non avessero alcun motivo di essere scritti.
I tragici epiloghi fanno sempre male, pero` bisogna fare parimenti attenzione ai dettagli.
Quantunque possano sembrare superflue, ritengo corretto riportare alcune considerazioni generali nei confronti degli omosessuali e alcune posizioni della chiesa cattolica.
1) Si puo` essere d'accordo che uno non sceglie di diventare gay, anche se su alcune "leggere" (appena accennate) predisposizioni adolescenziali si puo` discutere se il soggetto possa avere o meno la volonta` e/o la capacita` di indirizzare in maniera diversa le sue tendenze.
2) I gay, come altri gruppi di minoranza, possono essere oggetto di attenzioni scorrette da parte di altri gruppi di persone; tali scorrettezze possono sconfinare in atteggiamenti illeciti, es. mobbing sociale, discriminazioni di vario tipo sul posto di lavoro, ecc.; queste persecuzioni non si discostano molto da altre che sono poste in essere in maniera piuttosto vigliacca da gruppi di persone verso uno o piu` soggetti considerati esterni al gruppo, es. pensiamo agli episodi di "nonnismo" o altro.
Questi esecrabili atteggiamenti nei rapporti sociali e interpersonali sono ovviamente da condannare e rimuovere (cosa che anche la chiesa cattolica afferma).
3) La chiesa non perseguita i gay in quanto tali (anche perche` il verbo stesso "perseguitare" non puo` far parte del suo vocabolario), semplicemente non puo` ignorare il fatto che i rapporti omosessuali completi ricadano fra i rapporti impuri e quindi che siano fonte di peccato; per questo motivo "condanna" (ovvero non approva) il peccato e chi lo pratica e lo ostenta come normale.
La definizione di "sodomiti" per gli omosessuali praticanti potrebbe essere un po' eccessiva e scioccante, pero` e` quella cui spesso fa riferimento la chiesa cattolica.
Sono abbastanza sicuro che in realta` ci sono parecchie sfumature e comportamenti che non rientrano esattamente in quella definizione.
Tutto questo vale ovviamente per i gay che si dichiarano cattolici, perche` quelli che non lo sono, in uno stato laico e non teocratico, non dovrebbero sentirsi chiamati in causa dalle posizioni clericali.
Sorvoliamo sul discorso di lesbiche, transessuali e semplici travestiti per i quali ci sarebbero altre considerazioni.
Infine sempre secondo la dottrina cattolica, il suicidio e` considerato un peccato mortale ma pur essendo gravissimo, ce ne e` uno ancora piu` grave che e` quello dell'istigazione al suicidio.
Rendere la vita impossibile a una persona, perseguitarla, schernirla, svalutarla e isolarla socialmente per lungo tempo, puo`, per persone particolarmente sensibili e in stato di assoluta difficolta`, rientrare fra le azioni moralmente configurabili come istigazione al suicidio (ovviamente non dal punto di vista penale).
Un solo appunto ad Adetrax. Tu dici che il termine "perseguitare" non fa perte del vocabolario della chiesa cattolica. Errore. Basti pensare all' Inquisizione e a come la chiesa di Roma ha trattato "eretici" come i valdesi. Quelle erano persecuzioni belle e buone. Un saluto.
Complimenti, articolo e commenti davvero toccanti. Mi dispiace quasi scrivere quanto sto per fare. Perché la mia mente non concepisce il suicidio. In particolar modo quello "eclatante". Perché morire è un fatto totalmente personale. Se non sei un vigliacco totale, la vita CHE TI E' STATA DATA te la vivi fino in fondo. Non la puoi ridare indietro sperando in un "buono" da spendere successivamente.
Sono d'accordo che in molti casi non sia possibile "ritagliarsi i propri spazi" e specialmente gioirne. E a volte, quando tutto sembra impossibile altrimenti non mi spiego cosa spinga un uomo a voler morire, è preferibile la "scorciatoia" all'eterno calvario. Le aberrazioni interne alla chiesa cattolica sono veramente infinite. Ma all'interno della tua casa, della tua cerchia di amici, i motivi per continuare ad esistere sono molto più numerosi. Essere così "vittime della propria sessualità" è una cosa che mi intristisce molto.
Alfredo, il TUO momento, in cui sei stato meno uomo, è stato proprio il tuo ultimo momento (mi si passi il gioco di parole). Il tuo corpo è in pace, ora, qualsiasi cosa credessi. A noi non resta altro che compiangerti e convincerci che questo schifo di mondo va avanti. Senza di te. E' un vero peccato. I tuoi simili, qui tra i viventi, pensano ancora che sei stato un finocchio, un ricchione, un buco in vita. Ma, garantito, tutto questo cambierà. Dio bono, sta già cambiando.
@ Dolly
Pienamente d'accordo, un "… non fa piu` parte …" e` piu` corretto (anche se stavo pensando solo al presente).
Da alcuni commenti apprendo che esiste ancora chi fa distinzioni tra omosessuali e lesbiche "per le quali ci sarebbero altre considerazioni"…poveri noi!!!