11/9 Chi ha Vinto? 4


Sono un militare e i miei rapporti con la politica sono sempre stati i seguenti: la politica ti chiama quando lo ritiene opportuno e ti mette da parte quando lo ritiene opportuno. Niente di più di uno strumento. Come un pettine, una scopa, un kleenex.
Niente di male. La vita va così e saper stare al proprio posto è una grande virtù professionale oltre che un sistema per vivere più tranquilli.

Ciò detto, mi piacerebbe darvi un punto di vista alternativo dell’11 settembre 2001, tanto a fornirvi l’aspetto politico, sociale e umano ci sono già tanti giornalisti, gente che sa fare il suo mestiere meglio di me.

Partiamo da un’ipotesi. L’11 settembre 2001 è stata la prima operazione militare di una guerra che forse era iniziata prima.
Ma come, Kurt, sei veramente un mercenario. Come fai a definire un’operazione di guerra un atto dove vengono uccisi migliaia di civili? E’ terrorismo, non guerra.
Ecco, non vorrei deludere chi mi legge, ma io non ci vedo grandi differenze. In guerra c’è chi spara e chi muore. E a morire la maggior parte delle volte sono civili. Lo stesso che è accaduto l’11 settembre 2001, è accaduto a Coventry nel 1940, a Dresda nel 1945 o a Hiroshima sempre nel 1945. Senza considerare il napalm di Vietnam e Corea. Chi fosse rimasto ai tempi nei quali gli eserciti si davano appuntamento sui campi di battaglia per combattersi schierati come le pedine della dama è pregato cortesemente di aggiornarsi.

Va bene, per quelli che sono rimasti a leggere e accettano l’ipotesi che si tratti di una guerra, chi sta vincendo o chi ha vinto?

Bin Laden è morto, poco ma sicuro. Ucciso dagli americani? Secondo me no, ma non è essenziale. Diciamo che se è crepato poco dopo i cinquant’anni non ha vinto di sicuro. Malattia o esecuzione, lui ha perso.
Hanno vinto gli estremisti islamici? Si, forse no, non saprei. No, direi di no. L’area di influenza dell’estremismo islamico, dal punto di vista militare, è rimasta più o meno la stessa. Forse si è addirittura ridotta negli ultimi 10 anni. Nessuno degli insorti che recentemente ha preso il potere in Egitto o in Libia, ad esempio, ha mai detto di ispirasi nemmeno lontanamente a Al Qaeda. Certo, c’è la Somalia, ma che conta la Somalia?

Hanno vinto gli americani? Eh no, direi proprio di no. Cosa erano gli USA dieci anni fa e cosa sono oggi? Ma veramente qualcuno crede che la più grande potenza militare ed economica del mondo sia stata messa in ginocchio dai mutui subprime?
Gli americani hanno gestito il post 11/9 nella maniera peggiore possibile. Hanno avuto l’occasione di avere il sostegno di tutte le nazioni occidentali dopo un atto di guerra che ha sconvolto tutto il mondo e lo hanno sprecato attivando due teatri di guerra che insieme a Guantanamo li hanno squalificati a livello internazionale oltre a bruciare miliardi di dollari nella fornace bellica. E questa considerazione dovrebbe essere più che sufficiente anche per tacitare quelli che, ancora oggi, sono convinti che l’attentato alle torri sia stato un tassello del grande piano per il dominio del mondo.

Bene, non ha vinto Bin Laden, non ha vinto Al Qaeda, non hanno vinto gli USA, non hanno vinto i cattivoni del Neocon. Per capire chi ha vinto basta osservare l’attuale disposizione delle sfere di influenza economiche/militari.

Gli americani controllano, più o meno e con l’indispensabile sostegno di Israele, buona parte del Medio Oriente petrolifero. In pratica la zona del mondo dove sono concentrati i giacimenti petroliferi più sfruttati e sottoposta alla minaccia continua dell’integralismo.
Pochi o scarsi i presidi in America del Sud dove, lungo le coste Brasiliane si ipotizzano nuovi e vasti giacimenti di oro nero. Nessun presidio in Asia dove Russia e Cina dominano incontrastate, nulla la presenza in Africa dove gli enormi giacimenti e le risorse naturali assicurano l’unico vero sostegno alla produzione del futuro che sarà indubbiamente condizionata dalla disponibilità di materiale fissile con buona pace degli ecologisti e dei referendari italiani.

In pratica gli USA occupano i supermercati, ma qualcun altro si sta preoccupando di presidiare i campi, le fattorie, le sorgenti, i giacimenti, Chi? I cinesi, ovviamente.
Chi è stato recentemente in Africa lo sa. Il colonialismo con gli occhi a mandorla non si preoccupa di civilizzare, istruire, affiliare. Ai cinesi non interessa che in Africa si parli la loro lingua, batta la loro bandiera o che i nativi si convertano alla loro religione ( quale poi? ). Ai cinesi interessa costruire infrastrutture, controllare le fonti di approvvigionamento, succhiare il midollo del continente più ricco e meno sfruttato del mondo.

Allora, chi ha vinto la guerra iniziata l’11 settembre 2001?
Magari, ora qualcuno inizierà a pensare che a buttar giù le torri siano stati loro, i gialli. Io non credo. Quando hai un avversario pasticcione la cosa migliore da fare è aspettare che sbagli.

Detto, fatto.

 

N.d.R. Kurt è un ex mercenario esperto di operazioni militari a cui si deve la scoperta dell’operazione di disinformazione relativa alle fosse comuni in Libia, articolo che ha avuto una straordinaria diffusione nell’ambito della stampa indipendente italiana ed estera. A questo link, è possibile leggere una sua intervista concessa a Tiscali News


4 commenti su “11/9 Chi ha Vinto?

  • efraim

    Non sono d’accordo. Sarebbe Lunga, ma basta ricordare che sbancor aveva previsto un attentato epocale a opera dei talebani per giustificare l’invasione diretta dell’Afghanistan etc.

  • JAVASPA

    Io leggo sempre volentieri gli articoli di Kurt, e apprezzo le sue lucide interpretazioni dei fatti. Rispetto a questo articolo avrei una domanda: secondo te kurt dopo l’11 settembre che cosa speravano di ottenere gli americani con le guerre in afghanistan e in iraq? qual’era l’obiettivo di quelle guerre?

  • JAVASPA

    Io leggo sempre volentieri gli articoli di Kurt, e apprezzo le sue lucide interpretazioni dei fatti. Rispetto a questo articolo avrei una domanda: secondo te kurt dopo l’11 settembre che cosa speravano di ottenere gli americani con le guerre in afghanistan e in iraq? qual’era l’obiettivo di quelle guerre?

    • Gabry

      Buon giorno, sono qui solo da questa mattina ed ho letto un pò di tutto nel sito ivi compresi gli articoli di Kurt, molto interessanti, e come ha detto Javaspa (lucide interpretazioni dei fatti), comunque volevo dare una mia risposta alle domande:
      (cosa speravano di ottenere gli americani con le guerre in afghanistan e in iraq?);
      (quale è l’obiettivo di quelle guerre? ).
      L’obiettivo è sempre uno solo, il controllo del petrolio e del potere, tra Iraq e Afghanistan, forse c’è qualcosa che interessa lo zio sem, ovvero (IRAN), il cercare di fermare lo sviluppo di alcuni paesi, per convenienza dello zio stesso, che poi ritornerà al momento giusto per prendersi quello che gli serve.
      Nel 1978 cade il governo di Reza Pahlavi, e far entrare Khomeini, aiutato a mio avviso da chissà chi, quali, non volevano che il paese sotto il regime di Reza diventasse potente e potesse avere il controllo del petrolio a livello mondiale, perché l’Iran occupa il secondo posto mondiale per riserve petrolifere possedute.

      Da WiKipedia, puoi inserire Iran e leggere tutto,

      Fa parte della National-Iranian Oil Company e un consorzio composto da sette compagnie straniere (le cosiddette sette sorelle del petrolio) Così le compagnie straniere riuscirono a conservare una forma di controllo sul prezzo e la commercializzazione del petrolio.

      Nel gennaio del 2008 il governo iraniano ha annunciato che avrebbe aperto la Iranian Oil Bourse (IOB, Borsa Iraniana del Petrolio) nel periodo tra il 1º e l’11 febbraio successivo.

      Il 30 gennaio 2008, però, una serie di danni ai cavi di fibra ottica sottomarini isola quasi completamente l’Iran dalla rete Internet (oltre all’Iran, rallentamenti e disguidi si sono avuti negli altri Paesi del Golfo, oltre che in Egitto e in India), rendendo di fatto impossibile l’eventuale apertura dell’Iranian Oil Bourse.
      (questo della rete ottica che non funziona bene iternet posso dirti che è vera, io sono stata più volte in Egitto ed internet a volte c’è ed a volte no, a tutt’oggi), chissà chi sarà stato? .

      Il 17 febbraio 2008 il governo iraniano ha inaugurato l’Iranian Oil Bourse per commerciare petrolio e prodotti petroliferi. La moneta usata nelle transazioni sarà il Riyal iraniano.

      A febbraio 2009, il tentativo di vendere al pubblico iraniano il 5% di Banca Mellat ha fallito. Gli investitori nel mercato dei capitali di Teheran non hanno dimostrato fretta di acquistare le quote. Il governo ha offerto agli investitori un totale di 656 milioni di azioni della sua banca. La ragione principale del fallimento della privatizzazione è stata la scelta del momento, dato che la borsa di Teheran è in seria crisi negli ultimi mesi alla luce del calo dei prezzi del petrolio nel mercato mondiale.

      Dopo l’annuncio di un boicottaggio di tutte le imprese che hanno connessioni con il regime “sionista” le autorità iraniane chiedono spiegazioni ad una società locale di bibite. Secondo fonti iraniane, il Ministro iraniano dell’Industria e delle miniere, Ali Akbar Mehragian ha convocato i dirigenti della società iraniana Khoshgovar al fine di ottenere un chiarimento sulla natura del loro rapporto con la società americana Coca Cola. La società iraniana paga circa $ 1,5 milioni di dollari l’anno per la licenza e per l’utilizzo del marchio Coca Cola. L’attuale campagna contro la Coca Cola in Iran è stata accelerata dal recente conflitto nella Striscia di Gaza iniziato nel dicembre 2008.

      Sforzi sono stati fatti anche per riavvicinare il paese all’Occidente, che hanno dato discreti risultati con l’Unione Europea: attualmente l’Iran è partner commerciale principalmente di Germania e Italia. Tali tentativi si sono tuttavia scontrati contro la ferrea contrarietà degli Stati Uniti alla riammissione dell’Iran negli organismi internazionali, decisiva nell’impedire un pieno ritorno alla normalità dei rapporti internazionali di questo Paese.

      L’Iran si è già dotato da una ventina d’anni, ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l’Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae).

      L’accerchiamento americano dell’Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l’uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: decisione che vari paesi temono possa nascondere un tentativo di costruzione di armi nucleari.

      Ciò, insieme alle dichiarazioni fatte del presidente Mahmud Ahmadinejad circa “la sparizione dalla carta geografica dello Stato di Israele” ha provocato la reazione di Israele e di quella parte della comunità internazionale che sostiene fermamente lo Stato ebraico, originando una crisi dagli sviluppi che sono impossibili da prevedere.
      In proposito, Mahmud Ahmadinejad sostiene il diritto dell’Iran ad avere la propria tecnologia nucleare, così come ne dispongono molti altri paesi (Europa, USA, Israele, Cina, Giappone, Russia, ecc.).

      In risposta al programma nucleare iraniano l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a più riprese sanzioni di varia natura nei suoi confronti. Nel giugno 2010 anche gli Stati Uniti d’America dell’amministrazione Obama hanno approvato sanzioni unilaterali verso l’Iran.

      Il primo settembre 2011 il premier francese Sarkozy ha dichiarato che : “le ambizioni militari, nucleari e balistiche dell’Iran costituiscono una minaccia crescente che potrebbe condurre a un attacco preventivo contro i siti iraniani”, aggiungendo però che un eventuale “attacco preventivo” provocherebbe “una crisi grave che la Francia non vuole a nessun prezzo”. Sarkozy ha poi ribadito che: “l’Iran rifiuta di negoziare seriamente” e “si abbandona a nuove provocazioni.

      Di fronte a questa sfida la comunità internazionale deve fornire una risposta credibile. Può farlo se dà prova di unità, di fermezza e con sanzioni ancora più dure”.

      Il calo del prezzo del petrolio che si sta verificando nel mercato mondiale sta provocando ingenti danni all’economia iraniana. La presente tendenza potrebbe danneggiare gravemente l’industria petrolifera iraniana.
      Per proseguire lo sviluppo dei giacimenti petroliferi iraniani sarebbe necessario l’aumento del prezzo del petrolio di circa 80 $ al barile.

      fine WiKipedia.

      Mio pensiero

      Questo è l’obbiettivo di quelle guerre, prima o poi, un mass media darà notizia di qualcosa che l’Iran non ha fatto bene, e lo zio troverà qualche scusa per entrarvi e prendere il possesso dell’ultimo più grande giacimento di petrolio non ancora totalmente sfruttato, anche perché quello in Iraq è quasi finito, stanno aspettando il momento giusto, sai se sei una nazione che ha delle multinazionali che controllano per la maggior parte l’intera economia del mondo, non ti è molto difficile creare una crisi economica mondiale per far scendere i prezzi del petrolio, per creare problemi ad una sola nazione (Iran) che vuole vendere petrolio.

      E poi arrivare e prenderti tutto. Sinceramnete il mondo può fare a meno dello zio sem se non ci fosse forse sarebbe stato diverso.

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