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Morucci, il Terrorismo e il Dovere di Discutere

5 gennaio, 2009 - 13:00 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Informazione, latest, MenteCritica




Condividi Morucci, il Terrorismo e il Dovere di Discutere. koteko ti ringrazia.
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Per questa storia di Morucci, mi sono accorto (questa volta, veramente) di quanto i media, il passaparola, le critiche a questioni che probabilmente mai conosciamo per bene (nessuno si preoccupa, credo, di mandare una forbita lettera al prof. Mariani chiedendo il perchè della sua conferenza), distorcano terribilmente l’informazione, e allo stesso tempo l’arricchiscano, creando possibilità che, nell’intento originario, non erano neanche previste.

Me ne sono accorto solo ora, perché io il prof. Mariani lo conosco, pur studiando Informatica. Seguo alcune sue lezioni, perché è una persona che stimo, non superficiale, colta, e apprezzata e ammirata da molti studenti. Non che sia un confettino, il Mariani. I suoi esami sono notoriamente tosti, e io sono un privilegiato: lo seguo ma non mi devo poi spaccare la schiena. Lo seguo per piacere.




E’ uno dei pochi che fa leggere libri di un certo livello, che approfondisce questioni culturali sforzandosi di arricchire il bagaglio degli studenti non solo con lezioncine preconfezionate, ma tentando di coinvolgerci e, si vede, restandoci molto male quando la maggior parte della classe non sa elaborare una tesina di due pagine su uno dei libri letti, pur facendola a casa, che non sia esclusivamente un riassunto.

E’ professore perché ama vedere le menti dei ragazzi che si aprono, che si incuriosiscono e che si impegnano con passione, e non come automi in un esamificio. Per questo negli anni sta cercando di portare avanti un modello di insegnamento “interattivo”. Cerca di far parlare i suoi studenti, gli suggerisce libri e riflessioni, porta esempi e analogie delle materie di studio con momenti della vita passata e contemporanea.

L’ultimo suo corso l’ho seguito poco, devo dire. E’ la mia ragazza che lo “deve” seguire. Però sono stato all’ultima lezione prima delle vacanze, in cui ha accennato a questa conferenza. Sono entrato con 10 minuti di ritardo e ho capito solo qualche giorno fa che si riferiva al convengo con Morucci.

Grosso modo il suo discorsetto iniziale fu questo: “Gli altri professori mi hanno detto: chi te lo fa fare, ma lascia perdere. Per me, possiamo anche lasciar perdere tutto questo, i convegni, i confronti, l’insegnamento fatto per trasmettervi veramente qualcosa e non solo come lavoro. Se volete, possiamo tornare al vecchio tipo: io faccio la mia lezione, voi prendete appunti, io me ne vado, voi fate l’esame. Però poi non venitemi a dire che fate parte della protesta intelligente, che volete modernizzare il rapporto tra studente e professore e migliorare la qualità dell’insegnamento.”

truth

Non ho sottomano la registrazione della lezione o sarei stato più preciso. Tuttavia, vorrei citarvi una seconda parte che mi ha molto colpito e fatto riflettere (per chi abbia, con l’aiuto dei media e un po’ di superficialità, fatto la rapida associazione “convegno ex-brigatista —-> professore politicante e di sinistra benpensante”).

“Troppo spesso si parla della Resistenza come di un qualcosa di lontano, ovattato, privo di punti grigi e con la violenza legata solo a una delle due parti in lotta. Non dobbiamo invece mai dimenticare che la Resistenza fu una guerra civile, che furono compiute atrocità da entrambe le parti e che fu, indubbiamente, una pagine buia della nostra storia.”

Il discorso poi proseguiva, ma temo non sia questa la sede. Tuttavia ho avuto modo di conoscere Hannah Arendt, di cui ahimè nella mia ignoranza avevo solo sentito lontanamente parlare.

In effetti, credo che questa conferenza, le sue digressioni sulla Shoah e sulla Resistenza e, forse, buona parte delle sue lezioni, siano legate alla “banalità del male” e alle implicazioni che questo concetto ha in rapporto alla storia umana.

Poiché è un docente di letteratura anglo-americana, specializzato sulla letteratura legata agli indiani d’America, le sue lezioni e i testi da studiare sono principalmente a tema: repressione e sterminio etnico dei pellerossa, guerra civile e indipendenza americana, letteratura nata in quei periodi o comunque legata a quei fatti.

Mi scuso per la lunghezza. Spero di aver dato uno spunto di riflessione all’autore del pezzo pubblicato su MC e a chi ha avuto la pazienza di leggere. Quando ho visto come veniva dipinto questo professore, non ho potuto fare a meno di darvi uno spaccato delle sue idee e del suo modo di insegnare, per quanto sicuramente insufficiente e limitato dalla mia semi-esternità ai suoi corsi e dalle mie capacità narrative decisamente inferiori a quelle di Cruman.

Per Cruman: bell’articolo. Temo che se non avessi conosciuto Mariani, sarei stato d’accordo con te. Questo mi aiuta, come ho accennato all’inizio del mio contributo, a capire quanto informazioni limitate e filtrate dai media tradizionali, nonché i nostri pregiudizi o profonde convinzioni, riescano a rendere un evento e/o una persona sempre troppo peggio o meglio rispetto a come realmente sono.

Quando ricominceranno le lezioni, parlerò col prof. Mariani facendogli una sorta di “intervista” per capire perché, realmente, voleva tenere questa conferenza, e dandogli così modo di rispondere alle critiche sorte in questo pezzo, che gli farò leggere.

Penso che questo possa essere un buon modo per riflettere e capire, invece che sparare a zero. E quello che mi dispiace è che Cruman, e i molti altri che sicuramente scriveranno pezzi su questa storia, prima di impegnarsi nell’articolo non abbiano mandato una mail di chiarimenti a Mariani, invece di affidarsi solo a Repubblica.it.

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Comments

38 Risposte a “Morucci, il Terrorismo e il Dovere di Discutere”
  1. cruman scrive:

    be’ mi vengono da dire un po’ di cose.

    provo a riassumerle.
    io conosco purtroppo MOLTO BENE la storia del terrorismo in italia, è vero che forse conosco meglio la storia del terrorismo nero, ma anche con il rosso me la cavo. E, ribadisco purtroppo, la conosco anche sulla mia pelle quindi molto poco grazie a repubblica.it e per questo motivo respingo fermamente questa velata accusa di superficialità. per il resto io non sono un giornalista che chiama le persone coinvolte nei fatti e si fa dire la loro versione. altrimenti sarei servo di qualcuno e mi farei pagare. ho fatto solo un’analisi di confine e anche un po’ ironica.

    le due crtiche che ho mosso al professore sono l’estraneità con la sua materia e quella che si evince anche da ciò che (come hai riportato) ha detto lui. Cioè il confronto. Non ho sentito di nessuna vittima del terrorismo invitata a fare un “confronto” o di un giudice. Questo per me non è un confronto.

    Per il resto il professor Mariani può essere il miglior uomo del mondo e il fatto che conosca te, capo, non fa che aumentare questo sospetto. Ma io conosco (personalmente) i parenti delle vittime, i quali si sentono tutti assassinati una seconda volta dallo spazio che viene dato a questa gente senza contraddittorio. E questo te lo dico con tutto il cuore.
    Quindi la valutazione sull’uomo Mariani è molto relativa, perchè non cambia in nessun modo l’impatto umano del gesto e anche informativo vista la mancanza di una controparte.
    Questa mancanza non può sfuggirti capo, proprio a te che parli di completezza dell’informazione. Che cosa vogliamo fare? Dare in pasto a giovani studenti la cui cultura storica italiana si ferma per i più a Moro, la campana del terrorista e basta? Sperando che cerchino da soli chi può presentargli l’altra campana?
    No. Al limite accetterei il contrario.

    Mi spiace molto se in qualche modo il mio pezzo, ripeto ironico, possa aver offeso qualcuno. Ma tu non hai idea di quanto si sentano offesi tutti quelli rimasti senza madre, fratello e marito.

    La parte sull’università era ovviamente un ritratto sarcastico di ciò a cui spesso gli studenti assistono e in quanto sarcastico non aveva grosse pretese.

    Per quanto riguarda la resistenza quello che dici è scritto in molti libri, a partire da quelli di Pansa, quindi non c’è proprio l’oscurantismo su quei fatti.

    • harlot scrive:

      Beh, gli anni di piombo sono un unico grande rimosso della nostra storia contemporanea. A tutti i livelli: politico, sociale, culturale (in merito, segnalo questo interessante libro). Non mi stupisco che avvengano fatti del genere. Inoltre, tra un po’ molti ex-brigatisti usciranno dal carcere, e magari torneranno a riprendere quella cervellotica ed intricata logorrea eversivo-burocratica o quant’altro. Che bello.

  2. cruman scrive:

    aggiungerei anche (e questo su repubblica.it non si trova) che in parlamento sono stati fatti circa 20 progetti di legge in favore di ex terroristi con una cinquantina di deputati firmatari, a fronte di 3 dico tre a favore delle vittime con cinque dico 5 deputati firmatari. per non parlare di tutele negate a gente che subisce ancora i rigurgiti dell’eversione. tutte queste cose vanno tenute in considerazione quando si fanno queste valutazione.

  3. cruman scrive:

    scusate, mi sono confuso con l’autore del pezzo, pensavo fosse DFC…il contenuto rimane lo stesso.

  4. simona_rm scrive:

    A me pare ch equesto articolo sposti il baricentro della questione trattata da cruman.
    Non mi sembra che la riflessione di cruman sull’opportunità di un incontro con un ex-terrorista, avesse messo in discussione il valore del promotore. Semmai la pertinenza che poteva esserci tra la materia insegnata da questo e la questione “terrorismo”. Ma il punto principale era sulla vistosità che questi personaggi (ex-terroristi) hanno nel nostro paese, le conferenze, le interviste, i libri biografici, ecc. e se il tutto -alla fine della fiera- non suoni come un’offesa alla memoria di chi ha sofferto a causa del terrorismo (rosso o nero).
    Non so, sembrano quelle contraddizioni tutte italiane: come sapere che Saviano ha una scorta mentre alcuni giudici non hanno la benzina nelle auto di servizio.

    • cruman scrive:

      non solo l’articolo non c’entra niente con quello che ho detto io, ma prima di dire a me di informarmi consiglierei all’autore di parlare con qualcuno colpito da questa gente senza scrupoli….con me per esempio.

      • koteko scrive:

        Io non sono stato colpito da simili disgrazie, in nessuno dei rami familiari conosciuti, ne ho parlato con persone in questa situazione.

        Tuttavia, leggere di terrorismo rosso, di dolore delle vittime, leggere articoli accorati o libri commoventi, non aiuta molto per poter anche solo lontanamente comprendere cio’ che provi tu, e che provano milioni di persone in tutto il mondo, temo.

        Nella vita non si puo’ fare tutto, e ammetto di non aver mai volutamente cercato di contattare le vittime di terrorismo per meglio capire, sentire, entrare in empatia con loro.

        Ci sono pero’, talvolta, delle occasioni per imparare.

        Forse partire dal brigatista non e’ il modo migliore per farlo. Non lo so. Pero’ voglio provare, perche’ credo che l’oblio sia l’insulto peggiore che si possa fare a chi ha subito le conseguenze della follia e delle azioni altrui.

        Se a chiedere questo convegno con Morucci, o con qualsiasi altro terrorista “pentito”, fosse stato un qualsiasi partito o politicante, credo che non avrei neanche tenuto la notizia in memoria breve per piu’ di due secondi.

        Ma se a farlo e’ un professore, che si e’ sempre profondamente interessato alla sorte, alle cause, ai “perche’” di stermini e terrorismi del nostro e di altri paesi (attenendoci al suo curriculum, citiamo la pulizia etnica dei pellerossa anche nel ’900) e che ha sempre cercato di inculcare nei suoi studenti proprio quell’empatia, quel non affrontare tali questioni in modo esclusivamente razionale ma con passione, “col cuore”, allora si puo’ almeno provare a dargli una possibilita’.

        Io spero, mi auguro, che il suo tentativo sia nato dai migliori fini.

        Ti chiedo questo, Cruman: se questo “convegno” avesse avuto come conseguenza l’avvio di una scintilla di interesse, la ricerca di empatia e di informazioni riguardo al terrorismo nostrano, che per diretta conoscenza della fascia di ventenni mediamente istruiti e’ ancora decisamente troppo bassa, non ne sarebbe valsa la pena?

        Secondo me si, ma sono sicuro che ora non lo sapremo piu’. Chissa’, magari era previsto l’intervento di altre persone, o convegni legati a questo. Eppure, grazie al metodo dell’ostruzionismo e dei polveroni, noi critichiamo qualcosa che non e’ neanche nato.

        Vorrei inoltre farti notare che l’evento alla fine e’ stato criticato per iscritto dal Rettore, Frati, e questo ha portato, dopo le molte critiche di alcuni docenti (li possiamo tranquillamente chiamare Baroni: ne ho sentito parecchio parlare, di alcuni di loro), al “gettare la spugna” di Mariani.

        Frati, notoriamente, e’ molto vicino alla politica, quindi (parlo a titolo del tutto personale e ipotetico) sembra esserci una contraddizione tra l’usuale “protezione” (come mi hai correttamente citato) della politica verso gli ex-terroristi e la non approvazione di questo convegno, che mi fa sperare allora che non sarebbe stato uno dei tanti “mi pento e mi dolgo di ogni peccato”.

        Purtroppo ora non posso rispondere bene agli altri commenti, ma vorrei proseguire in questo confronto, prima di avere tra le mani (se vorra’ farlo) il contraddittorio di Mariani.

        • cruman scrive:

          prima di tutto ti dico che peggio dell’oblio c’è una revolverata alle spalle…ti assicuro che è peggio.
          e qui IL VERO OBLIO lo vivono le vittime non certo i terroristi che hanno palcoscenici ovunque. e qui ti ribalto il tuo consiglio di informarmi, perchè mi sembra che nella tua presupponenza (che ti ha portato a darmi del superficiale) quello che non si informa sei tu. prova ad andare a vedere quanto spazio nei media, nelle case editrici e in televisione hanno avuto i cari terroristi. quindi parlare di oblio fa veramente ridere.

          e ti consiglio anche qualche libro di vivarelli o pansa, visto che parli di informazione.

          e trovo il tuo minimizzare l’esperienza delle vittime in “leggere articoli accorati o libri commoventi” lo trovo ulteriormente umiliante. perchè il bagaglio culturale e di esperienza di queste persone non è certo una lacrimevole lamentela, ma un fonte di sapere e di memoria utilissima e bistrattata. anche da te.

          per quanto riguarda la tua domanda ti rispondo di NO! assolutamente. può essere utile un contraddittorio, lo ripeto, non far parlare dal pulpito chi ha imposto le sue idee con la morte. soprattutto in un contesto di ignoranza storica come è spesso quello dei giovani.

          il discorso su frati è proprio un’acrobazia dialettica che porta poco.
          tu vuoi smontare il protezionismo politico verso gli ex terroristi dicendo che frati è vicino alla politica. è proprio un’argomentazione debole.
          parlano le leggi in parlamento e parlano i terroristi a spasso con lavoro assicurato e case editrici a disposizione. parlano parenti delle vittime abbandonati che vivono ancora nel terrore. questo parla.

          a me sembra che tu abbia solo voluto difendere mariani, che io peraltro non ho attaccato ho solo detto che non capisco cosa c’entri questo con la letteratura angloamericana e ho chiesto perchè non fa un vero confronto.

          e peraltro non mi sembra che tu mi abbia contattato per capire la mia posizione. quindi non consigliare atteggiamenti che tu non tieni.

          ciao

          • koteko scrive:

            Intanto ringrazio entrambi per la risposta.

            Penso che ci sia stata un’incomprensione profonda che cerchero’, spero con efficacia, di sistemare.

            Innanzi tutto questo post era un commento di getto all’articolo di Cruman che e’ stato, su proposta di dfg, pubblicato qui.

            Era quindi un tentativo di ripristino dell’immagine del prof, che era stata nell’arco di poche ore danneggiata sia sui media ufficiali che “alternativi” come i blog. Ed era anche una riflessione sulla degradazione dell’informazione, come ho spiegato sia all’inizio che alla fine dell’intervento.

            In effetti, non ho difeso e mai mi sognerei di difendere Morucci o chi per lui.

            CogitoergoVomito, penso tu abbia capito bene la questione, io me ne sono accorto solo con l’ultimo commento di Cruman, a cui fra poco rispondero’, che io e lui parlavamo di due cose fondamentalmente diverse.

            Cerco di riassumere la mia posizione iniziale in una frase:
            Mariani puo’ essere stato superficiale nell’organizzare il convegno, e in quel caso sarei pienamente d’accordo col primo articolo di Cruman, oppure potrebbe aver pensato a un percorso ben piu’ articolato, prevedendo magari il contraddittorio di vittime o di altri professori/intellettuali.

            Nel secondo caso, e’ ingiustificato l’attacco mediatico e politico (Frati, la prof. Colombo, Alemanno etc) eseguito prima che del convegno fossero state descritte con precisione le finalita’ e le modalita’.

            Sto cercando di dire, e spero di essere compreso, che il prof poteva aver previsto, come dice CogitoergoVomito, un contraddittorio e una “par condicio”, ma ora non potremo saperlo. O meglio, potremo saperlo solo dopo aver sentito la sua posizione, che non e’ stata riportata dai media.

            Detto questo, volevo rispondere con piu’ precisione direttamente a Cruman.

            Quello che ho scritto poco fa chiarisce, spero, l’intento dell’articolo, slegato cioe’ dal problema se e’ giusto o sbagliato che Morucci tenga un convegno alla Sapienza.

            E spero anche chiarisca come la mia non era certo un’accusa di superficialita’ o disinformazione riguardo al terrorismo, dato che non conoscendoti non mi sarei mai permesso, quanto piuttosto all’ironia fatta sull’uomo, in una parte del tuo articolo. Forse da parte mia e’ stato un poco esagerato, soprattutto considerando che il tuo stile E’ ironico: ho letto tutti i tuoi altri post.

            Non voglio tuttavia insistere su questo punto, poiche’ rispetto a cio’ che e’ uscito fuori in questi commenti e alla reale natura del tuo articolo e’ di ben poca importanza, ormai. Spero quindi che questa parte dell’incomprensione sia chiarita.

            Vorrei risponderti paragrafo per paragrafo di questo tuo ultimo commento, perche’ io non volevo offenderti in nessun modo e questo credo d’averlo chiarito. Invece, mi hanno colpito molto alcune “frecciate” che mi hai mandato e che sono pesanti e ingiustificate.

            “prima di tutto ti dico che peggio dell’oblio c’è una revolverata alle spalle…ti assicuro che è peggio.”

            Lo credo bene che sia peggio. L’oblio pero’ e’ terribile sul lungo periodo: permette a questi eventi di ripetersi, perche’ non si forma una coscienza adeguata nelle nuove generazioni. E questo per me e’ intollerabile, e penso per qualsiasi persona onesta.

            “e qui IL VERO OBLIO lo vivono le vittime non certo i terroristi che hanno palcoscenici ovunque. e qui ti ribalto il tuo consiglio di informarmi, perchè mi sembra che nella tua presupponenza (che ti ha portato a darmi del superficiale) quello che non si informa sei tu. prova ad andare a vedere quanto spazio nei media, nelle case editrici e in televisione hanno avuto i cari terroristi. quindi parlare di oblio fa veramente ridere.”

            E’ vero che le vittime hanno poca visibilità, purtroppo. E’ vero anche che i terroristi, per quello che ho potuto vedere io fino ad ora, hanno avuto troppo spazio “soft”, cioe’ senza contraddittorio e appoggiati e coccolati dalla politica.

            Invece, non mi e’ sembrato di essere presupponente (se lo sono stato, ti chiedo di citare le mie parole cosi’ posso scusarmi, se ho sbagliato, o spiegarmi meglio, se sono stato frainteso).

            In quest’ottica a me l’oblio non fa ridere per nulla. E’ meglio l’oblio totale, della pubblicita’ sottile e maliziosa che possono organizzare simpatizzanti di queste persone, e loro stessi, per autopromuoversi e continuare, subdolamente, a perorare le loro idee.

            Spero che sia chiaro che, se il convegno avesse avuto luogo e il discorso di Morucci non fosse stato coadiuvato da una profonda, dura riflessione senza sconti di sorta, me ne sarei andato per l’indignazione e avrei scritto un post infuocato a riguardo.

            Quello che ha infastidito me e’ stato il non dare la possibilita’ di rendere questo “convegno” un modo per creare una riflessione critica e costruttiva di quegli anni e su quelle persone, su quegli “ideali” che venivano attuati con la violenza.

            “e trovo il tuo minimizzare l’esperienza delle vittime in “leggere articoli accorati o libri commoventi” lo trovo ulteriormente umiliante. perchè il bagaglio culturale e di esperienza di queste persone non è certo una lacrimevole lamentela, ma un fonte di sapere e di memoria utilissima e bistrattata. anche da te.”

            Non stavo affatto minimizzando, non lo penso e non e’ nelle mie intenzioni farlo per nessun motivo.

            Ti stavo dicendo che tutto questo non basta, secondo me, a fare breccia tale in una persona per farle capire cosa si prova a essere una vittima del terrorismo. Non basta, capisci, a far si che il _mio_ dolore riguardo a questi eventi sia uguale al tuo.

            Non lo sara’ mai, temo, ed e’ questo che intendevo con la mia frase.

            E invece sono pienamente d’accordo che siano una fonte di sapere e di memoria storica di valore inestimabile.

            Fanno parte di tutta una serie di pensieri, eventi, parole, tesi ad allontanare il silenzio e far nascere la consapevolezza sull’argomento, nelle persone che non l’hanno ancora maturata.

            “per quanto riguarda la tua domanda ti rispondo di NO! assolutamente. può essere utile un contraddittorio, lo ripeto, non far parlare dal pulpito chi ha imposto le sue idee con la morte. soprattutto in un contesto di ignoranza storica come è spesso quello dei giovani.”

            Quello che io, similmente a te, ritengo, e’ che un convegno simile potrebbe essere utile in un contesto controllato e con possibilita’ di contraddittorio, e soprattutto con approfondimenti critici seri e argomentati tali da rendere impossibile uscire di li con la benche’ minima empatia verso gli atti terroristici, la violenza e gli ideali che ne fanno uso.

            Diversamente da te, quindi, probabilmente sostengo solo che poteva essere un convegno di questo tipo.

            Se fosse stata organizzata solo come una “lezione” dal pulpito, senza la consapevolezza di chi era ed e’ realmente Morucci o qualunque altro terrorista, non saremmo qui a discutere.

            Tuttavia, potrei sbagliare io come potresti sbagliare tu. Solo chiedendo all’organizzatore lo possiamo sapere.

            “il discorso su frati è proprio un’acrobazia dialettica che porta poco.
            tu vuoi smontare il protezionismo politico verso gli ex terroristi dicendo che frati è vicino alla politica. è proprio un’argomentazione debole.
            parlano le leggi in parlamento e parlano i terroristi a spasso con lavoro assicurato e case editrici a disposizione. parlano parenti delle vittime abbandonati che vivono ancora nel terrore. questo parla.”

            Il discorso su Frati non voleva essere un’argomentazione, tantomeno convincente.

            Né pero’ significa che io voglia smontare il protezionismo politico verso i terroristi, in alcun modo. Non mi sembra di aver dato adito a quest’idea, piuttosto, da come ho concluso la frase, mi sembrava evidente che fosse un elemento della _mia_ speranza “che non sarebbe stato uno dei tanti “mi pento e mi dolgo di ogni peccato””.

            Speranza, sottolineo.

            “a me sembra che tu abbia solo voluto difendere mariani, che io peraltro non ho attaccato ho solo detto che non capisco cosa c’entri questo con la letteratura angloamericana e ho chiesto perchè non fa un vero confronto.”

            Ne ho gia’ parlato piu’ su pero’ vorrei essere piu’ chiaro ancora, se riesco.

            Ho difeso, come dicevo prima, l’uomo in quanto lui il tuo articolo non lo avrebbe letto, e le due questioni che tu hai sollevato (piu’ la domanda nell’ultimo paragrafo) sarebbero rimaste retoriche. Ho probabilmente frainteso il tuo intento “leggero”, riguardo all’uomo in se’; ma proporro’ le tue domande al professore, pubblicando poi le risposte.

            Ho difeso pero’ anche il principio di non dare per scontato l’assenza di contraddittorio e di seria e profonda riflessione.

            “e peraltro non mi sembra che tu mi abbia contattato per capire la mia posizione. quindi non consigliare atteggiamenti che tu non tieni.”

            Su questo sbagli, perche’ le due cose sono molte diverse.

            Tu hai posto delle domande, in un articolo che l’interessato non avrebbe mai letto. Io ho commentato il tuo articolo (che e’ stato poi trasformato in articolo esso stesso), e ho puntualmente (quanto, mi sembra, educatamente) seguito e considerato le tue risposte, rispondendoti a mia volta.

            Non mi sembrava necessario contattarti in privato, perche’ non mi sembrava affatto una questione personale. Piuttosto, un argomento di riflessione e discussione, che, per quanto mi riguarda, e’ stato utile.

            Spero lo sia stato anche per te e per chi ha seguito questi interventi.

            Con questo ultimo commento penso di aver spiegato completamente cio’ che penso, ma sono disponibile per ulteriori chiarimenti, se sara’ necessario.

            • cruman scrive:

              dici che non volevi difendere mariani e poi dici che in realtà lo hai fatto per salvaguardare la sua immagine danneggiata dai media. e in effetti così è. ma io non l’ho affatto danneggiata. è lecito chiedersi perchè un docente di letteratura angloamericana (ripeto nei giorni del 90 compleanno di salinger e centenario della nascita di poe) si occupi di terrorismo rosso? è lecito chiedersi perchè non mette in atto un NECESSARIO contraddittorio? questo non è danneggiare nessuno e tu hai risposto di getto al MIO articolo, citandomi ripetutamente. non hai citato nessuno degli altri che hai citato ora. quindi tu hai difeso una persona da un attacco che io non ho fatto.
              e questo secondo me è il primo errore.

              anche l’ipotesi di progettualità di contraddittorio non sta in piedi. perchè la lezione era programmata e programmata con lui e basta. anche se la settimana dopo avesse invitato una vittima non avrebbe creato un contraddittorio e avrebbe messo in piedi un pulpito per un assassino questo è quanto. e questo a mio parere è il secondo errore.

              non è nemmeno vero che le cose tra me e mariani sono diverse. lui sarà sicuramente più sexy di me, ma io non ho posto domande a lui. mi sono posto dei dubbi e ho voluto condividerli. esattamente come lui ha pensato fosse cosa buona e giusta sentire che ha da dire un assassino e ha deciso di condividerlo con gli studenti.

              insisto che hai minimizzato il valore della controparte, dicendo che alla fine sentire solo sofferenze commoventi non serve. io INSISTO sul fatto che molte persone vittime del terrorismo possono PRINCIPALMENTE far capire che cosa è successo, poi se vuoi possono anche parlare della sofferenza ma come dici tu serve a poco perchè nessuno la capirà mai veramente. in questo senso l’hai minimizzata perchè l’hai ridotta all’empatia sulla sofferenza.
              ora questo te lo scrivo maiuscolo ma solo perchè è una cosa vitale.
              NON HAI IDEA DELLE COSE CHE CERTE PERSONE SANNO E CHE NON POSSONO DIRE PERCHè SPAVENTATE E PERCHè NON SONO PROTETTE O PEGGIO ANCORA SONO PROTETTE DA GENTE INTERESSATA A CHE NON SI DICANO
              cosa viene fuori da questo? che i terroristi possono dire quello che vogliono le vittime no
              E’ PER QUESTO CHE NON SI PUò FAR PARLARE GLI ASSASSINI PERCHè LE VITTIME NON HANNO MODO DI RIBATTERE E QUESTO BISOGNA CHE LO CAPIATE E LO TENIATE BENE IN MENTE. MOLTE COSE A CUI FARESTI FATICA A CREDERE SONO CUSTODITE DA PERSONE SPAVENTATE!!!
              per questo mi altero così quando sento difendere sta gente che può straparlare come vuole. pensaci bene perfavore, pensaci bene.

              per quanto riguarda la presupponenza e le offese te le riporto qui:

              “E quello che mi dispiace è che Cruman, e i molti altri che sicuramente scriveranno pezzi su questa storia, prima di impegnarsi nell’articolo non abbiano mandato una mail di chiarimenti a Mariani, invece di affidarsi solo a Repubblica.it.”

              quindi io sono uno che legge le fesserie (perchè sono fesserie) che escono su repubblica.it e senza null’altro sapere spara giudizi. questo è presupponente, perchè non sai quanto sono informato io.

              e poi
              “Spero di aver dato uno spunto di riflessione all’autore del pezzo pubblicato su MC e a chi ha avuto la pazienza di leggere. Quando ho visto come veniva dipinto questo professore, non ho potuto fare a meno di darvi uno spaccato delle sue idee ”

              qui c’è il link al mio pezzo, ma io non ho dipinto nessuno in nessun modo. non so nemmeno disegnare!

              e ancora:
              “Per questa storia di Morucci, mi sono accorto (questa volta, veramente) di quanto i media, il passaparola, le critiche a questioni che probabilmente mai conosciamo per bene (nessuno si preoccupa, credo, di mandare una forbita lettera al prof. Mariani chiedendo il perchè della sua conferenza), distorcano terribilmente l’informazione, ”

              anche qui c’è il link al mio pezzo, ma io non ho distorto proprio niente. non ho giudicato il modo di insegnate di mariani e non ho dato notizie false. ho solo posto dei dubbi che rimangono invariati dopo la tua chiarificazione sul valore del professore. questo ci tengo a dirlo. niente di quello che hai detto chiarisce i miei dubbi.

              mi spiace per il livore, ma la cosa mi tocca profondamente.

              ciao

              • koteko scrive:

                Premetto che i link non erano nel commento originale, ma sono stati aggiunti per migliorare la leggibilita’ da dfc. Comunque, mi riferivo quasi sempre a te chiaramente (commentavo il tuo articolo) pero’ ci sono delle cose che, leggendo le parti che mi citi, rendono necessario un chiarimento.

                Probabilmente per l’ora tarda in cui l’ho scritto (l’ho pubblicato alle 3 di notte il commento) ho fatto determinati errori, procedo a correggerli:

                “non hai citato nessuno degli altri che hai citato ora. quindi tu hai difeso una persona da un attacco che io non ho fatto.”

                Hai ragione. Ti spiego: appena prima di leggere il tuo articolo, ho letto gli articoli di Repubblica che tu hai poi citato. Per un qualche accostamento psicologico (e comunque, il tono del tuo articolo sembrava suggerirlo) ho supposto inconsciamente che tu fossi d’accordo con il contenuto di questi articoli, che contengono citazioni della prof. Colombo, di Marietti, e di Frati.

                Da li, affermazioni come questa:
                “E quello che mi dispiace è che Cruman, e i molti altri che sicuramente scriveranno pezzi su questa storia, prima di impegnarsi nell’articolo non abbiano mandato una mail di chiarimenti a Mariani, invece di affidarsi solo a Repubblica.it.”

                Non intendevo che la tua conoscenza dell’argomento era basata su Repubblica.it: non mi permetterei mai di farlo con uno sconosciuto, perche’ negli anni ho fatto molte figuracce in questo senso e ho imparato la lezione.

                Intendevo legare quell’”affidarsi solo a Repubblica.it” al periodo precedente. Provo a riscriverlo decentemente:

                “[..] non abbiano mandato una mail di chiarimenti a Mariani, affidandosi nel citarlo e nel capire le sue intenzioni alle poche e frammentarie frasi presenti su Repubblica.it.”

                Perche’ ad esempio quella “lettera di chiarimento” che cita Repubblica io non l’ho trovata, e nessun documento o discorso con un capo e una coda e’ stato pubblicato da Mariani. Quindi il mio era un rammarico per quanto poco i media tradizionali avessero citato delle sue motivazioni, e di quanto queste stessero cominciando a essere strumentalizzate, piu’ o meno inconsciamente.

                Anche qui: “Spero di aver dato uno spunto di riflessione all’autore del pezzo pubblicato su MC e a chi ha avuto la pazienza di leggere. Quando ho visto come veniva dipinto questo professore, non ho potuto fare a meno di darvi uno spaccato delle sue idee”

                E’ da intendersi non esclusivamente per il tuo articolo, ma anche i due di repubblica dai quali, estrapolando le informazioni su Mariani, non usciva fuori un “ritratto” (metaforicamente parlando) neanche lontanamente veritiero.

                Come ho detto sotto a Stefania, il mio commento voleva essere un “plus” al dibattito, un invito a riconsiderare la questione alla luce delle informazioni (comunque frammentarie) che avevo riportato.

                Non e’ banale sapere chi e’, come pensa e come si comporta l’organizzatore di un convegno con un ex-brigatista. Forse sbaglio io, ma a me se invece di Mariani l’avesse organizzato un professore iscritto ai radicali o a Rifondazione, o un politico di La Destra, o un pecoraro della Sardegna, avrebbe fatto tre altre diverse impressioni.

                E altre ancora se avessi conosciuto direttamente i tre casi d’esempio che ho citato.

                Per questo ho ritenuto di lasciare la mia “testimonianza” (come suona brutto), ma evidentemente non ho valutato quanto tu fossi dentro la questione, il che cambia tutto perche’ avrei dovuto usare con piu’ accortezza le parole, e magari scriverlo a un orario decente per essere un poco piu’ preciso.

                Unisci questo alla successiva pubblicazione da parte del capo come articolo e non come commento, i link e le mie frasi poco precise (pensavo fosse meglio lasciarlo “spontaneo”, cosi’ come mi era uscito l’altra notte), e si e’ innescato questa catena di incomprensioni costata qualche migliaio di parole :)

                Ultima citazione:
                “Per questa storia di Morucci, mi sono accorto (questa volta, veramente) di quanto i media, il passaparola, le critiche a questioni che probabilmente mai conosciamo per bene (nessuno si preoccupa, credo, di mandare una forbita lettera al prof. Mariani chiedendo il perchè della sua conferenza), distorcano terribilmente l’informazione,”

                Come ho gia’ detto, non c’erano link nel commento originale e non intendevo riferirmi principalmente a te. “Questa storia di Morucci” era riferito…all’evento, al vespaio, a quello che stava accadendo. Che sapevo da pochi giorni prima che leggessi il tuo articolo. Ho iniziato il mio commento di getto con una riflessione accennata sul fenomeno della degradazione delle informazioni su internet e sui media, un po’ come il gioco del telefono (mi pare si chiamasse cosi’).

                Ho poi proseguito a “braccio”, ed e’ uscita fuori una piccola apologia di Mariani. Nel finale, ti ho lanciato una frecciata: come si dice, ho calcato un po’ la mano. Ma non era quello il fulcro del mio articolo, come non lo era per te la figura di Mariani, di cui non ti importa chiaramente nulla, mentre ti importa della questione grossa, di fondo, che mi hai ben comunicato (ho letto i maiuscoli, e non conoscevo questa situazione, anche se l’avevo immaginata nei momenti di maggior pessimismo).

                Detto questo, capisco che i tuoi dubbi (A e B) non siano stati risolti dal mio articolo: non ho neanche provato a farlo, ho solo ipotizzato e immaginato sulla base di quello che conosco.

                Ma ho preso l’impegno di andare a parlarci personalmente e di pubblicare la sua eventuale risposta, per risolvere i tuoi dubbi A e B, ed altri miei.

                Per quanto riguarda la domanda finale, forse e’ quella che mi ha fatto scattare, alla fine, la voglia di commentare il tuo articolo.

                La riporto qui:
                “Vorrei trattenermi, ma se qualcuno non mi dice perché un docente di letteratura angloamericana, nei giorni in cui ricorre il 90esimo compleanno di Salinger e il centenario della nascita di Edgar Allan Poe, fa fare una lezione sul terrorismo in Italia, credo mi verranno delle convulsioni spastiche.”

                L’ho ritenuta infelice perche’, almeno secondo il mio metro di giudizio e dal basso della mia cultura, le lezioni migliori, quelle di cui mi e’ rimasto qualcosa, che mi hanno spinto a un approfondimento e una riflessione profonda, sono state quelle un po’ “alternative”. Mariani, in sordina e per anni, ha fatto parlare davanti alle sue classi traduttori, scrittori, intellettuali, ha fatto vedere film particolari costringendo gli studenti a elaborarne per iscritto un pensiero critico.

                Quindi, senza ricadere nell’apologia ma attenendomi alla tua domanda, probabilmente per il suo attuale corso era piu’ importante, per cio’ che voleva trasmetterci, una digressione sul terrorismo italiano di trent’anni fa (non si sarebbe fermato, ne sono sicuro, a questo convegno) che non una conferenza su Salinger o un’analisi critica di Poe.

                Due anni fa seguii un suo corso su Carver e Edith Wharton, e un altro paio di scrittori. Dei primi due ha fatto approfondimenti “alternativi”, di loro ricordo sia i testi che le spiegazioni, degli altri neanche i nomi. Quindi, didatticamente, credo che come professore faccia bene ad allargare gli orizzonti perche’, evidentemente, funziona.

                Questa chiaramente e’ la mia idea, ed e’ esclusivamente la risposta alla tua domanda di chiusura.

                Ti ringrazio comunque per aver continuato a commentare. Odio essere frainteso e spero che adesso ci siamo chiariti del tutto.

                Ci risentiremo, allora, qui su MC per le motivazioni di Mariani senza i filtri del giornalismo tradizionale.

                Ciao

                • cruman scrive:

                  premettendo che carver è una specie di divinità per me quindi tutto il rispetto a chi sa parlarne, ti prego di leggere il commento in fondo e prenderlo in considerazione

                  grazie

                  ciao

                  • koteko scrive:

                    Di Carver ho avuto la fortuna di sapere la storia della sua vita da Riccardo Duranti, che aveva come amica di penna la moglie di Ray ma lo scopri’ solo molto piu’ tardi…quando lei lo invito’ a fare una vacanza a casa sua.

                    Mariani ha chiesto a Duranti di raccontarci tutta la storia, del periodo in cui e’ stato li a casa da loro, di come Carver era realmente, di quando gli ha chiesto di tradurgli i suoi libri (dopo un certo anno, le traduzioni sono tutte di Duranti per precisa volonta’ di Carver e moglie). Di come si e’ liberato dopo molta fatica dell’alcol ma non del fumo, morendo quindi di tumore. In quel periodo lessi molto di Carver, e condivido la tua ammirazione ;)

                    Ti rispondo giu’.

        • Koteko non si mette in discussione il professore, i suoi intenti, e la sua voglia di aprire la mente dei ragazzi.
          Si mette in discussione il fatto che tutti questi ex brigatisti sono sovraesposti mediaticamente per fare audience.
          Cruman va in una direzione, tu in un’altra.
          Scusa se te lo dico, ma è inutile che continui ad elogiare il professor Mariani, quando nessuno ha criticato il suo modo di insegnare.
          Solo che devi dire al prof. che se avesse voluto aprire le menti degli studenti in modo più opportuno, avrebbe dovuto invitare almeno un parente di una vittima, per “par condicio”:
          si sentono le due campane, ognuno ne trae le sue conclusioni, ognuno decide per sè se fare una proposta intelligente o meno.

  5. Stefania scrive:

    Il rettore Frati credo abbia dato la miglior risposta possibile rigurado alla faccenda. “Se Morucci vuole parlare delle vicende di terrorismo e del sequestro di Aldo Moro sarò lieto di partecipare a un dibattito con lui in via Fani davanti alla lapide che ricorda gli agenti della scorta di Aldo Moro trucidati”. Vuoi sentire la sua campana Koteko? Ottimo, allora perchè limitarsi a sentirne l’eco in un auditorium, facciamola suonare a morto il giorno della commemorazione di quella strage, all’ora esatta in cui vere “schegge di memoria” si conficcarono con la violenza più inaudita nei cuori e nelle menti di chi quegli eventi li ha vissuti sulla propria pelle. Diciamo Koteko, che contestando l’articolo di Cruman su punti inesistenti ( evito di ripetere quanto già sottolineato dal diretto interessato e da chi quell’ articolo l’ha capito e non solo letto) hai si portato la tua opinione su quanto (non) avvenuto a La Sapienza, ma hai anche portato a differenza di Cruman, un chiaro esempio di come si possa sparare a 0 su chi non si conosce.

  6. koteko scrive:

    Stefania, il tuo attacco mi sembra del tutto ingiustificato.

    Ho risposto credo in modo molto esauriente nei miei due commenti, sopra, ma temo tu non li abbia letti. Innanzi tutto da cosa evinci che io “voglia sentire la sua campana”? Il mio articolo, qui, ha quasi unicamente questa connotazione, che cito per non riscriverla:

    <>

    Qui, rispondevo a Cruman.

    I “punti inesistenti” che tu citi, in realta’ per quanto mi riguarda sono esistenti. Solo che non erano l’argomento principale dell’articolo di Cruman, ne erano una diramazione, per cosi’ dire, a tratti dovuta esclusivamente, a quanto credo di aver capito dai commenti successivi di Cruman, al suo stile ironico e tagliente. Che tra l’altro ho sempre apprezzato nei suoi post…solo che qui era diretto verso una persona che io stimo e conosco (come professore), e ho ritenuto di dover come si dice mettere i puntini sulle i.

    Penso che tu possa essere stata tratta in inganno, forse, dalla trasformazione del mio commento all’articolo di Cruman, in un articolo esso stesso. Se ti va di leggere i miei (lunghi) commenti sopra, o anche solo il secondo che e’ spero totalmente chiarificatore, credo tu possa capire meglio cosa intendevo dire e cosa Cruman e altri commentatori non avevano ben capito.

    Vorrei inoltre farti notare che io non ho sparato a zero su Cruman. Non mi pare d’averlo fatto, e credo che se cosi’ fosse stato, dfg (il capo) non mi avrebbe proposto di trasformare il commento in un articolo vero e proprio.

    L’inghippo e’ stato che Cruman ha pensato io gli stessi dando del non informato e del superficiale riguardo alle questioni del terrorismo, quando invece io stavo solo “dando voce” (debolmente, temo) al prof. Mariani che altrimenti non avrebbe mai risposto all’articolo.

    In tutto questo non ho insultato nessuno, ho fatto larghi e ripetuti esempi e chiarificazioni “paragrafo per paragrafo” per evitare fraintendimenti e chiarire la mia opinione, e temo che nessuno possa asserire che questo sia “sparare a zero”.

    Ti ringrazio comunque per il commento, sperando vorrai leggere cio’ che ho gia’ scritto nei commenti precedenti.

    • koteko scrive:

      Tra le prima si e’ cancellata la citazione, eccola qui:

      Ho difeso, come dicevo prima, l’uomo in quanto lui il tuo articolo non lo avrebbe letto, e le due questioni che tu hai sollevato (piu’ la domanda nell’ultimo paragrafo) sarebbero rimaste retoriche. Ho probabilmente frainteso il tuo intento “leggero”, riguardo all’uomo in se’; ma proporro’ le tue domande al professore, pubblicando poi le risposte.

      Ho difeso pero’ anche il principio di non dare per scontato l’assenza di contraddittorio e di seria e profonda riflessione.

      • Sara scrive:

        Scusa non ho capito di quale mancato contraddittorio stai parlando. Stati parlando del fatto che qui il prof non può intervenire o stai parlando del fatto che in aula il prof non ha il contraddittorio?

        Ho letto il post e ho letto i commenti, certo uno che non conosce il prof non può sapere cosa e come insegna, però in ogni caso può sapere che non possono resuscitare i morti dimenticati ed è impossibile resituire qualcosa alle famiglie che hanno perso tutto e che ogni giorno ricevono schiaffi da uno stato menefreghista e revisionista.
        E’ forse giusto dare una seconda possibilità a un criminale, il problema è sempre il modo con cui lo si fa e le motivazioni alla base. Come ha ben spiegato cruman rispondere a queste due domande significa vedere che c’è qualcosa che non torna.

        • koteko scrive:

          Intendi questa frase: “Ho difeso pero’ anche il principio di non dare per scontato l’assenza di contraddittorio e di seria e profonda riflessione.”?

          A Mariani e’ stato dato pochissimo spazio alle sue ragioni, su Repubblica.it ad esempio solo poche frasi, come quella riferita al funzionario di polizia con cui aveva parlato.

          Non abbiamo in mano il documento di presentazione del convegno, non sappiamo cos’altro avesse previsto…era in piena organizzazione, ed e’ stato troncato durante le vacanze, quindi a “lavori fermi”.

          Non possiamo dare per scontato che non avesse previsto, come ritiene giusto Cruman e come ritengo giusto anche io, la partecipazione di vittime, o altri convegni a tema con opinioni ed esperienze diverse.

          E’ questo che intendo: essendo stato troncato cosi’ brutalmente non sappiamo cosa avesse previsto, oltre al titolo e al fatto che Morucci avrebbe parlato del passato.

          Personalmente ritengo che le riflessioni legate al suo intervento, da parte di docenti e studenti, sarebbero state dure e interessanti, perche’ sicuramente lui voleva utilizzarlo come esempio negativo. Ma non gli ho parlato ancora, e quindi posso solo…concedergli il beneficio del dubbio.

          • Sara scrive:

            E’ stato stroncato dopo che gli hanno fatto pubblicare, che lo invitano a destra e a manca, che lo riveriscono. Non mi sembra una cosa così grave. Non è che uno per pensare una cosa debba prima chiedere il permesso all’interessato. Può scrivere alla repubblica e rispondere se vuole, se si sente così offeso. Non so come possa accettare un confronto pubblico con i famigliari delle vittime prima di farne qualcuno privato…

            • koteko scrive:

              Non capisco cosa intendi.

              Tu sembra che parli di Morucci…io parlo di Mariani. Spero si sia capito che non sono ne un filo terrorista, ne un simpatizzante della sinistra radicale che, credo per coerenza psicologica, tende sempre in queste situazioni a stare dalla parte degli ex-brigatisti ( http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/01/articolo/183/?tx_ttnewsbackPid=16&cHash=9f43b558f6 ). A me non importa, non ho tessere di partito e nessun partito che attualmente mi rappresenti. Questo per inciso e senza polemica, sia chiaro :)

              Tornando al discorso, anche Cruman ha affermato (mi e’ sembrato), nei commenti, che puo’ essere utile che Morucci o chi per lui parli in pubblico (immagino anche alla Sapienza), se questo non si trasforma in una autocelebrazione ma permette: a) un contradditorio con chi piu’ ha subito le idiozie criminali che hanno compiuto; b) interventi, durante il convegno, tali da creare in chi ascolta la reale consapevolezza di cio’ che e’ successo in quegli anni. Che se ora parlano, anni fa premevano i grilletti e uccidevano persone. Che promuovevano le loro idee con la violenza e la morte, invece che con le parole.

          • cruman scrive:

            sia per la risposta a stefania e quella a sara leggi il mio ultimo commento e perfavore rifletti bene sulla parte in stampatello e capirai come un contraddittorio è quasi impossibile con tutta l’onestà intellettuale del mondo.
            quello che nessuno capisce è che prima di far parlare questa gente bisogna ristabilire la verità in italia!! accidenti!
            la verità vera. poi fai parlare chi vuoi tanto la verità si sa.

            vi prego tutti di riflettere su questo

  7. Lollo scrive:

    Premetto che appoggio le tesi di cruman del primo articolo, tuttavia trovo che stefania sia stata un po’ ingiusta. Intanto perché koteko ha argomentato (anche lungamente :P ) le sue idee, che a mio parere non intaccano quello che ha detto cruman, ma trattano un’altra parte del problema, poi perché ha dato a noi tutti la possibilità di confrontarci su un altro argomento. Di sicuro c’è stato qualche fraintendimento, vorrei dire a stefania che possiamo provare a leggere le opinioni altrui senza fare degli argomenti una questione personale, o cercando a tutti i costi la frase più commovente e politicamente corretta per suscitare lo sdegno su un articolo che non mi pare centri molto con la legittimazione delle conferenze dei terroristi, ma che è stato preso come tale.
    Concludo dicendo che sono soddisfatto per l’annullamento della conferenza, ma che non condivido la contromossa del rettore di rinnovare l’invito al Papa.
    Saluti!

  8. Stefania scrive:

    Koteko, senza polemica, vorrei farti notare che il mio intervento è stato scritto precedentemente[18.40]al tuo secondo commento [19.04], ma pubblicato secondariamente. Evidentemente sono stata più moderata di te ;o)
    Per risponderti,
    “Nella vita non si puo’ fare tutto, e ammetto di non aver mai volutamente cercato di contattare le vittime di terrorismo per meglio capire, sentire, entrare in empatia con loro. Ci sono pero’, talvolta, delle occasioni per imparare. Forse partire dal brigatista non e’ il modo migliore per farlo. Non lo so. Pero’ voglio provare, perche’ credo che l’oblio sia l’insulto peggiore che si possa fare a chi ha subito le conseguenze della follia e delle azioni altrui. Se a chiedere questo convegno con Morucci, o con qualsiasi altro terrorista “pentito”, fosse stato un qualsiasi partito o politicante, credo che non avrei neanche tenuto la notizia in memoria breve per piu’ di due secondi.
    Ma se a farlo e’ un professore, che si e’ sempre profondamente interessato alla sorte, alle cause, ai “perche’” di stermini e terrorismi del nostro e di altri paesi (attenendoci al suo curriculum, citiamo la pulizia etnica dei pellerossa anche nel ‘900) e che ha sempre cercato di inculcare nei suoi studenti proprio quell’empatia, quel non affrontare tali questioni in modo esclusivamente razionale ma con passione, “col cuore”, allora si puo’ almeno provare a dargli una possibilita’.
    Io spero, mi auguro, che il suo tentativo sia nato dai migliori fini.
    Ti chiedo questo, Cruman: se questo “convegno” avesse avuto come conseguenza l’avvio di una scintilla di interesse, la ricerca di empatia e di informazioni riguardo al terrorismo nostrano, che per diretta conoscenza della fascia di ventenni mediamente istruiti e’ ancora decisamente troppo bassa, non ne sarebbe valsa la pena?
    Secondo me si, ma sono sicuro che ora non lo sapremo piu’. Chissa’, magari era previsto l’intervento di altre persone, o convegni legati a questo. Eppure, grazie al metodo dell’ostruzionismo e dei polveroni, noi critichiamo qualcosa che non e’ neanche nato”.

    Questa è la parte che mi fa presumere a te potesse interessare ascoltare “la lezione” di Morucci.

    i punti per me inesistenti e per te si, si riducono ad una lecita quanto sacrosanta domanda che l’autore si pone a fine articolo, e non mi pare ci fosse bisogno di un avvocato difensore, quanto piuttosto di una semplice, magari anche banale risposta che ne giustificasse le scelte.

    “Vorrei inoltre farti notare che io non ho sparato a zero su Cruman. Non mi pare d’averlo fatto, e credo che se cosi’ fosse stato, dfg (il capo) non mi avrebbe proposto di trasformare il commento in un articolo vero e proprio.
    L’inghippo e’ stato che Cruman ha pensato io gli stessi dando del non informato e del superficiale riguardo alle questioni del terrorismo, quando invece io stavo solo “dando voce” (debolmente, temo) al prof. Mariani che altrimenti non avrebbe mai risposto all’articolo”.

    fraintendimento che ha coinvolto diversi lettori del tuo post, non solo Cruman o me, in quanto a questo voglio credere comunque nella tua buonafede, diversamente dovrei pensare che così come faccio anche io (ahimè) messo al muro dall’evidenza, piuttosto che ammettere un errore di giudizio, ti sia rifugiato nel qui pro quo…

    Grazie a te per aver risposto e cercato di chiarire la questione con educazione.

    • koteko scrive:

      Ti chiedo scusa, impelegato nella scrittura del secondo commento ed essendo tornato a casa dopo averlo scritto e pubblicato altrove, non ho fatto caso che il tuo commento era precedente al mio. Il secondo ci ho messo qualche ora a finirlo del tutto… :\

      Per quanto riguarda il primo pezzo di commento da te citato, ti dico esattamente cosa ho pensato prima che scoppiasse il putiferio (ho saputo della conferenza intorno a capodanno): ho immaginato che Mariani, coerente con il suo stile (durante le lezioni), avrebbe fatto in modo di creare una situazione intellettuale, al convegno (botta e risposta, coinvolgimento degli studenti, domande anche dure a Morucci), tale da risultare utile per smuovere la mente di chi ancora non sa cosa sono gli anni di piombo, e soprattutto avrebbe (cosi’ immaginavo) fatto uscire le persone da quell’aula con una consapevolezza netta, nitida su quali atrocita’ furono compiute, in nome di cosa, per mano di chi, con quali tragici effetti.

      Forse un po’ ingenuamente, pensavo questo, perche’ conosco il prof e il suo stile e in genere le sue digressioni non prettamente “didattiche” (ben venga che ci siano! altrimenti basterebbe un libro, il professore non servirebbe a nulla) sono indirizzate a questo: ricerca critica della verita’, non banalita’ di pensiero e di opinione.

      Nel mio “elegio” del Mariani, ho solo cercato di dare uno spaccato di come e’ lui, affinche’ (sempre ingenuamente ho pensato) chi non lo conosce provasse a capire che avrebbe fatto in modo (io questo lo credo e me lo auguro) di rendere giustizia alle vittime e alla verita’ (e leggendo i grassetti di cruman, su, mi rendo conto di quanto ci sia bisogno di verita’, in questo paese e non solo).

      E ti dico: ho fatto tutto questo giocando d’azzardo. Nel senso che sono le MIE opinioni e previsioni di come sarebbe potuto essere, utilizzando come presupposto la mia conoscenza dello stile di questo professore.

      Ma potrei aver sbagliato, e come ho scritto molte volte, vorrei chiudere questa serie di post con un’intervista a Mariani, affinche’, se e’ come dico io, possa dire cio’ che non ha voluto/potuto dire ai giornalisti. In caso contrario, mi uniro’ a voi nell’indignazione, molto probabilmente.

      Ripeto, inoltre, che l’articolo che stiamo commentando era un commento all’articolo di Cruman, scritto tra l’una e le tre di notte, in cui ho provato a dare un “plus” al dibattito e che e’ nato dopo aver letto gli articoli denigratori dei media ufficiali. Dopo quelli, ho probabilmente esagerato l’ironia di Cruman, come gli ho scritto un po’ piu’ su, quindi alcuni riferimenti (che mi ha citato cruman e che gli chiariro’ fra poco) non devono essere intesi interamente a lui, ma alla gogna mediatica a piu’ livelli che si e’ creata.

      Penso che chiunque l’avrebbe fatto per una persona che stima. Non si tratta di avvocati difensori. L’ho scritto pensando che avrebbe creato una buona discussione e spunti di riflessione…e sicuramente cosi’ e’ stato, anche se ho dovuto faticare un po’ per farmi comprendere. Tra le varie cause, sicuramente, una mia incapacita’ di sintesi e una logorrea asfissiante, temo :P

      • cruman scrive:

        guarda da scribacchino quale sono mi fa solo piacere un lettore in più, ma puoi risparmiarti la fatica. il mio pezzo non era indirizzato a lui e nemmeno contro di lui. ma se proprio vuoi tediarlo (immagino sia molto impegnato) con questa faccenda mi garberebbe assai sottolineare ciò che ho scritto in stampatello e che ti riporto, perchè queste cose non le sa nessuno:

        NON HAI IDEA DELLE COSE CHE CERTE PERSONE SANNO E CHE NON POSSONO DIRE PERCHè SPAVENTATE E PERCHè NON SONO PROTETTE O PEGGIO ANCORA SONO PROTETTE DA GENTE INTERESSATA A CHE NON SI DICANO
        cosa viene fuori da questo? che i terroristi possono dire quello che vogliono le vittime no
        E’ PER QUESTO CHE NON SI PUò FAR PARLARE GLI ASSASSINI PERCHè LE VITTIME NON HANNO MODO DI RIBATTERE E QUESTO BISOGNA CHE LO CAPIATE E LO TENIATE BENE IN MENTE. MOLTE COSE A CUI FARESTI FATICA A CREDERE SONO CUSTODITE DA PERSONE SPAVENTATE!!!
        un contraddittorio (se mai è stato in progetto) è quasi impossibile con tutta l’onestà intellettuale del mondo.
        quello che nessuno capisce è che prima di far parlare questa gente bisogna ristabilire la verità in italia!! accidenti!
        la verità vera. poi fai parlare chi vuoi tanto la verità si sa.
        perchè quella pagliacciata del segreto di stato è una doppia presa in giro, primo perchè è un segreto di pulcinella che solo il popolo bue ignora e secondo perchè anche togliendo la copertura del segreto di stato non si troverebbe niente perchè quelle carte sono già state trafugate e rimaneggiate. chiedere a cossiga per conferma.
        quindi la verità è rimasta nelle mani di gente terrorizzata, che non ha più una vita.
        come lo risolviamo questo piccolo problema etico e di informazione?

        questa è l’unica cosa che mi interesserebbe comunicare.

        grazie

        • koteko scrive:

          Vedo che per te e’ importante, e io stesso ne sono allibito. Glielo diro’ quando riusciro’ a parlarci.

          Questo pero’ porta un grosso problema: se i cosiddetti “dissociati e pentiti” non devono parlare, perche’ potrebbero dire alcune menzogne senza poter essere smentiti, protetti dalla paura delle persone e dall’influenza dei politici; e se e’ inutile far parlare le vittime, perche’ non potranno mai dirci la verita’ di cui avremmo bisogno per capire veramente; cosa si puo’ fare?

          Sarebbe bello poter ristabilire la verita’ vera. Ma come? Mi piacerebbe andare da Cossiga e dirgliele quattro, ma come potrei mai?

          Capisci che e’ una sorta di circolo vizioso e indissolubile, dal quale non si esce se non facendo uscire, piano piano, su internet, sui giornali gratuiti e indipendenti, con tutti i mezzi possibili la vera storia di quei tempi?

          Io non la so. Ma vorrei saperla. Prima di questo scambio di opinioni pensavo che un ex-brigatista come Morucci, controllato ed eventualmente corretto e redarguito da un professore preparato, potesse essere un primo passo per aumentare il numero di persone con almeno una minima conoscenza della materia, e magari approfondire anche qualche aspetto piu’ complesso e profondo.

          Ora non ne sono poi molto sicuro, ma quello che mi chiedo e’: cos’altro si puo’ fare, oggi, con i mezzi che la gente normale ha?

          • cruman scrive:

            è processo lungo e difficile, come per tanti altri problemi in italia. un processo di rinnovamento politico e culturale per eliminare tutte le mafie, anche quelle politiche, l’ignoranza e l’indifferenza.

            il problema non è certo quello che hai descritto come un circolo vizioso, ma il fatto che siamo un popolo di gente che si crede furba e pensa solo al proprio portafogli e vive di grande fratello, pensa che l’informazione sia studio aperto e che l’unica fede sia il calcio.

            questi sono i primi problemi da risolvere. altrimenti qualsiasi questione diventa un circolo vizioso. siamo tutti soci del circolo.

          • cruman scrive:

            ah ovviamente c’è un sistema più veloce ma non è molto slegato dal primo.
            bisogna far sentire le vittime protette. bisogna dimostrare loro che le persone e le istituzioni sono dalla loro parte, mettere loro sotto i riflettori in modo che colpirle diventerebbe un gesto troppo azzardato.
            ma noi continuiamo a mettere i carnefici sotto i proiettori, a volte trasformandoli neanche troppo velatamente, in martiri.

            anche questo dovresti dire al professor mariani oltre al fatto che voglio sapere tutto su carver.

  9. Silent Enigma scrive:

    troppo spesso i brigatisti sono trattati da figlioli scavezzacollo che hanno imparato la lezione. quelli che non sono latitanti si intende.
    mi sembra troppo poco, perché genera una sorta di empatia tra il carnefice ed il pubblico, lasciando completamente da parte le vittime.

    fino a poco tempo fa su un muro della mia città c’era scritto a caratteri cubitali “ciavardini innocente” con tanto di croce celtica.
    mi sono sentito offeso profondamente da quella scritta ignobile e nel mio piccolo mi sono adoperato affinché sparisse, pur non avendo vissuto nulla di quegli anni né direttamente né indirettamente.
    ecco, se iniziassimo a considerare che le vittime non sono solo i morti lasciati indifesi a morire, non sono solo le loro famiglie, gli orfani e le vedove, ma siamo anche noi, tutti noi, come cittadini, forse sarebbe più facile comprendere le parole di cruman.

  10. schatten scrive:

    Chiedo scusa per questo OT, ma quando leggo “indiani americani” o, peggio, “pellerossa” invece di “nativi americani”
    mi viene l’orticaria.

    schatten

  11. anto scrive:

    Ciao a tutti:)
    Vorrei segnalare un commento uscito qualche giorno fa sul Manifesto e scritto dal prof. Portelli. Alessandro Portelli, per intenderci, è docente alla Sapienza di Lingue e Letterature angloamericane, esperto di cultura afroamericana, che conosce bene Mariani e che descrive da un ulteriore punto di vista
    http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/ricerca-nel-manifesto/vedi/nocache/1/numero/20090106/pagina/06/pezzo/238746/?tx_manigiornale_pi1showStringa=portelli%2B&cHash=9823f0e2b0

    • cruman scrive:

      ciao, grazie per la segnalazione
      l’articolo è interessante ma leggermente untuoso.
      cioè svicola il problema e lo sposta sulla solita questione papa e marcio o non marcio in università.
      liquida invece in due parole un po’ troppo facili la questione spazio ai terroristi e nello specifico con queste parole “Stava tenendo un corso sul tema del rapporto fra violenza e memoria, quindi la testimonianza di un brigatista pentito poteva avere senso”. Troppo sbrigativo. Tralascia implicazioni direi vitali, già trattate in questi commenti.

      Dissento anche sul metodo che ha usato l’autore per dimostrare che un intervento di morucci abbia un senso. E cioè quello di dire che ne ha già fatti altri e, soprattutto, che ha parlato in presenza di andreotti (meco! avesse detto il dalai lama). ora che dalle pagine del manifesto si utilizzi andreotti come parametro di buona fede mi sembra davvero acrobatico.
      per quanto riguarda gli altri interventi di morucci non è affatto vero che nessuno ha mai detto niente. probabilmente l’autore del pezzo si riferisce alla grande informazione, ma le persone coinvolte hanno sempre provato a far sentire la loro voce, ma come al solito sono state ignorate.

      non discuto sul fatto che la questione sia stata strumentalizzata per questioni interne all’università, ci posso benissimo credere. ma questo non liquida la questione vittime nè da un punto di vista del rispetto nè dal punto di vista di un necessario ma anche difficilissimo contraddittorio.

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