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2 gennaio, 2009 - 13:00 di redazione
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Nulla attorno: né suoni né luci.
Nessun orientamento, nessun pensiero, gli occhi aperti come chiusi, buio e silenzio.
Posizione eretta nella muraglia scura e inafferrabile d’aria immobile e indecifrabile.
Sorpresa.
Né vista e né udito in un’oscurità silenziosa, nessun segno di luce, nessun barlume; l’ipotesi
verosimile del coma e l’insolita speranza di uno stato comatoso più rassicurante del buio senza
spiegazione, senza vie d’uscita, senza vie di entrata.

Uno stato terreno, terrestre: esistere quantomeno essere.
Sulla pelle una lieve brezza: la prima cosa captata, oltre ai movimenti del corpo, dall’ingresso
nell’oscurità. Né gocce di sudore, né capelli mossi.
Un vento forte, il volto coperto con le mani, a terra per l’aria per fredda e tagliente. Folate, mulinelli
e spirali avvolgenti e trascinanti con sé senza direzione da una parte e da un’altra, in alto e caduta,
colpo a terra.
In avanti, le braccia distese al di sopra delle spalle, le unghie sopra il pavimento, resistendo all’aria
spirante da ogni lato, nelle narici, soffocante.
Le unghie strappate a contatto con il pavimento, le dita calde e bagnate dal sangue caldo.

Nessun grido dalla gola strozzata dal vento.
In avanti, l’istinto di sopravvivenza, sbattere su una superficie liscia e fredda, senza imperfezioni o
rialzi, senza fughe e piastrelle.
Lo spazio tutt’attorno, il tempo ancora non pervenuto.
Il battito del cuore, regolare come sempre dalla venuta su questo mondo.
Tempo pervenuto nel pulsare del cuore.
Pulsazione accelerata nella cassa toracica, conferma dello stato di non-morte.

Fine del vento. Silenzio nuovamente dominante, tremando a terra. Sudore freddo, gemiti e
singhiozzi.
Il liquido caldo sulle mani, sangue, bagna la pelle, appiccicando i peli.
Toc, toc, toc, toc. ticchetta lontano, regolare in avvicinamento, emissione sonora: stivali a passo di
marcia nello spazio.
Due cose, una sotto l’ascella destra e l’altra sotto l’ascella sinistra: di nuovo in piedi al cospetto di
niente.
L’oscurità fitta, nero.
Un fruscio fischiante nell’aria, uno schiocco secco e deciso nella schiena.
Fuga.
Il nitrito di un cavallo, lo sbuffo, un colpo di frusta, zoccoli assordanti.
Il rumore a pochi metri, un suono travolgente, crescente. Un altro colpo di frusta sibilante nell’aria, il cavallo al galoppo.

Un altro schiocco, un suono doloroso, brandelli di carne raschiati dalla schiena.
Corsa più veloce, fine del pavimento, l’equino scalpitio cessato, l’inizio di una caduta.
L’aria che colpisce il corpo in caduta, il pensiero d’essere sfracellato, divenire e diventato una
poltiglia putrescente e sanguinolenta.
Smarrimento.
Un tonfo.
Sei morto!
(Luca Giacomini)

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… è di redazione

Che dire?
Sembra la descrizione del 2008, dall’inizio alla fine (morte),anno caratterizzato sicuramente da: “nessun orientamento, nessuno pensiero, gli occhi aperti come chiusi…”.
A spingerci “in avanti(verso il 2009) l’istinto di sopravvivenza…”
E grazie all’istinto di sopravvivenza siamo ancora qui, sono ancora qui, ad augurarmi/vi di non mollare!
Con stima affetto e quant’altro…
p.s. complimenti all’autore del pezzo!
Grazie Luna, porterò di persona i tuoi complimenti a Luca